12/05/2026
Come in altre occasioni, ho deciso di trattare un argomento di psicologia partendo da un pezzo di un Film di animazione, appunto "Rapunzel".
Tutti, bene o male, conosciamo la storia classica di Raperonzolo, una neonata che viene strappata dalle mani dei suoi genitori da una strega e rinchiusa in una torre senza alcun accesso ad essa, se non la finestra dalla quale può vedere un piccolo pezzo del mondo esterno.
Raperonzolo è l’emblema del bambino iperprotetto, rinchiuso in una campana di vetro allo scopo di “proteggerlo” da ogni male, ma purtroppo anche da ogni possibile bene! Proprio così, anche da ogni possibile bene, perché ogni individuo costruisce la propria identità, costruisce la stima di sé e la percezione di essere capace e competente, solamente esplorando la realtà esterna. Solamente affrontando paure, ostacoli, difficoltà, sofferenza e commettendo errori.
Tutti siamo stati bambini e tutti siamo stati dipendenti dai nostri genitori o da altre figure significative. Questo non è un male di per sé. Quando si è piccoli, non si hanno le capacità per soddisfare in autonomia i bisogni primari. Per intenderci, un bambino non ha la capacità di procurarsi il nutrimento, non è capace di pulirsi e lavarsi da solo dopo aver espletato i propri bisogni corporei. Un bambino non è in grado di difendersi da solo, di tenersi riparato dalle intemperie e al sicuro dai pericoli, che minacciano la sua incolumità fisica.
Per questo motivo, nei primi anni di vita un bambino dipende necessariamente dalle figure significative che si occupano di lui. Solo gradualmente la dipendenza lascerà lo spazio all’autonomia.
Affinché un bambino diventi autonomo, deve sentirsi sicuro di poter esplorare il mondo da solo e di poter agire autonomamente, e per far ciò, deve percepire di avere una rete sicura alle spalle che in caso di pericolo si attiva per proteggerlo. Inoltre deve poter ricevere sostegno e incoraggiamento, per potersi sentire capace di affrontare la difficoltà o compito che vuole eseguire.
Facciamo un esempio concreto: una delle prime conquiste di un bambino piccolo è mettersi in posizione eretta e camminare.
È un apprendimento che non avviene dall’oggi al domani, ma dato da un processo fatto di tentativi ed errori, dove il bambino deve capire come sollevarsi, come aggrapparsi, come impostare i piedi, come mantenere l’equilibrio etc. In tutto questo il genitore ricopre un ruolo essenziale nel favorire l’apprendimento o meno.
Un genitore adeguatamente preoccupato può stare vicino al bambino e mostrargli dove aggrapparsi, come mettere i piedi, aiutarlo a sollevarsi e con le mani fargli fare i primi passi. Di fronte alle cadute non si mostrerebbe in apprensione, ma sereno e incoraggerebbe il bambino a riprovarci. Cadere capita, fa parte del processo.
Un genitore iperprotettivo mostrerebbe ansia sin da subito, cercherebbe di sostituire il bambino nei movimenti invece di mostrargli come fare. Ad ogni caduta si spaventerebbe e non incoraggerebbe il bambino a riprovarci, anzi direbbe che è ancora troppo presto e cercherebbe di limitare i successivi tentativi del bambino di indipendenza. Questo trasmetterebbe al bambino l’idea che imparare a camminare è pericoloso, che potrebbe farsi veramente male e che non è in grado ancora di poter affrontare questa difficoltà.
Questo stile educativo si verificherebbe per ogni difficoltà, per ogni compito che può essere complesso e “pericoloso”, attivando nel bambino diverse credenze:
-il mondo è pericoloso e pieno di minacce
-da solo non ce la posso fare (sono incapace)
-io ho bisogno di un aiuto esterno per farcela
Questa paura appresa, insieme ad altri fattori, può comportare nel bambino in età adulta un Disturbo di personalità Dipendente (DDP).
Se volete approfondire l'argomento, vi invito a leggere l'intero articolo al seguente link: https://www.psicologamicaelaesposito.it/psicoeducazione/il-disturbo-di-personalita-dipendente-ddp/
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