Dott.ssa Micaela Maria Esposito - Psicologa

Dott.ssa Micaela Maria Esposito - Psicologa Pagina di psicologia per instillare curiosità verso la realtà psicologica e favorire consapevolezza

Sono la Dott.ssa Micaela Maria Esposito, una Psicologa Clinica ad indirizzo cognitivo-comportamentale. Sto continuando la mia formazione presso la scuola di psicoterapia Studi Cognitivi (Milano) e sono specializzanda al Centro Psicosociale di Trescore Balneario. La mia formazione mi permette di offrire alla persona un supporto empatico e promuovere il cambiamento, favorendo una crescita personale positiva e duratura.

03/08/2026
Sostengo da sempre e con fermezza che intraprendere un percorso di terapia sia un vero atto di coraggio e amore che la p...
13/07/2026

Sostengo da sempre e con fermezza che intraprendere un percorso di terapia sia un vero atto di coraggio e amore che la persona compie per se stessa.
La terapia infatti, quella efficace, è piuttosto scomoda, irritante, fastidiosa, dolorosa.

No, non è una tortura, ma di certo non è facile per una persona ritrovarsi ad osservare il proprio modo di vivere la vita, il proprio modo di interpretare la realtà, le proprie strategie, i propri errori di valutazione e le proprie scelte sbagliate.

La terapia è come andare al cinema, in una sala con maxi schermo, dove viene trasmesso il film della tua intera vita. Non puoi evitare di ve**re a conoscenza di ciò che ti è accaduto, ti sta accadendo e di come sei.
E dopo questa fase di consapevolezza, c'è la fase della messa in discussione del tuo modo disfunzionale di leggere la realtà, del tuo modo disfunzionale di reagire alle situazioni, del tuo modo non del tutto adeguato di relazionarti con gli altri.

Non perchè al terapeuta piaccia criticare il paziente, dirgli "guarda, tutto ciò che ti capita è colpa tua", ma perché in primo luogo gli altri non li possiamo cambiare, possiamo cambiare noi stessi, e in secondo luogo perchè per ridurre il proprio malessere essa è la via necessaria. Spesso il disagio dipende anche da come si reagisce agli altri, da come si interpretano gli eventi, dalle strategie che si mette in atto per risolvere la situazione o dall'atteggiamento passivo, di sottomissione...non solo dalle situazioni che ci capitano.

La terapia ti fa sentire scomodo su quella sedia!
Ti chiede di affrontare paure e insicurezze,
di guardare gli altri, il mondo e te stesso con occhi diversi (più realistici),
di trovare idee e convinzioni alternative alle tue,
di metterti nei panni degli altri e di capirli di più,
di provare ad agire in un modo diverso dal solito (percorrere un sentiero diverso),
di acquisire delle abilità se mancano o di sviluppare quelle già presenti,
di essere più benevoli non solo con gli altri, ma soprattutto con te stesso,
di osare e di realizzare i tuoi sogni.

Per fare tutto questo, ci vuole estremo coraggio, desiderio di stare veramente meglio, fiducia nel proprio terapeuta e voglia di essere migliori.

Le Mamme sono una vera forza della natura.Le vedo ogni mattina mentre portano i loro figli a scuola, in bicicletta o a p...
19/05/2026

Le Mamme sono una vera forza della natura.
Le vedo ogni mattina mentre portano i loro figli a scuola, in bicicletta o a piedi, che ci sia il sole, la pioggia o il vento gelido.
Conosco una mamma che porta ogni giorno suo figlio all’asilo, tenendo con una mano il passeggino e con l’altra il monopattino elettrico che usa per recarsi sul posto di lavoro.

Ho incontrato mamme che al parco, invece di estraniarsi al cellulare, giocano con i loro bambini, si congratulano con loro per i piccoli successi e di fronte ad una paura o difficoltà non minimizzano il timore, ma infondono coraggio e mostrano loro come fare per superare l'ostacolo, che per un piccolo può sembrare davvero insormontabile.

Apprezzo moltissimo quelle mamme che non pensano di avere la verità in tasca e si mettono in discussione per essere migliori, quelle mamme che come tutti commettono errori, MA sanno chiedere scusa. Stanno insegnando ai loro figli che tutti sbagliano e che non c’è nulla di vergognoso in questo, basta rimediare.

Posso solo dire grazie a queste mamme, che fanno di tutto per esserci, per dare amore, per insegnare ad essere autonomi, che accolgono le emozioni e i capricci dei bambini, che li fanno sentire degni di amore e rispetto.

Mamma non è solo chi ha messo al mondo un figlio. Mamma è anche una maestra che capisce che un alunno è in difficoltà e lo sostiene.
Mamma è la bidella che quando stai male ti offre una tazza di thè e ti fa compagnia.
Mamma è una vicina di casa o una amica di famiglia che è presente e ti ascolta, se nessun altro è disposto a farlo.
Mamma è la l'addetta alla gastronomia che ti spiega come preparare un buon pranzo, accorgendosi che sei in difficoltà.

Tutte possono essere madri, ma non tutte SANNO essere Mamma!

Come in altre occasioni, ho deciso di trattare un argomento di psicologia partendo da un pezzo di un Film di animazione,...
12/05/2026

Come in altre occasioni, ho deciso di trattare un argomento di psicologia partendo da un pezzo di un Film di animazione, appunto "Rapunzel".

Tutti, bene o male, conosciamo la storia classica di Raperonzolo, una neonata che viene strappata dalle mani dei suoi genitori da una strega e rinchiusa in una torre senza alcun accesso ad essa, se non la finestra dalla quale può vedere un piccolo pezzo del mondo esterno.

Raperonzolo è l’emblema del bambino iperprotetto, rinchiuso in una campana di vetro allo scopo di “proteggerlo” da ogni male, ma purtroppo anche da ogni possibile bene! Proprio così, anche da ogni possibile bene, perché ogni individuo costruisce la propria identità, costruisce la stima di sé e la percezione di essere capace e competente, solamente esplorando la realtà esterna. Solamente affrontando paure, ostacoli, difficoltà, sofferenza e commettendo errori.

Tutti siamo stati bambini e tutti siamo stati dipendenti dai nostri genitori o da altre figure significative. Questo non è un male di per sé. Quando si è piccoli, non si hanno le capacità per soddisfare in autonomia i bisogni primari. Per intenderci, un bambino non ha la capacità di procurarsi il nutrimento, non è capace di pulirsi e lavarsi da solo dopo aver espletato i propri bisogni corporei. Un bambino non è in grado di difendersi da solo, di tenersi riparato dalle intemperie e al sicuro dai pericoli, che minacciano la sua incolumità fisica.

Per questo motivo, nei primi anni di vita un bambino dipende necessariamente dalle figure significative che si occupano di lui. Solo gradualmente la dipendenza lascerà lo spazio all’autonomia.

Affinché un bambino diventi autonomo, deve sentirsi sicuro di poter esplorare il mondo da solo e di poter agire autonomamente, e per far ciò, deve percepire di avere una rete sicura alle spalle che in caso di pericolo si attiva per proteggerlo. Inoltre deve poter ricevere sostegno e incoraggiamento, per potersi sentire capace di affrontare la difficoltà o compito che vuole eseguire.

Facciamo un esempio concreto: una delle prime conquiste di un bambino piccolo è mettersi in posizione eretta e camminare.

È un apprendimento che non avviene dall’oggi al domani, ma dato da un processo fatto di tentativi ed errori, dove il bambino deve capire come sollevarsi, come aggrapparsi, come impostare i piedi, come mantenere l’equilibrio etc. In tutto questo il genitore ricopre un ruolo essenziale nel favorire l’apprendimento o meno.

Un genitore adeguatamente preoccupato può stare vicino al bambino e mostrargli dove aggrapparsi, come mettere i piedi, aiutarlo a sollevarsi e con le mani fargli fare i primi passi. Di fronte alle cadute non si mostrerebbe in apprensione, ma sereno e incoraggerebbe il bambino a riprovarci. Cadere capita, fa parte del processo.

Un genitore iperprotettivo mostrerebbe ansia sin da subito, cercherebbe di sostituire il bambino nei movimenti invece di mostrargli come fare. Ad ogni caduta si spaventerebbe e non incoraggerebbe il bambino a riprovarci, anzi direbbe che è ancora troppo presto e cercherebbe di limitare i successivi tentativi del bambino di indipendenza. Questo trasmetterebbe al bambino l’idea che imparare a camminare è pericoloso, che potrebbe farsi veramente male e che non è in grado ancora di poter affrontare questa difficoltà.

Questo stile educativo si verificherebbe per ogni difficoltà, per ogni compito che può essere complesso e “pericoloso”, attivando nel bambino diverse credenze:
-il mondo è pericoloso e pieno di minacce
-da solo non ce la posso fare (sono incapace)
-io ho bisogno di un aiuto esterno per farcela

Questa paura appresa, insieme ad altri fattori, può comportare nel bambino in età adulta un Disturbo di personalità Dipendente (DDP).

Se volete approfondire l'argomento, vi invito a leggere l'intero articolo al seguente link: https://www.psicologamicaelaesposito.it/psicoeducazione/il-disturbo-di-personalita-dipendente-ddp/

"Rapunzel: L'intreccio della torre" è disponibile su Disney+Rapunzel, la principessa dalla lunga chioma alla conquista della libertà e Flynn, il bandito più ...

05/05/2026

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