Selene Rizzi - Psicologa

Selene Rizzi - Psicologa Pagina dedicata alla psicologia, alle emozioni, ai sentimenti, ai percorsi di miglioramento e di rinascita.

30/05/2026

Ci sono scuse che sembrano giuste ma dentro non ci fanno sentire meglio.
E questo può confondere.

🎥 In questo reel vediamo insieme perché

Magari l’altra persona ha detto “mi dispiace”, ha trovato le parole giuste eppure qualcosa dentro di noi resta in allerta.
👉Una vera scusa non è solo una formula.
È un momento relazionale.
È quando l’altro riesce a vedere davvero cosa ci ha ferito, si assume la responsabilità senza difendersi e resta emotivamente presente davanti a quel dolore.

La riparazione emotiva non cancella ciò che è successo.
Ma crea sicurezza.
E nelle relazioni sane la sicurezza non nasce dall’assenza di conflitti.
Nasce dalla capacità di attraversarli senza lasciare l’altro da solo nel suo dolore. ❤️

Ti è mai capitato di ricevere delle scuse senza sentirti davvero riparato/a?

👩‍⚕️𝑫𝒐𝒕𝒕.𝒔𝒔𝒂 𝑹𝒊𝒛𝒛𝒊 𝑺𝒆𝒍𝒆𝒏𝒆, 𝑷𝒔𝒊𝒄𝒐𝒍𝒐𝒈𝒂
📍Online 📍Bordighera

➡️ Ricordo che ogni contenuto è creato con uno scopo divulgativo e non può sostituirsi ad una terapia psicologica individuale o essere inteso come consiglio personale.

27/05/2026

Gelosia o possesso? Non sono la stessa cosa.

La gelosia è un’emozione umana.
Può nascere dalla paura di perdere qualcuno, dal timore di non sentirsi abbastanza importanti, da una ferita che si riattiva.

Il possesso invece è diverso.

La gelosia può dire:
“Ho paura di perderti e voglio capire cosa sto sentendo.”

Il possesso spesso dice:
“Se mi ami, devi tranquillizzarmi come voglio io.”
“Non fare questa cosa.”
“Non vedere quella persona.”
“Dimostrami che scegli me.”

La differenza non sta nell’intensità.
Sta nella direzione.

La gelosia guarda dentro e si chiede:
“Cosa mi sta toccando?”

Il possesso guarda fuori e prova a controllare:
“Cosa devo fare per non sentirmi così?”

Amare qualcuno non significa impedirgli di essere libero.
E sentirsi amati non dovrebbe richiedere di restringersi per non attivare l’altro.

Una relazione sana non elimina la gelosia.
Ma la trasforma in dialogo, responsabilità emotiva e fiducia.
Non in controllo.

Tu riesci a riconoscere quando la gelosia sta parlando di una paura e quando invece sta diventando bisogno di controllo?

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22/05/2026

Le relazioni tossiche spesso vengono confuse con relazioni “molto intense”.
Ma l’intensità emotiva non coincide con la sicurezza affettiva.

Molte persone rimangono agganciate a dinamiche che fanno soffrire non perché amino troppo, ma perché il legame attiva meccanismi profondi: paura dell’abbandono, bisogno di conferme, speranza intermittente, dipendenza emotiva.

Quando una persona alterna vicinanza e distanza, calore e freddezza, presenza e ritiro, il cervello entra in uno stato di attivazione continua.
Ed è proprio questa instabilità a rendere il distacco così difficile.

Spesso non si resta per ciò che la relazione è davvero nel presente.
Si resta per ciò che, a tratti, sembra poter tornare ad essere. O si spera possa essere.

Comprendere questo meccanismo è il primo passo per smettere di colpevolizzarsi.

Se sei in difficoltà, e senti la necessità di aiuto professionale non esitare a contattarmi.
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20/05/2026

💥 “Siamo solo amici”… sì, ma fino a quando?

Succede più spesso di quanto tu possa immaginare:
si parla sempre più spesso, di tutto, ci si capisce al volo, si ride, e poi si inizia a sorridere al cellulare. Quel sorriso che ti frega. Che ti illumina. Che parte dal cuore.
E poi, BOOM 💣
Ti assale un pensiero: “E se tra noi ci fosse qualcosa di più?”

Da lì parte il film mentale (correlato all’ansia):
🎬 Provo a baciarlo/a
🎬 Siamo felici? Sì saremo felici.
🎬 E se poi non funziona e perdiamo tutto?
🎬 Panico. Allora meglio non dire niente

👉 In questo reel ironizziamo proprio su quel momento lì, quello in cui l’amicizia si tinge di ambiguità, di desiderio, di “forse”.

Come si capisce se è una fase o un potenziale amore?

Piccolo Spoiler: non c’è una risposta universale, ma ci sono domande giuste da farsi. E qualche difesa da riconoscere e abbattere.

✍️ Ti è mai successo? Raccontamelo nei commenti (senza fare nomi se non ti sei ancora dichiarato/a😅)



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18/05/2026

A volte la parte più difficile di una separazione non è smettere di amare.
È accettare che l’amore, da solo, non basta sempre a far stare bene una relazione.

Ci sono separazioni che non nascono dalla mancanza di sentimento, ma dalla fatica, dalla perdita di sé, dal sentirsi emotivamente bloccati o lontani da ciò che si è diventati.

E allora succede qualcosa di molto doloroso:
si soffre per andare via…
ma si soffriva anche a restare.

Per questo molte persone vivono la separazione con senso di colpa, ambivalenza e tristezza profonda.
Perché lasciare qualcuno non significa necessariamente smettere di volergli bene.

A volte significa semplicemente riconoscere che continuare così farebbe male a entrambi.

💭 Il dolore non rende automaticamente sbagliata una scelta.
A volte la rende soltanto molto umana.

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13/05/2026

È davvero narcisismo o una relazione che ti ha fatto stare male?

Oggi la parola “narcisista” viene usata ovunque.
Ma non tutte le persone egoiste, immature o incapaci di amare sono necessariamente narcisiste.

Un vero funzionamento narcisistico spesso lascia tracce profonde:
• svalutazione e idealizzazione continue
• manipolazione emotiva
• mancanza di empatia autentica
• bisogno di controllo
• confusione costante nella vittima
• colpevolizzazione e gaslighting
• amore percepito solo quando servi ai suoi bisogni

Il problema è che, dopo certe relazioni, inizi a dubitare di te stesso.
Della tua sensibilità.
Della tua memoria.
Perfino del tuo valore.
E no, non sei “troppo sensibile”.
Stai cercando di sopravvivere a qualcosa che ti ha consumato lentamente.

Riconoscere queste dinamiche non serve ad etichettare qualcuno.
Serve a proteggere te.

✨ Salva questo reel se ti ha aiutato a fare chiarezza.

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01/05/2026

Parliamo di GELOSIA.

La gelosia è un’emozione complessa e, entro certi limiti, fisiologica nelle relazioni significative.
Diventa problematica quando non viene contenuta, ma agita.

Molte persone provano a gestirla cercando rassicurazioni immediate, controllando, facendo domande ripetute o monitorando il comportamento del partner.
Queste strategie danno un sollievo momentaneo, ma nel tempo tendono a rinforzare il ciclo della gelosia.

Perché?
Perché spostano la regolazione emotiva all’esterno.

Se per calmarti hai bisogno che l’altro dimostri, confermi o rassicuri continuamente, il tuo sistema interno non impara mai a stabilizzarsi autonomamente.
E ogni nuova attivazione richiederà ancora più controllo.

Contenere la gelosia non significa reprimerla.
Significa riconoscerla senza agire immediatamente su di essa.

Significa tollerare l’attivazione emotiva, distinguere tra ciò che è reale nel presente e ciò che appartiene a esperienze passate, e prendersi il tempo per rispondere in modo più consapevole.

Un passaggio fondamentale è questo:
trasformare una reazione impulsiva in una comunicazione adulta.

Non agire la paura, ma portarla nella relazione in modo regolato.

La gelosia, se compresa, può diventare una porta di accesso importante al proprio mondo interno:
parla di insicurezza, attaccamento, esperienze precedenti, autostima.

Se invece viene agita senza consapevolezza, rischia di danneggiare proprio ciò che si vorrebbe proteggere.

Se senti che la gelosia prende spesso il sopravvento o condiziona le tue relazioni, lavorarci in uno spazio terapeutico può aiutarti a comprenderla e a gestirla in modo più sano. ❤️

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26/04/2026

Molte persone durante il no contact cercano un contatto per un motivo preciso: far smettere il dolore subito.
Sentono tensione, ansia, vuoto, agitazione… e l’impulso naturale è cercare un contatto per calmarsi.

Per questo nel reel ho usato la metafora dell’elastico.

Quando interrompi un legame a cui eri emotivamente agganciato/a, è come se dentro si tendesse un elastico.
La distanza fa male.
L’assenza attiva urgenza.
Il sistema nervoso cerca sollievo.
E in quel momento molte persone pensano:
“Se scrivo, sto meglio.”

Ma spesso accade il contrario.
Perché il messaggio non riporta davvero l’elastico alla sua posizione naturale.
Molto spesso lo tende ancora di più.

Perché dopo aver scritto arrivano nuove variabili:
Aspettare una risposta.
Interpretare un visualizzato.
Sperare.
Temere il rifiuto.
Rileggere ogni parola.
Sentirsi esposti.
Dipendere di nuovo da ciò che farà l’altro.

Quello che sembrava sollievo immediato diventa spesso nuova attivazione emotiva.

È questo il punto centrale:
non sempre l’impulso che promette pace porta davvero pace.
A volte porta solo una regolazione momentanea, seguita da altra tensione.

La vera distensione dell’elastico, spesso, non arriva dal contatto. Arriva dal tollerare il picco emotivo senza inseguirlo.
Dal restare nel disagio abbastanza a lungo da permettere al sistema nervoso di capire che può calmarsi anche senza l’altro.

Ed è lì che molte persone iniziano a recuperare libertà interiore.

Se stai vivendo questa dinamica, non sei il solo.
Stai sperimentando un meccanismo umano e molto comune nei legami intensi o intermittenti.

Se senti che questo schema ti tiene ancora agganciato/a e desideri lavorarci in terapia, puoi contattarmi. ❤️

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11/12/2025

“Se gli scrivo? Magari cambia.”
È una frase che sento spesso in seduta.
Ma la verità è che ogni volta che ti riavvicini a quella persona, tu ti spezzi un po’ di più.
Non perché lui/lei abbia potere su di te, ma perché stai cercando qualcosa che non può darti.

Quando la paziente/il paziente mi fa capire che cerca validazione io rispondo sempre così:
👉”La validazione non arriva dall’altro.
Arriva da come ti vedi tu.
Dal sentirti intera/o senza dover inseguire nessuno.”

✨E quando inizi a vederti davvero, cambia tutto.
Perché smetti di cercare chi ti ha fatto sentire piccola/o
e inizi a scegliere chi ti fa sentire te.



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06/12/2025

La cosa più tossica che stai vivendo ora?
La storia che ti racconti pur di continuare a restarci.

Nel lavoro clinico emerge spesso un punto chiave:
non restiamo nelle situazioni dolorose perché non le riconosciamo,ma perché costruiamo narrazioni di adattamento che ci permettono di tollerarle.

Sono frasi come:
“posso gestirla”,
“non è così grave”,
“magari cambierà”,
“forse sto esagerando io”.

Queste narrazioni hanno una funzione: ci proteggono nell’immediato.
Ma nel lungo termine mantengono il ciclo della sofferenza e rendono più difficile il cambiamento.

Il primo passo non è andarsene ma osservare la storia che ci tiene fermi: quando la vediamo con lucidità, iniziamo a recuperare margini di libertà.
👉Riconoscere cosa accade è già parte della cura.

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