06/09/2026
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Molte persone si definiscono «incasinate». Sono ricche di incoerenze (desiderano più cose, anche in contrapposizione tra loro) disordinate, piene di inizi promettenti e povere di conclusioni, decisioni impulsive seguite da stanchezza o senso di colpa, si caratterizzano per il potenziale che di certo non manca, ma senza una traiettoria da seguire, rimane inespresso, dissipato tra mille possibilità.
Dal punto di vista del sistema nervoso, però, non c’è confusione, non c'è «casino»... C’è soltanto iperattivazione. Un sistema nervoso sovraccarico, costantemente in all’erta, preso da tanti stimoli, consuma energia per anticipare, controllare e reagire. Parte prima di sentire, accelera prima di valutare, cambia direzione prima di integrare. Non perché manchi uno scopo o una volontà ferma, semplicemente perché manca regolazione!
L’inquietudine che queste persone provano non è un difetto di carattere. Non è "sono fatto così". È il segnale di un organismo che ha imparato a sopravvivere restando sempre acceso. E anche se viviamo in una società che sembra premiare gli eccessi.... in uno stato di “iper-”, l’energia non si organizza: si disperde. Ma come abbiamo scritto nel post, un nuovo equilibrio è possibile. Non importa da quanti anni sei in allarme (probabilmente lo sei dall'infanzia...), il nostro cervello è plastico. Può imparare altre strade, altre modalità di attivazioni, più dolci, più lente, più compatibili con l'appagamento e il benessere.
Calmare il sistema nervoso non significa riposare a caso. Significa riorganizzare l’attivazione, restituirle un ritmo, un confine, una soglia tollerabile. Un sistema nervoso regolato non è lento: è sintonizzato. Sa quando attivarsi e quando rallentare. Solo in questo stato il corpo smette di sentirsi sopraffatto.
La regolazione avviene attraverso esperienze ripetute di sicurezza: nel corpo, nella relazione, nell’ambiente. È un apprendimento neurobiologico, non una correzione morale di "chi sei". Quando il sistema nervoso smette di essere in emergenza, anche la mente smette di frammentarsi.
Dal libro: «Lascia che la felicità accada»