23/05/2026
C’è chi parla di antimafia solo nel ricordo, quando il tempo e la distanza rendono tutto più semplice.
Poi capita che certe dinamiche ti sfiorino davvero, da vicino. E allora scopri che ci sono persone che si proclamano coraggiose, che si elevano a paladini della giustizia, in realtà scelgono la strada più comoda. Predicano la lotta poi praticano il servilismo. Perché è molto più facile manifestare per la libertà che essere davvero liberi.
Anni fa ho incrociato, mio malgrado, persone appartenenti a contesti malavitosi. Potevo semplicemente far finta di niente. Ma il quieto vivere è in realtà un lento morire. Nonostante minacce, intimidazioni e pressioni, non ho abbassato la testa. Non ho arretrato. Ho pagato caro e a mie spese, ma mi sarebbe costato molto di più piegarmi. Ho resistito, combattuto e vinto.
Colpisce vedere oggi persone disposte a barattare dignità e onestà per una manciata di vantaggi. Magari continuando a raccontarsi di essere moralmente dalla parte giusta, mentre nell’ombra accettano compromessi. E non si tratta di realismo, di mediazione. Si tratta di opportunismo. Di corruzione.
Chiudere gli occhi, tapparsi il naso, voltarsi dall’altra parte: questa è la forma più pericolosa di viltà. Perché, spesso, peggio dei mafiosi ci sono i collusi. Le mafie non si combattono nel ricordo di una commemorazione, né immaginandole dislocate altrove. Si combattono ogni giorno, nel presente, ovunque. Perché non sono qualcosa di lontano. Sono qualcosa che ci passa accanto, molto più vicino di quanto vogliamo ammettere. Oggi come allora dobbiamo essere Capaci di praticare quello che Giovanni Falcone ci ha ricordato: “Contano le azioni, non le parole.”
Forza! 💚🤍❤️