Marco Franchini

Marco Franchini Psicologo e Psicoterapeuta. Sono sposato con Paola e abbiamo due bimbe Maddalena e Ludovica ❤️

Tutti noi abbiamo incontrato, almeno una volta nella vita, una persona che ha lasciato un segno profondo. Una presenza c...
16/06/2026

Tutti noi abbiamo incontrato, almeno una volta nella vita, una persona che ha lasciato un segno profondo. Una presenza che continua a vivere nei ricordi, nei valori e negli insegnamenti che ci ha lasciato.
Per noi, Walter Rivasi è questo.

Domenica 21 giugno dalle 17.30 presso il Parco Civico di Solignano Nuovo (Via del Parco,1) lo ricorderemo nel modo che lui avrebbe amato di più: con una festa, con la comunità riunita, con musica, amicizia, sorrisi e un gesto concreto di bene.
Alle ore 17.30 inaugureremo una giostra inclusiva dedicata a Walter. A seguire, cena, musica e momenti di convivialità. Per i più piccoli saranno presenti anche i gonfiabili.
Per prenotare la cena bisogna chiamare il 335 836 8940 (e se anche i posti per mangiare fossero esauriti, non rinunciare a esserci!).

Se hai conosciuto Walter, sai già perché non puoi mancare.
Se non l’hai conosciuto, questa è l’occasione per celebrare insieme il valore delle persone che, con generosità e passione, rendono migliore la nostra comunità. 💚

È stato bello, come Gruppo di Lavoro Infanzia e Adolescenza, partecipare al Festival della Salute. Abbiamo portato il no...
08/06/2026

È stato bello, come Gruppo di Lavoro Infanzia e Adolescenza, partecipare al Festival della Salute. Abbiamo portato il nostro sguardo su un tema che oggi attraversa la Comunità: il conflitto tra adolescenti. Siamo partiti dalla proposta del metal detector nelle scuole non per dire semplicemente sì o no; né per sostenere o stigmatizzare. Ma per provare ad entrare nel merito attraverso le esperienze, i dati e la conoscenza.

Quando una Comunità chiede strumenti di controllo e sicurezza, esprime una domanda reale di protezione, contenimento, orientamento, aiuto. Negarlo o ridimensionarlo sarebbe sbagliato e non aiuterebbe a risolvere il problema.

I dati ci dicono che il disagio adolescenziale non ha una sola forma.
Ci sono conflitti che fanno rumore: aggressività, acting out, violenza, agiti visibili. Ma ci sono anche conflitti più silenziosi, sommersi, meno intercettati: ritiro sociale, ansia, autolesività, disturbi alimentari. Sofferenze che si muovono nel corpo, nella relazione, nell’isolamento. La realtà è più complessa e diffusa. E nessun giovane è al riparo. Nessuna persona o conflitto è meno rilevante.

Da qui la nostra proposta: passare dal metal detector al “detector emotivo”. Dall’intercettare un oggetto ad intercettare la persona. Le misure di sicurezza, e talvolta anche quelle repressive, possono essere necessarie quando c’è un rischio immediato. Ma da sole non bastano. La prevenzione psicologica lavora prima:
prima che il disagio diventi agito;
prima che il conflitto diventi violenza;
prima che la sofferenza diventi ritiro, isolamento o autolesività.

Per questo servono risposte multilivello e multicontesto. Non il singolo professionista, la singola istituzione, non la scuola o la famiglia lasciati soli. Ma una rete di adulti in grado di riconoscere prima i segnali del disagio e costruire percorsi condivisi. Le esperienze e le competenze ci sono. Occorre metterle in relazione.

Perché la sfida non è solo evitare il danno ma creare le condizioni perché ogni ragazza e ogni ragazzo possano essere riconosciuti, accompagnati e messi a valore. Ogni giovane non è un problema da contenere: è un’opportunità da non perdere.

Buon compleanno, Repubblica Italiana. Ottant’anni sono tanti per una persona, ma pochi per una nazione. Sei ancora giova...
02/06/2026

Buon compleanno, Repubblica Italiana.

Ottant’anni sono tanti per una persona, ma pochi per una nazione. Sei ancora giovane e molte sono le sfide che restano aperte: una giustizia più efficiente, un’istruzione più qualificata, meno disuguaglianze tra i territori, maggiori opportunità e una meritocrazia che sappia davvero valorizzare il talento. C’è ancora molto da fare.

Eppure, quando qualcuno, scoraggiato di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, suggerisce che la soluzione sarebbe tornare a sistemi in cui pochi decidono per tutti, mi torna sempre in mente una semplice verità: quei pochi non saremmo noi. Senza la Repubblica e senza la democrazia, la maggioranza di noi non avrebbero avuto la possibilità di crescere, emanciparsi, studiare, migliorare la propria condizione e costruire il proprio futuro.

La risposta ai limiti della democrazia non è ridurne i confini ma ampliarli. È dare a sempre più persone gli strumenti per conoscere, comprendere, partecipare e scegliere. Una Repubblica è forte non quando governa un’élite, ma quando ogni cittadino ha la possibilità di esprimere il meglio di sé.

Buon 2 giugno e buon compleanno alla nostra Repubblica. Cresci forte! 🇮🇹

C’è chi parla di antimafia solo nel ricordo, quando il tempo e la distanza rendono tutto più semplice.Poi capita che cer...
23/05/2026

C’è chi parla di antimafia solo nel ricordo, quando il tempo e la distanza rendono tutto più semplice.
Poi capita che certe dinamiche ti sfiorino davvero, da vicino. E allora scopri che ci sono persone che si proclamano coraggiose, che si elevano a paladini della giustizia, in realtà scelgono la strada più comoda. Predicano la lotta poi praticano il servilismo. Perché è molto più facile manifestare per la libertà che essere davvero liberi.

Anni fa ho incrociato, mio malgrado, persone appartenenti a contesti malavitosi. Potevo semplicemente far finta di niente. Ma il quieto vivere è in realtà un lento morire. Nonostante minacce, intimidazioni e pressioni, non ho abbassato la testa. Non ho arretrato. Ho pagato caro e a mie spese, ma mi sarebbe costato molto di più piegarmi. Ho resistito, combattuto e vinto.

Colpisce vedere oggi persone disposte a barattare dignità e onestà per una manciata di vantaggi. Magari continuando a raccontarsi di essere moralmente dalla parte giusta, mentre nell’ombra accettano compromessi. E non si tratta di realismo, di mediazione. Si tratta di opportunismo. Di corruzione.

Chiudere gli occhi, tapparsi il naso, voltarsi dall’altra parte: questa è la forma più pericolosa di viltà. Perché, spesso, peggio dei mafiosi ci sono i collusi. Le mafie non si combattono nel ricordo di una commemorazione, né immaginandole dislocate altrove. Si combattono ogni giorno, nel presente, ovunque. Perché non sono qualcosa di lontano. Sono qualcosa che ci passa accanto, molto più vicino di quanto vogliamo ammettere. Oggi come allora dobbiamo essere Capaci di praticare quello che Giovanni Falcone ci ha ricordato: “Contano le azioni, non le parole.”
Forza! 💚🤍❤️

Parlare di innovazione significa ricordarci una cosa semplice: il futuro non è qualcosa che semplicemente accade.In un t...
22/05/2026

Parlare di innovazione significa ricordarci una cosa semplice: il futuro non è qualcosa che semplicemente accade.

In un tempo in cui l’Intelligenza Artificiale promette di cambiare il lavoro, la conoscenza, le relazioni e perfino il modo in cui pensiamo noi stessi, il compito degli adulti non è spaventare, né sedurre. È aiutare a comprendere.

Ho provato allora a portare con me tre oggetti. Tre simboli.

Un cannocchiale, per imparare a guardare lontano. Galileo ci insegna che il progresso nasce quando qualcuno osa vedere ciò che altri preferiscono ignorare. Il nuovo disturba, soprattutto quando ha ragione. E il rischio oggi non è solo rifiutare lo strumento: è possederlo senza sapere che farcene. Il risultato, in entrambi i casi, è lo stesso.

Un pollice opponibile, che sembra poca cosa e invece è l’inizio di quasi tutto: afferrare, costruire, trasformare. Ci ricorda che non siamo fatti per subire il cambiamento. Siamo fatti per comprenderlo e governarlo.

Uno stetoscopio, oggi simbolo della medicina, ieri guardato con sospetto. Perché ogni strumento nuovo, prima di diventare normale, deve passare per il tribunale della paura (la nostra, anzitutto). Il futuro non avrà valore se perderemo la capacità di ascoltarci e di ascoltare. Se non avremo il coraggio di attraversare il buio.

L’Intelligenza Artificiale non va né adorata né respinta. Va conosciuta. Usata. Governata.Potrà darci velocità, strumenti, possibilità. E la scuola, come in passato, dovrà essere il luogo dove strumenti e competenza prendono forma.
Ma non potrà dirci chi vogliamo diventare. Non potrà sostituire la coscienza, l’empatia, il pensiero critico, la capacità di scegliere.

Vedere lontano.
Maneggiare con cura.
Saper ascoltare.

Forse il futuro comincia da qui: non dalla tecnologia che avanza, ma dall’uomo che decide di non arretrare.

Grazie a per aver organizzato l’evento e a e .official per averlo condiviso

Sette sono i giorni della settimana. Sette sono i colori dell’arcobaleno.Sette sono le note.Sette sono i vizi capitali (...
27/04/2026

Sette sono i giorni della settimana. Sette sono i colori dell’arcobaleno.
Sette sono le note.

Sette sono i vizi capitali (ma anche le virtù teologali).
Sette sono i re di Roma e i nani.
Sette sono le vite dei gatti.

Sette sono le camicie da sudare per costruire qualcosa importante.
Il sette è bello: a pallanuoto, al tavolo da gioco, in Tibet e su di una tavola periodica.

Il sette è neutro solo nel PH perché per il resto è coinvolgente, completo e imperfetto. Vivo. ❤️

Un’esistenza che si gioca solo su ciò che è misurabile e misurato, che vive di riflesso più che di riflessione, che ambi...
16/04/2026

Un’esistenza che si gioca solo su ciò che è misurabile e misurato, che vive di riflesso più che di riflessione, che ambisce a piacere più che a realizzarsi, è inconsistente.
Bramare e patire, ardere di desiderio profondo e angosciarsi nella freddezza della superficie, sentire una chiamata al cambiamento e contorcersi nell’essere ancora fuori posto. Un salire e scendere tra note gravi e acute. Una sete di infinito e uno sguardo irriverente verso il futuro. È lì che iniziamo a respirare, a prendere consistenza.

Perché se fin da piccoli abbiamo imparato a camminare, a capire come tenere ben saldi i piedi per terra, è da giovani, mentre ci apriamo all’adultità, che impariamo ad alzare lo sguardo oltre, ad ambire al volo.
Senza quella sete di desiderio e di bellezza, l’esistenza si svuota. Senza un tra-guardare, non ci sentiamo mai completi.
Se il talento è il punto di partenza e la conoscenza il mezzo attraverso cui può diventare materia viva, tangibile, persino misurabile, la vera differenza la fa la nostra capacità di ascoltare e ascoltarci, di tenere e resistere, di non mollare e insistere. In una parola: il carattere.
In tutto questo, gli adulti sono specchio e anima di quel divenire.
È dal nostro pensare e dal nostro agire, dal nostro essere esempio e presenza, che il cambiamento prende forma. I giovani sembrano dirci, guardandoci (e talvolta provocandoci): fammi vedere. Rendilo vero.

Grazie a Parma. Ai tanti giovani e genitori presenti. Qui, tra i salesiani, queste parole trovano coraggio e consistenza. Ancora oggi quello di Giovanni Bosco è un messaggio potente e sconvolgente: giocare per apprendere, l’autorevolezza al fianco e non davanti, il venirti incontro e non l’aspettarti. Ha saputo fare cose enormi e concrete (9.000 opere in 134 paesi con 14.114 salesiani impegnati), talvolta incomprese e stigmatizzate, perché non misurava i suoi passi dalle impronte dei suoi piedi, ma lasciava i suoi segni nell’ampiezza del suo sguardo. C’è sete di infinito in un modo ferito e fragile. Forza! 💚

Buona Domenica delle Palme (da Palma) 🌿🕊❤️
29/03/2026

Buona Domenica delle Palme (da Palma)

🌿🕊❤️

Guardando al mondo intorno a noi viviamo questo momento con ancora più consapevolezza e riconoscenza. Votare, esprimere ...
23/03/2026

Guardando al mondo intorno a noi viviamo questo momento con ancora più consapevolezza e riconoscenza.
Votare, esprimere il proprio punto di vista e decidere è un privilegio che solo chi vive in democrazia ha. Noi, fuori da teocrazie, dittature o non sottomessi a servili interessi politici, siamo liberi di farci sentire.

Senza veli imposti. Senza veti imposti. Senza voti obbligati. Liberi.

𝘔𝘢….𝘤𝘢𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦,
𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳 𝘴𝘦𝘳𝘦𝘯𝘰 𝘦 𝘨𝘢𝘪𝘰, 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰, 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦,
𝘢𝘷𝘦𝘳 𝘭’𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘰𝘤𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦,
𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘧𝘦𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰,
𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘴ì, 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘯𝘰, 𝘣𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰!
(𝘊𝘺𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘦 𝘉𝘦𝘳𝘨𝘦𝘳𝘢𝘤)

Buon voto! 🗳️

Si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.Non basta il talento. Allenarsi non è sufficiente. Oggi, nello sport come...
07/03/2026

Si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.

Non basta il talento.
Allenarsi non è sufficiente.
Oggi, nello sport come nella vita, la differenza la fa chi ci mette la testa.
Chi sa far dialogare corpo e mente. Oggi servono le parole giuste. Senza parole che incoraggiano, che orientano, che danno fiducia, si rischia di finire in tribuna prima ancora di entrare in partita. Senza parole che sciolgono i nodi e diano voce alle emozioni arrivano prima i crampi allo stomaco che quelli alle gambe.

Ieri sera al Mapei Football Center insieme al U.S. Sassuolo abbiamo parlato proprio di questo: di quanto il linguaggio possa educare, sostenere e costruire una squadra. Abbiamo immaginato una formazione che ogni allenatore dovrebbe avere a disposizione e saper mettere in campo. Riserve incluse.

Non è forma, ma pura sostanza per chi ambisce a giocare nella massima serie. Perché si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.
Parola mia.

Grazie a che sa essere alzatrice e schiacciatrice insieme: alza le idee con visione e le mette a terra con pragmatismo. E a che non molla un punto. Che bella squadra!

Indirizzo

Castelnuovo Rangone

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