Marco Franchini

Marco Franchini Psicologo e Psicoterapeuta. Sono sposato con Paola e abbiamo due bimbe Maddalena e Ludovica ❤️

C’è chi parla di antimafia solo nel ricordo, quando il tempo e la distanza rendono tutto più semplice.Poi capita che cer...
23/05/2026

C’è chi parla di antimafia solo nel ricordo, quando il tempo e la distanza rendono tutto più semplice.
Poi capita che certe dinamiche ti sfiorino davvero, da vicino. E allora scopri che ci sono persone che si proclamano coraggiose, che si elevano a paladini della giustizia, in realtà scelgono la strada più comoda. Predicano la lotta poi praticano il servilismo. Perché è molto più facile manifestare per la libertà che essere davvero liberi.

Anni fa ho incrociato, mio malgrado, persone appartenenti a contesti malavitosi. Potevo semplicemente far finta di niente. Ma il quieto vivere è in realtà un lento morire. Nonostante minacce, intimidazioni e pressioni, non ho abbassato la testa. Non ho arretrato. Ho pagato caro e a mie spese, ma mi sarebbe costato molto di più piegarmi. Ho resistito, combattuto e vinto.

Colpisce vedere oggi persone disposte a barattare dignità e onestà per una manciata di vantaggi. Magari continuando a raccontarsi di essere moralmente dalla parte giusta, mentre nell’ombra accettano compromessi. E non si tratta di realismo, di mediazione. Si tratta di opportunismo. Di corruzione.

Chiudere gli occhi, tapparsi il naso, voltarsi dall’altra parte: questa è la forma più pericolosa di viltà. Perché, spesso, peggio dei mafiosi ci sono i collusi. Le mafie non si combattono nel ricordo di una commemorazione, né immaginandole dislocate altrove. Si combattono ogni giorno, nel presente, ovunque. Perché non sono qualcosa di lontano. Sono qualcosa che ci passa accanto, molto più vicino di quanto vogliamo ammettere. Oggi come allora dobbiamo essere Capaci di praticare quello che Giovanni Falcone ci ha ricordato: “Contano le azioni, non le parole.”
Forza! 💚🤍❤️

Parlare di innovazione significa ricordarci una cosa semplice: il futuro non è qualcosa che semplicemente accade.In un t...
22/05/2026

Parlare di innovazione significa ricordarci una cosa semplice: il futuro non è qualcosa che semplicemente accade.

In un tempo in cui l’Intelligenza Artificiale promette di cambiare il lavoro, la conoscenza, le relazioni e perfino il modo in cui pensiamo noi stessi, il compito degli adulti non è spaventare, né sedurre. È aiutare a comprendere.

Ho provato allora a portare con me tre oggetti. Tre simboli.

Un cannocchiale, per imparare a guardare lontano. Galileo ci insegna che il progresso nasce quando qualcuno osa vedere ciò che altri preferiscono ignorare. Il nuovo disturba, soprattutto quando ha ragione. E il rischio oggi non è solo rifiutare lo strumento: è possederlo senza sapere che farcene. Il risultato, in entrambi i casi, è lo stesso.

Un pollice opponibile, che sembra poca cosa e invece è l’inizio di quasi tutto: afferrare, costruire, trasformare. Ci ricorda che non siamo fatti per subire il cambiamento. Siamo fatti per comprenderlo e governarlo.

Uno stetoscopio, oggi simbolo della medicina, ieri guardato con sospetto. Perché ogni strumento nuovo, prima di diventare normale, deve passare per il tribunale della paura (la nostra, anzitutto). Il futuro non avrà valore se perderemo la capacità di ascoltarci e di ascoltare. Se non avremo il coraggio di attraversare il buio.

L’Intelligenza Artificiale non va né adorata né respinta. Va conosciuta. Usata. Governata.Potrà darci velocità, strumenti, possibilità. E la scuola, come in passato, dovrà essere il luogo dove strumenti e competenza prendono forma.
Ma non potrà dirci chi vogliamo diventare. Non potrà sostituire la coscienza, l’empatia, il pensiero critico, la capacità di scegliere.

Vedere lontano.
Maneggiare con cura.
Saper ascoltare.

Forse il futuro comincia da qui: non dalla tecnologia che avanza, ma dall’uomo che decide di non arretrare.

Grazie a per aver organizzato l’evento e a e .official per averlo condiviso

Sette sono i giorni della settimana. Sette sono i colori dell’arcobaleno.Sette sono le note.Sette sono i vizi capitali (...
27/04/2026

Sette sono i giorni della settimana. Sette sono i colori dell’arcobaleno.
Sette sono le note.

Sette sono i vizi capitali (ma anche le virtù teologali).
Sette sono i re di Roma e i nani.
Sette sono le vite dei gatti.

Sette sono le camicie da sudare per costruire qualcosa importante.
Il sette è bello: a pallanuoto, al tavolo da gioco, in Tibet e su di una tavola periodica.

Il sette è neutro solo nel PH perché per il resto è coinvolgente, completo e imperfetto. Vivo. ❤️

Un’esistenza che si gioca solo su ciò che è misurabile e misurato, che vive di riflesso più che di riflessione, che ambi...
16/04/2026

Un’esistenza che si gioca solo su ciò che è misurabile e misurato, che vive di riflesso più che di riflessione, che ambisce a piacere più che a realizzarsi, è inconsistente.
Bramare e patire, ardere di desiderio profondo e angosciarsi nella freddezza della superficie, sentire una chiamata al cambiamento e contorcersi nell’essere ancora fuori posto. Un salire e scendere tra note gravi e acute. Una sete di infinito e uno sguardo irriverente verso il futuro. È lì che iniziamo a respirare, a prendere consistenza.

Perché se fin da piccoli abbiamo imparato a camminare, a capire come tenere ben saldi i piedi per terra, è da giovani, mentre ci apriamo all’adultità, che impariamo ad alzare lo sguardo oltre, ad ambire al volo.
Senza quella sete di desiderio e di bellezza, l’esistenza si svuota. Senza un tra-guardare, non ci sentiamo mai completi.
Se il talento è il punto di partenza e la conoscenza il mezzo attraverso cui può diventare materia viva, tangibile, persino misurabile, la vera differenza la fa la nostra capacità di ascoltare e ascoltarci, di tenere e resistere, di non mollare e insistere. In una parola: il carattere.
In tutto questo, gli adulti sono specchio e anima di quel divenire.
È dal nostro pensare e dal nostro agire, dal nostro essere esempio e presenza, che il cambiamento prende forma. I giovani sembrano dirci, guardandoci (e talvolta provocandoci): fammi vedere. Rendilo vero.

Grazie a Parma. Ai tanti giovani e genitori presenti. Qui, tra i salesiani, queste parole trovano coraggio e consistenza. Ancora oggi quello di Giovanni Bosco è un messaggio potente e sconvolgente: giocare per apprendere, l’autorevolezza al fianco e non davanti, il venirti incontro e non l’aspettarti. Ha saputo fare cose enormi e concrete (9.000 opere in 134 paesi con 14.114 salesiani impegnati), talvolta incomprese e stigmatizzate, perché non misurava i suoi passi dalle impronte dei suoi piedi, ma lasciava i suoi segni nell’ampiezza del suo sguardo. C’è sete di infinito in un modo ferito e fragile. Forza! 💚

Buona Domenica delle Palme (da Palma) 🌿🕊❤️
29/03/2026

Buona Domenica delle Palme (da Palma)

🌿🕊❤️

Guardando al mondo intorno a noi viviamo questo momento con ancora più consapevolezza e riconoscenza. Votare, esprimere ...
23/03/2026

Guardando al mondo intorno a noi viviamo questo momento con ancora più consapevolezza e riconoscenza.
Votare, esprimere il proprio punto di vista e decidere è un privilegio che solo chi vive in democrazia ha. Noi, fuori da teocrazie, dittature o non sottomessi a servili interessi politici, siamo liberi di farci sentire.

Senza veli imposti. Senza veti imposti. Senza voti obbligati. Liberi.

𝘔𝘢….𝘤𝘢𝘯𝘵𝘢𝘳𝘦,
𝘴𝘰𝘨𝘯𝘢𝘳 𝘴𝘦𝘳𝘦𝘯𝘰 𝘦 𝘨𝘢𝘪𝘰, 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘰, 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘱𝘦𝘯𝘥𝘦𝘯𝘵𝘦,
𝘢𝘷𝘦𝘳 𝘭’𝘰𝘤𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘰 𝘦 𝘭𝘢 𝘷𝘰𝘤𝘦 𝘱𝘰𝘴𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦,
𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘱𝘪𝘢𝘤𝘤𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘧𝘦𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘵𝘳𝘢𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰,
𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘴ì, 𝘱𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘯𝘰, 𝘣𝘢𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘷𝘦𝘳𝘴𝘰!
(𝘊𝘺𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘥𝘦 𝘉𝘦𝘳𝘨𝘦𝘳𝘢𝘤)

Buon voto! 🗳️

Si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.Non basta il talento. Allenarsi non è sufficiente. Oggi, nello sport come...
07/03/2026

Si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.

Non basta il talento.
Allenarsi non è sufficiente.
Oggi, nello sport come nella vita, la differenza la fa chi ci mette la testa.
Chi sa far dialogare corpo e mente. Oggi servono le parole giuste. Senza parole che incoraggiano, che orientano, che danno fiducia, si rischia di finire in tribuna prima ancora di entrare in partita. Senza parole che sciolgono i nodi e diano voce alle emozioni arrivano prima i crampi allo stomaco che quelli alle gambe.

Ieri sera al Mapei Football Center insieme al U.S. Sassuolo abbiamo parlato proprio di questo: di quanto il linguaggio possa educare, sostenere e costruire una squadra. Abbiamo immaginato una formazione che ogni allenatore dovrebbe avere a disposizione e saper mettere in campo. Riserve incluse.

Non è forma, ma pura sostanza per chi ambisce a giocare nella massima serie. Perché si gioca con i piedi, ma si vince con la testa.
Parola mia.

Grazie a che sa essere alzatrice e schiacciatrice insieme: alza le idee con visione e le mette a terra con pragmatismo. E a che non molla un punto. Che bella squadra!

È giusto che sappiate che la brigata Franchini-Matino questa settimana ha portato i figli a scuola puntuali. Tutti i gio...
06/03/2026

È giusto che sappiate che la brigata Franchini-Matino questa settimana ha portato i figli a scuola puntuali. Tutti i giorni. Ma restiamo umili.

PS. Questa sera alle 20 vi aspetto al Mapei Football Center. Parliamo del linguaggio e dell’importanza che ha nello sport e nella vita per affrontare le sfide.
Mi raccomando: puntuali! 😂

26/02/2026

Gli esploratori sono coloro che hanno attraversato territori in cui altri non osavano avventurarsi, restituendoci luoghi che non avremmo mai potuto conoscere.

Allo stesso modo, l’analisi è la possibilità di entrare nei nostri paesaggi psichici più temuti, per ritrovare parti di noi che, senza questo viaggio, non avremmo mai potuto abitare.

Diceva Jung, che ha elaborato il concetto di Ombra in ambito psicoanalitico: “Non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore.” (C.G.Jung, The Practice of Psychotherapy 1934–1954)

💚

La paura si sente.Ha l’odore acre e pungente di chi ringhia dietro i cancelli. Ha il sapore dolciastro di chi, girando l...
16/02/2026

La paura si sente.
Ha l’odore acre e pungente di chi ringhia dietro i cancelli. Ha il sapore dolciastro di chi, girando la testa, perdona a prescindere. Ha le movenze di chi, di fronte ai problemi, delega o li nega.

La paura non affronta i problemi. Li evita.
Non è tempo di buonisti o cattivisti. È tempo di adulti.

Adulti capaci di assumersi la responsabilità educativa. Di riconoscere i problemi senza cercare capri espiatori. Adulti che si fanno carico, non delegano. Che non chiedono di “mandare via”, ma si domandano: cosa possiamo fare?

Quando una barca affronta la tempesta non si gira il timone e non si scappa sotto coperta. Non si buttano i passeggeri in mare. Si tiene: il timone, la guida, lo sguardo dritto. Si resta.

I giovani non si espellono. Si accompagnano. Oggi più che mai c’è bisogno di adulti che siano esempi autorevoli.

Chi ha paura alzi la mano e chieda aiuto o si faccia da parte e non intralci chi sta provando ad affrontare il mare aperto.

Indirizzo

Castelnuovo Rangone

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