Ilaria Grandi specialista in medicina naturale integrata

Ilaria Grandi specialista in medicina naturale integrata Riprogrammazione metabolica ed emotiva, metabolomica, nutrigenetica, immunonutrizione, fitoterapia rigenerativa, somatica emotiva.

🌭 FORSE DOPO QUESTO SMETTERAI DI DARE WÜRSTEL E “TENERONI” AI TUOI BAMBINI. E MAGARI ANCHE A TE.No, non perché “tutto ci...
09/09/2026

🌭 FORSE DOPO QUESTO SMETTERAI DI DARE WÜRSTEL E “TENERONI” AI TUOI BAMBINI. E MAGARI ANCHE A TE.

No, non perché “tutto ciò che ha una E è veleno”.

Il problema è più interessante. E succede dentro lo stomaco.

Un articolo pubblicato oggi su MondoSanità torna su nitriti e nitrati utilizzati nelle carni lavorate: sostanze che hanno una funzione tecnologica reale — per esempio aiutano a controllare microrganismi pericolosi e a conservare colore e prodotto — ma che meritano attenzione quando würstel, salumi e altre carni trasformate diventano un'abitudine.

Prendiamo E249, E250, E251 ed E252.

Sono nitriti e nitrati di potassio e sodio.

Una parte dei nitrati viene trasformata in nitriti. E quando i nitriti arrivano nello stomaco trovano un ambiente fortemente acido, intorno a pH 2.

Qui comincia la chimica.

In presenza di amine e ammidi provenienti soprattutto dalle proteine, possono avvenire reazioni di nitrosazione e formarsi composti N-nitroso, comprese alcune nitrosammine genotossiche e cancerogene.

Non significa affatto:

mangio un würstel → produco automaticamente nitrosammine → mi ammalo.

La quantità che si forma dipende dalla matrice dell'alimento, dalle dosi, dalla lavorazione, dalla cottura, dalla presenza di ferro eme e anche dalla disponibilità di sostanze antiossidanti.

Ed è proprio qui che arriva una distinzione bellissima.

🥬 Anche rucola, spinaci, lattuga, sedano e barbabietola contengono naturalmente nitrati.

E allora perché non diciamo che un piatto di rucola equivale a un würstel?

Perché un alimento non è la somma delle sue singole molecole.

I vegetali portano insieme vitamina C, polifenoli, fibre e altri antiossidanti che modificano il contesto chimico. Nelle carni lavorate troviamo invece una matrice completamente diversa, con proteine, sale e ferro eme; possono aggiungersi affumicatura e cotture ad alte temperature.

Ecco perché adoro parlare di matrice alimentare: la domanda non è soltanto “che sostanza contiene?”, ma con che cosa arriva quella sostanza nel nostro organismo?

Poi c'è la frequenza.

IARC ha classificato le carni lavorate nel Gruppo 1, cancerogene per l'uomo, sulla base di prove sufficienti soprattutto per il tumore del colon-retto. Questo NON significa che un würstel equivalga a una sigaretta: il gruppo indica la solidità delle prove, non la grandezza del rischio.

Secondo i dati considerati da IARC, consumare quotidianamente 50 grammi di carne lavorata è associato a circa il 18% di aumento relativo del rischio di tumore del colon-retto.

Ed è qui che, secondo me, dobbiamo smettere di discutere sul panino mangiato alla festa una volta ogni tanto.

Il punto è il bambino che mangia prosciutto a pranzo, würstel la sera, affettato nel toast il giorno dopo e carne trasformata perché è morbida, pronta, veloce e “almeno questa la mangia”.

Il problema non è l'eccezione.

È quando l'eccezione diventa il menu.

E vale esattamente lo stesso per noi adulti.

Non serve avere paura del cibo. Serve tornare a riconoscerlo.

Meno prodotti che devono essere stabilizzati, colorati, conservati e resi irresistibilmente comodi.

Più uova, pesce, legumi, carne fresca, verdure, frutta e ingredienti che assomigliano ancora abbastanza a ciò da cui provengono.

Il würstel ogni tanto non è il demonio. 🌭😅

Il würstel come categoria alimentare quotidiana, invece, è una pessima idea.

Fonte e ispirazione: Ettore Mautone, “Nitriti e nitrati, i conservanti da limitare: nell’ambiente acido dello stomaco possono favorire la formazione di composti cancerogeni”, MondoSanità, 9 settembre 2026.

🌿 MORE, PORTULACA E ASHWAGANDHA: IL MIO FRULLATO SELVATICO HA UNA SUA LOGICA 😏Oggi merenda così: latte senza lattosio, m...
30/08/2026

🌿 MORE, PORTULACA E ASHWAGANDHA: IL MIO FRULLATO SELVATICO HA UNA SUA LOGICA 😏

Oggi merenda così: latte senza lattosio, more di rovo appena raccolte, portulaca appena raccolta e un po’ di polvere di radice di ashwagandha 100%.

Una combinazione che mi piace perché dietro un semplice frullato c’è parecchia biochimica.

🫐 Le more devono il loro colore scurissimo soprattutto agli antociani, polifenoli studiati per la loro attività antiossidante e per le possibili relazioni con la salute cardiovascolare e metabolica. Portano anche vitamina C, manganese e fibra.

🌱 La portulaca è una di quelle piante che continuiamo a strappare dagli orti chiamandole erbacce mentre potremmo metterle nel piatto. È interessante per il contenuto di composti fenolici, carotenoidi, minerali e, cosa piuttosto insolita tra le verdure a foglia, acido alfa-linolenico (ALA), un omega-3 vegetale.

🥛 Il latte senza lattosio non è latte “senza zucchero”: il lattosio è semplicemente già scisso in glucosio e galattosio. Rimangono proteine di buona qualità, calcio e gli altri nutrienti del latte, con una maggiore digeribilità per chi assorbe male il lattosio.

🌿 E infine ashwagandha, Withania somnifera, pianta della tradizione ayurvedica oggi studiata soprattutto nell’ambito della risposta allo stress, del sonno e dell’asse neuroendocrino. Tra i suoi fitocomposti più caratteristici troviamo i withanolidi. Alcuni studi clinici suggeriscono effetti interessanti su stress percepito e cortisolo, ma niente polverina magica: preparazione, dose, condizioni individuali, controindicazioni e possibili interazioni farmacologiche contano.

Ma la cosa interessante è anche l’insieme.

Le more portano soprattutto polifenoli e antociani; la portulaca aggiunge carotenoidi, composti fenolici e ALA; l’ashwagandha introduce un’altra famiglia di fitocomposti. Il latte completa il frullato con proteine e una componente lipidica, creando una matrice nutrizionale più complessa della sola frutta.

E c’è un dettaglio interessante: alcuni composti vegetali liposolubili, come i carotenoidi della portulaca, vengono assorbiti meglio quando nello stesso pasto sono presenti anche dei grassi.

Inoltre proteine, grassi e fibra rendono questo frullato metabolicamente molto diverso dal bere semplicemente un succo di frutta.

Quindi no: tre superfood nel frullatore e divento immortale entro cena. 😂

Piuttosto, nello stesso bicchiere ho messo matrici vegetali differenti, fitonutrienti, fibra, proteine e grassi, ciascuno con una funzione diversa.

E poi c’è una sinergia che la biochimica misura molto peggio.

Sono uscita, ho raccolto due piante che crescono a pochi metri da casa e le ho trasformate in cibo.

More ancora calde di sole, portulaca appena tagliata, un frullatore e cinque minuti.

Altro che superfood arrivati dall’altra parte del pianeta. 😏🌿

A volte il functional food ce l’abbiamo sotto i piedi. Bisogna soltanto smettere di chiamarlo erbaccia.

Perché anche il cibo, alla fine, è relazione con il territorio.

🧠 TRA 20 ANNI VEDREMO I DANNI DELLO STRESS CHE OGGI CHIAMIAMO “VITA NORMALE”Questa frase dello scienziato Ennio Tasciott...
28/08/2026

🧠 TRA 20 ANNI VEDREMO I DANNI DELLO STRESS CHE OGGI CHIAMIAMO “VITA NORMALE”

Questa frase dello scienziato Ennio Tasciotti mi ha fatto fermare:

«Adesso vediamo chi è invecchiato male a causa del colesterolo o, in generale, della dieta. Fra 20 o 30 anni vedremo gli invecchiati male per via dello stress».

Ed è un concetto che trovo enorme.

Perché quando diciamo stress pensiamo ancora troppo spesso a qualcosa di psicologico: sono nervosa, ho troppo da fare, devo rilassarmi.

Ma lo stress cronico è anche biologia.

È un organismo che riceve continuamente il messaggio che deve essere pronto a reagire.

Il sistema simpatico rimane attivo, aumenta il tono adrenergico, cambia la regolazione del cortisolo. Il sonno perde profondità, il recupero peggiora, cambiano appetito e gestione energetica. Anche sistema immunitario, metabolismo e apparato gastrointestinale risentono di questa regolazione.

Il problema non è avere stress.

Siamo costruiti benissimo per affrontarlo.

Il problema è non tornare più davvero alla condizione di recupero.

Sveglia con il telefono. Notifiche. Traffico. Lavoro. Problemi familiari. Pasti mangiati velocemente. Altra luce artificiale la sera. Serie TV fino a mezzanotte perché «almeno mi rilasso».

Il cervello, poveretto, riceve un concetto di relax abbastanza creativo. 😅

Ecco perché parlare di longevità soltanto attraverso integratori, superfood e numeri del sangue rischia di farci perdere un pezzo gigantesco.

Tasciotti individua tre pilastri strettamente collegati: movimento, alimentazione e cognizione.

Io aggiungerei che nella vita reale questi tre mondi si incontrano continuamente.

Camminare non significa soltanto consumare calorie: significa mantenere muscolo, stimolare il metabolismo, ossigenarsi e dare al sistema nervoso un segnale diverso.

Mangiare bene non significa soltanto pesare carboidrati e proteine: significa fornire materia prima a cellule, mitocondri, microbiota e neurotrasmettitori.

Dormire secondo ritmi coerenti, esporsi alla luce naturale, conservare relazioni sane e soprattutto avere momenti nei quali non dobbiamo produrre, rispondere, controllare o performare fa parte della stessa medicina quotidiana.

Forse nei prossimi anni parleremo sempre meno di “gestire lo stress” e sempre più di capacità di recupero.

Perché non invecchiamo soltanto per gli anni che passano.

Conta anche come il nostro organismo attraversa quegli anni.

E magari il vero lusso della longevità non sarà aggiungere dieci integratori alla colazione.

Sarà avere ancora muscoli per camminare, curiosità per imparare, persone con cui ridere e un sistema nervoso che, ogni tanto, si ricorda che non sta scappando da niente. 🌿

Ispirazione: Alice Politi, Vanity Fair Italia, 24 agosto 2026, intervista a Ennio Tasciotti, Responsabile dello Human Longevity Program dell’IRCCS San Raffaele di Roma.

🦠 E SE STESSIMO NUTRENDO I BATTERI SBAGLIATI?Ho letto una storia sul Corriere che mi ha colpito perché racconta benissim...
27/08/2026

🦠 E SE STESSIMO NUTRENDO I BATTERI SBAGLIATI?

Ho letto una storia sul Corriere che mi ha colpito perché racconta benissimo uno dei cambiamenti di prospettiva più interessanti della ricerca degli ultimi anni.

Nora Cavani, biotecnologa e ingegnere farmaceutico italiana, a 27 anni sviluppa una dermatite atopica severa. Non si ferma al problema della pelle: torna alla letteratura scientifica e comincia a studiare il rapporto tra microbioma, infiammazione e sistema immunitario.

Da lì nasce un percorso che anni dopo la porterà a fondare in Svezia Alba Health, una startup dedicata all'analisi del microbioma intestinale, insieme al professor Willem M. de Vos, uno dei maggiori studiosi internazionali del settore.

Ma è soprattutto un dato dell'articolo ad aver attirato la mia attenzione.

Secondo le ricerche citate, circa il 90% dei bambini dei Paesi industrializzati non possiede Bifidobacterium infantis, un batterio particolarmente importante nelle prime fasi della vita e coinvolto nella maturazione dell'ecosistema intestinale e del sistema immunitario.

Un altro studio citato, pubblicato nel 2025 su Communications Biology, ha rilevato in molti bambini una riduzione di batteri intestinali benefici associata a una maggiore probabilità di manifestazioni allergiche e dermatite atopica.

E qui arriviamo al punto che trovo davvero interessante.

Noi non nutriamo soltanto noi stessi. Nutriamo un ecosistema. 🌱

Quando mangiamo legumi, verdure, frutta, cereali integrali, semi e frutta secca, una parte delle fibre arriva al colon e diventa nutrimento per i nostri microrganismi.

Loro fermentano, producono metaboliti — tra cui acidi grassi a catena corta — e questi composti partecipano alla regolazione della barriera intestinale e dialogano con il sistema immunitario.

Quando invece l'alimentazione diventa monotona, povera di fibre e ricchissima di prodotti ultraprocessati, non cambia semplicemente il conto delle calorie.

Cambiamo il terreno sul quale vive il microbiota.

Ed è una prospettiva completamente diversa dal vecchio schema:

“Ho mal di pancia → problema intestinale.”

“Ho dermatite → problema della pelle.”

“Ho un'allergia → problema immunitario.”

Il corpo non ragiona per reparti ospedalieri. 😅

Intestino, barriera mucosale, microbiota, metabolismo e immunità comunicano continuamente.

Questo non significa naturalmente che una dermatite si “curi sistemando l'intestino”, né che un test del microbioma diagnostichi da solo la causa di una malattia. La ricerca sul microbioma è affascinante proprio perché sta crescendo rapidamente, ma molte applicazioni cliniche devono ancora essere consolidate.

Significa però iniziare a fare una domanda più intelligente:

che ambiente stiamo creando ogni giorno dentro di noi?

Perché ciò che mangiamo non arriva soltanto allo stomaco.

Diventa nutrimento per miliardi di microrganismi, modifica ciò che essi producono e partecipa a quella gigantesca rete di comunicazione tra intestino, metabolismo, sistema immunitario e cervello.

Forse una delle direzioni più interessanti della medicina è proprio questa: smettere di guardare soltanto il punto in cui compare il sintomo e cominciare a osservare l'ecosistema nel quale quel sintomo è nato. 🧬🌿

Ispirazione: Eleonora Chioda, Corriere della Sera – L'Economia/Meravigliosamente, 20 agosto 2026, “Dalla dermatite che nessuno sapeva curare alla startup del microbioma, Nora Cavani”.

🧬 LA GLICEMIA È UNA FOTO. IL METABOLISMO È UN FILM.90, 95, 100.«La glicemia è nei limiti, quindi sono metabolicamente a ...
26/08/2026

🧬 LA GLICEMIA È UNA FOTO. IL METABOLISMO È UN FILM.

90, 95, 100.
«La glicemia è nei limiti, quindi sono metabolicamente a posto.»

Non necessariamente.

Due persone con la stessa glicemia possono trovarsi in condizioni metaboliche molto diverse.

È qui che diventa interessante il GKI – Glucose Ketone Index, il rapporto tra glucosio e beta-idrossibutirrato (βHB), il principale corpo chetonico circolante.

In pratica non osserva soltanto quanto zucchero circola, ma il rapporto tra i carburanti che il corpo sta utilizzando.

Il concetto centrale è la flessibilità metabolica: dopo un pasto utilizziamo maggiormente glucosio; durante il digiuno notturno aumenta l'utilizzo dei grassi. Movimento, massa muscolare, sonno e ritmi circadiani influenzano continuamente questo equilibrio.

Il problema della vita moderna? 😅

Colazione → spuntino → pranzo → spuntino → aperitivo → cena tardi → snack.

Il metabolismo non trova quasi mai il cartello:

“Cucina chiusa. Adesso arrangiati con le riserve.” 😂

Il GKI interessa oggi anche la ricerca su funzione mitocondriale, infiammazione, malattie croniche e oncologia.

Ma attenzione: non è un test diagnostico, un GKI basso non protegge dal cancro e togliere lo zucchero non significa “affamare il tumore”.

La ricerca del 2026 pubblicata su Frontiers in Science propone piuttosto un cambio di prospettiva:

non chiedersi soltanto “quanto glucosio ho?”, ma “quanto bene il mio organismo sa cambiare carburante?”

Perché un metabolismo efficiente non demonizza né glucosio né chetoni.

Sa usare entrambi quando servono. 🧬

Fonte: Lee DC et al., Frontiers in Science, 2026.
Ispirazione: MondoSanità, 23 agosto 2026.

📦 EFFICACIA. ZERO SBATTI. TUTTO PRONTO.Sì, ma dopo?In questi giorni vedo continuamente in TV la pubblicità di quei progr...
16/08/2026

📦 EFFICACIA. ZERO SBATTI. TUTTO PRONTO.

Sì, ma dopo?

In questi giorni vedo continuamente in TV la pubblicità di quei programmi dimagranti con tutto il cibo già pronto.

Il messaggio è irresistibile: tu non devi pensare a niente.

Apri la confezione, mangi quello che ti mandano, segui lo schema e dimagrisci.

E sapete una cosa? Molti anni fa ne ho provato uno anch’io.

Quindi non parlo dal pulpito 😅

Ricordo soprattutto due cose: un sapore terrificante e una quantità impressionante di preparazioni disidratate, polveri e sostituti del cibo vero.

Ma oggi il punto che mi interessa è un altro.

Il problema di questi programmi non è necessariamente che non facciano perdere peso.

Il problema è: che cosa hai imparato quando la scatola finisce?

Perché un metabolismo sano non vive dentro un pacco numerato “PRANZO – GIORNO 4”.

Vive al supermercato, in cucina, al ristorante, nella giornata in cui torni stanca alle sette di sera e hai fame.

E lì devi sapere cosa fare.

🥬 Devi imparare a riconoscere un pasto che contiene fibre vere.

🥚 Devi sapere come costruire una quota proteica che ti sazi.

🥑 Devi capire perché grassi, proteine e fibre cambiano la velocità con cui gli zuccheri arrivano nel sangue.

🍎 Devi imparare che una mela intera non è metabolicamente identica a un succo di mela, anche se sulla confezione c'è scritto “100% frutta”.

E soprattutto devi tornare ad avere un rapporto con il cibo vero.

Un cavolo viola contiene una matrice vegetale complessa di fibre, antociani, vitamine e minerali.

Un legume porta amido resistente, fibre fermentabili e proteine vegetali che dialogano anche con il microbiota.

Verdure, semi, frutta, pesce, uova, formaggi, olio extravergine, erbe aromatiche non sono semplicemente una somma di calorie e macronutrienti.

Sono matrici alimentari complesse.

Per questo personalmente non amo neppure l'espressione “cibo morto” in senso scientifico: preferisco dire che un'alimentazione costruita prevalentemente su prodotti fortemente processati rischia di essere molto più povera di varietà, struttura, fibre e biodiversità alimentare rispetto a una cucina fatta di alimenti poco trasformati.

Un pomodoro, una mela, un legume, un seme germogliato portano con sé una complessità biologica che nessuna tabella delle calorie riesce a raccontare completamente: acqua, fibre, micronutrienti, polifenoli e migliaia di composti bioattivi che interagiscono tra loro. Mi piace questa espressione proprio per questo: nutrirsi non significa soltanto introdurre proteine, carboidrati e grassi.

E il nostro intestino la differenza la vede eccome.

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C'è poi un'altra questione che trovo ancora più importante: il cervello.

Se per due mesi qualcuno decide al posto tuo cosa mangiare, quando mangiarlo e in quale quantità, hai ottenuto controllo esterno.

Non necessariamente autoregolazione.

Non hai imparato a riconoscere fame, sazietà, ricerca dopaminergica del dolce, fame da stress, automatismi serali.

Non hai scoperto perché alle 17 assalteresti la dispensa.

Magari non è “mancanza di volontà”: hai pranzato male, dormito cinque ore, sei in iperattivazione adrenergica e il cervello sta cercando energia e gratificazione immediata.

La bustina pronta aggira il problema.

Non ti insegna a leggerlo.

E poi arriva la vita vera.

La domenica dalla mamma.

L'aperitivo.

La vacanza.

La giornata storta.

Il frigorifero con tre cose dentro.

Ed ecco perché per me il vero obiettivo non è diventare bravissimi a seguire un programma.

È diventare bravissimi a non averne più bisogno.

Sapere aprire il frigorifero e costruire qualcosa di sensato.

Fare la spesa senza essere ipnotizzati dal “PROTEICO – FITNESS – ZERO – LIGHT” scritto a caratteri cubitali mentre gli ingredienti, poverini, sono nascosti dietro in corpo 6. 😅

Saper mangiare un dolce senza trasformarlo né in un peccato né nell'inizio di tre giorni di anarchia alimentare.

E soprattutto costruire uno stile alimentare che possa esistere ancora fra cinque anni, non soltanto finché arriva il corriere con lo scatolone.

La comodità è utilissima.

Anch'io preparo più porzioni, congelo, organizzo, uso legumi già cotti e verdure che mi semplificano la vita.

Ma questa è una cosa completamente diversa.

Semplificare il cibo vero è intelligente.
Disimparare a nutrirsi delegandolo per sempre a un programma, molto meno.

Il dimagrimento è un risultato.

Imparare a nutrirsi, riconoscere i propri segnali e costruire abitudini che sopravvivono alla dieta è tutta un'altra storia.

Ed è quella che, alla fine, rimane.

🧀🍇 Questo è il mio concetto di tagliere: buono, vero e senza sensi di colpa.Blu artigianale di capra: proteine, calcio e...
16/08/2026

🧀🍇 Questo è il mio concetto di tagliere: buono, vero e senza sensi di colpa.

Blu artigianale di capra: proteine, calcio e grassi che danno sazietà e rallentano la risposta glicemica del pasto.

Salamella piccante e soppressata artigianali del macellaio: proteine e grassi, da gustare nella giusta quantità scegliendo soprattutto qualità, filiera e lavorazione.

E poi la parte vegetale: fichi raccolti dall’albero e uva, con fibre, potassio e soprattutto un bel patrimonio di polifenoli e composti antiossidanti 🍇🌿

La cosa interessante è proprio l'insieme: la frutta non arriva da sola, ma insieme a proteine e grassi, che rendono molto più graduale l'assorbimento degli zuccheri.

E poi c'è un micronutriente che nelle tabelle nutrizionali non compare: il piacere.

Perché mangiare bene non significa mangiare triste.
Per fortuna. 😄

🧠 E se alcuni processi neurodegenerativi cominciassero nell’intestino molto prima di arrivare al cervello?È una delle li...
14/08/2026

🧠 E se alcuni processi neurodegenerativi cominciassero nell’intestino molto prima di arrivare al cervello?

È una delle linee di ricerca che trovo più affascinanti degli ultimi anni: smettere di considerare cervello, intestino, metabolismo e sistema immunitario come compartimenti separati.

Uno studio dell’Università di Padova pubblicato nel 2026 sul Journal of Biomedical Science aggiunge un tassello davvero interessante.

I ricercatori hanno studiato il β-sitosterolo β-D-glucoside, abbreviato BSSG, uno sterolo glicosilato di origine vegetale già associato in precedenti ricerche alla ALS-PDC, una rara sindrome neurodegenerativa che presenta caratteristiche della sclerosi laterale amiotrofica, del Parkinson e della demenza.

E la prima cosa interessante è proprio questa:

🎯 il bersaglio iniziale osservato dai ricercatori non è stato il cervello.

È stato l’intestino.

Nei modelli sperimentali utilizzati — zebrafish e topi — l'esposizione al BSSG ha prodotto alterazioni della motilità intestinale e una risposta infiammatoria persistente. L'analisi dell'espressione genica ha inoltre rilevato nell'intestino un aumento dell'attività di geni coinvolti nell'infiammazione, mentre le prime analisi del microbiota suggeriscono anche la comparsa di disbiosi.

Ma la parte che trovo ancora più interessante riguarda il possibile meccanismo.

Il BSSG sembra interferire con il recettore dei glucocorticoidi.

E qui la faccenda diventa molto più grande del semplice “intestino infiammato”.

I glucocorticoidi — di cui il cortisolo è il rappresentante più conosciuto — partecipano alla regolazione della risposta allo stress, del metabolismo e soprattutto del controllo della risposta infiammatoria.

Il recettore dei glucocorticoidi è uno degli strumenti attraverso cui questi ormoni comunicano alle cellule che è arrivato il momento di frenare l'infiammazione.

Secondo gli esperimenti dello studio, il BSSG sembra interferire proprio con questa via, compromettendone potenzialmente la normale azione antinfiammatoria.

In altre parole:

intestino → infiammazione persistente → alterazione della motilità → possibile disbiosi → perturbazione dell'asse intestino-cervello.

Il problema non è quasi mai il problema. È il luogo in cui la vita ci chiede di spostare lo sguardo.Quando siamo immersi...
28/07/2026

Il problema non è quasi mai il problema. È il luogo in cui la vita ci chiede di spostare lo sguardo.

Quando siamo immersi nella palude continuiamo a muovere le gambe sempre più forte, convinti che basti impegnarsi di più. Ma se restiamo con lo stesso punto di vista che ci ha portati lì, continueremo solo a sollevare altro fango.

Per uscire dalla palude bisogna, prima di tutto, riuscire a mettere fuori un braccio.

Alzare lo sguardo.

Chiedersi: che cosa mi sta insegnando questa situazione?

Non cosa devo fare ma cosa devo vedere.

Se lotto da anni con il peso, forse il tema non è soltanto il cibo. Forse sto chiedendo al cibo di riempire uno spazio che non sazia nessun nutriente.

Se combatto una dipendenza, forse non sto cercando quella sostanza. Sto cercando tregua, presenza, silenzio, appartenenza. La sostanza è solo il mezzo.

Se vivo nell'ansia o negli attacchi di panico, forse il mio sistema nervoso sta urlando qualcosa che la mia mente continua a mettere a tacere.

Qual è il movimento evolutivo che questa difficoltà mi sta chiedendo?

Perché ogni volta che rimaniamo bloccati a combattere il sintomo rischiamo di perdere il messaggio.

Ho imparato che i meccanismi di compensazione non sono nemici. Sono tentativi, spesso ingenui, del nostro organismo di proteggerci.

Il punto non è giudicarli.

È ringraziarli... e poi diventare abbastanza grandi da non averne più bisogno.

Forse crescere spiritualmente non significa essere più "bravi".

Significa riuscire a osservare la propria vita da un piano leggermente più alto, dove le domande cambiano.

Non più:
"Come faccio a uscire da questo problema?" Ma: "Chi potrei diventare se imparassi davvero ciò che questo problema è venuto a insegnarmi?"

E, ogni volta che la risposta cambia, quasi sempre comincia a cambiare anche la vita.

30/05/2026

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Castiglioncello

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