07/08/2026
Quando lavoro con una persona con SIBO o IMO, una delle prime cose che valuto è quella che in nutrizione funzionale viene definita “vitality”.
Ma cosa significa?
Possiamo tradurla, più concretamente, come riserva fisiologica del paziente e capacità di sostenere un determinato percorso.
Perché due persone possono avere entrambe una SIBO positiva al breath test, magari persino con valori simili, ed essere clinicamente completamente diverse.
Una può avere una buona energia, un'alimentazione ancora varia, un buon stato nutrizionale e tollerare bene dieta e integrazione.
L'altra può arrivare da mesi o anni di disturbi intestinali, con stanchezza, stipsi o alterazioni dell'alvo, alimentazione sempre più ristretta, perdita di peso, difficoltà digestive, carenze nutrizionali, stress e un'elevata reattività a cibi e integratori.
Posso trattarle allo stesso modo?
No.
Ed è uno degli aspetti fondamentali del mio approccio alla SIBO.
Non parto automaticamente da un protocollo antimicrobico uguale per tutti.
Valuto prima il terreno: sintomi, stato nutrizionale, digestione, motilità e regolarità intestinale, alimentazione, eventuali carenze, fattori predisponenti e capacità individuale di tollerare il trattamento.
In alcuni pazienti si può intervenire più rapidamente.
In altri è necessario prima preparare il terreno, migliorare la funzione digestiva, lavorare sull'alvo e sulla motilità e rendere il paziente progressivamente più capace di affrontare le fasi successive.
E questo diventa ancora più importante nell'IMO, la proliferazione di metanogeni, frequentemente associata a stipsi e rallentamento del transito.
Anche la dieta viene costruita con lo stesso principio: non deve diventare una restrizione infinita. Quando indicato utilizzo una fase alimentare mirata, ma l'obiettivo è poi ampliare progressivamente l'alimentazione attraverso reintroduzioni personalizzate.
Perché gestire una SIBO non significa soltanto cercare di ridurre una sovracrescita microbica. Significa capire perché quel paziente è arrivato a quel punto e quale percorso è realmente in grado di sostenere.
Il breath test mi fornisce un'informazione importante.
Ma è il paziente, nel suo insieme, a guidare il percorso.
SIBO: non tratto un test.
Costruisco il trattamento sulla persona.
Dt.ssa Elisa Bocchio
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