Dott.ssa Amadio Elisa - Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Dott.ssa Amadio Elisa - Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale Psicologa e Psicoterapeuta cognitivo comportamentale - Ordine delle Marche (Sezione A-N°2935)

Il motivo per cui continuiamo a scegliere relazioni che ci fanno soffrire non va cercato nel presente, ma nel nostro pas...
10/09/2026

Il motivo per cui continuiamo a scegliere relazioni che ci fanno soffrire non va cercato nel presente, ma nel nostro passato.
Le relazioni tossiche o disfunzionali non nascono dal nulla nell'età adulta, ma affondano le loro radici nel modo in cui siamo stati cresciuti e nella forma di amore che abbiamo ricevuto da bambini.
La psicologia e la teoria dell'attaccamento ci spiegano che i primi legami con i nostri genitori sono la base di partenza per tutte le nostre relazioni future. Da bambini registriamo quel modo di stare in relazione come l'unico modo possibile di essere amati. Se quell'amore provato durante l'infanzia è stato condizionato dal dovere, dal sacrificio, dal silenzio o dalla svalutazione, la nostra mente assimilerà, ad esempio che: "amare significa soffrire", che per essere amati bisogna essere perfetti, oppure annullarsi, che se la relazione non va bene è solo colpa nostra e molto altro ancora.
E da adulti, finiamo per ricercare esattamente lo stesso tipo di legame...quel tipo di rapporto che riflette proprio quell'idea di amore che ci portiamo dentro da che eravamo bambini. Ricerchiamo e ricreiamo quell'amore che già conosciamo, l'unico che ci è familiare. Anche se tossico, anche se ci ferisce... Perché per il nostro cervello quella forma di amore rappresenta "casa"....rappresenta qualcosa di noto dove tutto è prevedibile, dove sappiamo come muoverci.
Al contrario, un amore sano può arrivare a spaventarci, ad annoiarci, solo perché totalmente estraneo a noi.
Restare in questi schemi, però, significa addestrarsi all'infelicità e dimenticare come ci si sente a stare al sicuro.
Il pericolo più grande non è perdere l'altro, ma smarrire se stessi per rimanere fedeli a un vecchio copione.
Guarire significa comprendere questo meccanismo. Significa guardare al passato non per trovare colpevoli, ma per interrompere la ripetizione automatica di quello schema e imparare, finalmente, a scegliere un amore che curi e che non distrugga.

Dott.ssa Amadio Elisa

Che male che fa questo vuoto che senti dentro. Questo senso di diversità che porti sotto la pelle da quando sei bambino....
04/09/2026

Che male che fa questo vuoto che senti dentro. Questo senso di diversità che porti sotto la pelle da quando sei bambino. Là dove lo sguardo di molti non riesce ad arrivare.
Ecco gli altri. E poi ci sei tu.
Tu, seduto a un angolo della strada a guardare la vita che ti scorre davanti, con quel senso di solitudine e quella barriera trasparente che avverti tra te e il resto del mondo.
Tu, che ti senti così sbagliato, così diverso, così fuori luogo, sempre ad annaspare, come se anche solo respirare richiedesse uno sforzo disumano.
E gli altri, che ti sembrano sempre così perfetti, così uniti, sempre al di sopra di tutto e di tutti.
Che male che fa questo sentirti così diverso. Fa così male che a volte ti rifugi nell'illusione che la tua diversità in realtà ti renda speciale, ma in fondo sai che è solo un modo per raccontartela. In fondo sai che non ci credi davvero...Ed ecco che di nuovo ricadi nello stesso buco in cui sei caduto mille e mille volte. Ecco che di nuovo ritorni a sentirti quello di sempre: un errore.
E il vuoto ti assale ancora.
Ma la verità è che non sei sbagliato. Questo è solo ciò di cui ti hanno convinto nel tempo le esperienze sfortunate che hai fatto da quando eri un bambino. Perché la vita non gira sempre nel verso giusto, e spesso infligge certi dolori a chi meno se li merita...dolori che rimangono scolpiti dentro, come fossili.
Non sei tu quello sbagliato...ad essere sbagliato è solamente quel male che ti hanno inflitto e che potevano risparmiarsi. Un male che è stato a volte stupido, a volte cattivo, a volte crudele, a volte ingenuo, a volte inconsapevole, a volte a fin di bene...ma pur sempre un male.
Dammi retta, lascia scivolare via questa sensazione di essere sbagliato e incomincia invece a pensare finalmente a cosa ti rende giusto.

Dott.ssa Amadio Elisa

Vivere con il costante timore di essere lasciati, dimenticati o non scelti è un’esperienza profondamente dolorosa che mo...
29/08/2026

Vivere con il costante timore di essere lasciati, dimenticati o non scelti è un’esperienza profondamente dolorosa che molti sperimentano. Chi soffre di questa paura non sta semplicemente "esagerando"... Sta portando con sé una ferita antica che spesso si attiva nelle relazioni di oggi.
Questa sofferenza profonda può tradursi in alcuni comportamenti tipici, molto evidenti nella pratica clinica:

🌸 Ricerca costante di rassicurazioni: ad esempio, il bisogno continuo di sentirsi dire "ci sono", "ti amo", o di avere conferme sul fatto che tutto vada bene, che non sia cambiato nulla nel rapporto, o che quel legame sia più importante di quelli avuti in passato.

🌸 Lettura distorta dei dettagli: la tendenza a interpretare piccoli segnali neutri (un messaggio più corto del solito, un ritardo nella risposta, uno sguardo stanco, un tono di voce diverso) come la prova schiacciante che l'altro si stia allontanando o stia perdendo interesse.

🌸Comportamenti di compiacenza: la tendenza a mettere i bisogni altrui sempre al primo posto, dicendo sempre di sì e annullando i propri desideri pur di evitare il conflitto o il rischio di un distacco.

🌸Controllo o iperattivazione: controllare, ad esempio, i social, i messaggi o gli orari dell'altro, non per mancanza di fiducia fine a se stessa, ma per placare quell'ansia intollerabile che sussurra: "Se non controllo, mi lascerà".

🌸Distanziamento preventivo ("Lascio io prima che lo faccia tu"): per evitare il dolore del rifiuto, si tende ad allontanarsi per primi non appena la relazione diventa intima o si presenta una piccola incomprensione, o si percepisce un qualche segnale di distacco.

Se vi riconoscete in queste dinamiche, vorrei che faceste un respiro profondo. Non c'è nulla di sbagliato in voi. Non siete "sbagliati" o "troppo difficili": siete persone che hanno sofferto e che hanno semplicemente imparato a proteggersi nell'unico modo in cui potevano.
So quanto possa essere stancante e doloroso vivere con questo peso sul cuore, ma voglio dirvi che guarire questa ferita e imparare ad amare (e amarvi) con serenità e sicurezza è possibile. Non dovete fare tutto da soli. A volte chiedere aiuto è il primo passo per stare meglio...
Il primo passo verso il cambiamento.

Dott.ssa Amadio Elisa

Spesso, il modo in cui ci guardiamo oggi, le critiche che ci rivolgiamo o i limiti che ci imponiamo non sono farina del ...
22/08/2026

Spesso, il modo in cui ci guardiamo oggi, le critiche che ci rivolgiamo o i limiti che ci imponiamo non sono farina del nostro sacco. Sono il risultato di come siamo stati guardati e "pensati" quando eravamo piccoli.
Se da bambini abbiamo respirato l'idea di dover essere sempre perfetti per essere amati, oggi faremo fatica ad accettare i nostri errori. Se siamo stati pensati come "fragili", potremmo continuare a sentirci inadeguati di fronte alle sfide della vita, e così via...
Quelle vecchie lenti, però, si possono cambiare.
La psicoterapia serve anche a questo: a esplorare la nostra storia, ad attraversare i temi dolorosi della nostra infanzia e a capire che l'identità che ci hanno cucito addosso non è un destino immutabile.
Possiamo imparare a pensarci in un modo nuovo. Più gentile. Più libero. Più nostro.

Dott.ssa Amadio Elisa

Avete presente quel susseguirsi infinito di periodi orrendi in cui non fai che ripetere "Ma perché?? Perché a me??", mal...
15/08/2026

Avete presente quel susseguirsi infinito di periodi orrendi in cui non fai che ripetere "Ma perché?? Perché a me??", maledicendo il giorno in cui ti hanno messo/a al mondo?. Ecco, questi sono i momenti in cui è facile ritrovarsi a pensare alla propria vita come a una schifezza totale senza precedenti. All'improvviso tutto fa schifo...Noi facciamo schifo...La vita fa schifo...Ridere fa schifo...La cioccolata fa schifo...Tutto andrà per sempre uno schifo...ecc, ecc, ecc...una valanga di cose schifose che ci fanno sentire a loro volta uno schifo.
Ed è pensando a tutto questo schifo che ci intristiamo ancora di più, ci arrabbiamo ancora di più e il buco nero nel quale ci troviamo si ingigantisce ancora e ancora e ancora di più...
Fino a che non ci abituiamo a quel malessere.
Ed è proprio in questi momenti in cui l'emotività prende il sopravvento, rischiando di farci vedere le cose come più brutte di ciò che già sono, che dobbiamo sforzarci di guardare i problemi da un'altra prospettiva.
Quando i momenti brutti si susseguono, dovremmo provare a pensare al cielo. Si, al cielo. Avete presente quando il cielo è per giorni grigio e pieno di nuvole scure? Quando il cielo è a lungo così, l'impressione è che il sole ci abbia abbandonati, che non ci sia più. Quasi ce lo dimentichiamo e ci abituiamo a quella penombra.
Ma la realtà è ben diversa. Il sole c'è. Continua ad esserci. Il sole c'è sempre ma dietro un muro plumbeo e nuvoloso. Bisogna solo aspettare e cercare di trovare un modo per vivere al meglio sotto quel cielo scuro, in attesa che ritorni la luce.
I periodi difficili, per quanto orrendi e pesanti siano, passano e prima o poi si ritorna a rivedere il sole e a stare meglio.
Non dimenticatelo mai.

Dott.ssa Amadio Elisa

Chi soffre di depressione mostra un generalizzato negativismo riguardo sé stesso, il mondo che lo circonda e la vita fut...
09/08/2026

Chi soffre di depressione mostra un generalizzato negativismo riguardo sé stesso, il mondo che lo circonda e la vita futura.
La persona depressa si vede inadeguata, difettosa, fallita, colpevole, priva di valore, inutile, indesiderabile, non amabile. Ha inoltre la tendenza a criticare ogni suo comportamento, pensiero, sensazione fisica ed emozione che prova, ad attribuire le sue esperienze spiacevoli a dei difetti psicologici, fisici e/o morali, a pensare di meritare certe esperienze negative, e a considerare ogni difficoltà come un proprio totale fallimento.
Rispetto alla visione negativa del mondo, chi soffre di depressione tende a interpretare negativamente le sue interazioni con l'ambiente circostante, valutandole in termini di sconfitte, privazioni o denigrazioni. La persona depressa pensa che gli altri non la aiuteranno, che la umilieranno, che saranno indifferenti; legge scherno e disprezzo in ciò che gli altri gli dicono; tende a considerare gli attuali problemi come insolubili; pensa che la vita sia caratterizzata solo da difficoltà e problemi; si sente sopraffatta da ostacoli insuperabili.
Riguardo il terzo elemento, la persona depressa si aspetta che le difficoltà e le sofferenze attuali saranno interminabili e che continueranno all'infinito. Tende, inoltre, a prevedere fallimenti futuri, a ritenere che nessuno sforzo sarà mai sufficiente per preve**re i fallimenti previsti, a considerare il futuro senza speranza e a non credere che esistano soluzioni ai suoi problemi. Stare accanto a persone depresse vuol dire ve**re catapultati inevitabilmente in un vortice di negatività, autocritica e pessimismo che non lascia trasparire alcuna via di uscita. Ma se è difficile per chi vive accanto a una persona depressa, proviamo anche solo ad immaginare quanto possa essere doloroso per chi la depressione non la guarda dall'esterno, ma la sente crescere, giorno dopo giorno, dentro di sé.
La depressione è un male che porta a guardare il mondo con occhiali neri. Non si tratta di ciò che spesso definiamo banalmente pessimismo. La depressione è qualcosa di ben più radicato che combatte tenacemente contro ogni sforzo di voler stare meglio.
Se avete a che fare con persone che soffrono di depressione, cercate di essere pazienti e di evitare frasi come "sei pesante", "sforzati", "sii ottimista", "la vita è piena di belle cose". Validate la sofferenza, siate presenti e cercate l'aiuto di un professionista, ricordando che quello che a voi sembra un semplice pessimismo riguardo sé stessi, il mondo e il futuro, in realtà è un sintomo...il sintomo di un male...un male grave e doloroso tanto quanto il peggior male fisico che voi conosciate.

Dott.ssa Amadio Elisa

Diceva Seneca: "Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli che corriamo. Soffriamo molto di più per la nostra ...
03/08/2026

Diceva Seneca: "Le nostre paure sono molto più numerose dei pericoli che corriamo. Soffriamo molto di più per la nostra immaginazione che per la realtà."
La nostra mente viaggia nel futuro, racconta storie, ci mette di fronte scenari negativi, spacciandoli per certi. E davanti alle storie che la mente ci racconta e alle immagini spiacevoli che ci proietta, ci sentiamo in ansia, spauriti, fragili...E diamo per scontato che tali storie e immagini siano vere. Ci fondiamo con esse, le diamo per certe. La nostra attenzione si focalizza solo sulle possibilità catastrofiche che la mente ci presenta, senza considerarne altre.
Rimaniamo intrappolati in un vortice di pensieri negativi, dal quale risulta difficile svincolarsi.
Ma come fare per liberarsi?
Quando cominciamo a prevedere scenari spiacevoli e sentiamo l'ansia crescere in noi, un buon modo per placare la mente e gestire la preoccupazione è allargare la visuale.
Cosa vuol dire? Vuol dire provare a non rimanere avvinghiati all'unica possibilità negativa che la mente ci presenta, ma ampliare la gamma di scenari alternativi. Cos'altro potrebbe succedere che non sia per forza la cosa peggiore che ci immaginiamo?
Che prove abbiamo che si verificherà per forza ciò che ci spaventa? Ci sono delle controprove ai nostri pensieri negativi?
Proviamo a pensare a quante probabilità ci siano che accada proprio ciò che temiamo, anche ripensando ad esperienze passate. Proviamo a pensare a qual è la cosa che più realisticamente potrebbe succedere, a qual è la cosa più probabile che possa accadere. Ampliamo il ventaglio di possibilità. Il mondo non è solo bianco o nero, ma contiene mille sfumature diverse.
Quando la mente ci avvolge di scenari negativi, non lasciamoci soccombere. Cerchiamo di districarci mettendo in discussione i pensieri che ci generano ansia, senza darli per scontati e senza prenderli assolutamente per veri. I pensieri sono pensieri. La realtà è un'altra cosa. Pensieri e realtà non sempre coincidono.
Se posso pensare che la foto del post è a colori, mentre in realtà è in bianco e nero, allora è possibile che i miei pensieri, anche quelli negativi, non dicano sempre come stiano realmente le cose, ma che possono essere fallibili, discutibili e modificabili.
Buona riflessione.

Dott.ssa Amadio Elisa

Capita a tutti, in certi giorni, di sentire riaffiorare il dolore di ferite passate. Una parola detta a mezza bocca, un ...
27/07/2026

Capita a tutti, in certi giorni, di sentire riaffiorare il dolore di ferite passate. Una parola detta a mezza bocca, un rifiuto, un giudizio sono solo alcune delle innumerevoli situazioni che possono riaprire ferite che pensavamo ormai chiuse. In quel momento, la ferita brucia. E insieme al dolore, arriva forte la tentazione di reagire come abbiamo sempre fatto: chiudendoci in noi stessi, attaccando o fuggendo. Ma c'è una verità fondamentale che spesso sfugge: le nostre ferite passate hanno il diritto di emergere, ma noi non abbiamo l'obbligo di assecondarle.
Le esperienze difficili del nostro passato fanno parte della nostra storia. Negarle o fingerle inesistenti non serve. Quando bussano alla porta, è normale avvertire disagio. È umano.
Tuttavia, tra il dolore che riaffiora e ciò che facciamo subito dopo, esiste uno spazio prezioso. Uno spazio in cui vive la libertà di scelta. Non possiamo cancellare il nostro passato, ma possiamo ascoltare le nostre ferite, accoglierle con calore e scegliere al contempo di lasciarle lì, di guardarle come parte della nostra storia, senza lasciare che condizionino la nostra vita. Possiamo guardare le nostre ferite e dire loro: "Vi vedo, so che ci siete e capisco il perché... Ma oggi decido io come comportarmi. Decido io come reagire. E scelgo di agire per il mio bene".
Ed è proprio in terapia che impariamo a prenderci cura di questo spazio di scelta per vivere una vita più autentica, serena e libera dal passato.

Dott.ssa Amadio Elisa

Quando senti di non essere abbastanza, la paura dell'abbandono diventa un'ombra silenziosa che ti accompagna ogni giorno...
20/07/2026

Quando senti di non essere abbastanza, la paura dell'abbandono diventa un'ombra silenziosa che ti accompagna ogni giorno nella relazione con le persone per te più importanti.
Per proteggere il legame e non rischiare di perdere l'altro, inizi a fare piccoli sacrifici invisibili che pesano sul cuore. Indossi una maschera di assoluta perfezione per nascondere ogni tua fragilità, metti da parte i tuoi bisogni dicendo sempre di sì per il timore di scontentare chi ami, ricerchi costanti rassicurazioni e controlli ogni tuo gesto, sfinendoti nel tentativo di essere sempre impeccabile. Il paradosso di tutto questo è purtroppo molto doloroso, perché per salvare la relazione a tutti i costi, perdi lentamente la parte più bella di te stesso.
Ma questa paura così grande è solo l'eco del tuo passato, il ricordo di momenti in cui la tua imperfetta natura umana purtroppo non è stata accolta come avrebbe meritato.
L'amore vero non ti chiede di essere perfetto, ti chiede solo di essere presente. Chi ti ama davvero desidera incontrare una persona reale, fatta di bellissime luci ma anche di fragili crepe.
In terapia si lavora proprio su questo, per imparare a guardare con infinita tenerezza quella parte di se stessi che trema all'idea di essere lasciata, per prenderla per mano e ricordarle che il proprio valore esiste a prescindere da tutto e da tutti.

Dott.ssa Amadio Elisa

Molte persone trascorrono una vita intera a mettere al primo posto i bisogni degli altri che, quando il terapeuta chiede...
13/07/2026

Molte persone trascorrono una vita intera a mettere al primo posto i bisogni degli altri che, quando il terapeuta chiede loro di cominciare per la prima volta a scegliere sé stesse, saranno pervase da un terribile senso di colpa, come se avessero compiuto un errore imperdonabile...Come se fossero venute meno a una legge universale che sancisce il divieto assoluto a prendersi cura del proprio benessere e del proprio cuore.
Ed è su questo sentirsi colpevoli che il terapeuta deve insistere.
È su questo senso di colpa che deve sostare...fino a che sarà necessario.
Fino a che quello scegliersi non diventerà un'abitudine.
Perché non c'è niente di sbagliato nel volersi bene.
Niente!

Dott.ssa Amadio Elisa

"Io ti ho scelto. E ti sceglierò ancora, ancora e ancora. Senza pause, senza dubbi, in un batter d’occhio. Continuerò a scegliere te."
(Anonimo)

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