Dott.sa Paola Girelli

Dott.sa Paola Girelli Sono psicologa e coach strategica, aiuto a dare forma al proprio benessere personale e lavorativo. sono esperta di job crafting e approccio strategico breve.

Molte persone arrivano a comprendere molto bene ciò che provano.Sanno spiegare perché si sentono bloccate, arrabbiate, d...
07/06/2026

Molte persone arrivano a comprendere molto bene ciò che provano.

Sanno spiegare perché si sentono bloccate, arrabbiate, deluse o insoddisfatte. Conoscono le cause, ricostruiscono gli eventi, trovano collegamenti.

Eppure questo non sempre produce un cambiamento.

Perché comprendere un'emozione e imparare a utilizzarla sono due competenze diverse.

Le emozioni non nascono per essere spiegate. Nascono per orientare.

Sono una forma di sapere che precede il pensiero: ci indicano una direzione, ci segnalano cosa conta, cosa chiede attenzione, cosa forse stiamo trascurando.

Per questo la capacità di gestirle non si sviluppa analizzandole all'infinito.

Si sviluppa imparando a muoversi a partire da ciò che sentiamo e osservando che cosa accade.

Nel Crafting Strategico® le emozioni non sono un ostacolo da eliminare né qualcosa da tenere sotto controllo. Sono una competenza da sviluppare.

Non ci chiedono soltanto di essere comprese.

Ci chiedono di imparare a usarle.

La domanda allora non è solo:

"Cosa provo?"

Ma anche:

"In che direzione mi sta orientando ciò che provo?"

Se vuoi approfondire questi temi e capire come applicarli alla tua situazione professionale o personale, puoi prenotare una call conoscitiva.

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Quando qualcuno non è d'accordo con noi, raramente reagiamo soltanto alle sue parole.Più spesso reagiamo al significato ...
31/05/2026

Quando qualcuno non è d'accordo con noi, raramente reagiamo soltanto alle sue parole.
Più spesso reagiamo al significato che attribuiamo a quelle parole.
Se pensiamo che l'altro non abbia capito, cercheremo di spiegare meglio. Se pensiamo che ci stia giudicando, inizieremo a difenderci. Se pensiamo che stia mettendo in discussione il nostro valore, probabilmente smetteremo persino di ascoltare.
Eppure tra ciò che l'altro dice e ciò che noi comprendiamo esiste sempre uno spazio: lo spazio dell'interpretazione.
Molte tensioni relazionali nascono proprio lì.
Dal punto di vista strategico, non sempre il problema è la differenza di opinioni. Spesso è il modo in cui leggiamo quella differenza e le reazioni che mettiamo in atto per gestirla.
Il Crafting Strategico®️ lavora anche su questo: ampliare la lettura della realtà per interrompere schemi che, pur animati dalle migliori intenzioni, finiscono per produrre distanza invece che comprensione.
Se ti riconosci in queste dinamiche e desideri comprendere come affrontarle in modo diverso, possiamo esplorarle insieme in una call conoscitiva.
Prenota un confronto: https://www.craftingstrategico.it

Le emozioni influenzano continuamente il modo in cui leggiamo la realtà.Ed è normale che questo accada. L’importante è c...
21/05/2026

Le emozioni influenzano continuamente il modo in cui leggiamo la realtà.
Ed è normale che questo accada. L’importante è che ne siamo consapevoli.
Il problema nasce quando ciò che sentiamo diventa automaticamente una prova di ciò che è reale.

“Lo sento, quindi è.”

È questa una delle psico-trappole più frequenti: usare l’emozione come ancora di realtà.

Questa logica può portare a previsioni non utili, e all’autoinganno: ci fa abitare scenari immaginati come se fossero già reali, fino a costruire prospettive disfunzionali che finiscono con l'imprigionarci.

Diventa fondamentale mantenere un sano contatto con la realtà per distinguere ciò che proviamo da ciò che concretamente sta accadendo.

Il sentire non va eliminato.
L’intuito e le emozioni sono risorse importanti.

La vera differenza sta nel riconoscere quando l’emozione ci sta aiutando a leggere una situazione, e quando invece sta costruendo una realtà che rischiamo di vivere come inevitabile.

Ti è mai capitato di accorgerti che una paura stava già orientando il tuo modo di vedere la realtà?

Se vuoi imparare a riconoscere questi automatismi e trasformare il sentire in una risorsa invece che in una condanna, puoi contattarmi per una call conoscitiva.

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Quando parliamo di problemi nelle relazioni, personali o professionali, pensiamo spesso a comunicazione poco chiara, ton...
11/05/2026

Quando parliamo di problemi nelle relazioni, personali o professionali, pensiamo spesso a comunicazione poco chiara, toni aggressivi, mancanza di diplomazia.

Ma esistono dinamiche molto più sottili. Il mansplaining ne è un esempio: una spiegazione superflua che sottintende che l'altra persona sia meno competente.

Non è sempre intenzionale; è, anzi, spesso invisibile a chi la mette in atto.

Quello che non vediamo è il presupposto implicito in questo atteggiamento: la persona che spiega occupa la posizione di "chi sa", e attribuisce all'altra quella di "chi ha bisogno di imparare". Una volta creata questa cornice, è difficile uscirne.
Chi riceve la spiegazione cerca di dimostrare la propria competenza, ma ogni tentativo consolida ulteriormente il presupposto iniziale.

Il problema è che nessuno ha scelto consapevolmente di entrare in questo gioco.

Nel Crafting Strategico lavoriamo su questo: riconoscere quale posizione occupi in una relazione e quale stai assegnando agli altri, anche inconsapevolmente, per rimodellarla—nel lavoro come nella vita personale.

Se riconosci questi meccanismi nei tuoi rapporti, o desideri imparare a comunicare con la consapevolezza degli effetti che hai sugli altri, possiamo lavorarci insieme.

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Oggi è il 1° maggio: la giornata in cui ricordiamo il valore del lavoro e la conquista dei diritti ad esso collegati.Cap...
01/05/2026

Oggi è il 1° maggio: la giornata in cui ricordiamo il valore del lavoro e la conquista dei diritti ad esso collegati.

Capita, nel contesto lavorativo, che ci sentiamo distanti dal ruolo che ricopriamo.
In quel momento la nostra mente costruisce due ipotesi: che il ruolo giusto sia altrove, o che basti sapersi accontentare, adattandosi. Movimenti opposti, stessa funzione: rimandare la presa di posizione su ciò che stiamo facendo.

Con il Job Crafting Strategico, anziché cercare un ruolo in cui ci sentiamo a nostro agio, mettiamo mano al lavoro che abbiamo: che valori portiamo, cosa riusciamo a cambiare, cosa possiamo lasciar andare. Sono interventi piccoli, quotidiani. Solo dopo questo tipo di ristrutturazione, restare o andare diventa una scelta vera, e non una reazione.

Il 1° maggio celebra una conquista collettiva. Ne resta una più silenziosa, da fare ognuno per sé.

Senti che il tuo ruolo non ti rappresenta? Hai mai provato a modificare qualcosa per renderlo più tuo?
Se pensi che potrebbe essere una buona strada, e desideri un supporto, prenota una call conoscitiva: https://www.craftingstrategico.it

Diciamo "ciao ragazzi" a un team misto. Parliamo di "un buon padre di famiglia" per indicare una persona responsabile. F...
24/04/2026

Diciamo "ciao ragazzi" a un team misto. Parliamo di "un buon padre di famiglia" per indicare una persona responsabile. Frasi che ci sembrano cordiali e neutre.

Il punto è che la gentilezza non dipende solo dalle nostre intenzioni.

Il maschile usato come neutro ("ragazzi", "candidato", "utenti") porta con sé una domanda tacita: chi viene nominato e chi resta invisibile? Non è il tono a decidere, è la struttura della frase.

Watzlawick chiamava "punteggiatura" il modo in cui ciascuno legge una sequenza di comunicazione dal proprio punto di vista. Noi vediamo cordialità. Chi ci ascolta può leggere esclusione.

Se applichiamo la comunicazione strategica, addolcire il tono senza interrogare la struttura del linguaggio è una tentata soluzione: tiene un clima armonioso, ma lascia intatta la logica di chi entra nello scambio e chi no.

La gentilezza efficace è scelta.

Invece di "ciao ragazzi", "ciao a tutte e tutti".
Invece di "cerchiamo un candidato brillante", "cerchiamo una persona brillante".
Invece di "chiama la segretaria", "chiama chi lavora in segreteria".

Piccoli spostamenti che decidono chi c'è davvero nella conversazione.

Ti è mai capitato di sentirti fuori da uno scambio mentre chi parlava pensava di essere cordiale?

Se vuoi lavorare sul tuo linguaggio professionale e sul modo in cui costruisce relazioni, puoi prenotare una call conoscitiva

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Esiste un punto in cui informarsi smette di essere utile e diventa un modo per tenere a bada qualcosa che non si riesce ...
17/04/2026

Esiste un punto in cui informarsi smette di essere utile e diventa un modo per tenere a bada qualcosa che non si riesce a nominare.

Con il benessere capita spesso. Le informazioni possono essere accurate, ben costruite. Il problema è strutturale: ogni contenuto porta con sé un criterio implicito a cui sentiamo di dover rispondere. E più criteri accumuliamo, più ampio diventa il terreno in cui rischiamo di sentirci inadeguati.

C'è un meccanismo preciso in questo: cercare contenuti sul benessere quando ci sentiamo a disagio è un tentativo di regolare quel disagio attraverso la comprensione. La comprensione, però, in questo caso aggiunge invece di risolvere. Ogni nuovo framework descrive qualcosa che non stiamo facendo, o che stiamo facendo in modo sbagliato. Il disagio si riformula.

Quello che nel Job Crafting Strategico chiamiamo tentata soluzione ha spesso questa forma: usiamo qualcosa per sentirci meglio, ma quell'azione stessa conferma che c'è un problema da risolvere. E così il problema si consolida.

Il senso di colpa davanti a questi contenuti è l'effetto di un linguaggio che ha trasformato la cura in un campo di valutazione. «Dovrei dormire di più, gestire meglio lo stress, prendermi più cura di me.» Un segnale del metro che stiamo usando, prima ancora che del nostro stato reale.

La cura di sé, quando funziona, parte da una domanda che viene prima degli standard. Una domanda a cui è difficile rispondere se siamo impegnati a misurarci.

Hai mai notato che certi contenuti sul benessere ti lasciano con più pressione di quella che avevi prima di leggerli?

Se ti riconosci in questo meccanismo e vuoi lavorarci, prenota una call conoscitiva. È il punto da cui iniziare.
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Ci sono due strategie principali che usiamo per farci conoscere dagli altri.La prima: affidarsi alla naturalezza, senza ...
10/04/2026

Ci sono due strategie principali che usiamo per farci conoscere dagli altri.

La prima: affidarsi alla naturalezza, senza costruzione, senza scelta. Come se il semplice fatto di mostrarsi fosse sufficiente per comprenderci.

La seconda: adattarci continuamente — tono, registro, comportamento — in base a chi abbiamo di fronte. Come se la flessibilità assoluta fosse la soluzione.

Spinte all'estremo, diventano entrambe tentate soluzioni: dei modi per gestire il disagio di non essere capiti attraverso un eccesso di naturalezza o di adattamento.

In entrambi i casi, la funzione è la stessa, evitare la fatica di scegliere cosa vogliamo che gli altri vedano di noi.

La domanda che sposta la prospettiva è un'altra: cosa rimane riconoscibile di me, qualunque sia il contesto?

Non quanto mi mostro. Ma cosa scelgo, con criterio, di rendere stabile.
È una questione di progettazione, non di caso.

Se desideri approfondire, possiamo lavorarci insieme: https://www.craftingstrategico.it

Occuparsi della propria salute è diventato quasi un dovere. E gli strumenti per farlo non mancano.Quando cerchiamo sinto...
03/04/2026

Occuparsi della propria salute è diventato quasi un dovere. E gli strumenti per farlo non mancano.
Quando cerchiamo sintomi online, quando teniamo sotto controllo ogni parametro del corpo, quando immaginiamo scenari che ancora non esistono — stiamo cercando di eliminare l'incertezza.
È una logica comprensibile.
Il punto è che l'incertezza sul corpo non si elimina: si gestisce.

Dal punto di vista della psicologia strategica, queste sono tentate soluzioni: comportamenti che nascono per ridurre l'ansia, ma che finiscono per alimentarla.
Più cerchiamo, più troviamo.
Più monitoriamo, più ogni segnale diventa una minaccia.
Più anticipiamo, più viviamo in uno stato di allerta permanente.

Stare bene non significa azzerare i rischi o avere tutto sotto controllo.
Significa sviluppare un rapporto diverso con ciò che non si può sapere del tutto.

Il corpo manda segnali. Vale la pena imparare ad ascoltarli in modo più funzionale e utile ad un nostro reale benessere.

Ti riconosci in qualcuno di questi pattern?

Se vuoi lavorarci, puoi prenotare una call conoscitiva
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Viviamo spesso l’oscillazione tra posto fisso e libera professione come mancanza di chiarezza. Come se non riuscire a sc...
27/03/2026

Viviamo spesso l’oscillazione tra posto fisso e libera professione come mancanza di chiarezza.

Come se non riuscire a scegliere fosse già il problema.
In molti casi, invece, stiamo solo cercando di tenere insieme due esigenze diverse: stabilità e autonomia.

Quando passiamo da una forma all’altra, cambiano le regole.

Nel posto fisso abbiamo più struttura, ma anche più vincoli.
Nel lavoro in proprio abbiamo più libertà, ma anche più incertezza.

È qui che iniziamo a fare fatica. Invece di leggere questa tensione, proviamo a risolverla: analizziamo di più, aspettiamo di sentirci pronti, cerchiamo garanzie prima di decidere.
Così rimandiamo.

Dal punto di vista del Job Crafting Strategico, questa è una tentata soluzione: cerchiamo una condizione che ci eviti questa fatica.

Ma ogni contesto lavorativo chiede qualcosa.
Nel posto fisso ci viene chiesto di tollerare il vincolo.
Nel lavoro in proprio di reggere l’incertezza.

E la nostra scelta diventa sostenibile quando riconosciamo quale tipo di fatica possiamo gestire meglio in quel momento: non la scelta che elimina il problema, ma quella dentro cui riusciamo a funzionare.

Se ti trovi in questo momento di passaggio e non riesci a prendere una direzione, può essere utile lavorarci insieme.

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Indirizzo

P. Zza Roma, 2
Cremona
26100

Orario di apertura

Lunedì 14:00 - 20:00
Martedì 10:00 - 19:00
Mercoledì 10:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 09:00 - 13:00

Telefono

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