23/08/2026
🔴 La difterite non può essere considerata un rischio remoto alle nostre latitudini. Lo spiega a Adnkronos Rocco Russo, coordinatore del Tavolo Vaccinale della Società Italiana di Pediatria.
In molte aree del mondo le coperture vaccinali «non sono adeguate o addirittura sono inesistenti» e i patogeni possono facilmente «viaggiare» con le persone.
La difterite si trasmette attraverso il contatto diretto tra esseri umani o, più raramente, attraverso oggetti contaminati dalle secrezioni. Per questo è fondamentale «avere adeguata copertura vaccinale, con adeguati livelli anticorpali».
La vaccinazione contro la difterite inizia dal 60° giorno di vita, con il vaccino esavalente, che protegge da difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae.
Nel primo anno di vita sono previste tre dosi, a 3, 5 e 11-12 mesi. Poi è previsto un richiamo a 5 anni e, successivamente, ogni 10 anni.
‼️ Ma un punto è particolarmente importante: i richiami devono essere effettuati anche in età adolescenziale e adulta. Sono stati segnalati casi di persone vaccinate da bambini che, non avendo effettuato i richiami, hanno contratto l’infezione, ma non sono deceduti.
«Non basta soltanto vaccinarsi, serve mantenere alti i livelli anticorpali, attraverso i periodici richiami, in modo da potersi difendere sempre da Corynebacterium diphtheriae», sottolinea Russo.
E c’è un altro aspetto da ricordare: «Migliaia di bambini sono stati vaccinati e sono venuti a contatto con il Corynebacterium diphtheriae senza infettarsi. Vite salvate in maniera silenziosa, senza clamore». Per Russo, «il vaccino continua ad essere vittima del suo stesso successo».
Per dubbi e perplessità sulle vaccinazioni, il Tavolo Vaccinale della Società Italiana di Pediatria mette inoltre a disposizione di genitori e pediatri una linea telefonica: 389 4945150, ogni mercoledì dalle 15 alle 17, per offrire supporto a una scelta libera, consapevole e informata.