Voce al caregiver

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"La dignità delle persone non si sperimenta. Si garantisce. E si garantisce attuando la legge"  Persone
10/06/2026

"La dignità delle persone non si sperimenta.
Si garantisce.
E si garantisce attuando la legge"



Persone

Il problema non è la Riforma della disabilità, ma chi la vuole demolire

del PERSONE – Coordinamento Nazionale Contro la Discriminazione delle Persone con Disabilità

«Circola con crescente insistenza una narrazione che, dati alla mano, descrive la Riforma della disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/2024 come un fallimento annunciato», osservano dal Coordinamento PERSONE. Ma le criticità, pur vere, riguardano gli aspetti applicativi, non i princìpi che la Riforma ha introdotto. C’è una domanda che chi interviene su questo tema dovrebbe porsi esplicitamente: l’obiettivo di tale narrazione è che le persone con disabilità possano ottenere concretamente quanto la legge riconosce loro come diritto, oppure è screditare la legge che sancisce quel diritto

Circola con crescente insistenza una narrazione che, dati alla mano, descrive la Riforma della disabilità introdotta dal Decreto Legislativo 62/2024 [attuativo della Legge Delega 227/2021, N.d.R.] come un fallimento annunciato. I numeri citati — calo delle domande nelle province pilota, flessione delle pratiche accolte, carenze di organico negli uffici INPS, Progetto di Vita ancora largamente inattuato — non sono inventati. Non è nostra intenzione contestarli.
È nostra intenzione, però, contestare radicalmente la conclusione che se ne vuole trarre: i dati descrivono un’applicazione fallimentare. Non una legge sbagliata.
I dati più recenti, elaborati dalla CGIL a partire dalle rilevazioni INPS sulle nove province pilota avviate a gennaio 2025, documentano un calo del 13,1% delle domande di invalidità e inabilità previdenziale presentate, con punte marcate in alcune province — a Brescia, ad esempio, le pratiche accolte sono diminuite di circa un terzo rispetto al periodo precedente. Si tratta di numeri significativi, che la stessa organizzazione sindacale legge come segnale di un problema strutturale nell’accesso alle tutele.
Vale la pena sottolineare chi ha prodotto questa analisi: non un soggetto ostile alla riforma, ma la CGIL, che storicamente tutela i lavoratori e i cittadini più vulnerabili. Questo rafforza, non indebolisce, la domanda che occorre porre: se anche chi non ha interesse a demolire la riforma rileva queste criticità, perché l’attenzione si concentra sulla legge invece che su chi non sta creando le condizioni per attuarla?

Il Decreto Legislativo 62/2024 ha introdotto nel nostro ordinamento un impianto concettuale profondamente diverso da quello precedente: la valutazione multidimensionale della persona, il Progetto di Vita personalizzato come strumento di autodeterminazione, il Budget di Progetto come meccanismo di integrazione delle risorse. Si tratta di princìpi coerenti con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e con il paradigma bio-psico-sociale che da decenni la ricerca internazionale indica come riferimento per politiche inclusive realmente efficaci. Nessuno di questi princìpi è confutato dai dati citati.
Quei dati documentano invece altro: che la sperimentazione è partita senza stanziamenti adeguati; che l’INPS è stato investito del ruolo di valutatore unico in presenza di carenze strutturali di organico medico-legale, documentate e riconosciute dallo stesso Istituto, tanto che in questi mesi alcune sedi regionali hanno pubblicato bandi urgenti per assumere medici legali con contratti autonomi; che l’estromissione dei patronati dalla fase iniziale ha privato i cittadini più fragili di un supporto storico e collaudato — i patronati nel 2024 gestivano l’85% delle domande; che le nuove procedure hanno spostato sul medico certificatore un carico amministrativo per il quale molti non erano preparati. Sono tutte scelte organizzative e finanziarie. Nessuna di esse è scritta nella legge.
Viene spontaneo chiedersi: a chi giova screditare la riforma?
Chi si preoccupa genuinamente delle condizioni di vita delle persone con disabilità, di fronte a questi dati, dovrebbe porre domande precise e scomode:
• Perché il fondo per la non autosufficienza non è stato adeguato alle necessità reali?
• Perché non sono state adottate misure cogenti per obbligare i servizi territoriali a riorganizzarsi?
• Perché si è avviata una sperimentazione senza costruire preventivamente le condizioni minime per renderla praticabile — a partire dall’organico medico e dal coinvolgimento dei patronati?
Queste domande chiamano in causa le scelte di chi governa, di chi amministra, di chi ha in mano le risorse. Non chiamano in causa la legge.
C’è invece una logica diversa, che produce un effetto opposto: usare i dati negativi della sperimentazione per alimentare il convincimento che gli obiettivi della riforma siano troppo idealistici, irrealizzabili, estranei alla realtà del paese. Questa logica — consapevolmente o no — fa il gioco di chi non ha mai voluto la riforma: chi trae vantaggio dal mantenimento del sistema attuale, fondato su prestazioni standardizzate, assenza di progettualità individuale e gestione frammentata tra enti con competenze sovrapposte e non coordinate.
Uno degli aspetti più critici – e quindi più strumentalizzati – è il Budget di Progetto. E anche qui, il problema non è la norma.
Partiamo da un esempio concreto: il Budget di Progetto prevede che le risorse provenienti da fonti diverse — INPS, Comuni, ASL, altri enti — possano essere integrate e rese flessibili in funzione del Progetto di Vita della persona, superando i vincoli di destinazione che oggi rendono impossibile costruire risposte personalizzate ed efficaci. È una norma di civiltà, attesa da anni dalle famiglie e dagli operatori.
Ebbene: in diversi territori l’interoperabilità delle risorse viene ad oggi bloccata da semplici circolari interne di dirigenti dei servizi, che reintroducono vincoli che la legge ha rimosso. Il problema, in questo caso, è la riforma o il sistema organizzativo che tollera — e a volte favorisce — questa anomalia? La risposta è ovvia. Eppure la narrazione che circola invita a concludere che sia la legge a non funzionare.
C’è una domanda che chi interviene su questo tema dovrebbe porsi esplicitamente: l’obiettivo è che le persone con disabilità possano ottenere concretamente quanto la legge riconosce loro come diritto, oppure è screditare la legge che sancisce quel diritto?
Non si tratta di una domanda retorica. Le due posizioni producono strategie politiche radicalmente diverse. La prima richiede di fare pressione su chi non stanzia i fondi, non adegua i servizi e gestisce la fase transitoria come se la Riforma non fosse mai stata approvata. La seconda richiede di alimentare la sfiducia nella Riforma stessa, aprendo la strada a un suo svuotamento progressivo o a una revisione che la riconduca al vecchio impianto prestazionale.
Il Coordinamento PERSONE ha una postura fortemente radicata nella prima posizione. Senza sconti per nessuno: né per il governo che non finanzia adeguatamente l’attuazione, né per le amministrazioni locali che usano le difficoltà operative come alibi per non cambiare nulla, né per chi strumentalizza le difficoltà reali delle persone con disabilità per perseguire obiettivi che con quelle difficoltà non hanno nulla a che fare.
Una buona legge che finalmente apre una prospettiva è come “un’oasi promessa in fondo al deserto”. Il problema è che, una volta arrivati, si trovano muri alti e porte chiuse. Non basta allora indicare “l’oasi come meta” o screditare la riforma: occorre abbattere le porte e demolire quei muri. Significa pretendere che lo Stato e le Regioni emettano i provvedimenti necessari per costruire concretamente il Budget di Progetto, che le amministrazioni locali smettano di reintrodurre vincoli che la legge ha rimosso, che ogni ostacolo burocratico venga rimosso con la stessa determinazione con cui si è attraversato il deserto.

La dignità delle persone non si sperimenta. Si garantisce. E si garantisce attuando la legge, non demolendola.



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Il Progetto di Vita e' un diritto dal 2000, da 26 anni!
27/05/2026

Il Progetto di Vita e' un diritto dal 2000, da 26 anni!

"Aspettate il 2027."

Molte famiglie si sentono rispondere così quando chiedono il Progetto di Vita.

Ma è davvero necessario aspettare?

La risposta è no.

Abbiamo raccolto le domande più frequenti delle famiglie e le relative risposte in un nuovo articolo.

Perché conoscere i propri diritti è il primo passo per poterli esercitare.

👇
Leggi l'articolo completo https://coachfamiliare.it/domande-e-risposte-sul-progetto-di-vita/

15/05/2026

Accompagnamo le persone con disabilita' e le loro famiglie nella costruzione del Progetto di Vita.
Ogni situazione e' diversa, perche' ogni Persona e' diversa. Per tutti pero' e' necessario cambiare lo sguardo sulla Persona, proprio a partire dal contesto di vita.
Quando questo avviene ci si pone fuori casa con la postura di chi esercita un legittimo diritto e non di chi allunga la mano per chiedere.

Cambia sguardo 🪷


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12/05/2026

Bisogna partire da quello che serve, dai bisogni della singola persona con disabilita', non da quello che c'e'.

Coach Familiare

“Non bisogna partire da quello che c’è.
Bisogna partire da quello che serve.”

Sabato parleremo anche di questo.

Troppo spesso le famiglie ricevono risposte standard, servizi già decisi, percorsi uguali per tutti.

Il Progetto di Vita dovrebbe fare il contrario:

✔️ ascoltare la persona
✔️ capire i bisogni reali
✔️ costruire sostegni personalizzati

Perché ogni persona ha una storia diversa.

📍 Ci vediamo il 16 maggio a Castel San Pietro Terme.





PS: contenuto realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale.

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05/05/2026

✨ L’autodeterminazione del caregiver: chi sei oltre il ruolo di cura?

Nel 4° incontro abbiamo esplorato i molteplici ruoli dell’essere caregiver ogni giorno.

👀 Nominarli e condividerli ha portato a una consapevolezza importante:
essere caregiver è molto più di un solo ruolo, ed è diverso per ciascuno.

💭 Mi basta essere questo o vorrei essere anche altro?
🌱 Un passo verso l’autodeterminazione.

✍️ Obiettivo del mese: coltivare almeno un ruolo “oltre”.

💛 Perché non siamo solo cura.

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19/04/2026

CARE NOT CURE

"Il Counselor si prende cura dell'altro, non lo cura.
Il Counselor HA cura, ma NON cura.
Quello del Counselor e' un intervento di Care (prendersi cura), non di Cure (curare)"
🙏

Con i nostri titoli, lauree e master, la formazione continua, il rigoroso rispetto dei limiti del nostro lavoro quotidiano che tutela le persone che incontriamo, l'incontro e la collaborazione proficua con altri professionisti della relazione d'aiuto, psicologi in primis, affermiamo orgogliosamente il nostro Essere Counselor Professioniste ed il nostro appartenere alla Comunita' di AssoCounseling

La nostra appartenenza al'Associazione Professionale e' regolata da precisi standard il cui rispetto porta ogni tre anni al rilascio del'Attestato di Qualita' e Qualificazione dei Servizi ex L. 4/2013. La nostra scelta di appartenere e' coerente con il nostro desiderio e volonta' di tutelare chi ci chiama per essere accompagnato a condividere la propria storia.

❤️

LO SPAZIO NARRATIVOOggi ci formiamo noi per avere sempre piu' strumenti per accogliere e accompagnare le persone.Convegn...
18/04/2026

LO SPAZIO NARRATIVO

Oggi ci formiamo noi per avere sempre piu' strumenti per accogliere e accompagnare le persone.

Convegno annuale di ad

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13/04/2026

Cosa vuol fare da grande tuo figlio con disabilita'?

Lo abbiamo chiesto ai genitori che stiamo accompagnando nel percorso dell'autodeterminazione. Nelle risposte un mondo.

Il viaggio e' iniziato con le parole che si sono sentiti dire alla diagnosi, "te ne dovrai occupare tutta la vita", secondo il classico modello medico-assisteniziale.
La meta e' "scegli per te, sostieni la scelta altrui", secondo l'"innovativo" approccio ai diritti.

La tappa di stasera, AAA
Autonomia.
Adultita'.
Autodeterminazione.

Quando e' grande per un genitore il proprio figlio con disabilita'?
Con quale metro misuro il suo sapere, saper fare, saper essere?
Come mi fa sentire pensare al futuro?

Una ricca condivisione, una crescita personale assieme.

Alla prossima 😉

"La legge ci offre la mappa per il  , ma il viaggio spetta a noi, cambiando non solo i moduli, ma il pensiero che sta di...
27/03/2026

"La legge ci offre la mappa per il , ma il viaggio spetta a noi, cambiando non solo i moduli, ma il pensiero che sta dietro ai servizi. Non dobbiamo dare alle persone un posto dove stare, ma gli strumenti per essere. Scardinare vecchie abitudini amministrative è un prezzo equo per restituire il diritto alla vita a chi, per troppo tempo, ha ricevuto solo prestazioni."

La legge 62/2024 promette una rivoluzione copernicana, mettendo al centro i desideri della persona. Ma senza flussi finanziari flessibili e nuovi criteri di valutazione dei servizi, il rischio è che il Progetto di Vita resti un’isola utopica in un mare di burocrazia. Scardinare vecchie abitudini amministrative è un prezzo equo per restituire il diritto alla vita a chi, per troppo tempo, ha ricevuto solo prestazioni.

Leggi l'intervento di Riccardo Sollini
👉 https://www.vita.it/idee/il-progetto-di-vita-non-sia-un-pei-piu-lungo-serve-la-riforma-dellaccreditamento/

Il   ad   🌈📚 Mattinata intensa ad   dove abbiamo incontrato gli studenti del secondo anno di Scienze dell'Educazione, cu...
26/03/2026

Il ad 🌈

📚 Mattinata intensa ad dove abbiamo incontrato gli studenti del secondo anno di Scienze dell'Educazione, curriculum Educatore Sociale.

👀 Abbiamo illustrato il nostro e introdotto il a loro che saranno operatori nel Sociale e chiamati ad essere portatori dell'approccio basato sui diritti e le liberta' fondamentali.

💪 Il confronto vivo e partecipato ci conforta nel pensare che presto lo sguardo di civilita' scritto nelle norme vigenti sara' patrimonio professionale diffuso.

🙏 Grazie alla Prof. Silvia Zanazzi per l'invito
boarini e
libere professioniste indipendenti
parte della rete .it

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