Il Centro del Caos - Osho Sidhai

Il Centro del Caos - Osho Sidhai Centro di meditazione attiva a Firenze
Ispirato a Osho
Movimento • Respiro • Silenzio
Spazio di consapevolezza aperto a tutti

Ho deciso di sparire (da qui).Volevo dirvelo con calma, senza troppi giri di parole: ho deciso di chiudere con i social....
05/01/2026

Ho deciso di sparire (da qui).

Volevo dirvelo con calma, senza troppi giri di parole: ho deciso di chiudere con i social. La pagina de Il Centro del Caos si ferma qui.

Non è una posa e non è un colpo di testa. È che a un certo punto mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto: “Ma io, che parlo di presenza, di corpo e di risveglio, che ci faccio ancora qui dentro?”. Passo le giornate a parlare di come uscire dalla trappola della mente, e poi uso lo strumento che la mente la incatena meglio di qualunque altra cosa. Non si può proporre libertà dentro un recinto progettato per creare dipendenza.
Non si può invitare qualcuno a ritrovare il proprio centro mentre, seduto su un cesso o in attesa di un bus, un algoritmo lo bombarda di notifiche, tra pubblicità di SUV e bambini che muoiono di fame, tra aforismi sbagliati e balletti idioti , dove ti becchi una citazione di Verità tra la pubblicità di una qualunque follia e il video di qualcuno che urla. È tutto rumore. È tutto cibo spazzatura per l'anima. Un paradosso che non riesco più a digerire.

Mi sono stancato di essere un "contenuto". Mi sono stancato di dovere "fare vedere" se e quanto sono davvero quello che dico, se sono ganzo o seguito. Mentre tu fai la c***a o, nel migliore dei casi, non hai niente di meglio da fare!

Quindi, che succede ora?
Semplicemente, torno nel mondo reale.
Se volete restare in contatto con me, se volete sapere quando ci sarà il prossimo campo intensivo o quando e dove si svolgeranno le attività, basterà fare come hanno fatto tutti i veri cercatori per millenni: alzare le chiappe e muoversi. È una scelta. È il primo passo della ricerca: muoversi verso qualcosa, non aspettare che ti venga servito nel feed. Se ti interessa VIENI! I riferimenti li trovi facile. Anche in questa pagina.

Chiudo questa finestra anche per non sprecare più la mia attenzione verso ciò che è virtuale e quindi in realtà non esiste, dalle "attività online" agli "amici" e ai "followers". Perché, come dice il noto aforisma: essere famosi sui social è come essere ricchi a monopoli. Ci vediamo fuori da questo schermo, dove si è per davvero.

Un abbraccio
Neehar
Il Centro del Caos

Dopo averla criticata, voglio proporre anche questa riflessione. In una prospettiva più ampia, la McMindfulness porta co...
19/12/2025

Dopo averla criticata, voglio proporre anche questa riflessione. In una prospettiva più ampia, la McMindfulness porta con sé qualcosa di sorprendentemente prezioso: una sorta di impollinazione globale della consapevolezza.
Perché?
Perché, pur avendo obiettivi completamente diversi dalla meditazione autentica, usa le stesse tecniche. E le tecniche sono più intelligenti delle intenzioni con cui vengono impiegate. Il respiro consapevole resta respiro consapevole, anche se proposto in una sala riunioni aziendale. L’osservazione dei pensieri resta osservazione dei pensieri, anche se presentata come strumento di gestione dello stress. La presenza è presenza, indipendentemente dalla cornice in cui viene esercitata.
In altre parole: si può snaturare il contesto, ma non si può snaturare la natura della pratica.
E così accade che milioni di persone, che forse non avrebbero mai varcato la soglia di un centro meditazione, si ritrovano a fare micro-esperienze di consapevolezza durante una pausa di lavoro, in una app, in un corso aziendale. La maggior parte lo userà semplicemente per stare un po’ meglio. Ma per alcuni — quelli “già pronti”, quelli che sentono una vibrazione diversa — qualcosa si apre. Piccole crepe nella struttura abituale della percezione. Brevi lampi di presenza non filtrati. E quei lampi, anche se minuscoli, non si dimenticano.
La McMindfulness, senza volerlo, crea un terreno fertile.
Un campo immenso in cui i semi delle tecniche antiche vengono sparsi ovunque: nelle scuole, nelle aziende, negli ospedali, nelle famiglie. E come ogni seme, anche la consapevolezza germoglia solo dove trova spazio. Non ovunque, non sempre. Ma quando accade, accade profondamente.
Ecco perché, alla fine, la McMindfulness è un bene:
non perché sia profonda, ma perché diffonde gli strumenti che possono portare alla profondità.
È un’onda che porta la tecnica ovunque.

18/12/2025

Alcune persone attraversano un’intera esistenza come se fosse un’unica linea retta: un’identità, una direzione, un’idea ...
11/12/2025

Alcune persone attraversano un’intera esistenza come se fosse un’unica linea retta: un’identità, una direzione, un’idea di sé che rimane quasi immutata. Altre, invece, sembrano vivere molte vite dentro la stessa vita. Ogni cambiamento importante — un amore che finisce, un lutto, un incontro, una crisi spirituale, un sogno che prende forma o crolla — è come una porta che si chiude e un’altra che si apre.

Si vive una nuova vita ogni volta che, cambia la nostra percezione di noi stessi, si abbandona una vecchia storia, si lascia andare un ruolo, si sfalda un’identità che sembrava solida, si scopre una parte nascosta, ci si permette di sentire ciò che prima si evitava, ci si apre a un modo diverso di amare, lavorare, respirare, essere

In questo senso, una vita non è un contenitore unico, ma un continuo processo di trasformazione. C’è chi ne vive tre, chi dieci, chi cinquanta. Alcune vite durano anni, altre giorni, altre solo il tempo di un’intuizione.

Ognuna lascia un’eco.
Ognuna ci prepara alla successiva.

La cosa più sorprendente è che spesso ci accorgiamo di aver vissuto più vite solo quando una finisce davvero: quando ci voltiamo indietro e riconosciamo che la persona che eravamo non esiste più. Non è morta: si è evoluta in qualcos’altro.

Quante vite si vivono in una vita sola? Quante ne permettiamo. Quante siamo disposti a lasciare andare. Quante siamo capaci di accogliere.
E a volte, nel cuore di un solo respiro, sembra di viverle tutte.
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Meditazione e mindfulness, che molti considerano la stessa cosa, utilizzano spesso le stesse tecniche: attenzione al res...
09/12/2025

Meditazione e mindfulness, che molti considerano la stessa cosa, utilizzano spesso le stesse tecniche: attenzione al respiro, osservazione dei pensieri, ascolto delle sensazioni corporee, presenza nel momento. È proprio questa somiglianza a generare confusione e a rendere necessaria una distinzione più profonda. Perché allora si parla di McMindfulness?

Il termine nasce come metafora critica, ispirata al modello del fast food, ed è stato introdotto e diffuso dallo studioso buddhista e attivista Ronald E. Purser. Purser ha osservato come la mindfulness, una volta estratta dal suo contesto etico e trasformativo, sia diventata un prodotto standardizzato, facile da vendere e da consumare. Come il cibo “Mc”, funziona rapidamente, rassicura, ma non mette in discussione nulla di essenziale.

Le tecniche restano le stesse della meditazione tradizionale, ma l’intenzione cambia radicalmente. Il respiro non serve più per andare in profondità, ma per calmare. L’osservazione dei pensieri non apre domande sul sé, ma riduce l’impatto dello stress. La consapevolezza non destabilizza, regola. Non trasforma, ottimizza.

È proprio questa caratteristica a rendere la McMindfulness estremamente interessante per le grandi aziende e multinazionali. I programmi di mindfulness aziendale promettono lavoratori più concentrati, resilienti e meno reattivi emotivamente. Non affrontano le cause strutturali di burnout, ipercompetizione o alienazione, ma insegnano a respirare meglio al loro interno. È un investimento ideale: costi contenuti, immagine etica e risultati misurabili in termini di performance.

La meditazione, nella sua forma originaria, non nasce per rendere l’individuo più efficiente. Al contrario, mette in crisi identificazioni, valori e modelli di vita. La McMindfulness usa gli stessi strumenti per adattare l’individuo al sistema esistente, senza scossoni né rischi.

Si chiama McMindfulness perché è una consapevolezza addomesticata, integrata perfettamente nella logica del mercato. La meditazione punta alla libertà interiore. La McMindfulness alla funzionalità.
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SOLO 72 ORE SENZA IL TUO TELEFONO POSSONO RICABLARE IL TUO CERVELLO. I ricercatori hanno scoperto che stare tre giorni s...
03/12/2025

SOLO 72 ORE SENZA IL TUO TELEFONO POSSONO RICABLARE IL TUO CERVELLO. I ricercatori hanno scoperto che stare tre giorni senza uno smartphone cambia in realtà il modo in cui il cervello elabora ricompensa e umore. I recettori della dopamina e della serotonina, gli stessi legati alla dipendenza, iniziano a riequilibrare. Quando controlli costantemente il telefono, il cervello viene sommerso da piccoli colpi di dopamina. Ogni notifica sembra un premio. Col tempo, il tuo cervello inizia a desiderare il prossimo ronzio, la prossima schermata. È un ciclo di feedback che assomiglia molto alla dipendenza. Ma quando ti prendi una pausa, succede qualcosa di incredibile. I tuoi livelli di dopamina si stabilizzano e la serotonina, la sostanza chimica legata alla felicità e alla calma, sale naturalmente. Inizi a sentirti meno agitato, più concentrato e sorprendentemente in pace. Gli scienziati dicono che questa breve disintossicazione aiuta il tuo cervello a ritrovare sensibilità ai premi naturali come conversazioni vere, buon cibo e momenti di tranquillità. E’ il modo della tua mente di ricordare di nuovo cosa si prova nel piacere autentico.

Tre giorni sono il tempo minimo necessario per iniziare a spezzare davvero l'inerzia dei tuoi schemi abituali e per cons...
25/11/2025

Tre giorni sono il tempo minimo necessario per iniziare a spezzare davvero l'inerzia dei tuoi schemi abituali e per consentire al sistema nervoso di accedere a uno stato di quiete che è altrimenti irraggiungibile nella frenesia quotidiana. Tre giorni per staccare il pilota automatico, interrompere il flusso costante di stimoli e accompagnare il tuo sistema a un reset profondo.
Il primo beneficio sarà una vera e propria disintossicazione fisica, mentale e sensoriale. Ci isoleremo per 72 ore, in un luogo con una natura così forte, così intensa che oltre alle meditazioni aiuterà moltissimo ad interrompere il flusso costante di stimoli esterni (AVVISO: telefoni rigorosamente spenti) in modo che ciascuno possa tornare a distinguere nuovamente la “propria” voce interiore.
In questo isolamento, il sabato, in silenzio per tutta la giornata, sperimenteremo molte tecniche attive. Tecniche create in modo da poter processare in profondità il materiale represso (ansie, frustrazioni, giudizi) che la vita quotidiana ci spinge a ignorare. Non si tratta di nascondere il caos, ma di vederlo interamente per la prima volta. Si passa dal sentire la pressione al vederne la fonte.
La domenica passeremo a tecniche di condivisione e apertura del cuore, alcune delle quali prese dal “Libro dei Segreti” Di Osho, al fine di armonizzare e approfondire interiormente il lavoro fatto il giorno prima.
Di conseguenza questi tre giorni genereranno i primi veri momenti di insight (intuizione) cioè quella lucidità radicale nella quale cominci a vederti per quello che sei veramente e a prendere decisioni consapevoli per te stesso.
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Ogni meditazione è l'unica meditazione.Arriva sempre, per ogni meditatore, quel momento in cui si tocca il silenzio, si ...
19/11/2025

Ogni meditazione è l'unica meditazione.
Arriva sempre, per ogni meditatore, quel momento in cui si tocca il silenzio, si assapora una gioia inaspettata o un bagliore di assoluto, e la volta dopo qualcosa subito sussurra: torna lì, ritrova "quella" pace. Ma cercare di replicare un’esperienza passata è non solo il modo più sicuro per rovinare quella presente, ma anche la costruzione di una nuova gabbia credendo di uscire quella vecchia. La meditazione non è una ricetta da eseguire due volte per ottenere lo stesso sapore.
Non è la tecnica che cambia; è chi la utilizza che cambia, mutevole come le nuvole nel cielo. Ogni respiro, ogni salto, ogni momento di immobilità è un riflesso preciso di ciò che è in quell'esatto istante. La tecnica è semplicemente uno specchio neutro, un dispositivo per mostrare la forma attuale. La tecnica, qualsiasi essa sia, è solo il "mio specchio" e ogni giorno, anzi spesso ogni ora, sono un volto diverso che si riflette in esso. Quando finalmente ti arrendi a questa verità, quando dici addio all'aspettativa e accetti l'esperienza che si manifesta, esattamente così come si manifesta, per quanto scomoda o banale possa essere, solo allora il mistero della meditazione si dischiude nella sua feroce bellezza e così, ogni volta, è un viaggio diverso e bellissimo lanciato verso l'ignoto. In questo coraggio di non sapere cosa accadrà, ti perdi e ti trovi finalmente libero dalle immagini di te stesso.
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Eterni viandanti di noi stessi, non esiste altro paesaggio se non quello che siamo.Eternamente altri,e sempre soli; noi ...
13/11/2025

Eterni viandanti di noi stessi,
non esiste altro paesaggio
se non quello che siamo.
Eternamente altri,
e sempre soli;
noi stessi viaggio,
viandante e strada.
L'universo non è mio,
sono io.
Fernando Pessoa

Non sei una persona che è consapevole. Sei la consapevolezza in cui sorge l'idea di essere una persona
12/11/2025

Non sei una persona che è consapevole. Sei la consapevolezza in cui sorge l'idea di essere una persona

La famigerata Meditazione Dinamica di OshoL'immagine che emerge spesso è quella di una prova fisica estenuante, un uraga...
11/11/2025

La famigerata Meditazione Dinamica di Osho
L'immagine che emerge spesso è quella di una prova fisica estenuante, un uragano di sforzo e catarsi aggressiva.
È essenziale capovolgere la prospettiva: la Dinamica non è "tosta" o "pesante" da affrontare; è semplicemente il meccanismo che libera la pesantezza che tu porti già dentro. E la chiave per trasformare questa tecnica apparentemente faticosa in un flusso liberatorio non è la forza di volontà, ma il rilassamento totale e l'abbandono.

Si crede che per "far uscire" un'emozione bloccata si debba forzare il corpo nel respiro o gridare con sforzo durante la catarsi, ma è proprio il tuo sforzo mentale che crea rigidità fisica, e la rigidità è ciò che tiene imprigionate le energie.

Il segreto della Dinamica è l'azione rilassata. Non devi fare la rabbia, il pianto o la gioia; devi permetterle di accadere. Devi essere il contenitore rilassato che lascia passare l'emozione, piuttosto che il muro rigido che la blocca. Quando il corpo è rilassato, l'energia bloccata può fluire liberamente senza incontrare la tua resistenza fisica e mentale.

Se sei rigido, blocchi l'uscita, e la tua catarsi diventa una performance mentale, un esercizio estenuante. Se ti abbandoni, il processo diventa un'espressione spontanea e catartica che, pur essendo intensa, lascia dietro di sé una sensazione di profonda leggerezza.
La dinamica non è una lotta; è la dissoluzione del combattente. Quando il corpo si rilassa, l'energia fluisce, e la "pesantezza" non può più esistere.

La Meditazione Dinamica è una tecnica "non-struttura" di un'ora divisa in cinque fasi, ognuna delle quali richiede l'abbandono come prerequisito per l'efficacia: Se vuoi sapere davvero di cosa si tratta, la devi sperimentare. E se la vuoi sperimentare, qui al Centro del Caos, la facciamo tutte le domeniche mattina alle 10.
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Indirizzo

Via Artemisia Gentileschi 54
Florence
50142

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