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Ci sono lutti che iniziano molto prima della morte.Quando una persona che amiamo si ammala di Alzheimer, può accadere qu...
24/08/2026

Ci sono lutti che iniziano molto prima della morte.

Quando una persona che amiamo si ammala di Alzheimer, può accadere qualcosa di difficile da spiegare: la persona è ancora lì, ma alcuni aspetti del legame che conoscevamo iniziano a cambiare.

Può mancare una conversazione.
Un ricordo condiviso.
Il modo in cui ci riconosceva.
Una parte della relazione che per noi era familiare.

E allora si può provare dolore, nostalgia, rabbia, senso di colpa… persino mentre quella persona è ancora accanto a noi.

Questo non significa amarla meno.
E non significa essere egoisti nel provare dolore.

È una forma di lutto anticipatorio, che può accompagnare il percorso di chi assiste una persona affetta da una malattia progressiva.

Riconoscere questo dolore può essere importante perché permette di smettere di chiedersi:

“Perché sto soffrendo se è ancora qui?”

e iniziare a comprendere:

“Sto facendo i conti con ciò che è cambiato, mentre cerco di prendermi cura di ciò che ancora c’è.”

E forse è proprio questo uno degli aspetti più difficili del prendersi cura di qualcuno: imparare a salutare alcune parti della relazione senza smettere di amare la persona che abbiamo davanti.

— Benedetta Venditti | Psicologa

20/08/2026

Il lutto non è sempre la perdita di una persona.
A volte è la perdita di ciò che quella persona era per noi.

Ci sono malattie, come l’Alzheimer, che non portano via qualcuno tutto in una volta.

Lo fanno lentamente.

Prima cambiano i ricordi.
Poi le parole.
Le abitudini.
Il modo di riconoscerci.
Il modo di stare nella relazione.

E chi resta può ritrovarsi a vivere un dolore difficile da spiegare: la persona che ama è ancora lì, ma il rapporto che conosceva non è più lo stesso.

È una forma di lutto che può iniziare molto prima della morte.

Si può piangere per un ricordo che l’altro non ha più.
Per una conversazione che non si può più avere.
Per il ruolo che quella persona aveva nella nostra vita.
Per tutto ciò che ancora esiste fisicamente, ma che non possiamo più vivere come prima.

E questo non significa amare meno.

A volte significa proprio il contrario: significa amare qualcuno anche mentre si impara, giorno dopo giorno, a incontrarlo in una forma nuova.

Forse è questo che rende alcune perdite così difficili da attraversare:
non dobbiamo soltanto dire addio a qualcuno.
Dobbiamo imparare a salutare, poco alla volta, alcune delle versioni di quella persona che abbiamo amato.

🤍

E tu avevi mai pensato che il lutto potesse iniziare anche prima della perdita?

14/08/2026

La comfort zone non è sempre un posto in cui stai bene.
A volte è semplicemente il posto che conosci meglio.

E proprio per questo può essere difficile uscirne.

Rimandare, aspettare di sentirsi pronti, continuare a pensare “lo farò quando avrò meno paura” può sembrare immobilità.
Ma spesso, sotto, c’è un tentativo di proteggersi dall’incertezza, dal fallimento, dal giudizio o dalla possibilità che qualcosa cambi davvero.

Il punto non è costringerti a fare un salto nel vuoto.
È capire che cosa stai proteggendo ogni volta che scegli di restare fermo.

Perché forse non hai bisogno di sentirti pronto per iniziare.
Forse hai bisogno di sentirti abbastanza al sicuro da poter fare un piccolo passo, anche con la paura.

E tu, cosa continui a rimandare perché stai aspettando di sentirti pronto?

13/08/2026
Ci sono domande che sembrano innocue, ma che possono toccare ferite che non vediamo.“E i figli quando arrivano?”Una doma...
13/08/2026

Ci sono domande che sembrano innocue, ma che possono toccare ferite che non vediamo.

“E i figli quando arrivano?”

Una domanda fatta con leggerezza può incontrare una coppia che sta vivendo un percorso difficile, una persona che desidera un figlio ma non riesce ad averlo, oppure qualcuno che semplicemente ha scelto una strada diversa.

Non tutto ciò che non vediamo è assenza.
A volte è dolore.
A volte è una scelta.
A volte è semplicemente una storia che non conosciamo.

Per questo, prima di chiedere quando arriveranno i figli, possiamo imparare a chiedere come sta la persona che abbiamo davanti.

Perché ogni persona è più della sua storia.
E la delicatezza, spesso, è una forma di cura. 🤍

Non scegliamo consapevolmente il nostro stile di attaccamento.E spesso, nelle relazioni, non è solo il nostro stile a fa...
12/08/2026

Non scegliamo consapevolmente il nostro stile di attaccamento.
E spesso, nelle relazioni, non è solo il nostro stile a fare la differenza, ma il modo in cui incontra quello dell’altra persona.

C’è chi cerca rassicurazioni, chi si allontana quando sente troppa vicinanza, chi riesce a vivere la relazione con maggiore sicurezza. E quando questi bisogni si incontrano, possono crearsi dinamiche che ci fanno sentire intrappolati in un copione che si ripete.

Ma riconoscere il proprio modo di stare nel legame non significa mettersi un’etichetta.
Significa iniziare a capire cosa ci attiva, cosa ci protegge e di cosa abbiamo davvero bisogno.

Perché una relazione più consapevole non nasce dall’essere perfetti, ma dal poter scegliere come stare insieme. 🤍

E tu, quale dinamica riconosci più spesso nelle tue relazioni?

06/08/2026

C’è un errore che può consumare una relazione senza fare rumore: aspettarsi che l’altro sappia ciò di cui abbiamo bisogno senza averglielo mai detto.

“Se mi amasse, dovrebbe capirlo.”
“Dovrebbe accorgersi che qualcosa non va.”
“Non dovrei essere io a doverlo chiedere.”

E così un bisogno non espresso diventa un’aspettativa.
L’aspettativa diventa delusione.
E la delusione, con il tempo, può trasformarsi in distanza.

In una relazione sana, comunicare un bisogno non lo rende meno autentico.

L’amore non è indovinare sempre ciò che accade nella mente dell’altro.
È anche imparare a dirsi:
“Questo per me è importante.”
“Quando accade questo, io mi sento così.”
“Avrei bisogno di…”

Non significa pretendere che l’altro soddisfi ogni nostro bisogno.

Significa dargli la possibilità di conoscerci davvero.

Perché molte relazioni non si incrinano per mancanza d’amore, ma per tutto ciò che, aspettando che l’altro lo capisse da solo, non abbiamo mai detto.

📌 Salva questo reel per la prossima volta in cui penserai: “Se devo chiederglielo, allora non vale.”
E invialo a qualcuno con cui vorresti imparare a comunicare meglio.

05/08/2026

“È un narcisista.”

Negli ultimi anni questa è diventata una delle etichette più usate per descrivere chi ci ha fatto soffrire.

E lo capisco.

Quando una relazione ci lascia ferite, dare un nome a quello che abbiamo vissuto può farci sentire di aver finalmente trovato una spiegazione.

Ma la psicologia ci insegna che le persone sono molto più complesse di un’etichetta.

Un disturbo di personalità non può essere riconosciuto da un elenco di caratteristiche trovato sui social, né tantomeno diagnosticato attraverso un reel.

Questo non significa sminuire la sofferenza di chi ha vissuto relazioni difficili.

Significa ricordare che comprendere è diverso dal classificare.

Forse, prima di chiederci:

“È un narcisista?”

potremmo chiederci:

“Come mi sono sentito in quella relazione?”

Perché è da quella risposta che possiamo iniziare a capire cosa è accaduto davvero.

💬 Secondo te, oggi usiamo troppo facilmente la parola “narcisista”? Ti leggo nei commenti.

💾 Salva questo reel: potrebbe aiutarti a guardare questo tema da una prospettiva diversa.

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03/08/2026

A volte non soffriamo soltanto perché qualcuno non ci sceglie.
Soffriamo perché iniziamo a chiederci cosa ci sia di sbagliato in noi per non essere stati scelti.

Ed è lì che lo sguardo dell’altro rischia di diventare uno specchio.

Un messaggio che non arriva.
Una persona che si allontana.
Un affetto che non viene ricambiato.

E lentamente trasformiamo il comportamento degli altri in un giudizio su noi stessi.

Ma essere ignorati non significa essere irrilevanti.
Non essere compresi non significa essere sbagliati.
E non essere scelti da qualcuno non significa non essere degni di essere scelti.

Il lavoro più difficile, a volte, è proprio questo:
imparare a non consegnare agli altri il potere di stabilire quanto valiamo.

Perché il tuo valore può essere dimenticato, non visto, persino ferito.

Ma non viene cancellato dallo sguardo di chi non ha saputo riconoscerlo.

Se leggendo hai pensato a qualcuno, mandagli questo reel.
Forse oggi ha bisogno che qualcuno glielo ricordi. 🤍

31/07/2026

Ci hanno insegnato che bisogna essere forti. Sempre.

Che crollare significhi aver perso.

Che chiedere aiuto sia un segno di debolezza.

Ma nella mia esperienza, personale e professionale, ho imparato qualcosa di diverso.

Ci sono momenti in cui il crollo non è un fallimento.

È il modo in cui la mente e il corpo ci dicono che non possono più sostenere lo stesso peso.

E da lì può iniziare qualcosa di importante.

Non una trasformazione improvvisa.

Non una versione “migliore” di te.

Ma un percorso in cui impari a guardarti con più gentilezza, a rispettare i tuoi limiti e a smettere di pretendere di stare bene a tutti i costi.

Se oggi ti senti fermo, stanco o sopraffatto, voglio dirti una cosa.

Non sei in ritardo. Non sei sbagliato. Stai attraversando un momento difficile.

E, a volte, il primo passo per ricominciare non è essere più forte.

È smettere di combattere contro te stesso.

💬 Ti è mai capitato di sentirti così? Se ti va, raccontamelo nei commenti. Potresti aiutare qualcuno a sentirsi meno solo.

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