07/10/2026
Gli infermieri, a Reggio Emilia come nel resto d’Italia, cominciano a scarseggiare. In attesa che lauree e abilitazioni consentano di coprire almeno in parte i posti lasciati da chi va in pensione, in Emilia-Romagna si punta su una soluzione tampone: trasformare gli operatori socio-sanitari in assistenti infermieri.
Del resto, i numeri parlano chiaro.
All’interno dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia la situazione appare oggi formalmente in equilibrio, ma si tratta di un equilibrio fragile. Su un organico provinciale di circa 2.650 infermieri, la carenza riguarda già una cinquantina di posizioni. Entro la fine dell’anno andranno in pensione una quarantina di professionisti, mentre resta incerto quanti nuovi infermieri arriveranno a coprire quei posti.
A novembre termineranno il percorso i nuovi laureati in Scienze infermieristiche. Nel frattempo procedono le prove orali del concorso per l’abilitazione, con circa novanta candidati ammessi. Ma quanti conseguiranno effettivamente l’abilitazione? Quanti sceglieranno di lavorare a Reggio Emilia? Domande ancora senza risposta.
Una cosa, però, è evidente: l’infermiere è diventato una figura sempre più difficile da reperire. E proprio questa scarsità sta restituendo ai professionisti un maggiore potere contrattuale, consentendo loro di indicare alle aziende sanitarie il reparto e le condizioni di lavoro preferite.
Resta poi il problema dell’imbuto formativo: chi consegue la laurea magistrale in Scienze infermieristiche sarebbe destinato a ricoprire ruoli dirigenziali che, nella realtà, sono pochi e spesso insufficienti ad assorbire tutti i professionisti formati.
Un’altra variabile decisiva è la mobilità. Per anni le aziende sanitarie del Nord hanno potuto coprire le proprie carenze assumendo professionisti provenienti dal Mezzogiorno, disposti a trasferirsi pur di lavorare. Oggi, però, il costo della vita rende sempre più difficile sostenere una scelta simile.
Nel frattempo, molte aziende del Sud hanno ripreso ad assumere e numerosi infermieri sono tornati nelle proprie regioni. Questa “remigrazione” potrebbe intensificarsi qualora venissero sbloccati nuovi concorsi, come quello pugliese da mille posti.
Se ciò accadesse, l’attuale equilibrio precario potrebbe rompersi definitivamente, lasciando le aziende sanitarie con una carenza ancora più grave di personale.
Mentre il problema strutturale continua a essere rinviato, la Regione guarda alla nuova figura dell’assistente infermiere. Si tratta, in sostanza, di operatori socio-sanitari che, dopo un ulteriore percorso formativo, potrebbero affiancare gli infermieri e occuparsi di alcune mansioni oggi a loro carico.
La domanda, tuttavia, è inevitabile: si tratta davvero di una risposta alla carenza di personale o dell’ennesimo tentativo di sostituire professionalità qualificate con lavoratori più facilmente ricattabili e meno costosi?
Perché, a giudicare dalle scelte adottate negli ultimi anni, sembra che le aziende ospedaliere siano disposte a fare qualsiasi cosa pur di evitare di pagare dignitosamente gli infermieri: dall’assistente infermiere all’infermiere con presunti titoli accademici che, a seguito del decreto Bollette e delle successive proroghe, nessuno sembra più verificare con la necessaria attenzione.
Come ho ribadito più volte, oggi sembra che nessuno abbia davvero bisogno di un infermiere professionista, competente e intellettuale. Non ne avrebbe bisogno il paziente, che spesso pretende di essere servito rapidamente per ogni mansione domestico-alberghiera, non appena schiocca le dita o suona il campanello. Non ne avrebbero bisogno i medici, che sembrano temere sempre più che il proprio ruolo di “predatore alfa” all’interno della corsia possa essere messo in discussione da altri professionisti intenzionati a rivendicare pari dignità.
E non ne avrebbero bisogno nemmeno le aziende ospedaliere, che sembrano preferire operatori il più possibile inconsapevoli, facilmente demansionabili e poco informati sui propri diritti.
Pertanto, benvenuto assistente infermiere in una sanità che non investe sulle competenze ma le sostituisce al ribasso.