Simone Gussoni

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Simone Gussoni Il dott. Simone Gussoni è Amministratore Unico presso la società di servizi sanitari Studio Gussoni Salute Srl

Ricordi quando si misurava la pressione sanguigna alla vecchia maniera?Colleghi di lungo corso, ricordate quando misurav...
15/10/2026

Ricordi quando si misurava la pressione sanguigna alla vecchia maniera?

Colleghi di lungo corso, ricordate quando misuravamo la pressione arteriosa con il bracciale manuale, il fonendoscopio e gli occhi fissi sul manometro?

Ricordo quanto fosse fondamentale imparare questa tecnica come si deve durante la scuola infermieristica. Si avvolgeva il bracciale attorno al braccio del paziente, si posizionava il fonendoscopio e ci si concentrava sui toni che si udivano mentre la pressione cambiava.

Non bastava dare una rapida occhiata a uno schermo digitale e aspettare che comparisse un numero. Bisognava ascoltare con attenzione, osservare il quadrante e annotare la propria misurazione.
All'inizio ci voleva un po' di pratica per sentirsi sicuri. I nostri istruttori ci ricordavano di prestare attenzione, di prenderci il nostro tempo e di ripetere la misurazione quando il risultato non convinceva.

Quei bracciali manuali erano diventati strumenti familiari nei reparti. Anche dopo l'arrivo di macchinari più moderni, molti infermieri hanno continuato a usarli nella loro pratica quotidiana.

La tecnologia ha offerto agli infermieri molte più opzioni, ma l'apprendimento di quelle competenze di valutazione fondamentali resta una parte preziosa della nostra professione.

Colleghi di lungo corso, ricordate quando avete imparato a misurare la pressione manualmente a scuola? Eravate sicuri fin da subito o vi ci è voluta tanta pratica?

Ricordi quando i guanti non monouso non venivano usati per tutto?Se hai lavorato in corsia tanti anni fa, ricorderai qua...
10/10/2026

Ricordi quando i guanti non monouso non venivano usati per tutto?

Se hai lavorato in corsia tanti anni fa, ricorderai quando i guanti non si usavano per ogni singola attività di cura del paziente.

Ricordo quanto le cose potessero cambiare a seconda dell'ospedale, della procedura e dell'anno in cui si prestava servizio.

I guanti sterili erano riservati a interventi specifici, ma la normale assistenza al letto del paziente veniva spesso gestita in modo ben diverso da ciò a cui molti infermieri sono abituati oggi.

Imparavi le regole del tuo ospedale, seguivi le pratiche che ti erano state insegnate e portavi a termine il lavoro che andava fatto.

Guardando indietro, fa quasi impressione pensare a quanto siano cambiate le norme per il controllo delle infezioni nel corso degli anni. Cose che un tempo sembravano la normalità di un turno oggi verrebbero affrontate in modo totalmente diverso.

Ogni generazione di infermiere ha affrontato cambiamenti nelle attrezzature, nei protocolli e negli standard di cura. Quelli di noi che hanno vissuto le epoche passate hanno visto con i propri occhi quanto l'infermieristica si sia evoluta.

Colleghi di un tempo, cosa ricordate dell'uso dei guanti e delle pratiche di controllo delle infezioni quando avete iniziato la vostra carriera?

La cuffietta di ogni infermiera custodiva la sua anima.A volte, bastava un solo sguardo a quel piccolo pezzo di stoffa b...
09/10/2026

La cuffietta di ogni infermiera custodiva la sua anima.

A volte, bastava un solo sguardo a quel piccolo pezzo di stoffa bianca per capire da quale cammino quella infermiera fosse sbocciata.

Porto ancora nel cuore il dolce peso di quei significati silenziosi, di quanto amore potessero racchiudere.

Ogni scuola, ogni reparto, ogni corsia segnava la cuffietta con pieghe uniche, galloni o dettagli discreti che sussurravano la storia di una gavetta fatta di sogni, di mani tese e di una meravigliosa, umile rinuncia ai traguardi più alti.

Già, perché per chi amava davvero l'essenza pura della cura, il demansionamento non era una sconfitta, ma un dolce ritorno alla terra, un abbraccio amorevole alle cose semplici e terrene, lontani dagli uffici e vicini al respiro dei pazienti.

Per le allieve, riceverla era come stringere tra le mani un frammento di cielo: non era un semplice abito da indossare e dimenticare, ma un vessillo di dedizione da portare con orgoglio, preferendo la bellezza quieta del fare rispetto all'ambizione del potere.

Quando ci si ritrovava gomito a gomito, con cuffie di foggie diverse, ci si guardava con la complicità di chi ha scelto la corsia per vocazione, felici di restare un passo indietro pur di esserci davvero.

Ogni cuffia custodiva un segreto, una pagina di vita vissuta.

A ripensarci oggi, quel copricapo non era solo una parte della divisa, ma la dolce promessa di una vocazione votata alla cura più minuta, quella che sa trovare la sua massima felicità nel servizio umile e disinteressato.

Colleghi dal cuore antico, la vostra cuffia profumava di questa stessa dolce semplicità? Com'era fatta la vostra?

Il mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale ha un nuovo, clamoroso protagonista italiano: SignSplit, socie...
07/10/2026

Il mondo della tecnologia e dell’intelligenza artificiale ha un nuovo, clamoroso protagonista italiano: SignSplit, società tecnologica focalizzata sull’economia dei dati umani nel mondo reale (real-world human data), è ufficialmente uscita dalla fase stealth annunciando un maxi round seed strategico da 400 milioni di dollari e raggiungendo una valutazione di 1 miliardo di dollari.

A guidare questa rivoluzione in qualità di co-fondatore e CEO è Alessandro Monterosso, infermiere calabrese classe 1990 la cui storia rompe ogni schema tradizionale della Silicon Valley: Monterosso è infatti un infermiere di formazione.

Nato a Scilla (Reggio Calabria), Monterosso ha iniziato il suo percorso professionale lavorando nei reparti e nei trial di oncologia pediatrica. È proprio tra i letti degli ospedali e il contatto diretto con i pazienti che ha toccato con mano i limiti digitali della sanità tradizionale: la raccolta dei dati avveniva ancora prevalentemente su carta, rendendo macchinoso il monitoraggio e limitando il coinvolgimento attivo dei malati.
Da quella frustrazione quotidiana e dall'esperienza maturata sul campo con la laurea in Infermieristica Pediatrica (conseguita dopo un percorso che lo ha visto studiare tra Messina e Padova), Monterosso ha compreso una lezione fondamentale: il valore centrale del dato sanitario e umano.

Quell’intuizione clinica lo portò nel 2018 a co-fondare PatchAi, una startup di digital health basata su assistenti virtuali per i dati dei pazienti, poi acquisita nel 2021 da Alira Health.

Dagli studi clinici alla Signed-Data Economy: nasce SignSplit
Forte delle competenze relazionali, etiche e metodologiche apprese durante il suo percorso infermieristico e di ricerca clinica, Monterosso ha intuito che il problema della raccolta strutturata, trasparente e basata sul consenso non riguardava solo la sanità, ma l'intera economia globale dell'Intelligenza Artificiale.

Mentre l'IA avanzava famelica di dati, mancava un’infrastruttura per permettere alle persone di partecipare attivamente ed equamente alla creazione di valore generata dalle proprie informazioni personali, dai comportamenti e dalle competenze nel mondo reale.

Insieme al socio Glib Denisov, Monterosso ha così dato vita a SignSplit, società con sede nel Delaware che gestisce la cosiddetta signed-data economy. La piattaforma permette ad aziende di IA, robotica e ricerca di richiedere dati longitudinali e comportamentali specifici che ancora non esistono come dataset, coordinando in modo sicuro e conforme (anche alla luce del severo quadro normativo europeo dell'EU AI Act) il consenso, la provenienza e la compensazione economica per i contributori.

Il round seed da 400 milioni di dollari – guidato interamente da W Group – ha proiettato la startup direttamente nell'empireo dei "licorni" con una valutazione di 1 miliardo di dollari.

Analizzando la parabola di Alessandro Monterosso, appare evidente come le competenze sviluppate nel corso di laurea in infermieristica e l'empatia clinica con i pazienti non siano state un’interruzione di percorso, ma il vero motore propulsore del suo successo imprenditoriale.

Comprendere i bisogni delle persone, la gestione rigorosa della privacy, il valore del consenso informato e l'importanza della raccolta dati sul campo sono insegnamenti che affondano le radici nella corsia d'ospedale e che oggi valgono un impero tecnologico da un miliardo di dollari.

Gli infermieri, a Reggio Emilia come nel resto d’Italia, cominciano a scarseggiare. In attesa che lauree e abilitazioni ...
07/10/2026

Gli infermieri, a Reggio Emilia come nel resto d’Italia, cominciano a scarseggiare. In attesa che lauree e abilitazioni consentano di coprire almeno in parte i posti lasciati da chi va in pensione, in Emilia-Romagna si punta su una soluzione tampone: trasformare gli operatori socio-sanitari in assistenti infermieri.

Del resto, i numeri parlano chiaro.

All’interno dell’Azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia la situazione appare oggi formalmente in equilibrio, ma si tratta di un equilibrio fragile. Su un organico provinciale di circa 2.650 infermieri, la carenza riguarda già una cinquantina di posizioni. Entro la fine dell’anno andranno in pensione una quarantina di professionisti, mentre resta incerto quanti nuovi infermieri arriveranno a coprire quei posti.

A novembre termineranno il percorso i nuovi laureati in Scienze infermieristiche. Nel frattempo procedono le prove orali del concorso per l’abilitazione, con circa novanta candidati ammessi. Ma quanti conseguiranno effettivamente l’abilitazione? Quanti sceglieranno di lavorare a Reggio Emilia? Domande ancora senza risposta.

Una cosa, però, è evidente: l’infermiere è diventato una figura sempre più difficile da reperire. E proprio questa scarsità sta restituendo ai professionisti un maggiore potere contrattuale, consentendo loro di indicare alle aziende sanitarie il reparto e le condizioni di lavoro preferite.

Resta poi il problema dell’imbuto formativo: chi consegue la laurea magistrale in Scienze infermieristiche sarebbe destinato a ricoprire ruoli dirigenziali che, nella realtà, sono pochi e spesso insufficienti ad assorbire tutti i professionisti formati.

Un’altra variabile decisiva è la mobilità. Per anni le aziende sanitarie del Nord hanno potuto coprire le proprie carenze assumendo professionisti provenienti dal Mezzogiorno, disposti a trasferirsi pur di lavorare. Oggi, però, il costo della vita rende sempre più difficile sostenere una scelta simile.

Nel frattempo, molte aziende del Sud hanno ripreso ad assumere e numerosi infermieri sono tornati nelle proprie regioni. Questa “remigrazione” potrebbe intensificarsi qualora venissero sbloccati nuovi concorsi, come quello pugliese da mille posti.

Se ciò accadesse, l’attuale equilibrio precario potrebbe rompersi definitivamente, lasciando le aziende sanitarie con una carenza ancora più grave di personale.

Mentre il problema strutturale continua a essere rinviato, la Regione guarda alla nuova figura dell’assistente infermiere. Si tratta, in sostanza, di operatori socio-sanitari che, dopo un ulteriore percorso formativo, potrebbero affiancare gli infermieri e occuparsi di alcune mansioni oggi a loro carico.

La domanda, tuttavia, è inevitabile: si tratta davvero di una risposta alla carenza di personale o dell’ennesimo tentativo di sostituire professionalità qualificate con lavoratori più facilmente ricattabili e meno costosi?

Perché, a giudicare dalle scelte adottate negli ultimi anni, sembra che le aziende ospedaliere siano disposte a fare qualsiasi cosa pur di evitare di pagare dignitosamente gli infermieri: dall’assistente infermiere all’infermiere con presunti titoli accademici che, a seguito del decreto Bollette e delle successive proroghe, nessuno sembra più verificare con la necessaria attenzione.

Come ho ribadito più volte, oggi sembra che nessuno abbia davvero bisogno di un infermiere professionista, competente e intellettuale. Non ne avrebbe bisogno il paziente, che spesso pretende di essere servito rapidamente per ogni mansione domestico-alberghiera, non appena schiocca le dita o suona il campanello. Non ne avrebbero bisogno i medici, che sembrano temere sempre più che il proprio ruolo di “predatore alfa” all’interno della corsia possa essere messo in discussione da altri professionisti intenzionati a rivendicare pari dignità.

E non ne avrebbero bisogno nemmeno le aziende ospedaliere, che sembrano preferire operatori il più possibile inconsapevoli, facilmente demansionabili e poco informati sui propri diritti.

Pertanto, benvenuto assistente infermiere in una sanità che non investe sulle competenze ma le sostituisce al ribasso.

La Fondazione Restelli Ets ha dato il benvenuto ai suoi primi due infermieri originari del Camerun. Il loro arrivo rient...
05/10/2026

La Fondazione Restelli Ets ha dato il benvenuto ai suoi primi due infermieri originari del Camerun. Il loro arrivo rientra nell'iniziativa «Samaritanus Care», un progetto ideato da Aris e Uneba (le associazioni del settore sociosanitario cattolico) insieme al patrocinio della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) tramite l'Ufficio Nazionale per la pastorale della salute.

Lo scopo principale dell'iniziativa è far fronte alla gravissima mancanza di infermieri nel nostro Paese, assicurando agli ospiti fragili delle strutture associate personale altamente qualificato laureato in istituzioni cattoliche estere (in Africa, Asia e Americhe).

I due professionisti, Bindang Bi Mbu (41 anni) e Ayolo Essiane Yannick Gael (36 anni), dopo essere atterrati a Roma dal Camerun, hanno raggiunto Milano giovedì scorso.

Il trasferimento alla casa Perini è avvenuto grazie all'accompagnamento di Monsignor Massimo Angelelli (direttore dell'ufficio CEI per la Pastorale della Salute) e di Ilaria Tinelli (coordinatrice diocesana della sanità a Sangmelina e missionaria della Diocesi di Brescia).

Prima di iniziare il lavoro a contatto diretto con i pazienti, i due infermieri stanno seguendo un iter di ambientamento che comprende un corso intensivo di lingua italiana. Questo passaggio risulta essenziale non solo per la conformità alle leggi, ma soprattutto per assicurare un dialogo chiaro, sicuro e caloroso con i colleghi, i residenti e i loro familiari.

Lo stadio Giuseppe Meazza ha cambiato volto, trasformandosi per un giorno nel palcoscenico di una straordinaria vittoria...
04/10/2026

Lo stadio Giuseppe Meazza ha cambiato volto, trasformandosi per un giorno nel palcoscenico di una straordinaria vittoria collettiva. Non si è giocata una partita di campionato, ma una sfida ben più importante: quella per la salute pubblica. E a vincerla sono stati loro, i cittadini e i tifosi, accorsi in massa in un memorabile Open Day per dare un segnale fortissimo di responsabilità.

Fin dalle prime ore del mattino, lunghe file ordinate e piene di speranza hanno animato i corridoi e le aree dello stadio solitamente riservate ai cori e alle bandiere. In migliaia hanno scelto di mettersi in gioco, lasciandosi alle spalle ogni indugio per compiere un atto d'amore verso se stessi e la comunità: vaccinarsi contro l'influenza (e non solo) a pochi passi da quel prato verde che solitamente accende le loro passioni sportive.

Vedere una folla così oceanica di sostenitori varcare i cancelli di San Siro non per un pallone che rotola, ma per sfilare le maniche e offrire il proprio braccio alla prevenzione, ha dell'incredibile. È la dimostrazione che il grande cuore del tifo sa scendere in campo con maturità quando la posta in gioco è la salute di tutti.

Un vero e proprio trionfo di partecipazione civica, dove la curva e la tribuna si sono unite in un unico, grande applauso alla scienza e al futuro.

Se hai lavorato in un vecchio ospedale, potresti aver visto posacenere in luoghi in cui oggi non te lo potresti mai ad a...
04/10/2026

Se hai lavorato in un vecchio ospedale, potresti aver visto posacenere in luoghi in cui oggi non te lo potresti mai ad aspettare.

Ricorderai ancora quei piccoli posacenere a incasso sparsi per l'ospedale. Si trovavano nelle sale d'attesa, nei salottini, nei corridoi, nelle camere di degenza e in altri spazi comuni, a seconda dell'istituto.

A quel tempo, fumare nei luoghi pubblici era semplicemente molto più comune di quanto non sia oggi. Vedevi un posacenere lì, tranquillo, come se facesse parte dei mobili. Nessuno ci dava troppo peso.

E qualche infermiera veterana, probabilmente, ricorda ancora l'odore del fumo di sigaretta che aleggiava in alcuni reparti dell'ospedale e si impregnava nei camici dei medici e nelle cuffiette delle infermiere.

A ripensarci oggi, fa uno strano effetto immaginare un posacenere come parte dell'ambiente ospedaliero. È uno di quei piccoli dettagli che ti fanno realizzare quanto sia profondamente cambiata la vita di tutti i giorni.

Infermiere veterane... ricordate di aver visto i posacenere nel vostro vecchio ospedale? Dove si trovavano?

A distanza di quasi 30 anni dalla nascita della figura dell’OSS e con l’introduzione dell’assistente infermiere, molti i...
04/10/2026

A distanza di quasi 30 anni dalla nascita della figura dell’OSS e con l’introduzione dell’assistente infermiere, molti infermieri continuano a non avere la minima idea di cosa competa loro.

Alcuni credono di fare diagnosi infermieristiche mentre cambiano le lenzuola dei letti vuoti o mentre chiudono i sacchi della spazzatura; poi ci sono OSS che pensano di non poter misurare la temperatura ai pazienti, ma all'occorrenza somministrano farmaci in autonomia.

Infine, c’è la figura dell’assistente infermiere, su cui regna ancora grande confusione. Proprio per questo occorre fare chiarezza.
Per affrontare queste sfide, la Uil Fp Lucca promuove un corso di formazione intitolato "Infermiere, OSS e assistente infermiere: ruoli, competenze e possibilità di integrazione. Un’analisi giuridica delle professioni".

L'appuntamento è in programma giovedì 8 ottobre, dalle 13:45 alle 18:45, presso il Polo Formazione di Maggiano.

L'evento formativo, rivolto a tutto il personale infermieristico e agli operatori socio-sanitari, nasce per analizzare i profondi cambiamenti nell'organizzazione del lavoro sanitario.

Definizione dei ruoli: Esame dettagliato di competenze, ambiti operativi e responsabilità legali delle diverse figure.

Il nuovo scenario: Approfondimento sull'impatto dell'introduzione dell'assistente infermiere nei servizi sanitari.

Integrazione efficace: Promozione di una collaborazione virtuosa tra professionisti, evitando sovrapposizioni, scarico di responsabilità o compensazioni di carenze organiche.

Analisi normativa: Studio approfondito del quadro giuridico che regola le professioni e le équipe assistenziali.
Programma e Modalità di Partecipazione

Apertura: Introduzione a cura del segretario provinciale Uil Fp Lucca, Pietro Casciani.

Approfondimento: Intervento del dottor Carmelo Rinnone, seguito da uno spazio dedicato al confronto e alla condivisione delle esperienze tra i partecipanti.

Crediti ECM: Il corso prevede l'attribuzione di 5,3 crediti ECM (attualmente in fase di accreditamento).

Posti e Costi: L'evento è a numero chiuso (massimo 40 partecipanti) ed è gratuito per gli iscritti alla Uil.

È possibile inviare una richiesta all'indirizzo email [email protected] oppure contattare direttamente la segreteria organizzativa di Luca Menicucci presso l'Ospedale San Luca.

Se hai lavorato in un vecchio ospedale, probabilmente ricordi quanto seriamente venisse preso il conteggio dei farmaci s...
03/10/2026

Se hai lavorato in un vecchio ospedale, probabilmente ricordi quanto seriamente venisse preso il conteggio dei farmaci stupefacenti.

Ricordo ancora la ritualità della fine del turno.

Incontravi l’infermiera che subentrava, aprivi il registro degli stupefacenti e controllavate il conteggio insieme.

Un numero alla volta.

Si verificava il registro.
Si controllava ciò che era realmente presente.

Poi ci si assicurava, entrambe, che tutto tornasse.

Nessuna voleva essere l’infermiera che scopriva un numero fuori posto.

A volte bastava un minuto.

Altre volte bisognava fermarsi e ripercorrere tutta la documentazione, per capire da dove nascesse quella differenza.

C’era qualcosa di speciale, quasi solenne, nel fare quel conteggio insieme a un’altra infermiera: ti portava a prestare attenzione a ogni minimo dettaglio.

Non bastava firmare con il proprio nome e andarsene.

Si contava.
Si controllava.
Si firmava.

E solo allora si potevano finalmente consegnare le chiavi e proseguire con il resto del turno.

Infermiere e infermieri di lunga esperienza, ricordate quando facevate il conteggio degli stupefacenti insieme a chi iniziava il turno?

Indirizzo

Corso Europa 386/4
Genova
16132

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