Studio psicologia Dattoli

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Colloqui individuali di coppia e familiari
Problemi di relazione, ansia

23/07/2026

🌿 Se Martin Buber guardasse le relazioni di oggi…

Viviamo in un’epoca in cui desideriamo connessione, ma temiamo l’intimità.
Parliamo di relazioni, ma spesso restiamo sulla soglia.
Martin Buber, nel suo “Io e Tu”, distingueva tra due modi di stare al mondo:
- Io–Esso: quando l’altro diventa un oggetto, qualcosa da valutare, usare, classificare.
- Io–Tu: quando l’altro è presenza viva, incontro, reciprocità.
Se guardasse le relazioni di oggi, forse noterebbe quanto facilmente trasformiamo il “Tu” in un “Esso”.
Swipe, valutazioni rapide, strategie di distacco, paura di dipendere, bisogno di controllo.
L’attaccamento evitante – così diffuso – è una forma di protezione:
“Mi avvicino, ma non troppo.”
“Ti voglio, ma senza bisogno.”
“Ci sono, ma con una via di fuga.”
Non è mancanza di desiderio.
È paura di essere toccati davvero.
Per Buber, però, l’essere umano diventa pienamente sé stesso solo nell’incontro autentico.
L’Io nasce nel dialogo con un Tu.
E qui sta il punto tragico e insieme profondamente umano: abbiamo costruito una cultura dell’autosufficienza, ma la nostra natura è relazionale.
L’evitamento protegge dal dolore, ma ci priva dell’esperienza trasformativa dell’incontro.
Perché l’“Io–Tu” non è controllo.
È esposizione.
È vulnerabilità.
È rischio.
Forse la domanda che Buber ci farebbe oggi non è:
“Perché avete paura di amare?”
Ma: “Di cosa vi proteggete quando evitate l’incontro?”
La vera maturità emotiva non è non aver bisogno di nessuno.
È tollerare la profondità della connessione senza fuggire.
In un mondo che ci spinge a trattare le persone come opzioni, scegliere un “Tu” è un atto radicale.

✨ E forse oggi la rivoluzione più grande è restare.

A volte le persone giuste arrivano proprio quando ne abbiamo bisogno.Il mese scorso, sulla spiaggia, una ragazza si è fe...
16/07/2026

A volte le persone giuste arrivano proprio quando ne abbiamo bisogno.

Il mese scorso, sulla spiaggia, una ragazza si è fermata ad accarezzare Luna, la mia piccola maltese.
Da li, quasi per caso, abbiamo iniziato a parlare.
Nel suo raccontare - leggero, gentile - ho sentito quel velo che, come psicoterapeuta, ho imparato a riconoscere: un dolore silenzioso, di quelli che si portano dentro senza fare rumore. Un dolore che spesso ha a che fare con l'amore.
Le ho fatto qualche domanda, con delicatezza. Lei ha contermato.
E allora, senza pensarci troppo, le ho detto: "Ti regalerò il mio libro."
Qualche giorno dopo è ripassata davanti al mio ombrellone. Le ho consegnato una copia, poco prima che ripartisse per Milano.
Oggi, a distanza di tempo, mi è arrivato questo messaggio: “ho letto il libro e l'ho apprezzato molto, a tal punto che l'ho riletto due volte — ed è raro che rilegga due volte lo stesso libro. Proprio accurato e cade a pennello per il periodo che sto vivendo. Ti ringrazio.
Ecco. lo credo che i libri, come le persone, arrivino nel momento giusto.
E credo che a volte basti un incontro casuale — una spiaggia, una cagnolina, una domanda fatta con cura - perché qualcosa cominci a curarsi.
Grazie a lei, per avermi ricordato perché scrivo.
E grazie a Luna, che sa riconoscere le anime prima di me.

Il corpo che mangia
15/07/2026

Il corpo che mangia

15/07/2026

Ho realizzato un sogno

Ci sono paure che sembrano far parte della nostra identità.
Una mia paziente, poco più che cinquantenne, non aveva mai preso un aereo. Cresciuta in un ambiente molto ansioso, aveva interiorizzato l'idea che il mondo fosse pericoloso.
Abbiamo lavorato in psicoterapia anche attraverso tecniche di ipnosi clinica.
La scorsa settimana mi ha scritto da Londra:
"Non riesco a spiegarti cosa sia successo. Dal momento in cui sono entrata in aeroporto ho sentito una tranquillità strana, inspiegabile. Tutto ciò che mi faceva paura era lì... e io ero calma."
Non è magia.
È il risultato di un lavoro profondo.
A volte superare una fobia non significa solo affrontare una paura.
Significa cambiare la propria storia interna.
L’ipnosi clinica può aiutare a ristrutturare memorie emotive profonde.

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Quando le parole diventano curaQuesta mattina ho ricevuto un messaggio da una mia paziente. Aveva letto il mio libro, il...
12/07/2026

Quando le parole diventano cura

Questa mattina ho ricevuto un messaggio da una mia paziente. Aveva letto il mio libro, il Coraggio di Restare . Mi ha scritto:
"È meraviglioso perché è vero, AUTENTICO.
Ogni pensiero accompagnato dall'emozione, fa fare un viaggio interiore.
Mi sta dando forza nel mio cammino."

Ho riletto queste parole e ho ritrovato, dentro di esse, una delle verità più profonde del lavoro clinico:
✨L'autenticità cura.
In terapia — come nella scrittura, come nella vita — non sono le parole perfette a trasformare.
Sono le parole vere.
Quelle che nascono dall'esperienza attraversata, non descritta.
Quelle che non giudicano il dolore, ma lo abitano.
Quelle che non promettono soluzioni, ma accompagnano.
Chi soffre non ha bisogno di sentirsi dire "andrà tutto bene."
Ha bisogno di sentirsi dire "ti capisco, perché anche io conosco quel buio."
E lì - in quel riconoscimento - che si accende la forza di camminare.
Ed è per questo che credo profondamente nella funzione terapeutica della narrazione autentica: quando qualcuno legge parole vere, non si sente più solo con il proprio dolore. Si sente specchiato. E nello specchio, per la prima volta, si vede intero.
Grazie a chi mi ha scritto questo messaggio.
E grazie a chiunque, oggi, stia trovando il coraggio di camminare dentro la propria verità.
Il viaggio interiore è il più difficile.
Ma è l'unico che porta davvero a casa.




🌙Ogni libro ha tanti libri dentro. E ogni lettore ne trova uno diverso.🌙Qualche giorno fa, il marito di una mia paziente...
09/07/2026

🌙Ogni libro ha tanti libri dentro. E ogni lettore ne trova uno diverso.🌙

Qualche giorno fa, il marito di una mia paziente si è fermato per dirmi cosa pensava del mio romanzo.
Un uomo razionale. Scettico. Di quelli che di solito non si lasciano toccare da una storia. Mi ha detto:
“E un tipo di relazione rara, che non vedi in giro adesso. Non la trovi al bar. O forse sono io che frequento i bar sbagliati. Due persone difficili, sofisticate nel senso di profonde. Due persone che vivevano dentro la propria testa, che analizzavano troppo, e proprio per questo si erano riconosciute."
Mi sono fermata.
Perché tutti gli altri lettori mi avevano parlato di crescita interiore. Di viaggio.
Lui invece ha visto la relazione.Da fuori. Come uno spettatore.
🌙 E mi sono ricordata una verità che da psicologa dovrei conoscere meglio di chiunque:
Non leggiamo mai davvero un libro.
Leggiamo noi stessi attraverso il libro.
✦ Chi porta dentro un percorso, trova il percorso.
✦ Chi porta dentro un lutto, trova la perdita.
✦ Chi porta dentro un incontro raro, trova quell'incontro.
✦ Chi pensa troppo, si specchia in chi pensa troppo.
E poi c'è un altro tipo di lettore, ancora.
C'è chi, leggendo, si riconosce nella distanza. Nel protagonista che desidera, che sente, che si avvicina — e che poi, quando la relazione diventa vera, fatica a restare.
Non per mancanza d'amore. Ma per paura.
La paura antica di chi ha imparato, chissà quando, che stare vicini fa male più che perdersi. Che è più sicuro amare da lontano che amare davvero.
Alcuni lettori mi hanno scritto: Ho riconosciuto me stesso in lui.
Altri: Ho riconosciuto qualcuno che ho amato, e ho capito qualcosa che non riuscivo a spiegarmi.
Ed è, credo, una delle letture più tenere e più coraggiose che questo libro possa offrire.
Perché richiede di guardare qualcosa che di solito preferiamo tenere in penombra: la nostra paura di essere davvero visti, davvero amati, davvero raggiunti.
O quella di chi abbiamo aspettato — e che forse, semplicemente, non sapeva come venire.🤍
Il libro è lo stesso. Ma ogni lettore lo riscrive.
E lo stesso — molto di più — accade nelle relazioni.
Non vediamo mai l'altro.
Vediamo la versione di lui /lei che il nostro bisogno ha bisogno di vedere.

🌙 Qual è stato l'ultimo libro in cui avete smesso di leggere la storia dell'autore… e avete cominciato a leggere la vostra?

E in quale personaggio vi siete riconosciuti?
In chi si trasforma?
O in chi, per paura, non riesce a restare? 🤍

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30/06/2026

Hai mai amato una persona che c'era... ma fino a un certo punto?
Che ti voleva bene, ma quando la relazione diventava più profonda faceva un passo indietro?
Si chiama amore evitante.
E non significa che l'altro non provi nulla.
Significa che l'intimità attiva paura.
In terapia mi è stata fatta una domanda molto delicata:
È giusto lasciarlo andare ora o aspettare che sia lui ad andarsene?
A volte restare fino all'ultimo non è una prova d'amore.
A volte è una forma di auto-abbandono.
Quando in una relazione uno rischia e l'altro si protegge, prima o poi arriva un momento in cui bisogna scegliere sé stessi.
Nel nuovo articolo sul sito rifletto su:
• cos'è l'attaccamento evitante
• perché alcune relazioni non fanno il passo successivo
• quando è sano lasciare andare
Se ti riconosci in queste dinamiche, può aiutarti.
•👉Trovi l'articolo completo sul mio sito www.psicologagrossetodattoli.it/amore-evitante/

25/06/2026

"Tu mi hai ridato l'anima... e io te la regalo."
Qualche sera fa ero seduta accanto a mia figlia di sei anni mentre guardava una scena del film animato K-pop Demon Hunters.
Nel finale, un personaggio inizialmente "cattivo" sceglie di sacrificarsi per salvare la protagonista.
E dice: tu mi hai ridato l’anima e io te la regalo.
Mia figlia mi guarda e mi chiede:
"Mamma, è un gesto d'amore?" Si.
Ma non è l'amore romantico delle favole.
E quello che in psicologia chiamiamo amore trasformativo.
E l'esperienza di essere visti davvero.
Di sentirsi riconosciuti nella propria parte buona, anche quando ci si vergogna di sé.
Non è la critica che cambia le persone.
Non è la colpa. È il riconoscimento.
Nel mio lavoro come psicologa vedo spesso questo: quando una persona si sente accolta senza giudizio, qualcosa dentro si riattiva.
L'amore non elimina l'ombra. La integra.
E forse il vero gesto d'amore non è salvare qualcuno, ma ricordargli che può salvarsi.
✨Ho scritto una riflessione più approfondita sul mio sito. Www.psicologagrossetodattoli.it

Ti è mai capitato di sentirti "visto" davvero
da qualcuno?

21/06/2026

Ci sono uomini che non sanno amare.
Non perché non sentano...
ma perché hanno paura di ciò che sentono.
Ti dicono "sei speciale", poi spariscono.
Ti cercano, poi si allontanano.
Ti fanno sentire tutto...
e poi niente.
E tu resti li, a chiederti:
"Cosa ho sbagliato?"
La verità è che non hai sbagliato nulla.
Hai solo incontrato un uomo che non sa stare nell'amore vero.
Nel nuovo articolo ti spiego:
• perché certi uomini fuggono proprio quando il legame diventa autentico
• cosa si nasconde dietro la loro freddezza
- Leggi l'articolo completo sul mio sito
www.psicologagrossetodattoli.it

Dott.ssa Liberiana Maria Dattoli
Psicologa e Psicoterapeuta a Grosseto


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Weekend intensivo di ripartenza relazionale
16/06/2026

Weekend intensivo di ripartenza relazionale

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