Assistenza Anziani Servizi Parma

Assistenza Anziani Servizi Parma Forniamo supporto ed Assistenza qualificata alla Persona Anziana ed alla Famiglia. Offriamo Consulenze familiari mirate e selezioni professionali di personale.

LA TUA SERENITA' E' IL NOSTRO OBIETTIVO

☀️ QUANDO IL CALDO PORTA AGITAZIONE: PICCOLI RITUALI DI CALMALe lunghe giornate estive e l'afa possono disorientare i no...
23/06/2026

☀️ QUANDO IL CALDO PORTA AGITAZIONE: PICCOLI RITUALI DI CALMA

Le lunghe giornate estive e l'afa possono disorientare i nostri cari con Alzheimer, rendendoli più agitati, soprattutto nel tardo pomeriggio.

Noi di [Nome Associazione] sappiamo che ogni persona è unica e che i consigli dei professionisti sono fondamentali. A casa, però, piccoli accorgimenti pratici basati sull'esperienza di chi ci vive ogni giorno possono fare una grande differenza:

Anticipare il tramonto: Verso le 17:00, iniziamo ad abbassare leggermente le tapparelle e a socchiudere le tende. Creare un'atmosfera soffusa aiuta la mente a rilassarsi e a prepararsi alla sera.

Attività "fresche" e rilassanti: Sfruttiamo le ore più calde per piccoli gesti tranquilli. Sfogliare vecchie foto, ascoltare musica della giovinezza a basso volume o piegare dei tovaglioli freschi di bucato aiuta a canalizzare le energie senza affaticare.

Il trucco del panno umido: Passare delicatamente un asciugamano inumidito con acqua fresca sui polsi o sulla nuca può donare un sollievo immediato e placare un'irritabilità dettata da un fastidio fisico che non riescono a esprimere.

A volte basta un piccolo gesto scoperto per caso per cambiare l'umore di un intero pomeriggio.

Le vostre storie e i piccoli stratagemmi che usate in queste settimane per ritrovare la serenità in casa possono essere una luce preziosa e un'idea nuova per un’altra famiglia che, in questo momento, si sente un po' stanca e sola.



Alzheimer Nederland Alzheimer's Association Alzheimer's Society Alzheimer's Caregiver Support CGTNEurope

22/06/2026

➡️ Attivare un servizio pubblico ti sembra un labirinto?

Ti capisco: tra burocrazia, numeri da chiamare e moduli da compilare, è facile sentirsi sopraffatti.

Ma non sei solo: esistono tanti servizi utili per assistere un familiare malato, come:

i servizi dell’ASL,

quelli del Comune,

le associazioni di volontariato.

Il mio ruolo come Infermiera di Famiglia è proprio questo:

📍aiutarti a orientarti e a scegliere le soluzioni più adatte, per ottenere il massimo risultato con il minimo stress.

A Parma e Reggio Emilia sono al fianco delle famiglie che hanno bisogno di supporto concreto, regolare e umano.

Scrivi "AIUTO" nei commenti o in DM, se anche tu stai affrontando un percorso di cura e vuoi sentirti meno solo.

Insieme, si può.♥️



☀️ CALDO E ALZHEIMER: LA SFIDA DELL'IDRATAZIONE E DEL FRESCOL'estate è arrivata e, con lei, l'afa. Per chi assiste una p...
20/06/2026

☀️ CALDO E ALZHEIMER: LA SFIDA DELL'IDRATAZIONE E DEL FRESCO
L'estate è arrivata e, con lei, l'afa. Per chi assiste una persona con Alzheimer, le alte temperature portano una sfida quotidiana: spesso i nostri cari non percepiscono lo stimolo della sete, o non riescono a comunicarci il malessere per il caldo.
Noi di [Nome Associazione] sappiamo che non esiste un manuale universale, ma esiste la forza della nostra comunità. Vogliamo condividere alcuni piccoli "trucchetti" del mestiere che spesso si rivelano utili a casa:
💧 L'acqua "invisibile" e i bicchieri colorati
Non aspettiamo che ce la chiedano. Spesso l'acqua liscia viene rifiutata. Via libera a piccoli pezzi di anguria, melone, o ghiaccioli alla frutta fatti in casa. Un'idea che molti ci hanno segnalato? Usare bicchieri di colori molto accesi: aiutano a stimolare l'attenzione e l'azione del bere.
🍉 Idratarsi... mangiando
Sì a pasti piccoli e frequenti. Passati di verdura tiepidi, yogurt, frullati e gelati artigianali sono ottimi alleati: nutrono, rinfrescano e idratano senza appesantire.
🏡 Gestire il clima in casa
Finestre oscurate di giorno e arieggiate la notte. Se usiamo il condizionatore, la regola d'oro è evitare il getto diretto e mantenere una differenza di massimo 5-6 gradi rispetto all'esterno, per evitare sbalzi termici che possono generare confusione o agitazione.
👕 Il dilemma dell'abbigliamento
Cotone, lino, colori chiari. Ma cosa fare quando, per un'alterata percezione termica o per abitudine, insistono per coprirsi troppo? Alcuni caregiver hanno trovato utile proporre abiti leggeri ma a manica lunga, per farli sentire "protetti" senza farli soffrire il caldo.

Le soluzioni migliori raramente si trovano sui manuali. Quasi sempre nascono dall'esperienza di chi ci convive tutti i giorni, da quel piccolo trucco scoperto quasi per caso che finisce per cambiare l'umore di una giornata intera.
Spesso è proprio condividendo uno di questi piccoli accorgimenti – un alimento inaspettato che finalmente accettano, o un'abitudine che ha risolto il dilemma dei vestiti – che si può dare un'idea nuova a qualcuno che, proprio in questo momento, sta cercando una risposta e si sente un po' solo.



Alzheimer Nederland CGTNEurope Alzheimer's Society Alzheimer's Association

LE VERITÀ SCOMODE SULLA FAMIGLIA CHE QUASI NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRE: 1 - Tra fratelli ci si può perdere più in fre...
19/06/2026

LE VERITÀ SCOMODE SULLA FAMIGLIA CHE QUASI NESSUNO HA IL CORAGGIO DI DIRE:

1 - Tra fratelli ci si può perdere più in fretta di quanto si immagini.
Essere cresciuti sotto lo stesso tetto non garantisce un legame per sempre. I rapporti si tengono vivi con presenza, rispetto e comprensione reciproca. Altrimenti, anche chi condivide il tuo sangue può diventare distante come un estraneo.

2 - Non tutti i genitori sanno amare nel modo giusto.
Ci sono madri e padri che vogliono bene ai propri figli, ma non hanno mai imparato a comunicare con dolcezza, ad ascoltare davvero o a dare sicurezza emotiva. Capirlo aiuta a vedere la realtà con lucidità… ma non significa dover sopportare ferite continue.

3 - In molte famiglie il silenzio nasconde anni di dolore
Si evita di parlare dei problemi “per quieto vivere”, si fa finta di niente, si manda giù. Ma ciò che non viene detto non sparisce: resta dentro e pesa sempre di più col tempo.

4 - Alcuni parenti si fanno vivi solo quando serve qualcosa
Non tutti i legami familiari nascono dall’affetto sincero. A volte ci si cerca solo per interesse, convenienza o abitudine.

5 - La “pecora nera” spesso è quella che prova a spezzare certi meccanismi
Chi mette dei limiti, chi smette di giustificare comportamenti tossici o chi decide di guarire viene spesso visto come il problema della famiglia. In realtà, molte volte è l’unico che ha trovato il coraggio di guardare la verità in faccia.

6 - Le ferite familiari segnano più profondamente di quanto si creda.
Critiche continue, freddezza emotiva, assenze, rabbia, mancanza di protezione… tante ferite dell’infanzia continuano a vivere silenziosamente anche nell’età adulta.

7 - Perdonare non significa sempre tornare come prima.
Puoi lasciare andare il rancore senza riaprire porte che continuano a toglierti serenità. A volte il perdono serve a liberare te stesso, non a ricostruire per forza un rapporto.

8 - Molti genitori trasmettono inconsapevolmente il proprio dolore.
Traumi mai affrontati, paure, immaturità emotiva e abitudini sbagliate passano spesso da una generazione all’altra… finché qualcuno decide di interrompere quel ciclo.

9 - L’amore senza rispetto continua comunque a fare male
Essere “di famiglia” non giustifica manipolazioni, umiliazioni, mancanze di rispetto o continue ferite emotive.

10 - Hai il diritto di scegliere la tua pace, anche quando riguarda la famiglia
Proteggere la propria salute mentale non significa essere egoisti. A volte prendere le distanze è l’unico modo per tornare a stare bene.

L’attaccamento senza consapevolezza spesso genera sofferenza.
La famiglia può essere il posto dove ci si sente più amati…
ma anche quello dove si ricevono le ferite più profonde.

La guarigione comincia quando smetti di fingere che vada tutto bene,
quando scegli la verità, i confini sani, la pace interiore
e il rispetto per te stesso.

Dal web su indaco 💙

Lo rileva una ricerca commissionata da Italian Resuscitation Council – Irc. E’ necessario “insegnare il primo soccorso e...
18/06/2026

Lo rileva una ricerca commissionata da Italian Resuscitation Council – Irc. E’ necessario “insegnare il primo soccorso e sostenere chi aiuta”

L’impatto di un arresto cardiaco non riguarda solo chi ne è colpito: anche i soccorritori possono sperimentare un carico emotivo significativo. In Italia, solo il 48% della popolazione sarebbe disposto a intervenire e, tra queste persone, il 52% teme che, dopo il soccorso, potrebbe vivere un fort...

🧠 "𝐍𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐬𝐞𝐢 𝐭𝐮 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐳𝐚!": 𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨È una delle tap...
16/06/2026

🧠 "𝐍𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐬𝐞𝐢 𝐭𝐮 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞𝐢 𝐩𝐚𝐳𝐳𝐚!": 𝐋𝐚 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐢𝐮𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨

È una delle tappe più estenuanti di questo percorso. Tu vedi i pericoli, vedi i fornelli rimasti accesi, le scadenze saltate, i farmaci dimenticati. Cerchi di aiutarlo, di proteggerlo, e in cambio ricevi solo rabbia, porte in faccia e risposte taglienti: "Sto benissimo, ho sempre fatto così, lasciami in pace".

Ti ritrovi a fare la parte della "cattiva", della maestrina che controlla, mentre l'unica cosa che vorresti è un briciolo di collaborazione per evitare che succeda un guaio. E alla fine della giornata ti restano solo nodi alla gola e una rabbia sorda.

💡 La spiegazione clinica: non è testardaggine, si chiama 𝗮𝗻𝗼𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼𝘀𝗶𝗮

Questo rifiuto feroce non è un capriccio, non è orgoglio e non è l'ennesima dimostrazione di un carattere difficile: è l'anosognosia

A causa della demenza, si danneggiano proprio quelle aree del cervello (soprattutto nel lobo frontale e parietale) responsabili dell'auto-monitoraggio. Il malato non sa di non sapere. Nella sua testa, lui è ancora l'adulto indipendente di vent'anni fa. Quando lo sgridi o gli mostri un errore, lui non vede il suo limite, vede solo un tuo attacco ingiustificato

🌱 3 strategie per aggirare il muro del "No"

Finché cercherai di usare la logica e di convincerlo che è malato, perderai la sfida.
Dobbiamo cambiare strategia:

1️⃣ Smetti di cercare la confessione: non costringerlo mai ad ammettere un errore ("Vedi che hai dimenticato di nuovo la pentola?"). Questo attiva solo la sua modalità di difesa e la sua rabbia. Sistema le cose di nascosto, gioca d'anticipo e proteggi la sua dignità.

2️⃣ Dai la "colpa" a un fattore esterno: se deve prendere una medicina o fare una visita e si rifiuta, non dire che serve "per la memoria". Sposta la responsabilità su un'autorità esterna: "Papà, lo ha ordinato il medico della mutua per la pressione, sai come sono fiscali, dobbiamo farlo per forza se no mi fanno storie". Diventa sua complice contro il sistema, non la sua antagonista.

3️⃣ Introduci l'aiuto con un altro nome: se hai bisogno di una badante o di un aiuto in casa, non presentarla mai come "la persona che deve controllarti". Presentala come "una ragazza che mi aiuta con le pulizie profonde" o "un'assistente per stirare che tiene un po' di compagnia anche a me". L'aiuto si accetta più facilmente se non ferisce l'orgoglio.

❤️ Non devi vincere una guerra, devi solo proteggerlo

Vedo continuamente famiglie consumarsi in questa guerra di posizione. Il mio obiettivo è insegnarti l'arte del "conflitto morbido": capire come funziona il cervello del tuo caro ti permette di smettere di combatterlo e di iniziare ad aggirare i sintomi con intelligenza clinica

Prenderti cura di lui significa anche accettare che non ti ringrazierà per quello che fai, perché non può capire il pericolo da cui lo stai salvando. Ma lo capisco io, e lo sa chiunque ci sia passato

📩 Qual è la frase che vi sentite ripetere più spesso quando cercate di dare una mano?
"Faccio da solo", "Non sono mica matto", "Pensa a te"... quali sono i "muri" che trovate davanti a voi?

Scrivetelo nei commenti. Leggere le risposte degli altri è il modo più rapido per capire che quella rabbia non è contro di voi, ma è solo il riflesso della malattia. Condividiamo per alleggerire il carico. 👇



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Dott.ssa Valentina Marchi

Ansia: non è il problema, è il messaggioL’ansia non arriva mai per caso.Non è un difetto di personalità, né una debolezz...
13/06/2026

Ansia: non è il problema, è il messaggio

L’ansia non arriva mai per caso.
Non è un difetto di personalità, né una debolezza, né qualcosa da “eliminare” a tutti i costi.

L’ansia è un segnale.

Spesso compare quando stiamo reggendo troppo a lungo:
relazioni che non nutrono più, silenzi che fanno rumore, emozioni trattenute, bisogni messi da parte “per non disturbare”, cambiamenti che spaventano ma che non riusciamo ad affrontare.

Molte persone cercano di zittirla, di controllarla, di farla sparire.
Ma l’ansia non chiede di essere combattuta: chiede di essere ascoltata.

Dietro l’ansia c’è quasi sempre una domanda non detta:
• Sto vivendo una vita che mi assomiglia?
• Mi sento al sicuro nelle mie relazioni?
• Quanto spazio sto dando a me stessa/o?

Quando l’ansia diventa costante, pervasiva, stancante, non significa che “c’è qualcosa che non va in te”.
Significa che qualcosa non sta più funzionando per te.

Il lavoro psicologico non serve a rendere le persone più forti o più performanti, ma più consapevoli.
Perché quando capiamo cosa l’ansia sta cercando di dirci, spesso inizia a perdere intensità.

Non sempre sparisce subito.
Ma smette di governare la nostra vita.

Se senti che l’ansia è diventata una presenza ingombrante e vuoi provare a darle un senso, puoi scrivermi in privato per un confronto o per valutare un percorso.

Ascoltarsi non è un lusso.
È una forma di cura. 🌿

Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver Me l'hanno detto così, senza giri di parole. Come se fosse una malatt...
10/06/2026

Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
Me l'hanno detto così, senza giri di parole.
Come se fosse una malattia vera e propria .
“Sindrome del custode. ”
E io ho pensato:
— Meglio chiamarla "amare fino a farsi male".
E' una malattia che nessuno vede quando inizia.
Non è iniziata certo il giorno della diagnosi.
È iniziata quando i miei genitori non ce la facevano più
e ho deciso di rimanere loro vicino.
mentre altri decidevano di andarsene.
È iniziata la notte in cui ho imparato a dormire con un orecchio sveglio.
Quando il corpo chiedeva riposo
e l'anima rispondeva: resisti ancora un po'.
È iniziata quando ho smesso di essere figlio
e sono diventato mani, bastone, voce, forza donata a loro.
Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
perché la mia schiena è a pezzi,
perché la mia mente non si spegne,
perché piango senza rendermene conto
perché sorrido in pubblico
e crollo quando nessuno mi vede.
Ma nessuno ha capito di cosa soffrono
quelli che sono scomparsi.
Quelli che hanno promesso di esserci
ma erano solo parole.
Quelli che si preoccupano da lontano
ma non conoscono la fatica
di sostenere chi ti ha dato la vita.
Nessuno ha etichettato
i fratelli assenti,
i familiari egoisti,
quelli che arrivano quando tutto è già finito
e si permettono pure di dire
"se avessi fatto questo... ”
A me hanno dato un nome.
Custode.
Esausto.
Esaurito.
Perché prendersi cura di una persona non stanca...
Quello che stanca è farlo da solo.
Malato non è l'amore,
è l'indifferenza degli altri.
Si tratta di farsi carico di tutto
mentre gli altri dormono tranquilli
con la coscienza in modalità silenziosa.
Mi è stata diagnosticata la sindrome del caregiver
ma non me ne preoccupo.
Perché quando i miei genitori avevano bisogno di me,
non ho girato la faccia dall'altra parte.
Io c'ero.
Spaventato.
Stanco.
Con le lacrime.
Ma c'ero.
E se le parole che ho detto, fanno male,
generano imbarazzo,
se dentro di voi risveglia qualcosa che non vorreste sentire...
non è per le mie parole.
È perché in fondo
sapete che amare così
non dovrebbe far ammalare nessuno.
Eppure sono sempre gli stessi
a pagare il prezzo per non avere avuto la forza di scappare via.
Perché prendersi cura di chi ti ha dato la vita
non è un obbligo.
È un atto d'amore così grande
che a volte anche il corpo presenta il conto.
Eppure...
se dovessi tornare indietro,
resterei di nuovo.
Perché ci sono dolori che stancano
ma ci sono assenze
che non si perdoneranno mai. 😔 🫂

(Fonte: Una storia da raccontare)

Una telefonata di 5 minuti fa bene a due cervelli contemporaneamente. ❤️C’è un dato concreto che arriva dalla ricerca sc...
10/06/2026

Una telefonata di 5 minuti fa bene a due cervelli contemporaneamente. ❤️

C’è un dato concreto che arriva dalla ricerca scientifica e che dovremmo tenere a mente: l’isolamento sociale (cioè il vedere meno i familiari, gli amici o il non frequentare più nessun gruppo) può aumentare il rischio di demenza di circa il 60%.

La scienza ci spiega che non è solo una questione di "tristezza". Il legame è medico e complesso:

L'isolamento spegne gli stimoli: Spesso cammina di pari passo con la depressione e la sedentarietà.

Il contatto sociale è una ginnastica: Parlare, ascoltare e confrontarsi aiuta a costruire la "riserva cognitiva", ovvero una specie di scudo che rende il cervello più resistente a malattie come l'Alzheimer.

Mantenersi attivi con gli altri riduce lo stress, contrasta le infiammazioni e protegge la memoria.

C'è però una distinzione importante da fare: un conto è la solitudine (quel sentimento intimo che purtroppo si prova anche in mezzo a una stanza piena di gente), un altro è l'isolamento (il trovarsi fisicamente da soli, senza nessuno che suoni al campanello).

Sulla solitudine interiore serve un percorso profondo. Ma contro l’isolamento possiamo fare qualcosa di concreto subito.

Prendersi un caffè con un amico, iscriversi a un piccolo gruppo locale o fare una telefonata a qualcuno che sappiamo essere a casa da solo non è solo una cortesia. È un gesto di prevenzione medica per noi e per loro.

La salute del cervello non si costruisce solo con i farmaci o con i manuali, ma anche e soprattutto attraverso i fili che ci uniscono agli altri.

Se oggi avete cinque minuti liberi, provate a fare quel numero di telefono che rimandate da tempo. Farà bene a chi riceve la chiamata, ma farà un gran bene anche alla vostra testa.



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"Non è più lui." Capire cosa sta davvero cambiandoUna delle frasi che sento più spesso, quando entro per la prima volta ...
09/06/2026

"Non è più lui." Capire cosa sta davvero cambiando

Una delle frasi che sento più spesso, quando entro per la prima volta in una casa, è questa: "Non è più lui." Oppure: "Lo fa apposta per farmi arrabbiare." O ancora: "Prima non era così, adesso è diventato cattivo."
Capisco quelle parole. Nascono dalla stanchezza, dal dolore, da un amore che non sa più dove appoggiarsi. Spesso le pronuncia chi quella persona la conosce da una vita: un marito, una figlia, una sorella. Ed è proprio questo a rendere tutto più difficile, perché si fa fatica ad accettare che la persona davanti a noi sia ancora quella di sempre, e insieme non lo sia più del tutto.
Ma c'è una cosa che vorrei dire a chi assiste un familiare con una malattia neurodegenerativa, una cosa che cambia tutto: quei comportamenti non sono scelte. Non sono dispetti. Non sono mancanza di volontà.
Quando una persona con demenza rifiuta di lavarsi, nasconde gli oggetti, ripete la stessa domanda venti volte, si oppone, si agita verso sera, non lo fa contro di voi. Lo fa perché il suo cervello sta cambiando, e con esso il modo in cui legge la realtà. Una doccia può diventare un'esperienza spaventosa: l'acqua che scorre, il freddo, la sensazione di essere esposti senza capire perché. Una stanza familiare può sembrare improvvisamente un luogo sconosciuto. Una domanda ripetuta non è testardaggine, è una memoria che si cancella un attimo dopo essersi formata, così che ogni volta è davvero la prima volta.
Smettere di leggere questi gesti come offese personali non significa rassegnarsi. Significa cambiare strumenti. Perché si discute con chi sceglie; non si discute con una malattia. Correggere, contraddire, ripetere "te l'ho già detto" non riporta indietro nulla: aumenta solo la frustrazione, la vostra e la sua.
E quando capiamo che dietro l'opposizione c'è paura, dietro l'aggressività c'è disorientamento, dietro il rifiuto c'è la perdita di controllo su un mondo che diventa illeggibile, qualcosa in noi si scioglie. La rabbia lascia spazio a una domanda diversa: di cosa ha bisogno, adesso, questa persona? Non come la convinco, ma come la faccio sentire al sicuro.
È da questa domanda che parte il mio lavoro. Non si tratta di tecniche fredde, ma di un modo di guardare: vedere la persona prima della malattia, e i suoi bisogni dietro ogni comportamento che ci sembra incomprensibile.
Nei prossimi articoli affronterò situazioni concrete: il momento dell'igiene, il wandering, l'opposizione al cibo e ai farmaci, e anche ciò che prova chi assiste, perché anche il dolore di chi cura merita parole e ascolto.
Se in questo momento vi siete riconosciuti, sappiate che non siete soli, e che esistono modi diversi di stare accanto a chi amate. Se volete parlarne, ci sono.
Dot.ssa Benedetta Mastroviti Educatrice Professionale

Indirizzo

Via Pellegri 14 Langhirano
Langhirano
43013

Orario di apertura

Lunedì 10:00 - 20:10
Martedì 10:00 - 20:00
Mercoledì 10:00 - 20:00
Giovedì 10:00 - 20:00
Venerdì 10:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 20:00
Domenica 10:00 - 20:00

Telefono

+393703136258

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