Gabriella Marano - Criminologa

Gabriella Marano - Criminologa Gabriella Marano. Criminologa. Vivo e lavoro tra Latina, Roma e Milano. Da sempre, combatto la violenza di genere. Cerco la verità, in ogni dettaglio.

IL LUSSO DI AVERE MENOViviamo immersi nel troppo.Troppi rumori, troppe notifiche, troppe parole, troppe immagini, troppe...
10/08/2026

IL LUSSO DI AVERE MENO
Viviamo immersi nel troppo.
Troppi rumori, troppe notifiche, troppe parole, troppe immagini, troppe cose che chiedono continuamente la nostra attenzione.
Forse per questo, oggi, avere meno è diventato un lusso.
Meno connessione.
Meno stimoli.
Meno presenze che ci tirano da una parte all’altra.
Meno bisogno di riempire ogni silenzio.
E forse anche meno persone.
Non perché abbiamo bisogno di stare soli, ma perché abbiamo bisogno di imparare a riconoscere quelle vere che restano. Quelle con cui non serve riempire il silenzio, spiegarsi continuamente, dimostrare qualcosa.
Cerchiamo, ormai, sempre troppo.
Cerchiamo luoghi, persone, esperienze, emozioni, continuamente qualcosa che possa aggiungere un pezzo alla nostra vita.
Ma poi arriva un momento in cui scopri che non ti serve aggiungere. Ti serve riconoscere.
Riconoscere il poco, quando quel poco è vero. Una persona con cui puoi essere semplicemente te stesso. Un silenzio che non mette a disagio. Una strada da percorrere senza fretta. Un panorama davanti al quale non hai bisogno di fare altro che guardare.
Le Dolomiti, con la loro bellezza quasi disarmante, hanno questo potere: non ti tolgono i problemi, non cancellano le inquietudini, non mettono magicamente ordine nella tua vita. Eppure, quando torni a casa, qualcosa dentro di te è cambiato.
Perché per qualche giorno hai avuto meno rumore e più presenza.
Meno distrazioni e più attenzione.
Meno bisogno di cercare e più capacità di godere di ciò che hai accanto.
E quando il rumore si spegne, la bellezza può fare qualcosa di sorprendente: non diventare una medicina miracolosa, ma creare lo spazio perché dentro di noi qualcosa possa finalmente ritrovare il proprio equilibrio.
Forse è questo che ci manca più di tutto:
non avere di più, ma riuscire ad accorgerci di ciò che abbiamo.
Di quel poco che, quando tutto il superfluo scompare, diventa moltissimo.
Quel sacro poco fatto di silenzio, presenza, meraviglia, persone amate e tempo.
Perché a volte non abbiamo bisogno di aggiungere qualcosa alla nostra vita, abbiamo solo bisogno di togliere abbastanza rumore per tornare a sentirla..

Oggi presso il carcere di Benevento per la strage di Paupisi.Questa mattina sono impegnata nell'ambito della perizia psi...
25/07/2026

Oggi presso il carcere di Benevento per la strage di Paupisi.
Questa mattina sono impegnata nell'ambito della perizia psichiatrica disposta dalla Corte d'Assise nel procedimento che riguarda Salvatore Ocone.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Ocone avrebbe ucciso la moglie, Elisa Polcino, e il figlio quindicenne Cosimo, colpendoli alla testa con un grosso masso. Successivamente avrebbe caricato in auto i due figli e si sarebbe allontanato, dando inizio a una fuga durata diverse ore. Quando i Carabinieri riescono a rintracciare il veicolo, il figlio è ormai deceduto, mentre la figlia Antonia, gravemente ferita, è ancora viva. Il suo tempestivo soccorso le ha permesso di sopravvivere.
La perizia psichiatrica mira a valutare sia l'eventuale capacità di intendere e di volere dell'imputato al momento dei fatti, sia la sua attuale capacità di partecipare al processo.
Il compito della psicologia forense non è quello di cercare giustificazioni o formulare giudizi morali. Il suo obiettivo è comprendere se, nella storia clinica, nel funzionamento psicologico e nell'eventuale presenza di disturbi psicopatologici, vi siano elementi che possano contribuire a spiegare un gesto tanto estremo.
Comprendere non significa assolvere. Significa mettere la scienza al servizio della giustizia, affinché le decisioni processuali siano fondate su un accertamento rigoroso, obiettivo e scientificamente fondato.

«Perché porti sempre quel 3 al collo?»È una domanda che mi viene rivolta spesso.La mia risposta è sempre la stessa: perc...
20/07/2026

«Perché porti sempre quel 3 al collo?»
È una domanda che mi viene rivolta spesso.
La mia risposta è sempre la stessa: perché racchiude due dei legami più importanti della mia vita. Uno appartiene ai miei ricordi. L'altro è il mio presente. Entrambi hanno trovato un posto da cui non se ne andranno mai.
E mi fermo lì.
Ci sono significati che non hanno bisogno di essere spiegati. Alcune cose conservano la loro forza proprio perché non vengono raccontate fino in fondo.
Nel mio lavoro ho imparato che gli esseri umani hanno un bisogno profondo di affidare una parte della propria storia a un simbolo. Un numero, un anello, una fotografia, una chiave, una pietra non sono semplici oggetti. Diventano custodi di ciò che ci ha trasformati, di ciò che ci ha dato forza, delle persone che abbiamo amato, di quelle che amiamo e che desideriamo sentire accanto, ogni giorno. Per questo un simbolo può accompagnarci per tutta la vita: non perché abbia un potere magico, ma perché rende tangibile un legame che, altrimenti, rimarrebbe invisibile.
La psicologia li definisce oggetti simbolici. Non sono portafortuna. Sono punti di continuità tra ciò che siamo stati, ciò che siamo e ciò che scegliamo di portare con noi. Ci aiutano a sentirci radicati, a ritrovare forza, a ricordarci ciò che conta davvero.
Ed è forse questa la bellezza dei simboli.
Parlano profondamente a chi li porta e, a chi li osserva, lasciano il privilegio della curiosità.
Per questo il mio 3 non è un semplice ciondolo.
È una parte della mia storia che scelgo di indossare, ogni giorno.

Viviamo in un tempo in cui tutti parlano, esprimono opinioni, danno consigli. Ma sempre meno persone sanno davvero ASCOL...
13/07/2026

Viviamo in un tempo in cui tutti parlano, esprimono opinioni, danno consigli. Ma sempre meno persone sanno davvero ASCOLTARE.
Negli anni ho imparato, seduta dall'altra parte del setting, che l'ascolto non è un gesto passivo. È un atto di profonda responsabilità. Significa sospendere il giudizio, mettere da parte le proprie convinzioni, lasciare spazio all'altro senza la fretta di interpretarlo o di "aggiustarlo".
Ho visto persone arrivare convinte di non avere più nulla da dire e invece scoprire, parola dopo parola, che dentro di sé esisteva ancora una storia che chiedeva soltanto di essere accolta.
Molte volte il cambiamento non nasce dalla risposta giusta. Nasce nel momento in cui una persona si sente finalmente ascoltata senza essere interrotta, corretta o giudicata. È in quello spazio che le emozioni trovano un nome, il dolore perde parte del suo peso e ciò che sembrava confuso inizia lentamente a prendere forma.
Credo che uno dei bisogni più profondi dell'essere umano non sia essere convinto, ma essere compreso. Perché quando ci sentiamo davvero compresi, smettiamo di difenderci e iniziamo, finalmente, a incontrare noi stessi.
L'ascolto autentico non cambia solo una conversazione. Può cambiare una vita.

Oggi se n'è andato Peppino di Capri.Le sue canzoni hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. In casa mia ...
11/07/2026

Oggi se n'è andato Peppino di Capri.
Le sue canzoni hanno accompagnato la mia infanzia e la mia adolescenza. In casa mia risuonavano spesso, perché mio padre era un musicista e la musica era il nostro modo di stare insieme.
Tra tutti i ricordi, ce n'è uno che custodisco più di ogni altro. Pochi giorni prima di lasciarmi, eravamo seduti sul divano. All'improvviso iniziò a intonare Luna Caprese. Non sapevamo che quello sarebbe stato uno degli ultimi momenti da condividere insieme.
Da allora quella melodia non è più soltanto una canzone. È diventata una carezza, una voce che continua ad abitare i miei ricordi.
Per questo oggi voglio dire semplicemente grazie a Peppino di Capri. Senza saperlo, mi ha regalato la colonna sonora di uno degli istanti più preziosi della mia vita.
Ci sono canzoni che finiscono. E poi ci sono quelle che continuano a vivere dentro chi resta.
Ciao papà. Ogni volta che ascolterò quella melodia, tornerò per un istante su quel divano, accanto a te.

Ogni rito di passaggio lascia qualcosa alle spalle e, nello stesso istante, ci consegna una versione nuova di noi.La mat...
02/07/2026

Ogni rito di passaggio lascia qualcosa alle spalle e, nello stesso istante, ci consegna una versione nuova di noi.
La maturità è uno di quei momenti. Non perché segni la fine della scuola, ma perché, quasi senza accorgersene, si smette di vivere il futuro come qualcosa che deve ancora arrivare e si inizia a comprenderne una grande verità: il futuro è fatto delle scelte che avremo il coraggio di compiere, giorno dopo giorno.
Da psicologa penso che crescere significhi soprattutto questo: accettare che non esiste una strada perfetta, ma una strada autentica. Quella che si costruisce restando fedeli a se stessi, anche quando cambiare fa paura, anche quando non si hanno tutte le risposte.
La vita, in fondo, non ci chiede di essere certi. Ci chiede di essere vivi, curiosi, capaci di dare un senso ai nostri passi.
A te, figlio mio, auguro di non rincorrere ciò che gli altri si aspettano da te, ma di avere sempre il coraggio di diventare la persona che senti di essere. E di non perdere mai lo stupore di scoprire chi puoi ancora diventare.
E a tutti i ragazzi che oggi varcano questa soglia, auguro di avere il coraggio di cambiare idea, di ricominciare, di cercare il loro posto nel mondo senza perdere la meraviglia di ciò che deve ancora accadere. Perché la maturità non è il punto d'arrivo, ma il primo passo di un viaggio che merita di essere vissuto fino in fondo.
Buona vita a tutti!

Ci sono fotografie che raccontano molto più di quello che mostrano. Queste, per me, custodiscono un anno intenso. Un ann...
27/06/2026

Ci sono fotografie che raccontano molto più di quello che mostrano. Queste, per me, custodiscono un anno intenso. Un anno di lavoro vero, di sacrifici silenziosi, di tensioni, di studio, di corse, di responsabilità e di emozioni che spesso hanno dovuto restare dietro le quinte. Perché chi fa informazione sa che ci sono storie che ti attraversano, ti scuotono, ti feriscono anche, ma il dovere è quello di raccontarle con lucidità, rispetto ed equilibrio, senza permettere che il proprio sentire prenda il posto dei fatti.
È stato un anno che mi ha cambiata. Mi ha fatto crescere professionalmente, ma soprattutto umanamente. Mi ha regalato incontri che porterò con me, amicizie nate quasi per caso e diventate preziose e persone che hanno lasciato un segno profondo nel mio cammino.
Un grazie speciale a Gianluigi Nuzzi. Più che una guida, è stato il timone di questo viaggio: con competenza, rigore e umanità mi ha insegnato che l'autorevolezza non ha bisogno di alzare la voce e che il rispetto per le persone e per la verità viene sempre prima di tutto. Da lui porto con me un patrimonio che va ben oltre la televisione.
Ora è tempo di fermarsi per un po', respirare e fare tesoro di tutto ciò che questo percorso mi ha lasciato. Ci rivediamo a settembre, con la stessa passione di sempre, ma con uno sguardo ancora più ricco. Perché ogni storia raccontata, in fondo, lascia sempre qualcosa anche in chi la racconta.

A chi sorride ed è gentile, capita di osservare una dinamica curiosa. Molto spesso la gentilezza viene scambiata per fra...
24/06/2026

A chi sorride ed è gentile, capita di osservare una dinamica curiosa. Molto spesso la gentilezza viene scambiata per fragilità, la disponibilità per accondiscendenza, l'educazione per mancanza di carattere. Come se per essere credibili, autorevoli o forti fosse necessario mostrarsi duri, distanti o aggressivi.
Da psicologa, invece, ho imparato che accade spesso il contrario.
Dietro un sorriso può esserci una grande consapevolezza.
Dietro la gentilezza può esserci la capacità di gestire emozioni complesse senza riversarle sugli altri.
Dietro l'educazione può esserci una forza che non ha bisogno di imporsi per essere riconosciuta.
Viviamo in un tempo in cui l'aggressività viene troppo spesso confusa con la determinazione e la durezza con l'autorevolezza. Eppure, le persone più solide che ho incontrato nella mia vita e nella mia professione non erano quelle che alzavano la voce. Erano quelle che sapevano mantenere equilibrio, rispetto e lucidità anche nei momenti più difficili.
Forse dovremmo iniziare a guardare la gentilezza per ciò che è davvero: non una debolezza da giustificare, ma una scelta consapevole. E, talvolta, una delle forme più sofisticate di forza interiore.

Viviamo in una società che ci ha insegnato che stare bene non è più un desiderio, ma un dovere. Dobbiamo essere felici, ...
21/06/2026

Viviamo in una società che ci ha insegnato che stare bene non è più un desiderio, ma un dovere. Dobbiamo essere felici, motivati, produttivi, sempre sorridenti. Se qualcosa ci pesa, ci ferisce o ci rallenta, ci sentiamo quasi in difetto, come se provare emozioni spiacevoli sia il segnale di un fallimento personale. Questo messaggio arriva da ogni parte: dai social, dalla cultura della performance, dal lavoro, ma anche da frasi apparentemente innocue come "pensa positivo", "non abbatterti" o "devi reagire". Il rischio è che non ci venga più concesso il diritto di attraversare la sofferenza. Dal punto di vista psicologico, però, la realtà è molto diversa. Le emozioni non si dividono in "giuste" e "sbagliate". Gioia, tristezza, rabbia, paura, delusione hanno tutte una funzione evolutiva: ci aiutano a interpretare ciò che accade dentro di noi e nel mondo che ci circonda. Eliminare le emozioni spiacevoli non è possibile. E ignorarle o reprimerle spesso le rende ancora più intense.
Attraverso i social network osserviamo vite che sembrano perfette: successi, coppie felici, corpi impeccabili, famiglie senza conflitti. Poi confrontiamo la nostra quotidianità, fatta anche di dubbi e fragilità. Questo confronto altera la percezione di noi stessi e può alimentare un senso di inadeguatezza sempre più diffuso. La conseguenza è paradossale: più inseguiamo l'idea di una felicità permanente, più rischiamo di allontanarci dal benessere autentico. Benessere psicologico non significa essere felici ogni giorno. Significa possedere la capacità di adattarsi ai cambiamenti, affrontare le difficoltà, tollerare la frustrazione e continuare a dare significato alla propria vita anche nei momenti più complessi. Forse dovremmo smettere di rincorrere la perfezione e iniziare a coltivare qualcosa di molto più realistico e prezioso: l'equilibrio.
Perché una persona psicologicamente forte non è quella che sorride sempre. È quella che sa attraversare anche il dolore, senza perdere la capacità di ritrovare sé stessa.

Come psicologa clinica e forense, mi capita spesso di ascoltare persone che cercano una spiegazione ai comportamenti deg...
19/06/2026

Come psicologa clinica e forense, mi capita spesso di ascoltare persone che cercano una spiegazione ai comportamenti degli altri: Perché mi ha trattato così? Perché ha mentito? Perché mi ha deluso? Perché continua a farmi stare male?
Sono domande legittime. Cercare un significato è un bisogno profondamente umano. Tuttavia, quando tutta la nostra attenzione resta concentrata su ciò che l'altro pensa, prova o fa, rischiamo di consegnargli anche il potere sul nostro equilibrio emotivo.
La domanda che può realmente trasformare un'esperienza è un'altra: Che cosa scelgo di fare io con ciò che mi è accaduto?
In psicologia sappiamo che tra un evento e la nostra reazione esiste uno spazio. È proprio in quello spazio che si esprime la nostra libertà: non quella di controllare gli eventi o le persone, ma quella di scegliere il significato che attribuiamo a ciò che viviamo e il comportamento che decidiamo di mettere in atto.
Questo non significa negare il dolore, minimizzare un'ingiustizia o giustificare chi ci ha ferito. Significa riconoscere che la qualità della nostra vita dipende anche da come elaboriamo le esperienze, da come regoliamo le nostre emozioni e dalla capacità di restare fedeli ai nostri valori, anche quando gli altri non lo fanno.
La maturità emotiva non consiste nel reagire impulsivamente, ma nel rispondere con consapevolezza. Significa scegliere se alimentare un conflitto o interromperlo, se restare prigionieri del risentimento o investire energie nella propria crescita, se continuare a rincorrere chi non ci riconosce oppure imparare a riconoscere noi stessi.
Le circostanze possono influenzarci, ma non devono definirci.
La vera forza non nasce dal controllo degli altri, ma dalla capacità di governare le proprie risposte, proteggere i propri confini e mantenere il rispetto per se stessi anche nei momenti più difficili.
È lì che nasce la responsabilità personale. Ed è proprio da lì che inizia il nostro modo di stare al mondo più autentico.

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