Floriano Negro

Floriano Negro Medico Pediatra, già Primario del Reparto di Pediatria Ospedale Vito Fazzi di Lecce. Già Assessore Urbanistica Comune di Lecce.

Antico Radicale dai tempi dell'Università. Nella Prima Repubblica esponente del Partito Repubblicano Italiano.

04/04/2026

LA PASQUA

di Floriano Negro

Come è noto, la Pasqua è festa solenne per gli ebrei e per i cristiani.

Dapprima si celebrò al plenilunio di marzo, secondo l’uso ebraico, ma il Concilio di Nicea (325) decretò che la festa fosse mobile e cadesse la prima domenica dopo il plenilunio di marzo. (sicchè va dal 22 marzo al 25 aprile).

La Pasqua festeggia la resurrezione del Cristo.

Astronomicamente, il Sole in Ariete segna la festa della natura che rinasce prendendo il simbolo del Sole, centro del nostro sistema planetario, come fonte di luce e di vita.

La Pasqua ebraica e cristiana, corrispondono alla più grande festa del Sole che gli antichi egiziani celebravano, nello stesso periodo, in Heliopoli o città del Sole.

Le celebrazioni pasquali sono precedute dal tempo di Quaresima (in latino quadragesima, ovvero quarantesimo giorno) che è un periodo di penitenza nel quale la regola più nota è rappresentata dalla pratica del digiuno.

La Pasqua ebraica.

Come spiega l’Antico Testamento, gli ebrei avevano una festa, il Pesah, che coincideva con l’inizio della primavera e cadeva fra marzo ed aprile (nel mese di Nissan, anticamente Abib o delle Spighe).

Cominciavano a celebrarla la sera del 14 di Nissan ovvero al plenilunio del primo mese lunare, dopo l’equinozio di primavera.

Il rito risaliva, in realtà, ad una arcaica celebrazione familiare con la quale i pastori solennizzavano il rinnovamento del cosmo in primavera.

Al chiaro di luna, s’immolavano i primi nati del gregge il cui sangue veniva sparso su capanne ed animali per proteggere le greggi da calamità ed assicurarne la fecondità; poi si consumava la carne in pasto rituale.

Durante la festa si svolgeva una danza rituale, ritmica, che consisteva in salti figurati.

Si “saltava oltre” o “si passava oltre”.

Pesah significa letteralmente “passare oltre” in ricordo, non della danza rituale, ma della notte in cui Jevè “passò oltre” ovvero oltrepassò le case degli Israeliti in Egitto, contrassegnate dal sangue dell’agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.

Ha quindi significato di rito memoriale.

Secondo quanto spiega l’Antico Testamento, in occasione della celebrazione della Pasqua (Esodo 12): ”Jevè (il Signore) disse a Mosè e ad Aronne, nel paese d’Egitto: ”Questo mese sarà per voi il principio dei mesi, il primo dei mesi dell’anno.

Parlate a tutto il consesso dei figli d’Israele e dite loro: il decimo giorno di questo mese, si prenda da tutti un agnello, per famiglia e per casa.

Che se saranno troppo pochi per consumare un agnello, ciascuno prenderà seco dei suoi vicini che abitano presso la casa sua, per fare il numero di persone bastante a mangiare un agnello.

Questo agnello sarà senza macchia maschio, d’un anno.

Lo metterete da parte fino al quattordici del mese.

Quella sera, al tramonto, tutta la moltitudine dei figli d’Israele l’immolerà.

Prenderete del suo sangue e ne porrete sui due battenti e sulla soglia della porta delle case dove sarà mangiato.

In quella notte mangerete le carni arrostite, con pani azzimi e lattughe di campo.

Vi cingerete i fianchi, avrete i calzari ai piedi ed i bastoni in mano; e mangerete il fretta; perché è la Pasqua (cioè il passaggio del Signore).

Quella notte passerò per l’Egitto e colpirò tutti i primogeniti.

Ma quel sangue sarà un segnale per la vostra difesa nelle case dove sarete.

Io vedrò quel sangue e passerò oltre.

Non vi sarà per voi flagello di sterminio quando io colpirò il paese d’Egitto.

Quel giorno vi starà a ricordo e lo celebrerete solennemente, consacrandolo al Signore, con culto perpetuo, di generazione in generazione”.

Aggiunse, a proposito dell’agnello: ”Non ne spezzerete alcun osso “.

Cosicché Pesah significò che Javè era passato oltre le case o le tende degli Israeliti, i cui stipiti ed architravi erano stati segnati dal sangue del primo nato del gregge ed aveva risparmiato i primogeniti ebrei, uccidendo quelli egiziani.

L’evento fu storicizzato probabilmente anche a ricordo dell’evento che aveva segnato l’inizio dell’Esodo, cioè del viaggio del popolo ebraico dalla terra d’Egitto verso la Terra Promessa.

Tale episodio segna anche la fine della schiavitù di questo popolo, quindi il “passaggio” dalla condizione di schiavitù a quella di libertà.

Si può perciò dire che Pesah significa anche, per il popolo ebraico, affrancamento dalla schiavitù dell’uomo sull’uomo.

La celebrazione del Pesah, prescritta dal Signore a Mosè, si configura come “Rito memoriale”, nel senso di rappresentazione di un evento verificatosi “in illo tempore”, con lo scopo di richiamarlo alla memoria, rinnovarlo, attualizzarlo e renderlo presente nella coscienza degli Ebrei.

Nel corso del tempo al Pesah ,che dura sette giorni, dopo il 14 di Nisan, si sono aggiunti altri memoriali nella storia della salvezza: l’ingresso nella terra promessa, il rinnovamento dell’alleanza in seguito al ritrovamento della Legge , il ritorno dall’esilio, ecc...

Perciò la Pasqua Ebraica è il compendio e la ricapitolazione di tutta la storia della salvezza, lo schema interpretativo degli interventi di Javè in favore del popolo d’Israele.

La Pasqua Cristiana

Alla Pasqua ebraica si ricollega la Pasqua cristiana.

Non è un caso che Gesù volle morire in occasione della Pesah, vero agnello “al quale non si deve spezzare alcun osso”.

Già il Battista aveva esclamato lungo le rive del Giordano: ”Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”.

Giovanni l’Evangelista avrebbe narrato : ”Perché i corpi non rimanessero in croce al sabato (era un giorno solenne quel sabato), i Giudei chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocefisso insieme a lui.

Venuti poi da Gesù e , vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua.

Questo infatti avvenne perché si adempisse la scrittura : ”Non gli sarà spezzato alcun osso”.

Ma diversamente da quello ebraico, l’Agnello della Pasqua cristiana risorge dopo la morte.

La specificità della Pasqua cristiana è infatti l’annuncio che Gesù, morto e crocefisso, è risorto.

La resurrezione di Gesù è, secondo la fede cristiana, l’evento assolutamente nuovo e divino che si manifesta nella storia offrendo agli uomini il dono della Nuova Vita, di cui è veicolo il Battesimo.

Perciò è importante considerare la resurrezione del Cristo come l’evento fondamentale della fede cristiana.

Bisogna, a questo punto, dire che il concetto di resurrezione (o di morte-rinascita) è precedente alla Pasqua cristiana.

E’ possibile infatti rintracciare miti e riti nelle tradizioni misteriche pre-cristiane che alludevano alla resurrezione.

Ad esempio, le Adonie, feste della resurrezione di Adone, o le Grandi Dionisie, feste che si celebravano in Atene, in onore di Dioniso, il dio morto e resuscitato...

Inoltre, Osiride ed Attis hanno raggiunto l’immortalità, morendo e resuscitando.

Da ricordare anche che il rito massonico del 3° grado è incentrato sulla morte e sulla resurrezione del maestro Hiram.

A questo proposito, Mircea Eliade spiega quella che, a suo avviso,è la differenza fondamentale fra le concezioni dei Misteri Antichi e quella del Cristianesimo.

”La novità del cristianesimo” egli afferma “è costituita dalla storicità stessa di Gesù, e la gioia del cristiano scaturisce dalla certezza della sua resurrezione.

Per le prime comunità cristiane, la resurrezione di Gesù non poteva essere messa sullo stesso piano della morte e resurrezione periodica degli Dei dei Misteri. Così come la sua esistenza, la sua agonia e morte, la resurrezione del Cristo aveva avuto luogo nella storia, al tempo di Ponzio Pilato.

La resurrezione era un avvenimento irreversibile, non si ripeteva annualmente come, per esempio la resurrezione di Adone.

Non era uno scenario iniziatico, come nei Misteri Antichi”.

L’Eucaristia

Eucaristia significa comunione del fedele con Dio.

Come è noto, Gesù istituì l’Eucaristia nell’Ultima Cena, sotto la specie non dell’agnello, ma del pane e del vino.

La sua scelta ricostituisce nell’Eucaristia la condizione edenica, quando uomini ed animali non si nutrivano di carne.

“Ecco”diceva il Creatore ad Adamo ed Eva “io vi do ogni erba che produce seme e che è sulla terra e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo.

Io vi do in cibo ogni erba verde “.

Il Rito Sacro, trasmuta, il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue del Cristo.

Gesù lo offre ai discepoli dicendo: ”Prendete, mangiate, questo è il mio corpo.

Bevete, questo è il mio sangue”.

Il pane è azimo, cioè non lievitato, quindi non fermentato, non corrotto nella sua essenza, ma solo purificato dal fuoco .

Il pane è il cibo della vita (“Io sono il cibo della vita “disse Gesù) perché è analogo al Cristo e al sole.

Il seme del grano muore nella terra, va incontro a disfacimento , ma non a corruzione della propria essenza, perchè risorge per dare vita ad una nuova spiga.

La spiga, sacra a Cerere, era il simbolo della resurrezione.

Il vino è simbolo del fuoco, dell’energia vitale, dell’ebbrezza (in vino veritas) della iniziazione al mistero.

E’ simbolo della forza contenuta nella materia, cioè della forza degli istinti, cioè del mondo dei sensi e delle passioni.

Ma, per gli ebrei “vigna” significa “Grazia”; perciò l’uva è il frutto della grazia che per fermentazione si trasforma in vino.

Se la forza del fuoco, anziché gli istinti e le passioni, attiva la forza trasmutatoria, allora il frutto della Grazia si trasmuta in sangue del Cristo.

Il vino ,nei misteri antichi, era il simbolo dell’ambrosia, bevanda dell’immortalità.

Tutte le antiche misteriosofie accennano al mistero della transustanzazione, che è mutamento dello stato di essere della materia vivente, cambiamento effettivo di sostanza.

Il mistero non è stato svelato, perché la mutazione transustanziale è “Scienza Segreta “ che solo Dio conosce.

Dante, che di queste cose si intendeva, ha scritto nel Paradiso: ”Trasumanar significar per verba non si potria”.

Abbiamo perciò la Pasqua come liberazione della schiavitù dell’uomo sull’uomo e come liberazione dalla schiavitù della morte.

I pasti simbolici

L’Agnello

Simbolo di dolcezza, di semplicità, di innocenza, di purezza, per il suo comportamento e per il il suo colore bianco, l’agnello, in ogni tempo, è stato considerato l’animale sacrificale per eccellenza.

L’Agnus Dei è Gesù.

Quando Giovanni Battista esclama, vedendo Gesù: ”Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, almeno in parte fa riferimento al tema sacrificale.

Giovanni e Paolo affermano che la morte del Cristo adempie perfettamente il
sacrificio dell’agnello pasquale.

Ma il simbolo rimanda anche al Cristo resuscitato e glorificato.

Il figlio dell’Uomo muore per la resurrezione del figlio di Dio.

L’uovo

Un tempo la domenica di resurrezione era chiamata anche la Pasqua dell’Uovo, perché la si festeggiava donando e mangiando uova sode colorate ,che erano state benedette in chiesa.

L’uovo è il simbolo del Cristo Risorto e, d’altronde ,in ogni tradizione è simbolo di resurrezione.

E’ uno dei simboli di rinnovamento periodico della natura, quindi di rinascita.

L’uovo è una realtà primordiale che contiene in germe tutta la molteplicità degli esseri.

Composto da guscio , albume e tuorlo, è simbolo della Trinità che nell’universo si manifesta in ogni creazione.

La Colomba

Alla fine del pasto pasquale, è consuetudine consumare un dolce a forma di colomba.

E’ il simbolo del Cristo ed anche dello Spirito Santo.

La bianca colomba è anche simbolo di purezza: secondo il Talmud di castità e, secondo il Vangelo, di semplicità.

E’ anche -dopo l’episodio dell’arca di Noè- portatrice del ramo d’ulivo, dunque di pace e di concordia.

Rappresenta, come gli altri animali alati, la sublimazione degli istinti e il predominio dello spirito.

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Da quanto esposto si comprende che nella Pasqua, festa del risveglio della natura, confluiscono varie Tradizioni ed antichi Miti e Riti primaverili, dai quali emerge il motivo ricorrente del “sacrificio” cui succede una “creazione-rinascita”.

Simbolo di questa ideazione è il percorso del Sole, che supera l’equatore celeste rigenerando la vita, quindi rinnovando l’anno e il cosmo.

L’Ariete, simbolo sacrificante della più remota antichità, non dissimile dall’Agnello ed dal Cristo, domina il periodo che segna il passaggio dall’inverno alla primavera.

I miti ed i riti pagani dell’equinozio andrebbero perciò studiati e rievocati, perché ci permettono di cogliere l’origine dei riti della Pasqua ebraica e di quella cristiana, anche se questi vengono letti ed interpretati in modo differente e in una visione differente.

Floriano Negro

P.S. A Lecce (ed anche a Roma), durante la Quaresima, si mangiavano (e si mangiano) per devozione i “Quaresimali “, dolci assai buoni e nutrienti.

Il consumo di tali dolci fu “inventato” e consentito per alleviare le sofferenze del digiuno (che era rigorosissimo) e compensare l’astinenza penitenziale.

Quindi i “Quaresimali”, alimento devozionale, costituivano una “devota“ interruzione del digiuno quaresimale.

Floriano Negro

01/04/2026

Un pensiero al Cielo ricordando il
nostro caro amico Fraterno Floriano Negro Floriano Negro nel
giorno del suo Compleanno ❤️

21/03/2026

L'EQUINOZIO DI PRIMAVERA

di Floriano Negro

Più che un giorno, l’equinozio è un singolo istante.

È il momento in cui il Sole è allo Zenit all'equatore, i suoi raggi cadono perpendicolari all’asse di rotazione della Terra, e per questo in tutto il mondo il giorno e la notte, ovvero il periodo di luce e quello di buio, hanno circa la stessa durata.

La notte è uguale al giorno.

Equinozio, in latino, significa, infatti, notte uguale.

Astronomicamente il sole è nel punto Gamma, a O° Gradi del segno di Ariete.

E’ un culto solare molto antico.

Fra i culti solari più antichi, ricordo il culto di Mitra, divinità solare indo-persiana (in India Mitra corrisponde a Varuna).

Tracce di tale culto si trovano nei Rig-Veda, scritti sacri della religione induista, risalenti al 1400 a.C.ma la tradizione è molto più antica.

Ricordo che anche la tradizione cattolica si rifà al mito solare e, oltre alla Pasqua, celebra le quattro cadenze cicliche annuali denominate “Le Quattro Tempora”:
In primavera 20-21 marzo la Festa della Ricordanza;
In estate 20-21 giugno la Festa della Trinità;
In autunno 20-21 settembre la Festa della Croce;
In inverno 20-21 dicembre la Festa della Luce.

Queste ricorrenze richiedono degli adempimenti rituali, con l’osservanza di regole, fra le quali di digiuno.

I digiuni della Chiesa Cattolica sono ruderi di un sistema astrologico antico.

Si compiono in tre giorni, ma non hanno più valore religioso per l’inosservanza in cui sono caduti.
Il digiuno è la prima delle regole purificatrici.

Con il digiuno non si castiga il corpo, come comunemente si crede, ma si ripete la propria rinascita alla vita della luce, perché il digiuno ha virtù di vera rigenerazione fisica e psichica.

Secondo la tradizione nordica, Ostara è uno degli otto Sabbat (una delle otto feste legate ai movimenti del sole) e si celebra il giorno dell'equinozio di primavera.

La festa è di origine germanica, prende il nome della dea odinista Eostre, padrona della fertilità.

La divinità si diffuse in tutta Europa, con relativo culto.

In Grecia prese il nome di Estia ,dea del focolare domestico e nella Roma antica il nome di Vesta e il suo culto dedicato all'Ordine sacerdotale delle Vergini Vestali.

Secondo Tito Livio, le Vestali erano derivate dall'analogo culto di Albalonga.

A Romolo, primo re di Roma e al suo successore Numa Pompilio è attribuita l'istituzione del culto del fuoco con la creazione delle Vergini sacre a sua custodia.

Custodivano il Tempio nel Foro Romano, tenendo sempre acceso il fuoco, che secondo la leggenda era stato acceso da Romolo.

La festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita in coincidenza dell'equinozio di primavera.

L'avvento della Luce, cioè il trionfo del sole in Ariete, corrisponde al risveglio della coscienza spirituale generatrice, dopo il sonno dell'inverno e segna la festa della natura che si rinnova, prendendo il simbolo del sole, centro del nostro sistema planetario, come fonte di vita e di luce.

L’Ariete Celeste, legato al segno Zodiacale dell’Ariete, quale fuoco primo che, nella tradizione iniziatica, segna l'inizio reale dall'anno ed è il primo dei 12 segni Zodiacali.

L'Ariete ha una chiara valenza solare, guerriera e fallica.

In astrologia è collegato al pianeta Marte.

L'uso dell'ariete come animale sacrificale è assai antico: in quanto “migliore capo del gregge” era per definizione deputato al sacrificio.

Nell'Ariete coesistono forza guerriera ed energia sessuale.

L'ariete è il violatore delle porte chiuse e delle fortezze inespugnabili.

Il simbolismo del Caprone o Ariete astrologico è della più remota antichità.

I caldei, gli egizi, gli ebrei lo conservarono in tutto il simbolismo sacrificante.

Essi stessi lo ebbero certamente in retaggio da sacerdoti delle razze ariane primitive.

Nel Rig-Veda il dio guerriero Indra è rappresentato come un bellicoso ariete.

Nel simbolismo cristiano l'Ariete diviene un agnello mansueto, adattabile come pasta, simbolo di dolcezza, di innocenza, di purezza., simbolo della zona astrale, sul cui dorso è conficcata una croce.

L'agnello mistico, attraversato dall'asta della bandiera del trionfo, vela un mistero profondo: il corpo del Cristo scende nel sepolcro e contemporaneamente si appresta al trionfo della resurrezione raggiante di luce.

Il figlio dell’Uomo muore per la resurrezione del figlio di Dio.

La Pasqua di Resurrezione ricorda simboli antichi e trasmette, attraverso la ripetizione rituale del sacrificio dell'agnello, un mistero evolutivo profondo.

Il sole è anzitutto simbolo di luce, in senso esoterico ed essoterico, cioè al di fuori ed all'interno dell'uomo.

Il percorso del sole si riflette nel campo umano in tutti i processi biologici e psichici.

La tradizione esoterica riferisce al sole tutto ciò che appartiene all'uomo.

Le concezioni arcaiche considerarono sempre l'uomo come microcosmo, cioè immagine del cosmo.

La luce mentale fu sempre considerata quale raggio di sole emanato dallo spirito universale ed individuato nell'uomo.

La concezione arcaica considerava l’uomo analogo al cosmo.

L’analogia fu l’unico metodo di studio dei pensatori antichi.

Non avevano mezzi scientifici.

Intuirono che, in natura, tutto è analogo.

Attraverso “analogia” la scienza antica conobbe l'uomo attraverso lo studio degli astri.

L'astrologia, quale “Logos degli astri” fu considerata scienza oggettiva (cioè separata dall'uomo) da chi non sapeva, ma scienza soggettiva (cioè integrata nell'uomo) da chi sapeva, perché consentiva di comprendere l'uomo attraverso gli astri, usando il “metodo analogico” e non quello “logico”.

Questo concetto è molto importante per comprendere come l’uomo antico aveva delle conoscenze che sono poi state riscontrate esatte dalla scienza moderna.

La constatazione che il sole percorre tutte le 12 case dello zodiaco prima di tornare al punto di partenza portò all'intuizione dell'ipotesi che l'intelligenza divina, per analogia, debba percorrere lo stesso percorso ,prima di tornare alla fonte dalla quale è stata emanata.

Il numero 12 fu sacro al sacerdozio antico perché indicò l'evoluzione completa delle successive incarnazioni animali dell'intelligenza divina.

Perciò si è detto ed insegnato che la storia dell'uomo si legge negli astri: e così come è il cielo, percorso apparentemente dal sole, così è l'uomo e la sua successione di vite umane.

Celebrare le stazioni del sole nell'anno significa volere seguire i ritmi della luce e camminare con essa: significa cadenzare i cicli ritmici e sentirli quali elementi direttivi del proprio cammino in analogia dei cicli ritmici del cosmo.

Questa ideazione è esposta con evidenza in tutti gli scritti di carattere esoterico e in tutte le Tradizioni sapienziali.

Nella Tradizione egizia, Il libro delle Caverne, il libro delle Porte, l'Am Duat, sono scritti di una intensità esoterica eccezionale: ribadiscono la corrispondenza fra il mondo dell'uomo ed il Cosmo.

“Come in alto, così in basso” dice la Tavola di Smeraldo.

Inoltre, tutti i fenomeni cosmici di morte-rinascita sono legati all'archetipo n.40, che ritroviamo nei 40 giorni della Quaresima Pasquale, nei 40 giorni del diluvio universale, nei quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai, nei 40 giorni di Gesù nel deserto, nei 40 anni trascorsi dagli ebrei nel deserto, dopo avere attraversato il Mar Rosso.

Alle 40 settimane di gestazione di un feto.

La nascita del sole spirituale fu, nella tradizione egizia, anche rappresentato dallo scarabeo.

Questo è un simbolo abbastanza curioso ed anche misterioso.

Forse si è voluto rappresentare, che una nuova vita può nascere anche da una pallottola di sterco.

In effetti, Scarabeo (Kheper), per gli egizi rappresentò astronomicamente il sole dell'equinozio di primavera, e fu chiamato “kheper”, cioè il sole che va al punto gamma a O° del segno di ariete.

Così lo scarabeo rappresenta “colui che diviene il sole”, ed anche “il sole della spiritualità nascente.

In Egitto, in corrispondenza del sole nel punto gamma a O° del segno di Ariete, veniva celebrata la resurrezione di Osiride.

Più tardi divenne la Festa religiosa della Pasqua ebraica e poi di quella cristiana.

Floriano Negro

Un pensiero affettuoso al Cielo per ricordare con grande affetto ed immensa stima il Caro Amico e Illuminato Maestro sco...
01/04/2024

Un pensiero affettuoso al Cielo per ricordare con grande affetto ed immensa stima il Caro Amico e Illuminato Maestro scomparso lo scorso 21 Febbraio Floriano Negro Floriano Negro nel giorno del suo Compleanno, oggi infatti avrebbe compiuto 92 Anni

22/02/2024

Ciao Floriano Negro Floriano Negro

21/02/2024

Il nostro caro e fraterno amico Floriano Negro ci ha lasciato questa mattina Mercoledì 21 Febbraio 2024.

I funerali si terranno nella giornata di Domani, Giovedì 22 Febbraio, alle ore 16.15, a Lecce presso la Chiesa di Sant'Antonio a Fulgenzio in Via Imperatore Adriano.

Il corteo funebre partirà dall'abitazione del compianto Floriano sita a Lecce in Via G.Oberdan n.11

06/01/2024

EPIFANIA E BEFANA
di Floriano Negro

L’ EPIFANIA
Manifestazione della divinità.

Il 6 Gennaio si celebra l'Epifania, cioe la manifestazione della divinità di Gesù ai Re Magi, in visita a Betlemme.

Epifania deriva dal verbo greco “epiphanein”, composto da “epì” che significa “dall’alto “ e “phanein “, mi rendo manifesto.

Cioè manifestazione della divinità.

Usiamo la parola “Epifania” per indicare la festa religiosa del 6 gennaio, giorno commemorativo della visita dei Re Magi a Gesù in Betlemme, 12 giorni dopo la festa del Natale.

Ma la festa dell’Epifania ha un’origine molto più antica, è una festa pagana e significa, manifestazione del divino.

Le “epifanie“, al plurale, erano le feste dedicate alle manifestazioni delle varie divinità del mondo pagano.

Nel senso più ampio della parola, le “Ierofanie“ o le “epifanie” erano manifestazioni del sacro.

Così vi erano le “Epifanie Acquatiche“ dedicate alle divinità delle acque.

Omero conosceva bene queste divinità.

Nell’Iliade parla del dio Scamandro, dio fluviale antropomorfo che lotta con Achille.

Il dio Scamandro era venerato come tale ed aveva i suoi sacerdoti.

Ricordo anche le ninfe acquatiche.

Le più celebri le Nereidi e le Oceanine, ricordate da Esiodo.
Ricordo le “Epifanie Telluriche “.

Le pietre sacre: Il dolmen, i menhir, sono considerate manifestazioni del sacro grazie alla forza spirituale di cui portano il segno.

A partire dal IV secolo d. C. in seguito all’affermazione definitiva del Cattolicesimo, la Chiesa di Roma condanno’ i Riti e le credenze pagane, definendole frutto di influenze sataniche.

Quelle feste che non potè eliminare, le assorbì e le riconobbe come proprie feste religiose cancellando definitivamente la loro origine pagana.

Delle molte “Epifanie”, ne rimase solo una solamente, quella di Gesù di Nazaret.

Nel IV secolo la festa dell’Epifania fu definitivamente fissata per il 6 gennaio, a ricordo della prima manifestazione di Gesù, con l’omaggio resogli dai Re Magi.


LA BEFANA

Il 6 gennaio cade anche la Festa della Befana, che discende da tradizioni magiche precristiane antichissime, e nella cultura popolare si mischia con elementi folcloristici.

E’ una festa tipica di alcune regioni italiane e diffusa in tutta la pen*sola italiana.

La parola “Befana” è deformazione della parola “Epifania”, ma non significa la stessa cosa, non rappresenta affatto il divino.

E’ un personaggio umano, creato dall’anima popolare, legato alla festività del Natale.

La Befana è una vecchietta, gobba, capelli bianchi spettinati vestita di stracci e scarpe rotte, che vola sopra una scopa per fare visita ai bambini, nella notte fra il 5 e il 6 gennaio.

Riempie di doni le calze appese sul camino.

Ai bambini buoni, giocattoli, frutta, doni.

Ai bambini monelli, cenere, carbone ed aglio.

L’aspetto di vecchia deriva da una raffigurazione simbolica dell’anno vecchio, in via di disgregazione.

Significa la fine di un ciclo.

I doni sono simboli di buon auspicio per l’anno nuovo.

La Befana non è una strega, ma una vecchietta affettuosa che distribuisce doni ai bambini.

E’ vista come una nonna buona che premia o punisce i bambini.

Ha in testa un fazzoletto, non il cappello a punta, come le streghe.

Come già detto, la festa della Befana è antichissima, ma la tradizione cristiana se ne è appropriata e l’ha legata a quella dei Magi, con una leggenda non molto verosimile, che in sintesi riferisco.

I Magi, diretti a Betlemme, non riuscivano a trovare la strada; chiesero informazioni ad una vecchietta e chiesero anche di essere accompagnati.

La vecchietta dette le informazioni, ma rifiuto’ di accompagnarli.

Si pentì subito dopo, preparò un cesto di dolci e si mise a cercare i Magi.

Si fermo’ ad ogni casa donando dolci ai bambini, forse per farsi perdonare la mancanza.

Questa leggenda è l’unica narrazione che lega la Befana alla nascita di Gesù.

E’ una versione religiosa, tentativo di cristianizzare la figura della Befana.

Innumerevoli sono le rappresentazioni italiane della Befana, ma tutte la rappresentano “vecchia”, per indicare la fine di un ciclo.

Floriano Negro.

06/01/2024

IL MISTERO DEL PRESEPE
La stella, i Magi, il bue e l’asinello

di Floriano Negro

Il Presepe, quale rappresentazione della Natività, ha origini antiche.

Già nel periodo paleo-cristiano veniva raffigurato iconograficamente con la stella cometa, la grotta, i pastori, il bue e l’asinello.

Varie opere storiche ed artistiche testimoniano che San Francesco contribuì a rinnovare questa tradizione.

E’ noto che la Chiesa ha sempre favorito e sostenuto la tradizione del Presepe. Gregorio IV ne eresse uno in S.Maria in Trastevere, altri ne sono stati allestiti, nel corso dei secoli, da vari Pontefici.

A Roma ne esiste uno bellissimo, del XIII secolo, in Aracoeli.

E’ importante e significativo sottolineare la costante presenza del bue e dell’asinello nella grotta della natività, ma sulla loro presenza alla nascita di Gesù non troviamo cenni ne nei Vangeli canonici, né altrove.

La leggenda inerente la presenza di animali presso la grotta si diffuse nel III secolo d.C. con Origene che nella XIII omelia affermò: “I pastori trovarono il Salvatore steso, giacente in una mangiatoia.

Era quello il fatto che il profeta aveva predetto: il bue conosce il suo padrone e l’asino la mangiatoia del suo Signore”. In altri passi patristici i due animali sono considerati non realmente presenti alla nascita di Gesù: la loro presenza nella rappresentazione della natività dovrebbe esprimere significati simbolici.

Il bue e l’asinello erano, nelle antiche religioni ed istituzioni iniziatiche, i simboli della generazione e della fecondità.

Questa lettura simbolica è certamente la più idonea a svelare i significati di riti antichi perché più aderente alla mentalità dell’uomo antico che esprimeva attraverso simboli, miti, leggende, parabole, le proprie concezioni della realtà.

L’uomo antico viveva in simbiosi con i fenomeni celesti e trovava le sue radici nel mondo delle stelle; si sentiva immerso nel cosmo e considerava gli avvenimenti che si verificavano sulla terra come proiezione di ciò che è in cielo: viveva nella consapevolezza che ogni manifestazione terrestre corrispondeva ad una situazione celeste e che egli fosse partecipe dell’una e dell’altra, perché l’una e l’altra sono la stessa cosa.

L’uomo antico aveva una visione unitaria della realtà per cui considerava l’Uni-verso come una unità nella quale i fenomeni sono interconnessi ed interdipendenti.

L’uomo moderno, al contrario ha una visione duale ed oggettivante, quindi vive separato da Dio e dal contesto cosmico.

Per capire e dare senso a ciò che avviene in terra, bisogna interrogare il cielo.

Se non si comprende questo semplice ma difficilissimo passaggio sfugge, quasi per intero, il significato del linguaggio ieratico, dei simboli e delle allegorie.

Non si può comprendere neanche come fecero i Re Magi ad avere in anticipo notizia di eventi che poi si sarebbero verificati realmente.

La chiave di lettura è semplice: interrogarono le stelle!

I Magi erano astrologhi, quindi in possesso di una scienza della quale a noi è pervenuta solo un’eco lontana.

E’ noto che gli astrologhi del tempo attribuivano grande significato al Cielo, cioè alla posizione degli astri, in rapporto alla comparsa della Croce di Apertura o Croce di Inizio di una nuova era.

L’inizio di una nuova era interpretato come l’inizio del processo generativo dal divino all’umano.

Il cielo del lontano 5.500 a.C. presenta, secondo gli astrologhi del tempo, i segni di inizio di una nuova era (sorgere eliaco di Sirio, posizione di Sirio a 0 gradi di Ariete).

In questo cielo il Sole (cioè il bambino Gesù ) nasce nel segno Toro o Bue mentre sull’ecclittica, a pochissimi gradi, vi è la Costellazione del Presepe con i suoi due asini (il Boreale e l’Australe ); a sud nasce la Stella che determina, con il suo sorgere, quale sarà l’effetto di questa natività.

In questa lettura astrologica del Presepe si trova tutto il simbolismo della Natività Cristiana.

E’ probabile che S. Francesco, che ha fatto rivivere la tradizione del Presepe, abbia voluto portare nel monachesimo il ricordo di questo ciclo di apertura di era in cui i decreti divini si traducono in un disegno celeste.

E’ interessante notare che la situazione astronomica del ciclo di apertura ha influenzato tutto il simbolismo egizio, religioso, ermetico, indù, greco, pitagorico, platonico, neoplatonico, cristiano, alchemico ed astrologico.

La stella a cinque punte, detta anche pentacolo o pentagramma o Stella dei Magi rappresenta, per linee rette, il corpo dell’uomo in croce: i quattro elementi della tradizione (terra, acqua, aria, fuoco) più un quinto, la punta in alto, simbolo della mente divina incarnata nell’uomo.

Osservando tale simbolo è facile riconoscere la proiezione dell’uomo con le braccia aperte e con le gambe divaricate.

Perciò fu detto che il pentacolo o Stella dei Magi è il simbolo ieratico e magico della rappresentazione del segreto dell’uomo, quindi anche simbolo del Verbo fatto carne.

Ma la luce che la gente vide non fu quella di una stella, né tantomeno, quella della cometa di Halley, come alcuni sostengono.

Nessun documento ha mai parlato di cometa.

I Magi sicuramente sapevano che si trattava di un evento astronomico eccezionale (si verifica ogni 794 anni) caratterizzato da intensa luminosità, dovuto alla congiunzione di Giove e Saturno nella Costellazione dei Pesci .

Keplero nel 1603 osservò a Praga la luminosissima congiunzione ed apprese in seguito, da un’antica scrittura che secondo la credenza degli Ebrei, il Messia sarebbe apparso sulla terra proprio quando, nella costellazione dei Pesci, Giove e Saturno, avvicinandosi, avrebbero unito la loro luce.

Gli studi successivi hanno poi chiarito che tale congiunzione si è verificata nel 7 a.C.

Pare intanto provato scientificamente che gli astrologi babilonesi (cioè a dire i Magi) attendevano la nascita del “dominatore del mondo” a partire dall’anno 7 a.C. Questa data è ritenuta dagli studiosi quella più probabile della nascita di Gesù.

Dei Magi si parla soltanto nel Vangelo di Matteo (II,1-12): ”dei Magi arrivarono dall’Oriente a Gerusalemme e domandarono: “Dov’è nato il Re dei Giudei? Poiché abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo…“

L’apostolo però non specifica né quanti erano, tanto meno che fossero principi o sovrani.

Agli inizi del Cristianesimo furono rappresentati con le vesti del culto di Mitra: tunica blusante, mantellata, fluttuante sulle spalle, berretto frigio in testa,simbolico copricapo degli iniziati.

La tradizione medioevale ne fornisce i nomi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

La tradizione ermetica considera i Magi come grandi iniziati alla scienza divina.

Erano degli iniziati del settimo grado questi uomini esperti delle cose divine che lasciarono il loro santuario per ve**re a prosternarsi innanzi ad un fanciullo coricato in un presepe, perché avevano visto il suo astro e riconosciuto che era l’astro del figlio di Dio.

Questo cammino dimostra ad ogni spirito superiore che Dio volle che alla culla del figliolo si incontrassero le due maniere di conoscere l’avve**re, i pastori dagli angeli e i Magi dallo “Spirito di Luce “.

I Magi, osservando la volta celeste, videro quella luce che attendevano e della quale aveva parlato Zoroastro il quale aveva predetto che, alla nascita del Messia, sarebbe apparsa una luce immensa, visibile perfino di giorno.

I Magi recarono in dono al Messia, oro, incenso e mirra.

L’oro, che è il metallo più puro e più nobile, quale simbolo di purezza, di potenza e di regalità.

L’incenso: resina odorosa, simbolo di adorazione alla divinità.

La mirra: resina ritenuta carica di speciale forza “magica “.

La sapienza del mondo antico, attraverso i Magi, riconobbe la presenza divina e regale del Cristo.

Floriano Negro

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