Floriano Negro

Floriano Negro Medico Pediatra, già Primario del Reparto di Pediatria Ospedale Vito Fazzi di Lecce. Già Assessore Urbanistica Comune di Lecce.

Antico Radicale dai tempi dell'Università. Nella Prima Repubblica esponente del Partito Repubblicano Italiano.

04/04/2026

LA PASQUA

di Floriano Negro

Come è noto, la Pasqua è festa solenne per gli ebrei e per i cristiani.

Dapprima si celebrò al plenilunio di marzo, secondo l’uso ebraico, ma il Concilio di Nicea (325) decretò che la festa fosse mobile e cadesse la prima domenica dopo il plenilunio di marzo. (sicchè va dal 22 marzo al 25 aprile).

La Pasqua festeggia la resurrezione del Cristo.

Astronomicamente, il Sole in Ariete segna la festa della natura che rinasce prendendo il simbolo del Sole, centro del nostro sistema planetario, come fonte di luce e di vita.

La Pasqua ebraica e cristiana, corrispondono alla più grande festa del Sole che gli antichi egiziani celebravano, nello stesso periodo, in Heliopoli o città del Sole.

Le celebrazioni pasquali sono precedute dal tempo di Quaresima (in latino quadragesima, ovvero quarantesimo giorno) che è un periodo di penitenza nel quale la regola più nota è rappresentata dalla pratica del digiuno.

La Pasqua ebraica.

Come spiega l’Antico Testamento, gli ebrei avevano una festa, il Pesah, che coincideva con l’inizio della primavera e cadeva fra marzo ed aprile (nel mese di Nissan, anticamente Abib o delle Spighe).

Cominciavano a celebrarla la sera del 14 di Nissan ovvero al plenilunio del primo mese lunare, dopo l’equinozio di primavera.

Il rito risaliva, in realtà, ad una arcaica celebrazione familiare con la quale i pastori solennizzavano il rinnovamento del cosmo in primavera.

Al chiaro di luna, s’immolavano i primi nati del gregge il cui sangue veniva sparso su capanne ed animali per proteggere le greggi da calamità ed assicurarne la fecondità; poi si consumava la carne in pasto rituale.

Durante la festa si svolgeva una danza rituale, ritmica, che consisteva in salti figurati.

Si “saltava oltre” o “si passava oltre”.

Pesah significa letteralmente “passare oltre” in ricordo, non della danza rituale, ma della notte in cui Jevè “passò oltre” ovvero oltrepassò le case degli Israeliti in Egitto, contrassegnate dal sangue dell’agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.

Ha quindi significato di rito memoriale.

Secondo quanto spiega l’Antico Testamento, in occasione della celebrazione della Pasqua (Esodo 12): ”Jevè (il Signore) disse a Mosè e ad Aronne, nel paese d’Egitto: ”Questo mese sarà per voi il principio dei mesi, il primo dei mesi dell’anno.

Parlate a tutto il consesso dei figli d’Israele e dite loro: il decimo giorno di questo mese, si prenda da tutti un agnello, per famiglia e per casa.

Che se saranno troppo pochi per consumare un agnello, ciascuno prenderà seco dei suoi vicini che abitano presso la casa sua, per fare il numero di persone bastante a mangiare un agnello.

Questo agnello sarà senza macchia maschio, d’un anno.

Lo metterete da parte fino al quattordici del mese.

Quella sera, al tramonto, tutta la moltitudine dei figli d’Israele l’immolerà.

Prenderete del suo sangue e ne porrete sui due battenti e sulla soglia della porta delle case dove sarà mangiato.

In quella notte mangerete le carni arrostite, con pani azzimi e lattughe di campo.

Vi cingerete i fianchi, avrete i calzari ai piedi ed i bastoni in mano; e mangerete il fretta; perché è la Pasqua (cioè il passaggio del Signore).

Quella notte passerò per l’Egitto e colpirò tutti i primogeniti.

Ma quel sangue sarà un segnale per la vostra difesa nelle case dove sarete.

Io vedrò quel sangue e passerò oltre.

Non vi sarà per voi flagello di sterminio quando io colpirò il paese d’Egitto.

Quel giorno vi starà a ricordo e lo celebrerete solennemente, consacrandolo al Signore, con culto perpetuo, di generazione in generazione”.

Aggiunse, a proposito dell’agnello: ”Non ne spezzerete alcun osso “.

Cosicché Pesah significò che Javè era passato oltre le case o le tende degli Israeliti, i cui stipiti ed architravi erano stati segnati dal sangue del primo nato del gregge ed aveva risparmiato i primogeniti ebrei, uccidendo quelli egiziani.

L’evento fu storicizzato probabilmente anche a ricordo dell’evento che aveva segnato l’inizio dell’Esodo, cioè del viaggio del popolo ebraico dalla terra d’Egitto verso la Terra Promessa.

Tale episodio segna anche la fine della schiavitù di questo popolo, quindi il “passaggio” dalla condizione di schiavitù a quella di libertà.

Si può perciò dire che Pesah significa anche, per il popolo ebraico, affrancamento dalla schiavitù dell’uomo sull’uomo.

La celebrazione del Pesah, prescritta dal Signore a Mosè, si configura come “Rito memoriale”, nel senso di rappresentazione di un evento verificatosi “in illo tempore”, con lo scopo di richiamarlo alla memoria, rinnovarlo, attualizzarlo e renderlo presente nella coscienza degli Ebrei.

Nel corso del tempo al Pesah ,che dura sette giorni, dopo il 14 di Nisan, si sono aggiunti altri memoriali nella storia della salvezza: l’ingresso nella terra promessa, il rinnovamento dell’alleanza in seguito al ritrovamento della Legge , il ritorno dall’esilio, ecc...

Perciò la Pasqua Ebraica è il compendio e la ricapitolazione di tutta la storia della salvezza, lo schema interpretativo degli interventi di Javè in favore del popolo d’Israele.

La Pasqua Cristiana

Alla Pasqua ebraica si ricollega la Pasqua cristiana.

Non è un caso che Gesù volle morire in occasione della Pesah, vero agnello “al quale non si deve spezzare alcun osso”.

Già il Battista aveva esclamato lungo le rive del Giordano: ”Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”.

Giovanni l’Evangelista avrebbe narrato : ”Perché i corpi non rimanessero in croce al sabato (era un giorno solenne quel sabato), i Giudei chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.

Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocefisso insieme a lui.

Venuti poi da Gesù e , vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua.

Questo infatti avvenne perché si adempisse la scrittura : ”Non gli sarà spezzato alcun osso”.

Ma diversamente da quello ebraico, l’Agnello della Pasqua cristiana risorge dopo la morte.

La specificità della Pasqua cristiana è infatti l’annuncio che Gesù, morto e crocefisso, è risorto.

La resurrezione di Gesù è, secondo la fede cristiana, l’evento assolutamente nuovo e divino che si manifesta nella storia offrendo agli uomini il dono della Nuova Vita, di cui è veicolo il Battesimo.

Perciò è importante considerare la resurrezione del Cristo come l’evento fondamentale della fede cristiana.

Bisogna, a questo punto, dire che il concetto di resurrezione (o di morte-rinascita) è precedente alla Pasqua cristiana.

E’ possibile infatti rintracciare miti e riti nelle tradizioni misteriche pre-cristiane che alludevano alla resurrezione.

Ad esempio, le Adonie, feste della resurrezione di Adone, o le Grandi Dionisie, feste che si celebravano in Atene, in onore di Dioniso, il dio morto e resuscitato...

Inoltre, Osiride ed Attis hanno raggiunto l’immortalità, morendo e resuscitando.

Da ricordare anche che il rito massonico del 3° grado è incentrato sulla morte e sulla resurrezione del maestro Hiram.

A questo proposito, Mircea Eliade spiega quella che, a suo avviso,è la differenza fondamentale fra le concezioni dei Misteri Antichi e quella del Cristianesimo.

”La novità del cristianesimo” egli afferma “è costituita dalla storicità stessa di Gesù, e la gioia del cristiano scaturisce dalla certezza della sua resurrezione.

Per le prime comunità cristiane, la resurrezione di Gesù non poteva essere messa sullo stesso piano della morte e resurrezione periodica degli Dei dei Misteri. Così come la sua esistenza, la sua agonia e morte, la resurrezione del Cristo aveva avuto luogo nella storia, al tempo di Ponzio Pilato.

La resurrezione era un avvenimento irreversibile, non si ripeteva annualmente come, per esempio la resurrezione di Adone.

Non era uno scenario iniziatico, come nei Misteri Antichi”.

L’Eucaristia

Eucaristia significa comunione del fedele con Dio.

Come è noto, Gesù istituì l’Eucaristia nell’Ultima Cena, sotto la specie non dell’agnello, ma del pane e del vino.

La sua scelta ricostituisce nell’Eucaristia la condizione edenica, quando uomini ed animali non si nutrivano di carne.

“Ecco”diceva il Creatore ad Adamo ed Eva “io vi do ogni erba che produce seme e che è sulla terra e ogni albero in cui è il frutto che produce seme: saranno il vostro cibo.

Io vi do in cibo ogni erba verde “.

Il Rito Sacro, trasmuta, il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue del Cristo.

Gesù lo offre ai discepoli dicendo: ”Prendete, mangiate, questo è il mio corpo.

Bevete, questo è il mio sangue”.

Il pane è azimo, cioè non lievitato, quindi non fermentato, non corrotto nella sua essenza, ma solo purificato dal fuoco .

Il pane è il cibo della vita (“Io sono il cibo della vita “disse Gesù) perché è analogo al Cristo e al sole.

Il seme del grano muore nella terra, va incontro a disfacimento , ma non a corruzione della propria essenza, perchè risorge per dare vita ad una nuova spiga.

La spiga, sacra a Cerere, era il simbolo della resurrezione.

Il vino è simbolo del fuoco, dell’energia vitale, dell’ebbrezza (in vino veritas) della iniziazione al mistero.

E’ simbolo della forza contenuta nella materia, cioè della forza degli istinti, cioè del mondo dei sensi e delle passioni.

Ma, per gli ebrei “vigna” significa “Grazia”; perciò l’uva è il frutto della grazia che per fermentazione si trasforma in vino.

Se la forza del fuoco, anziché gli istinti e le passioni, attiva la forza trasmutatoria, allora il frutto della Grazia si trasmuta in sangue del Cristo.

Il vino ,nei misteri antichi, era il simbolo dell’ambrosia, bevanda dell’immortalità.

Tutte le antiche misteriosofie accennano al mistero della transustanzazione, che è mutamento dello stato di essere della materia vivente, cambiamento effettivo di sostanza.

Il mistero non è stato svelato, perché la mutazione transustanziale è “Scienza Segreta “ che solo Dio conosce.

Dante, che di queste cose si intendeva, ha scritto nel Paradiso: ”Trasumanar significar per verba non si potria”.

Abbiamo perciò la Pasqua come liberazione della schiavitù dell’uomo sull’uomo e come liberazione dalla schiavitù della morte.

I pasti simbolici

L’Agnello

Simbolo di dolcezza, di semplicità, di innocenza, di purezza, per il suo comportamento e per il il suo colore bianco, l’agnello, in ogni tempo, è stato considerato l’animale sacrificale per eccellenza.

L’Agnus Dei è Gesù.

Quando Giovanni Battista esclama, vedendo Gesù: ”Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, almeno in parte fa riferimento al tema sacrificale.

Giovanni e Paolo affermano che la morte del Cristo adempie perfettamente il
sacrificio dell’agnello pasquale.

Ma il simbolo rimanda anche al Cristo resuscitato e glorificato.

Il figlio dell’Uomo muore per la resurrezione del figlio di Dio.

L’uovo

Un tempo la domenica di resurrezione era chiamata anche la Pasqua dell’Uovo, perché la si festeggiava donando e mangiando uova sode colorate ,che erano state benedette in chiesa.

L’uovo è il simbolo del Cristo Risorto e, d’altronde ,in ogni tradizione è simbolo di resurrezione.

E’ uno dei simboli di rinnovamento periodico della natura, quindi di rinascita.

L’uovo è una realtà primordiale che contiene in germe tutta la molteplicità degli esseri.

Composto da guscio , albume e tuorlo, è simbolo della Trinità che nell’universo si manifesta in ogni creazione.

La Colomba

Alla fine del pasto pasquale, è consuetudine consumare un dolce a forma di colomba.

E’ il simbolo del Cristo ed anche dello Spirito Santo.

La bianca colomba è anche simbolo di purezza: secondo il Talmud di castità e, secondo il Vangelo, di semplicità.

E’ anche -dopo l’episodio dell’arca di Noè- portatrice del ramo d’ulivo, dunque di pace e di concordia.

Rappresenta, come gli altri animali alati, la sublimazione degli istinti e il predominio dello spirito.

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Da quanto esposto si comprende che nella Pasqua, festa del risveglio della natura, confluiscono varie Tradizioni ed antichi Miti e Riti primaverili, dai quali emerge il motivo ricorrente del “sacrificio” cui succede una “creazione-rinascita”.

Simbolo di questa ideazione è il percorso del Sole, che supera l’equatore celeste rigenerando la vita, quindi rinnovando l’anno e il cosmo.

L’Ariete, simbolo sacrificante della più remota antichità, non dissimile dall’Agnello ed dal Cristo, domina il periodo che segna il passaggio dall’inverno alla primavera.

I miti ed i riti pagani dell’equinozio andrebbero perciò studiati e rievocati, perché ci permettono di cogliere l’origine dei riti della Pasqua ebraica e di quella cristiana, anche se questi vengono letti ed interpretati in modo differente e in una visione differente.

Floriano Negro

P.S. A Lecce (ed anche a Roma), durante la Quaresima, si mangiavano (e si mangiano) per devozione i “Quaresimali “, dolci assai buoni e nutrienti.

Il consumo di tali dolci fu “inventato” e consentito per alleviare le sofferenze del digiuno (che era rigorosissimo) e compensare l’astinenza penitenziale.

Quindi i “Quaresimali”, alimento devozionale, costituivano una “devota“ interruzione del digiuno quaresimale.

Floriano Negro

01/04/2026

Un pensiero al Cielo ricordando il
nostro caro amico Fraterno Floriano Negro Floriano Negro nel
giorno del suo Compleanno ❤️

21/03/2026

L'EQUINOZIO DI PRIMAVERA

di Floriano Negro

Più che un giorno, l’equinozio è un singolo istante.

È il momento in cui il Sole è allo Zenit all'equatore, i suoi raggi cadono perpendicolari all’asse di rotazione della Terra, e per questo in tutto il mondo il giorno e la notte, ovvero il periodo di luce e quello di buio, hanno circa la stessa durata.

La notte è uguale al giorno.

Equinozio, in latino, significa, infatti, notte uguale.

Astronomicamente il sole è nel punto Gamma, a O° Gradi del segno di Ariete.

E’ un culto solare molto antico.

Fra i culti solari più antichi, ricordo il culto di Mitra, divinità solare indo-persiana (in India Mitra corrisponde a Varuna).

Tracce di tale culto si trovano nei Rig-Veda, scritti sacri della religione induista, risalenti al 1400 a.C.ma la tradizione è molto più antica.

Ricordo che anche la tradizione cattolica si rifà al mito solare e, oltre alla Pasqua, celebra le quattro cadenze cicliche annuali denominate “Le Quattro Tempora”:
In primavera 20-21 marzo la Festa della Ricordanza;
In estate 20-21 giugno la Festa della Trinità;
In autunno 20-21 settembre la Festa della Croce;
In inverno 20-21 dicembre la Festa della Luce.

Queste ricorrenze richiedono degli adempimenti rituali, con l’osservanza di regole, fra le quali di digiuno.

I digiuni della Chiesa Cattolica sono ruderi di un sistema astrologico antico.

Si compiono in tre giorni, ma non hanno più valore religioso per l’inosservanza in cui sono caduti.
Il digiuno è la prima delle regole purificatrici.

Con il digiuno non si castiga il corpo, come comunemente si crede, ma si ripete la propria rinascita alla vita della luce, perché il digiuno ha virtù di vera rigenerazione fisica e psichica.

Secondo la tradizione nordica, Ostara è uno degli otto Sabbat (una delle otto feste legate ai movimenti del sole) e si celebra il giorno dell'equinozio di primavera.

La festa è di origine germanica, prende il nome della dea odinista Eostre, padrona della fertilità.

La divinità si diffuse in tutta Europa, con relativo culto.

In Grecia prese il nome di Estia ,dea del focolare domestico e nella Roma antica il nome di Vesta e il suo culto dedicato all'Ordine sacerdotale delle Vergini Vestali.

Secondo Tito Livio, le Vestali erano derivate dall'analogo culto di Albalonga.

A Romolo, primo re di Roma e al suo successore Numa Pompilio è attribuita l'istituzione del culto del fuoco con la creazione delle Vergini sacre a sua custodia.

Custodivano il Tempio nel Foro Romano, tenendo sempre acceso il fuoco, che secondo la leggenda era stato acceso da Romolo.

La festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita in coincidenza dell'equinozio di primavera.

L'avvento della Luce, cioè il trionfo del sole in Ariete, corrisponde al risveglio della coscienza spirituale generatrice, dopo il sonno dell'inverno e segna la festa della natura che si rinnova, prendendo il simbolo del sole, centro del nostro sistema planetario, come fonte di vita e di luce.

L’Ariete Celeste, legato al segno Zodiacale dell’Ariete, quale fuoco primo che, nella tradizione iniziatica, segna l'inizio reale dall'anno ed è il primo dei 12 segni Zodiacali.

L'Ariete ha una chiara valenza solare, guerriera e fallica.

In astrologia è collegato al pianeta Marte.

L'uso dell'ariete come animale sacrificale è assai antico: in quanto “migliore capo del gregge” era per definizione deputato al sacrificio.

Nell'Ariete coesistono forza guerriera ed energia sessuale.

L'ariete è il violatore delle porte chiuse e delle fortezze inespugnabili.

Il simbolismo del Caprone o Ariete astrologico è della più remota antichità.

I caldei, gli egizi, gli ebrei lo conservarono in tutto il simbolismo sacrificante.

Essi stessi lo ebbero certamente in retaggio da sacerdoti delle razze ariane primitive.

Nel Rig-Veda il dio guerriero Indra è rappresentato come un bellicoso ariete.

Nel simbolismo cristiano l'Ariete diviene un agnello mansueto, adattabile come pasta, simbolo di dolcezza, di innocenza, di purezza., simbolo della zona astrale, sul cui dorso è conficcata una croce.

L'agnello mistico, attraversato dall'asta della bandiera del trionfo, vela un mistero profondo: il corpo del Cristo scende nel sepolcro e contemporaneamente si appresta al trionfo della resurrezione raggiante di luce.

Il figlio dell’Uomo muore per la resurrezione del figlio di Dio.

La Pasqua di Resurrezione ricorda simboli antichi e trasmette, attraverso la ripetizione rituale del sacrificio dell'agnello, un mistero evolutivo profondo.

Il sole è anzitutto simbolo di luce, in senso esoterico ed essoterico, cioè al di fuori ed all'interno dell'uomo.

Il percorso del sole si riflette nel campo umano in tutti i processi biologici e psichici.

La tradizione esoterica riferisce al sole tutto ciò che appartiene all'uomo.

Le concezioni arcaiche considerarono sempre l'uomo come microcosmo, cioè immagine del cosmo.

La luce mentale fu sempre considerata quale raggio di sole emanato dallo spirito universale ed individuato nell'uomo.

La concezione arcaica considerava l’uomo analogo al cosmo.

L’analogia fu l’unico metodo di studio dei pensatori antichi.

Non avevano mezzi scientifici.

Intuirono che, in natura, tutto è analogo.

Attraverso “analogia” la scienza antica conobbe l'uomo attraverso lo studio degli astri.

L'astrologia, quale “Logos degli astri” fu considerata scienza oggettiva (cioè separata dall'uomo) da chi non sapeva, ma scienza soggettiva (cioè integrata nell'uomo) da chi sapeva, perché consentiva di comprendere l'uomo attraverso gli astri, usando il “metodo analogico” e non quello “logico”.

Questo concetto è molto importante per comprendere come l’uomo antico aveva delle conoscenze che sono poi state riscontrate esatte dalla scienza moderna.

La constatazione che il sole percorre tutte le 12 case dello zodiaco prima di tornare al punto di partenza portò all'intuizione dell'ipotesi che l'intelligenza divina, per analogia, debba percorrere lo stesso percorso ,prima di tornare alla fonte dalla quale è stata emanata.

Il numero 12 fu sacro al sacerdozio antico perché indicò l'evoluzione completa delle successive incarnazioni animali dell'intelligenza divina.

Perciò si è detto ed insegnato che la storia dell'uomo si legge negli astri: e così come è il cielo, percorso apparentemente dal sole, così è l'uomo e la sua successione di vite umane.

Celebrare le stazioni del sole nell'anno significa volere seguire i ritmi della luce e camminare con essa: significa cadenzare i cicli ritmici e sentirli quali elementi direttivi del proprio cammino in analogia dei cicli ritmici del cosmo.

Questa ideazione è esposta con evidenza in tutti gli scritti di carattere esoterico e in tutte le Tradizioni sapienziali.

Nella Tradizione egizia, Il libro delle Caverne, il libro delle Porte, l'Am Duat, sono scritti di una intensità esoterica eccezionale: ribadiscono la corrispondenza fra il mondo dell'uomo ed il Cosmo.

“Come in alto, così in basso” dice la Tavola di Smeraldo.

Inoltre, tutti i fenomeni cosmici di morte-rinascita sono legati all'archetipo n.40, che ritroviamo nei 40 giorni della Quaresima Pasquale, nei 40 giorni del diluvio universale, nei quaranta giorni passati da Mosè sul Monte Sinai, nei 40 giorni di Gesù nel deserto, nei 40 anni trascorsi dagli ebrei nel deserto, dopo avere attraversato il Mar Rosso.

Alle 40 settimane di gestazione di un feto.

La nascita del sole spirituale fu, nella tradizione egizia, anche rappresentato dallo scarabeo.

Questo è un simbolo abbastanza curioso ed anche misterioso.

Forse si è voluto rappresentare, che una nuova vita può nascere anche da una pallottola di sterco.

In effetti, Scarabeo (Kheper), per gli egizi rappresentò astronomicamente il sole dell'equinozio di primavera, e fu chiamato “kheper”, cioè il sole che va al punto gamma a O° del segno di ariete.

Così lo scarabeo rappresenta “colui che diviene il sole”, ed anche “il sole della spiritualità nascente.

In Egitto, in corrispondenza del sole nel punto gamma a O° del segno di Ariete, veniva celebrata la resurrezione di Osiride.

Più tardi divenne la Festa religiosa della Pasqua ebraica e poi di quella cristiana.

Floriano Negro

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