26/08/2026
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Il muscolo che lavora produce antinfiammatori: ecco come funziona (e perché dopo i 40 conta il doppio)
Nel post precedente ho parlato dell'infiammazione cronica sistemica di basso grado, quella che il Time nel 2004 chiamò "il killer segreto" e che oggi ha un nome tecnico preciso.
E ho detto una cosa che merita di essere sviluppata, perché è il pezzo con le prove più solide di tutta la faccenda: il muscolo che si contrae rilascia sostanze antinfiammatorie.
Non "aiuta a stare meglio" in senso generico. Produce letteralmente molecole che spengono l'infiammazione, le rilascia nel sangue, e quelle molecole raggiungono organi lontani dal muscolo che le ha prodotte.
È una delle scoperte più affascinanti della fisiologia degli ultimi vent'anni, e quasi nessuno la conosce.
🔬 IL MUSCOLO NON È UN MOTORE: È UNA GHIANDOLA
Per decenni il muscolo scheletrico è stato considerato esattamente quello che sembra: un tessuto che si contrae, produce movimento, consuma energia. Punto.
Poi, all'inizio degli anni Duemila, il gruppo di ricerca guidato da Bente Klarlund Pedersen a Copenaghen ha dimostrato qualcosa di inaspettato. Durante la contrazione, il muscolo secerne nel sangue proteine di segnalazione che agiscono su altri tessuti.
Da lì è nata la definizione di muscolo come organo endocrino, cioè un organo che produce ormoni, e il nome dato a queste sostanze: miochine.
Non sono poche. Ne sono state identificate centinaia, e agiscono su fegato, tessuto adiposo, ossa, vasi sanguigni, sistema immunitario e cervello.
Il che significa una cosa piuttosto notevole: quando ti alleni, non stai solo rinforzando il muscolo. Stai attivando una fabbrica di segnali chimici che parlano a tutto il corpo.
⚗️ IL MECCANISMO CENTRALE: LA STESSA MOLECOLA, DUE COMPORTAMENTI OPPOSTI
Qui c'è il dettaglio che rende la storia davvero interessante, e va spiegato con un minimo di precisione perché è controintuitivo.
L'interleuchina 6 è una delle citochine di cui ho parlato nel post sull'infiammazione. Quando viene prodotta dai macrofagi in risposta a un segnale di pericolo, è pro-infiammatoria: fa parte della cascata che accende e mantiene l'infiammazione.
Ma l'interleuchina 6 prodotta dal muscolo che si contrae si comporta in modo completamente diverso.
La differenza sta nel contesto in cui viene rilasciata. L'IL-6 di origine muscolare viene prodotta senza l'attivazione preventiva di TNF-alfa, e questo cambia completamente la cascata che innesca a valle. Invece di alimentare l'infiammazione, stimola la produzione di interleuchina 10 e dell'antagonista del recettore dell'interleuchina 1, che sono due delle principali molecole antinfiammatorie del corpo. E inibisce direttamente la produzione di TNF-alfa.
Detto in modo semplice: la stessa molecola, a seconda di chi la produce e in che condizioni, accende il fuoco o attiva gli estintori.
Il muscolo che lavora attiva gli estintori.
E c'è un dettaglio che ha implicazioni pratiche importanti: la quantità di IL-6 rilasciata dipende dall'intensità e soprattutto dalla durata della contrazione, ed è maggiore quando le scorte di glicogeno muscolare sono più basse. Il muscolo, in un certo senso, comunica al resto del corpo il proprio stato energetico.
🧬 LE ALTRE MIOCHINE: COSA FANNO E DOVE VANNO
L'interleuchina 6 è la più studiata, ma non è sola.
L'irisina è forse la più affascinante. Deriva dal taglio di una proteina di membrana chiamata FNDC5 durante l'esercizio, e la sua funzione più discussa è la conversione del tessuto adiposo bianco in tessuto adiposo bruno, cioè quello che brucia energia invece di immagazzinarla. Va detto con onestà che sull'irisina nell'uomo il dibattito scientifico è ancora aperto, perché i primi metodi di misurazione erano poco affidabili e alcuni risultati non sono stati replicati. È un'area promettente, non una certezza consolidata.
Il BDNF, fattore neurotrofico di derivazione cerebrale, è la molecola che favorisce la sopravvivenza dei neuroni e la formazione di nuove connessioni sinaptiche. Il cervello ne produce la maggior parte, ma anche il muscolo contribuisce durante l'esercizio, e i livelli circolanti aumentano con l'attività fisica. È uno dei meccanismi attraverso cui il movimento protegge la funzione cognitiva.
La decorina inibisce la miostatina, che è la molecola con cui il corpo mette un freno alla crescita muscolare. Meno miostatina attiva significa più margine per costruire e mantenere massa magra.
E poi ci sono miochine che agiscono sull'osso favorendo la formazione ossea, altre che migliorano la funzione dell'endotelio vascolare, altre ancora che aumentano la sensibilità all'insulina nei tessuti periferici.
Un unico gesto, la contrazione muscolare, e una cascata di segnali che raggiunge sistemi completamente diversi tra loro.
🔥 PERCHÉ QUESTO RIDUCE L'INFIAMMAZIONE SU PIÙ FRONTI
L'effetto antinfiammatorio dell'esercizio non passa da un solo meccanismo, e questo è il motivo per cui è così robusto.
C'è la via diretta delle miochine, quella appena descritta: il muscolo rilascia IL-6, che innesca la cascata antinfiammatoria.
C'è la riduzione del tessuto adiposo viscerale, che è una delle tre fonti principali dell'infiammazione cronica. Il grasso profondo attorno agli organi non è un deposito inerte: produce citochine infiammatorie in modo continuo. Ridurlo significa spegnere una sorgente.
C'è il miglioramento della sensibilità insulinica, che interrompe un circolo in cui resistenza insulinica e infiammazione si alimentano a vicenda.
C'è l'effetto sulla barriera intestinale: l'attività moderata regolare migliora l'integrità delle giunzioni strette e aumenta la diversità del microbiota, riducendo il passaggio di frammenti batterici nel circolo.
E c'è un effetto sui monociti circolanti, le cellule immunitarie che diventano macrofagi nei tessuti: l'esercizio regolare riduce la proporzione di quelli con fenotipo pro-infiammatorio.
Cinque vie diverse che convergono. È per questo che, quando si guarda la letteratura sull'infiammazione cronica, il movimento regolare risulta l'intervento con le evidenze più solide in assoluto. Nessun integratore ha un ventaglio di meccanismi comparabile.
⚠️ MA LA DOSE CAMBIA TUTTO
Qui arriva la parte che va detta con precisione, perché è quella dove si sbaglia di più.
L'effetto antinfiammatorio dell'esercizio non è lineare. Non è che più ne fai, meglio è.
L'attività moderata e regolare produce un effetto antinfiammatorio netto e misurabile. Ma sessioni molto intense e molto prolungate, soprattutto in persone non abituate o non recuperate, producono l'effetto opposto: aumento transitorio della permeabilità intestinale, aumento dei marcatori infiammatori, e uno stato di stress ossidativo che richiede tempo per essere ricomposto.
Il punto è il recupero. Un allenamento intenso genera un'infiammazione acuta, che è normale e necessaria: è il segnale che innesca l'adattamento. Ma se il recupero non è sufficiente, quella infiammazione acuta non si risolve completamente prima della sessione successiva, e si accumula.
Ecco perché chi parte da uno stato infiammatorio già alto, con stanchezza cronica e sonno scarso, non deve iniziare con sessioni pesanti. È esattamente la ricetta per peggiorare le cose e poi concludere che "l'attività fisica non fa per me".
Si parte da dove si è. Movimento regolare, intensità che si può recuperare, progressione graduale. Man mano che l'energia torna, si sale.
La costanza vale più dell'intensità, e in questo caso non è una frase motivazionale: è fisiologia.
📉 E DOPO I 40 IL DISCORSO SI RIBALTA
Adesso mettiamo insieme due cose che di solito vengono trattate separatamente.
A partire dai trent'anni si perde massa muscolare progressivamente, e dopo i quaranta il ritmo accelera. È un processo silenzioso: non te ne accorgi da un giorno all'altro, semplicemente le scale diventano un po' più impegnative e la borsa della spesa un po' più pesante.
Ma se il muscolo è l'organo che produce miochine antinfiammatorie, allora perdere massa muscolare significa perdere capacità antinfiammatoria.
E qui il circolo si chiude nel modo peggiore: meno muscolo significa più infiammazione, più infiammazione significa più stanchezza e più catabolismo muscolare, il che significa ancora meno muscolo.
In letteratura questo intreccio tra invecchiamento, perdita muscolare e infiammazione cronica ha un nome, inflammaging, e descrive esattamente il motivo per cui i due processi accelerano insieme.
La buona notizia è che il circolo si può invertire, e si inverte dallo stesso punto da cui si è avvitato: il muscolo. Ogni sessione di allenamento è una dose di miochine, e il tessuto muscolare risponde allo stimolo a qualunque età, anche in persone molto anziane. Questo è uno dei dati più consolidati e più incoraggianti di tutta la fisiologia dell'esercizio.
🧩 DOVE SI INSERISCONO LE MOLECOLE
Se il movimento è il pilastro principale, le molecole antinfiammatorie sono il supporto che agisce su vie diverse.
Curcumina e boswellia, di cui ho parlato nel post precedente, inibiscono rispettivamente l'attivazione di NF-kB e l'enzima 5-lipossigenasi. Sono due punti del processo infiammatorio che l'esercizio non tocca direttamente.
E c'è un effetto pratico che conta parecchio: chi ha dolori articolari fatica ad allenarsi con continuità, e senza continuità le miochine non si producono. Ridurre quel dolore non è solo questione di comfort, è quello che rende possibile il movimento che poi fa il lavoro grosso.
È per questo che nel De-Flam abbiamo messo insieme curcumina Meriva ad alta biodisponibilità e boswellia, e abbiamo incluso l'accesso ai miei allenamenti e il ricettario di nutrizione antinfiammatoria.
Non perché il prodotto basti da solo. Ma perché le tre leve, insieme, agiscono sullo stesso meccanismo da tre direzioni diverse, e questo è il modo in cui l'infiammazione cronica si affronta davvero 💪
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