14/08/2026
A Ferragosto
ed io vi auguriamo di ondeggiare.
Ondeggiare è un verbo morbido, che indica un moto, ma un moto ritmico, dolce, quasi sempre uguale a se stesso.
Tutte le azioni lente, ripetitive e continue aiutano il sistema nervoso centrale ad abbassare la soglia di allerta. Il cuore rallenta, il respiro si fa più regolare.
Il quindici di agosto chiede movimento, risate, condivisione. La tradizione lo prevede. Quasi lo prescrive.
In realtà, noi possiamo anche non fare nulla. Che è già un bello sforzo, intendiamoci. Non è che esistere non sia un impegno. In certi momenti, lavarci, mangiare e dormire, mentre teniamo a bada i nostri pensieri, è già molto. Può bastare così.
Possiamo anche non fare nulla.
Possiamo stare in piedi e seguire il vento sull’erba, il volo degli uccelli, l’acqua che scorre.
Sono movimenti che non vanno da nessuna parte. Si ripetono, apparentemente vuoti, ma portano dentro di sé tutta la magia di ciò che continua a esistere: piccolo, semplice, ma resistente.
Possiamo lasciare sullo sfondo gli stimoli esterni e ripararci in spazi silenziosi, anche a Ferragosto. Soprattutto a Ferragosto. Anche se siamo al mare con i parenti o a una grigliata con gli amici, possiamo ritagliare uno spazio nostro.
Possiamo guardare le onde infrangersi sul bagnasciuga, ritmiche. Possiamo seguire le particelle di polvere nell’aria, in controluce, muoversi leggere, senza una meta.
Possiamo fare ancora meno.
Possiamo anche non fare nulla.
Possiamo stare in piedi.
Ondeggiare, lasciando che gli eventi ci scorrano accanto.
Perché siamo impegnati in qualcosa di più importante.
Stare.
Vivere.
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