Dr. Lucio Oldani

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Dr. Lucio Oldani Medico Chirurgo, Specialista in Psichiatria, Psicoterapeuta

!TW! Giornata mondiale per la prevenzione del suicidioIl testo di questo contenuto può essere attivante. Se stai attrave...
10/09/2026

!TW! Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio

Il testo di questo contenuto può essere attivante. Se stai attraversando un momento delicato, forse puoi salvarlo e tornarci in un’altra occasione.

Quello di cui parliamo oggi è un fenomeno complesso. Stanco delle banalizzazioni, ho deciso di affrontarlo nel modo che conosco meglio: tenere insieme la complessità, con pazienza, sperando che chi legge abbia voglia di prendersi del tempo.

Anche questo, in fondo, può essere parte della prevenzione: fermarsi e cercare di capire meglio. Insieme.

Vi aspetto nei commenti, per continuare questa conversazione con rispetto e profondità.

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18/08/2026

Vorrei farcela da solo!

“Dottore, il farmaco lo prendo. Però mi dispiace: avrei preferito farcela da solo”.

È una frase che incontro spesso. E dentro quel da solo possono esserci molte cose: il desiderio di sentirsi forti, autonomi, capaci di non aver bisogno di nulla. Talvolta anche l’idea che ricorrere a una cura significhi aver fallito.

Eppure, quando un processo patologico coinvolge il nostro organismo, non chiediamo alla sola forza di volontà di correggerlo. Anche la sofferenza psichica ha una dimensione biologica: accettare un trattamento, quando serve, non significa aver fatto di meno.

Forse allora vale la pena interrogarsi proprio su quelle due parole: da solo.
Perché è così importante? Che cosa cambia, per noi, se non abbiamo bisogno di un aiuto?

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14/08/2026

A Ferragosto

ed io vi auguriamo di ondeggiare.

Ondeggiare è un verbo morbido, che indica un moto, ma un moto ritmico, dolce, quasi sempre uguale a se stesso.

Tutte le azioni lente, ripetitive e continue aiutano il sistema nervoso centrale ad abbassare la soglia di allerta. Il cuore rallenta, il respiro si fa più regolare.

Il quindici di agosto chiede movimento, risate, condivisione. La tradizione lo prevede. Quasi lo prescrive.

In realtà, noi possiamo anche non fare nulla. Che è già un bello sforzo, intendiamoci. Non è che esistere non sia un impegno. In certi momenti, lavarci, mangiare e dormire, mentre teniamo a bada i nostri pensieri, è già molto. Può bastare così.

Possiamo anche non fare nulla.

Possiamo stare in piedi e seguire il vento sull’erba, il volo degli uccelli, l’acqua che scorre.

Sono movimenti che non vanno da nessuna parte. Si ripetono, apparentemente vuoti, ma portano dentro di sé tutta la magia di ciò che continua a esistere: piccolo, semplice, ma resistente.

Possiamo lasciare sullo sfondo gli stimoli esterni e ripararci in spazi silenziosi, anche a Ferragosto. Soprattutto a Ferragosto. Anche se siamo al mare con i parenti o a una grigliata con gli amici, possiamo ritagliare uno spazio nostro.

Possiamo guardare le onde infrangersi sul bagnasciuga, ritmiche. Possiamo seguire le particelle di polvere nell’aria, in controluce, muoversi leggere, senza una meta.

Possiamo fare ancora meno.

Possiamo anche non fare nulla.

Possiamo stare in piedi.

Ondeggiare, lasciando che gli eventi ci scorrano accanto.

Perché siamo impegnati in qualcosa di più importante.

Stare.

Vivere.

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Scrivere di psicheScrivere di salute mentale significa scegliere parole che sappiano orientare, anche quando raccontano ...
12/08/2026

Scrivere di psiche

Scrivere di salute mentale significa scegliere parole che sappiano orientare, anche quando raccontano ciò che fa paura.

Ogni dodici contenuti, su questo feed compare una mia fotografia. È un piccolo cambio di passo nel ritmo del feed: uno spazio in cui il racconto si fa più personale e, qualche volta, più introspettivo.

Oggi vi parlo del senso che attribuisco alla scrittura quando diventa educazione sulla salute mentale, qui su Instagram e, più in generale, nei luoghi digitali che frequentiamo.

Perché conta sapere cosa creare, ma anche cosa cercare, quando scriviamo o leggiamo della psiche.

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05/08/2026

Tornerò mai quello di prima?

Ogni condizione di sofferenza psichica apre un viaggio. Talvolta scegliamo di salpare; altre volte è la vita a strapparci dalla riva che credevamo sicura.

Nostos significa ritorno, quello che riconduce verso un luogo conosciuto, verso casa.

Ma come possiamo stare con noi stessi quando la nostra salute cambia? Quando a cambiare è la salute mentale, sembra trasformarsi anche la nostra identità.

Sentiamo il mondo, e perfino noi stessi, con colori differenti. Respiriamo la medesima aria, eppure ha un altro odore. Cambia il tessuto dei pensieri. Siamo noi, ma non ci riconosciamo.

Alziamo gli occhi e, attraverso le cesellature del soffitto del nostro palazzo, osserviamo il cielo che abbiamo sempre abitato. Eppure anche quello ci appare straniero.

La parola nostalgia contiene il ritorno e il dolore: il desiderio di raggiungere una casa lontana, che forse non esiste più come la ricordiamo.

Possiamo avere nostalgia di noi stessi? Desiderare di tornare alla persona che eravamo?

Accettiamo con fatica di lavorare sul nostro dolore quando incontriamo uno psicoterapeuta. Temiamo che cambiare significhi perdere ciò che resta di noi. Anche davanti allo psichiatra può emergere la stessa paura: che i farmaci ci trasformino più di quanto abbia già fatto la malattia. Ci spaventa salire su queste navi, dirette verso un mare vasto e aspro, senza sapere chi ne scenderà.

Torneremo?

Torneremo.

Ma dove?

Ulisse ritorna a Itaca, ma l’uomo che vi approda non è più quello che era partito. Neppure Itaca è rimasta immobile ad aspettarlo. Per rientrare nella propria casa, deve attraversarla prima come uno straniero.

Forse a questo assomiglia la cura.

Non ci restituisce intatta la persona che eravamo. La psicoterapia non cancella ciò che è accaduto; un farmaco non può fabbricare un’identità nuova al posto della nostra. Entrambi possono aiutarci a ritrovare una continuità tra ciò che siamo stati, ciò che abbiamo attraversato e ciò che stiamo diventando.

Guarire, allora, non significa tornare indietro.

Significa alzare gli occhi oltre le cesellature del soffitto e riconoscere, sopra la nostra isola, un cielo che possiamo ancora

Il caso di Abderrahim Fakir pone una domanda precisa: che cosa accade quando la psichiatria entra nel racconto pubblico ...
24/07/2026

Il caso di Abderrahim Fakir pone una domanda precisa: che cosa accade quando la psichiatria entra nel racconto pubblico prima che esistano elementi sufficienti per comprenderne davvero il ruolo?

La complessità viene facilmente scambiata per esitazione. Eppure è spesso l’unico argine alle spiegazioni troppo rapide, quelle che ordinano i fatti prima ancora di averli compresi.

Una diagnosi, anche soltanto evocata, può diventare una frontiera. Può separare chi appare comprensibile da chi viene percepito come imprevedibile, estraneo, pericoloso. Può attirare su di sé responsabilità che appartengono a storie molto più lunghe, fatte di biografia, condizioni sociali, diritti, servizi, incontri mancati.

La salute mentale prende forma MOLTO prima dell’ambulatorio. Anche il modo in cui raccontiamo una persona contribuisce a mantenerla nel campo dell’umano condiviso, oppure a spingerla fuori.

Questo carosello non pretende di offrire una verità sul caso. Difende piuttosto uno spazio: quello in cui le domande possano restare aperte, i fatti essere accertati e la dignità non diventare un dettaglio secondario.

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Due steli ruotano, ciascuno nel proprio verso. Non perfettamente insieme, non del tutto separati. Cercano un equilibrio ...
21/07/2026

Due steli ruotano, ciascuno nel proprio verso. Non perfettamente insieme, non del tutto separati. Cercano un equilibrio senza mai diventare immobili.

Anche la regolazione emotiva funziona così.

È un lavoro continuo di coordinazione tra corpo, cervello, esperienze passate, relazioni e ambiente. A volte il ritmo si altera: una parte accelera, un’altra si spegne, un’altra ancora prende tutto lo spazio.

In questo carosello provo a raccontarvi che cosa accade, dal punto di vista neurobiologico, quando questa funzione si modifica. La disregolazione emotiva non è un difetto di carattere e non dipende soltanto dalla volontà. E per comprendere davvero gli strumenti di cura, bisogna prima capire come funziona il sistema che stiamo cercando di aiutare.

Non abbiamo bisogno di una sincronia perfetta, sempre uguale a se stessa. Possiamo piuttosto mirare a una sinfonia abbastanza buona, capace di cambiare senza perdersi: il risultato del delicato lavoro di un’orchestra che continua a cercare il proprio tempo.

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Stare in viaggioAlcuni viaggi non finiscono quando si torna. Perché non attraversano soltanto luoghi, ma anche parti di ...
28/06/2026

Stare in viaggio

Alcuni viaggi non finiscono quando si torna. Perché non attraversano soltanto luoghi, ma anche parti di noi.

Restano nello sguardo, nel modo in cui impariamo ad attendere, a lasciare andare il controllo, a riconoscere l’Altro.

Questo è un piccolo tentativo di custodire ciò che l’Africa mi ha lasciato.

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PausaDa tempo desiderata, questa pausa mi terrà lontano da Instagram. Anche se avrò il Wi-Fi, cercherò di non usarlo, co...
12/06/2026

Pausa

Da tempo desiderata, questa pausa mi terrà lontano da Instagram. Anche se avrò il Wi-Fi, cercherò di non usarlo, concedendomi un periodo di astensione da questo social che, benché io creda offra molte risorse, rimane un luogo che richiede una considerevole spesa di energie.

Sarò felice di rivedervi e di rispondervi al mio rientro. Nel frattempo, spero di riempirmi gli occhi e la mente di nuove esperienze.

Quando possibile, cambiare spazi ci regala curiosità, apprendimento ed emozioni. Non sono trattamenti farmacologici. Eppure, talvolta, cambiare orizzonte cura più di quanto immaginiamo.

Di Limiti e di OmbrelliPerché cade la pioggia?Cosa possiamo fare per ripararci?Si può imparare a stare sotto l’acqua con...
09/06/2026

Di Limiti e di Ombrelli

Perché cade la pioggia?
Cosa possiamo fare per ripararci?

Si può imparare a stare sotto l’acqua con l’aiuto di un ombrello: ci ripara alla bell’e meglio, forse, ma in ogni caso ci offre uno spazio asciutto, provvisorio e necessario.

Ci difendiamo come possiamo dalle intemperie. Cerchiamo di restare eretti, dignitosi, nonostante tutto quello che ci colpisce. Forse, a volte, proprio grazie a quello che ci colpisce.

Questo post nasce dall’incontro con lo sguardo illustrato di : una piccola scena di pioggia, luce e confini mobili.

Perché non sempre possiamo fermare l’acqua.

Possiamo però imparare a tenere alto l’ombrello.

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Indirizzo

Milan

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