11/06/2026
È cambiato tutto. Ciò che prima mi sembrava importante, non lo è più.
Le serate, gli eventi, le feste, le cene, i vestiti, le scarpe, le f***e, i concerti, i viaggi a tutti i costi.
È fisiologico cambiare dopo aver attraversato grandi sconvolgimenti della vita.
Capisco bene chi cambia dopo delle tragedie.
Bisogna farlo, è necessario.
La mia generazione, in particolare, si è trovata costretta a cambiare vita, lavori, città, storie, come mai nessuno prima.
Noi millenial non crediamo nelle favole, e se ci abbiamo creduto, ci siamo dovuti ricredere, perché la realtà si è rivelata essere un’altra e molto difficile da digerire.
Non riusciamo a comprare casa, non c’è e non c’è mai stato niente di stabile e duraturo. Lo abbiamo imparato sulla nostra pelle. Non possiamo fare progetti a lungo termine. Non vedremo mai la pensione. Non abbiamo il posto fisso. Non abbiamo costruito carriere che ci permettano di stare in pace e di guardare al futuro con positività e speranza.
Ma siamo forti, resilienti, anche proprio grazie a tutto questo.
Abbiamo imparato a cambiare pelle e a cambiare vita più volte, ad adattarci.
Viviamo in modalità sopravvivenza e un po’ alla giornata, ma alla fine, la vita, non è proprio questo?
La certezza è un’illusione e non va certo cercata nell’ esteriorità.
Abbiamo costruito un mondo interiore e un nostro personale rapporto con Dio.
Abbiamo imparato a guardarci dentro, a bastarci, a contare sugli amici più che sulla famiglia.
Siamo passionali e abbiamo imparato ad amare, anche se nessuno ce lo ha insegnato o dimostrato e a prenderci cura della nostra salute mentale grazie agli psicologi, alla musica, ai libri.
Siamo una generazione cresciuta nell’incertezza, tra guerre, crisi climatica ed economia disastrosa.
Siamo più poveri dei nostri nonni.
Siamo quello che siamo e semplicemente proviamo a fare del nostro meglio con i mezzi che abbiamo a disposizione.
Non venite a insegnarci la vita.
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