14/07/2022
In questi giorni è stato scritto un brutto capitolo che segnerà la storia della comunità LGBT+ italiana: la storia di Cloe Bianco. Una professoressa che ha vissuto gran parte della sua vita lavorativa nei panni maschili, ha fatto coming out come persona transgender davanti a* propr* alunn*. Nel mezzo dei commenti de* student*, sono venute fuori frasi e lamentele ben più gravose da parte anche dei genitori. Dopo il coming out, la scuola ha visto il gesto poco decoroso e ha deciso di sospendere Cloe dall' attività scolastica.
Al giorno d'oggi il proprio lavoro è una dignità per la persona ed anche un punto di realizzazione. Ebbene, Cloe non ha resistito alla notizia e ha incentrato le colpe di una sospensione sulla propria persona, cancellandola.
Nel mentre che le piazze si chiedono se la colpa o meno fosse anche dello Stato, è importante sottolineare il caso psicologico che si presenta in questione: un suicidio che ha come movente transfobia interiorizzata. Infatti, la mente della persona transgender non riesce a vedere una soluzione,perché al di fuori vi è un mondo che la reputa sbagliata. Rifiuti, licenziamenti per via del proprio essere e non per un adempimento, commenti e frasi transfobiche magari da quelle persone che prima, quando il coming out non era avvenuto, stimavano Cloe per il proprio modo d'insegnare, sono stati assorbiti dalla professoressa, la quale ha preso la decisione estrema.
Casi simili possono avvenire anche al di fuori del contesto transfobico, anche con un orientamento sessuale o con culture differenti. Oltre ai fattori scatenanti possono esserci altre questioni che predispongono alla messa in azione di condotte suicidarie, come depressione e dal punto di vista sociologico, il far parte di gruppi piccoli e che non riescono ad essere accolti dal resto della società.
***r ***an