Forum Violenze Femminicidi

Forum Violenze Femminicidi Una comunità di donne e uomini che stringono un patto per promuovere azioni sistemiche antiviolenza.

05/08/2026

La trappola dell'ultimo appuntamento!

L’orco era l’alle­na­tore di Pen­ta­thlon la sen­tenza: 5 anni e 6 mesi di reclu­sioneLa Sicilia  Distefano© RIPRODUZION...
29/07/2026

L’orco era l’alle­na­tore di Pen­ta­thlon la sen­tenza: 5 anni e 6 mesi di reclu­sione
La Sicilia

Distefano
© RIPRODUZIONE RISERVATA
22 luglio 2026

A Bea­trice, nome asso­lu­ta­mente inven­tato, sono ser­viti anni per com­pren­dere che doveva denun­ciare. Un atto di con­sa­pe­vo­lezza che è arri­vato quando era ormai mag­gio­renne. Le ferite delle vio­lenze subite le hanno com­por­tato un trauma sot­ter­ra­neo che stava com­pro­met­tendo molti rap­porti sociali Ogni abuso, ogni pal­peg­gia­mento, ogni mano morta l’aveva nasco­sta nella parte più recon­dita della memo­ria. Ma un giorno la ferita è tor­nata a san­gui­nare. E ha rac­con­tato tutto a qual­cuno che l’ha presa per mano e l’ha accom­pa­gnata alla poli­zia.

L’orco era il suo ex alle­na­tore di Pen­ta­thlon. Bea­trice aveva solo 11 anni quando è comin­ciato l’incubo. L’istrut­tore l’avrebbe con­vinta che non c’era nulla di male. Lei ser­rava le lab­bra a ogni ten­ta­tivo di bacio. A un certo punto per fer­mare l’orrore ha lasciato la pale­stra. Si è allon­ta­nata dallo sport (anzi dagli sport) che tanto amava. I geni­tori chie­de­vano il per­ché, ma lei rima­neva zitta. Fino a quando non ce l’ha fatta più e ha denun­ciato. Giu­seppe Bruno è stato arre­stato con la pesante accusa di vio­lenza ses­suale: è stato per 9 mesi ai domi­ci­liari, dopo la Cas­sa­zione ha annul­lato il prov­ve­di­mento del gip sulle esi­genze cau­te­lari. Il pro­cesso di primo grado è stato lungo e com­pli­cato. Bea­trice, che si è costi­tuita parte civile con l’avvo­cato Ales­san­dro Gual­tieri, ha testi­mo­niato: ha dovuto ricor­dare, rac­con­tare, rivi­vere e rie­la­bo­rare. Nel dibat­ti­mento sono arri­vati anche altri testi­moni che hanno rac­con­tato altri pre­sunti abusi. La sen­tenza del Tri­bu­nale è stata di con­danna nei con­fronti di Bruno, difeso dagli avvo­cati Mario Bran­cato e Giu­seppe Grasso. La pena inflitta dal col­le­gio è stata di cin­que anni e sei mesi. Oltre a una serie di inter­di­zioni e al risar­ci­mento del danno alla per­sona offesa.

«Siamo sod­di­sfatti della sen­tenza di con­danna emessa dal col­le­gio. È stato un pro­cesso emo­ti­va­mente dif­fi­cile, sia per le vio­lenze nar­rate dalla parte civile, che per le espe­rienze rac­con­tate da altri sog­getti, ai tempi mino­renni, subite dal mede­simo sog­getto, che seguiva con tutte le pro­prie vit­time, un vero e pro­prio 'iter seriale". Non mi stu­pi­rebbe se altri sog­getti, dopo que­sta sen­tenza, si fac­ciano avanti con­tro quest'uomo», com­menta l’avvo­cato di parte civile, Gual­tieri. «Pren­diamo atto della sen­tenza di con­danna - affer­mano i difen­sori, Bran­cato e Grasso - ma allo stesso tempo pren­diamo atto che la pena inflitta è stata dimez­zata rispetto alla richie­sta di 10 anni che era stata for­mu­lata dal pm. Aspet­tiamo di leg­gere le moti­va­zioni, ma faremo appello poi­ché siamo asso­lu­ta­mente con­vinti dell’asso­luta inno­cenza del nostro assi­stito».

17/07/2026
Orfana di femminicidio, assunta dalla Regione siciliana. “Ora potrò tornare nella casa di mia mamma”di Miriam Di PeriLe ...
11/07/2026

Orfana di femminicidio, assunta dalla Regione siciliana. “Ora potrò tornare nella casa di mia mamma”
di Miriam Di Peri
Le scarpe rosse simbolo della lotta contro i femminicidi

Giovanna Bonsignore, la madre di Carlotta Sinagra, è stata uccisa nel 2022. La ragazza è stata ospitata in casa dallo zio e seguita nell’ambito del progetto “Respiro”, promosso dai centri antiviolenza

11 Luglio 2026 alle 08:49
2 minuti di lettura

«Avrei preferito dovermi inventare un lavoro, uno qualsiasi, anche il più umile, ma continuare ad avere al mio fianco mia madre. Ma questo lavoro mi darà la possibilità di realizzare un sogno: tornare a vivere nella casa di mia mamma, quella casa che è stata teatro di morte. E in cui adesso con il mio compagno riporteremo vita». Carlotta Sinagra ancora non ci crede. Lo studio legale che l’ha seguita nella pratica per essere assunta alla Regione Siciliana ha ricevuto la notifica da pochi minuti: avrà un lavoro stabile grazie alla legge che garantisce un contratto alle sopravvissute a un femminicidio che siano rimaste sfregiate in viso e agli orfani che hanno perso la loro mamma per mano dell’uomo che diceva di amarla.

Quello, cioè, che è successo a Carlotta Sinagra. Aveva appena 15 anni quando nel dicembre 2022 sua mamma, Giovanna Bonsignore, è stata uccisa dall’ex compagno, Salvatore Patinella. Una storia durata quattro anni, fino a quando lei non ha detto basta. Neanche un mese dopo, Patinella ha posto fine alla vita della donna, pochi attimi prima di suicidarsi. Non prima di avere scritto un lungo post su Facebook, in cui chiedeva scusa a Carlotta.

E proprio lei, la ragazza, è stata presa in casa dal fratello della madre e seguita nell’ambito del progetto “Respiro”, promosso dai centri antiviolenza e rivolto proprio agli orfani di femminicidio. «Ho avuto il sostegno dello Stato, sia sotto forma di borse di studio, sia in termini di assistenza economica e psicologica. Ancora oggi sono seguita, ma credo che lo avrei fatto anche se non fosse avvenuto quell’evento traumatico, penso che tutti avremmo bisogno di un sostegno di questo tipo».

Un anno dopo la morte della mamma, Carlotta ha trovato l’amore: «Oggi convivo con il mio compagno in casa dei suoi. Ma adesso il nuovo lavoro, insieme ai nostri risparmi, ci consentirà di ricominciare e di costruire il nostro futuro insieme».

Carlotta è la prima: non era ancora successo che la Regione aprisse le porte anche agli orfani di femminicidio. Appena un mese fa l’assessora alla Famiglia, Nuccia Albano, aveva annunciato di avere avviato l’iter, dopo il via libera dell’Ars alle modifiche della legge voluta dal leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera. Lo stesso che oggi plaude davanti all’assunzione di Sinagra, che verrà formalizzata a breve.

«É una immensa gioia sapere che finalmente la legge che ho voluto possa trovare la sua piena applicazione anche per gli orfani di femminicidio. Conoscevo Giovanna Bonsignore, la mamma barbaramente uccisa, essendo anche lei di Villabate. Oggi la notizia dell’assunzione della figlia é una gioia indescrivibile. Ringrazio lo studio Leone-Fell che è stato al fianco di Carlotta, riuscendo a ottenere la rivalutazione della pratica che era stata bocciata».

Adesso il via libera, che aprirà le porte di una nuova vita per Carlotta, oggi diciannovenne. «Non so che cosa mi aspetta, nè cosa mi faranno fare. Sono un po’ in ansia ma è una bella sfida dopo tutto quello che ho passato — racconta ancora la giovane donna — È stato un periodo difficilissimo, sono grata di aver avuto accanto il mio compagno, i miei suoceri, i miei zii. Sono stata circondata da gente che mi ha sostenuta e supportata, senza di loro avrei anche mollato la scuola». Invece il diploma è arrivato, anche grazie al sostegno delle borse di studio pubbliche e del sostegno psicologico. Adesso per Carlotta una nuova vita, guardando finalmente al futuro.

https://palermo.repubblica.it/cronaca/2026/07/11/news/femminicidio_giovanna_bonsignore_figlia_carlotta_sinagra_assunta_regione_sicilia-425464411/?utm_source=hootsuite&utm_medium=facebook&utm_term=la%20repubblica&utm_content=2bdc38dd-4032-418b-be07-e016ce08d117&fbclid=IwVERDUAS_JnhleHRuA2FlbQIxMABzcnRjBmFwcF9pZAwzNTA2ODU1MzE3MjgAAR46Nn4rwG3QakW6zW-R5l9fD3e8tKoJiItd292oIFsm4fS5819INuZM6gW4oQ_aem_s9BEq10M6C9PCR7Y0sJGGQ

Il coltello alla gola? «Scherzo». Le botte ai figli? «Misure disciplinari». La Cedu condanna l'Italia per stereotipi ses...
07/07/2026

Il coltello alla gola? «Scherzo». Le botte ai figli? «Misure disciplinari». La Cedu condanna l'Italia per stereotipi sessisti, ritardi e indagini inefficaci in un processo per violenza.
Stereotipi sessisti da parte del pm, ritardi e indagini inefficaci in un processo per violenza sessuale e domestica: l'ultima condanna per l'Italia da parte della Cedu
di Elisa Messina
3 luglio 2026, 17:39 - Aggiornata il 5 luglio 2026 , 15:45

La sentenza della Corte Europea per i diritti dell'uomo stigmatizza le parole di un pubblico ministero italiano sul ricorso di una cittadina francese residente in Italia e dei suoi figli minori. Le accuse? Violenza domestica e violenza sessuale aggravata

Il coltello alla gola? Un scherzo. La violenza sessuale? Non si può provare perché «è normale per un uomo dover superare un po' di resistenza».
Queste le parole usate da un pubblico ministero italiano in un procedimento giudiziario e stigmatizzate nella sentenza pubblicata ieri, 2 luglio, con cui la Corte Europea dei diritti dell'Uomo (Cedu) ha condannato l'Italia per aver violato i ditti di una donna vittima di violenza domestica e di violenza sessuale ai danni suoi e dei suoi figli minori per fatti risalenti al 2021.
In verità, l'elenco delle inadempienze citate nella sentenza della Cedu è lungo: Indagine inefficace sul caso di violenza domestica e violenza sessuale denunciata da una donna. Ritardi, rinvii e procedimenti non tempestivi. Sessismo e stereotipi nelle dichiarazioni del Pubblico Ministero.
Mancata individuazione delle complesse dinamiche della violenza domestica e mancata risposta proporzionata alla gravità dei fatti contestati. Accuse di violenza domestiche ignorate. Mancata adozione di misure di protezione adeguate e proporzionate. Ma sono soprattutto le dichiarazioni del pm riportate nel testo quelle che fanno rabbrividire. E che hanno portato all'ennesima condanna della Cedu all'italia per l'uso di stereotipi di genere nei verdetti e per linguaggio colpevolizzante usato dai magistrati nei processi per violenza.

Andiamo con ordine.
Il caso è quello di una cittadina francese 44enne residente in Italia, a Pellezzano, in provincia di Salerno, Audrey Carmen Manuela Ubeda che ha fatto ricorso alla Cedu anche a nome dei suoi due figli minorenni. Nell'aprile 2021 Ubeda denuncia il suo ex convivente e padre dei suoi figli per violenza fisica e psicologica contro di lei e i bambini e denuncia anche di essere stata sottoposta a violenza sessuale aggravata e a un clima di terrore e violenza economica.
A fine maggio e in seguito all'avvio dell'indagine la donna e i suoi figli vengonoo inseriti in una struttura protetta. Ma da li in poi parte una serie di procedimenti assurdi, irrispettosi verso la vittima, ritardi e mancanze di valutazioni, sia civili che penali, che non faranno che aumentare la sofferenza della donna e dei suoi figli.

Clamoroso, nelle 35 pagine che compongono la relazione e la sentenza, è il riferimento alle parole usate dal pubblico ministero di Benevento per richiedere l'archiviazione del caso. Il coltello posto sotto la gola cdella donna era, per il pm, chiaramente uno «scherzo di cattivo gusto». Inoltre, «i colpi inflitti ai figli erano stati meramente misure disciplinari che non avevano ecceduto il diritto del padre di esercitare l'autorità genitoriale». Infine la presunta violenza sessuale: secondo il pm non era stata provata, poiché era difficile dimostrare che il marito fosse a conoscenza della mancanza di consenso della moglie, considerando che «[è] normale che gli uomini debbano superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tende a mostrare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo [fa] delle avances sessuali».

«Se il coltello alla gola fosse stato puntato da un uomo a un altro uomo nessuno avrebbe parlato di "scherzo" ma di minaccia. Perchè di questo si tratta. Ma visto che si parla di un gesto del marito verso la moglie scatta subito una sorta di attenuazione ludica, scatta la minimizzazione» osserva Jacopo Benevieri, avvocato, esperto di linguaggio giuridico e autore del libro «Cosa indossavi?» dedicato proprio al linguaggio sessista e vittimizzante nei processi per violenza. E il linguaggio stigmatizzato nella sentenza della Cedu riflette il grande limite culturale italiano che non si risolve in chiave giuridica: «La Convenzione di Istanbul ci dice che la violenza sulle donne è un fenomeno strutturale, è qualcosa che innerva la società, il nostro modo di pensare e vivere le relazioni. Possiamo avere l'impianto giuririco più avanzato del mondo, e le nostre leggi sono in effetti buone, ma se gli occhiali con cui magistrati o giudici valutano e giudicano i fatti di violenza sono occhiali dell'800 e sono influenzati da quella cultura lì, allora le leggi migliori del mondo non servono a niente. E continueremo assere condannati dalla Corte Europea se non ci sarà in Italia una ricollocazione culturale in linea con la normativa giuridica».

La giudice Paola Di Nicola Travaglini, Consigliera della Corte Suprema di Cassazione ed esperta nel contrasto alla violenza di genere osserva come siamo diventate ormai numerose le condanne dell'italia da parte della Cedu proprio per l'inadeguatezza dell'autoritò giudiziaria: «Siamo davanti all’ennesima sentenza di condanna della corte Cedu nei confronti dell’Italia sempre sul tema del delitto di maltrattamenti e su come l’autorità giudiziaria minimizza le diverse forme di violenza nei confronti delle donne e dei bambini con l’uso di stereotipi sessisti. Viene affrontato anche il tema della sottovalutazione dell’affidamento dei figli minorenni da parte del tribunale minorile e dunque il rapporto tra procedimento civile e penale. Così tante condanne, nell’arco di pochi anni, nonostante un sistema giuridico completo, dimostrano con chiarezza una cosa: i limiti culturali della magistratura nell’affrontare il tema della violenza domestica».

La giudice si sofferma anche sulle parole relative alla violenza sessuale e sul riferimento del pm al fatto che lo stupro non sarebbe dimostrabile perché il marito non poteva conoscere la volontà contraria della moglie (sottinteso, se questa non la esprime chiaramente), perché in fondo, ogni donna quando è stanca va un po' sollecitata. «Ecco questa sentenza potrebbe incidere sul dibattito in corso in materia di consenso nella riscrittura della norma della violenza sessuale. Proprio per prevenire interpretazioni come quelle che hanno portato alla condanna dell’Italia».

Rileggiamole allora quelle parole sulla violenza sessuale pronunciate dal magistrato incaricato del caso: «[è] normale che gli uomini debbano superare un minimo livello di resistenza che ogni donna tende a mostrare quando è stanca della vita quotidiana e un uomo [fa] delle avances sessuali»). «La stanchezza della donna come situazione che rende poco riconoscibile il dissenso al rapporto sessuale è qualcosa di scandaloso e pericoloso - osserva Benevieri - Ma del resto, le domande fatte ad Artemsia Gentileschi nel 1612 durante il processo per il suo stupro sono le stesse fatte alla vittima durante un processo per lo stesso reato del 2022 a Palermo. In Italia siamo fermi lì. Dal 2003 in Gran Bretagna esiste una legge sulla violenza sessuale basata esclusivamente sul consenso della donna. Lì hanno avuto il coraggio di fare questa rivoluzione culturale a vantaggio della libertà di tutti e di tutte e nel rispetto dei diritti umani. Noi cosa aspettiamo? Vedo in Italia troppo accomodamento su posizioni precostituite».

3 luglio 2026, 17:39 - Aggiornata il 5 luglio 2026 , 15:45

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https://27esimaora.corriere.it/notizie/26_luglio_03/la-cedu-condanna-l-italia-per-stereotipi-sessisti-ritardi-e-indagini-inefficaci-in-un-processo-per-violenza-il-coltello-alla-5da86e01-49b9-4a22-b7d0-be5853c89xlk.shtml?fbclid=IwdGRzaAS5L2pjbGNrBLkvFmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHldunuoe_mxmtLKQsu0LnSNhA5OxFZoOrzpB1uTr_7bvl3mgMNtNVqp-Te-M_aem_OSAOzQjMn4hmZ_FNCivmtQ&sfnsn=scwspwa

https://www.festivalcomplessita.it/la-vita-di-edgar-morin-come-relazione-intellettuale-emozionale-etica/?fbclid=IwdGRjcA...
06/07/2026

https://www.festivalcomplessita.it/la-vita-di-edgar-morin-come-relazione-intellettuale-emozionale-etica/?fbclid=IwdGRjcAS4XF1jbGNrBLhbjWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHjbM95rtBkygbWExG34v_6bmOulEi0noOAz-KIMlGOqwZS-KFHD-bVsm_cuv_aem_zKZVJLd6Z0txYE9eXvvmpw

Edgar Morin è vissuto di ininterrotte relazioni intellettuali, emotive, sociali con i suoi simili e con il contesto planetario all’interno del quale tutti siamo interconnessi, in accoppiamento strutturale plurimo e costantemente evolutivo. L’immagine indelebile che ci rimane di lui sono le brac...

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22/06/2026

Tutta colpa del Genius Loci. Quando un luogo fisico - le Ciminiere - respira ancora delle zaffate di dispersione dei fumi provenienti dalle fornaci di raffinazione dello zolfo e diventa sede museale del cinema e dello sbarco del 1943 non può che essere la sede per antonomasia dell'incontro con Tania Anastasi e i suoi racconti storici. La nostra autrice, prima, ha attraversato lo Stivale vincendo premi a Sarzana [2022/23] e Cefalù, accompagnando i ragazzi a Floristella con il suo primo romanzo "Carusi di miniera", ispirato al quadro di Onofrio Tomaselli, poi, è approdata alle Ciminiere, nell'incontro con il direttore del suo polo museale, l'architetto Salvino Maltese, letteralmente conquistato dalla doppia fatica dell'autrice del nuovo romanzo ambientato nella Catania bombardata della seconda guerra mondiale - "Abbiamo incontrato la cecità" - per i tipi della Pav Edizioni. Nel tipico "cortile siciliano", riproduzione fedele di uno scorcio d'epoca di ambientazione civica con i suoi balconi e vicoli - già porta d'ingresso- per l'esperienza interattiva con il Museo dello Sbarco 1943, lo scorso sabato 20 giugno, tutto concorreva per fondere materialmente le turbe oniriche di Anastasi con gli archivi storici e la più creativa ricostruzione di condizioni, contesti, fatti, emozioni, personaggi e loro verità, autonome dalla sua stessa creatrice una volta che lei stessa ammetteva, su richiesta della prof.ssa Alfina Scarcella, come nascessero i suoi personaggi: "Metto su carta questo va e vieni della Storia e sento che lo devo raccontare", proprio come insopprimibile impulso vitale, a maggior ragione che il suono delle sirene antiaeree partivano ad accompagnare, quasi a cadenzare, il ritmo dell'incontro. Se l'architetto Maltese si è concentrato sull'Era dello Zolfo, su quanta ricchezza, industria, ferrovia, avanguardia abbiano significato le Ciminiere, accanto alla condizione schiavile dei "carusi" esposti nella loro nudità e innocenza violata, il dott. Marcello Platania, delegato museale, si è soffermato sull'evento storico che ha preceduto e fatto da modello allo sbarco in Normandia, con l'operazione Husky, prima del 10 luglio del 1943, con i suoi 89 bombardamenti alla città di Catania che p***e quasi l'80% dei suoi edifici rasi al suolo. Il rifugio antiaereo metafora di cecità, buio, angoscia è qui, dopo la pioggia di ceneri dell'Etna, l'esatta rappresentazione sensoriale della pioggia di bombardamenti, a suggerire il prezzo di quasi 10mila morti solo in Sicilia. Ma è nel dialogo complice e curioso tra la professoressa Alfina Scarcella e la scrittrice Anastasi che si riproduce la bellezza della genealogia di donne che sbucano dai libri di Tania con forza inarrestabile (Maria, madre di Fano, Donna Pippa in "Carusi di miniera"; Ana in "Abbiamo conosciuto la cecità"). Tania Anastasi attinge a piene mani nei racconti del nonno Giovanni deportato in Africa e dalle memorie dello sfollamento in Aci Trezza di madre 91enne e zia ultra 98enne con episodi che sembrano inverosimili - la zia bambina legata all'albero sotto un bombardamento che non si vuole liberare per stizza e ribellione contro l'autorità adulta - eppure, ricorda la professoressa Scarcella, la cecità, patologia morale e civile come insegna Saramago non la semplice anopsia, accomuna entrambi i racconti. La "cecità per avidità" dei latifondisti che schiavizzano generazioni di bambini dai 7 ai 18 anni, per quasi un secolo almeno fino al 1970 - saranno impiegati anche con l'Ente minerario siciliano- tanto anche l'ex schiavo nero e attivista politico Booker T. Washington si stupiva, nel 1912, del modello di sfruttamento delle zolfatare di Lercara, di Gessolungo, probabilmente più usurante del trattamento degli stessi schiavi d'America. E ancora la "cecità del potere" dei signori della guerra che decidono i destini delle genti, dei popoli che da Pola e Trieste a Catania attraversano la stessa storia di sradicamento, separazione, dolore.
Scarcella cita Adorno e ne ricorda la lezione estetica: la letteratura e l'arte non devono mai essere uno strumento di conforto o consolazione, poiché l'arte consolatoria "anestetizza il dolore". Al contrario, per il filosofo della Scuola di Francoforte, l'arte autentica deve essere come una cicatrice che rammenta nel Dna e nei corpi, verità e male radicale, rifiutando di riconciliare l'individuo con una realtà alienata.
Il saluti conclusivi di Anna Bonforte per FareStormo_Ilcerchiodelledonne raccontano della forza delle donne che, in relazione da oltre 10 anni sul territorio, promuovono il valore di questa attenzione ai luoghi e alle persone, in continua oscillazione tra spazio e tempo, trovando nell'intimità della Storia, non un rifugio ma un passepartout per il futuro.

        con la nostra Tania Anastasi introdotta dall'arch. Salvino Maltese con l'"Era dello zolfo" che tanta ricchezza e...
20/06/2026


con la nostra Tania Anastasi introdotta dall'arch. Salvino Maltese con l'"Era dello zolfo" che tanta ricchezza e altrettanta schiavitù racconta partendo dai luoghi reali trasfigurati nel romanzo storico della nostra socia narratrice.

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