29/08/2026
LA FASCIA nuova frontiera nella comprensione della mente
Di Rino Mastromauro
L’evoluzione dei modelli teorici in ambito psichiatrico e psicologico sta progressivamente conducendo verso una concezione integrata del funzionamento umano, nella quale i processi mentali emergono dall’interazione dinamica tra sistemi neurobiologici, corporei e ambientali. In tale prospettiva, il recente contributo pubblicato su Frontiers in Psychiatry (Shah et al., 2026) introduce un paradigma innovativo, proponendo la fascia come un elemento chiave nel continuum mente–corpo.
Tradizionalmente considerata un tessuto connettivo di supporto, la fascia è oggi riconosciuta come una rete tridimensionale altamente innervata e metabolicamente attiva, implicata nella trasmissione di segnali meccanici e sensoriali al sistema nervoso centrale. Essa partecipa a funzioni quali propriocezione, nocicezione e meccanotrasduzione, contribuendo in modo significativo ai processi di interocezione, ovvero alla percezione e integrazione degli stati interni corporei (Shah et al., 2026). Tale ruolo la colloca in una posizione strategica nei modelli contemporanei di regolazione emotiva e di costruzione dell’esperienza soggettiva.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda l’impatto dello stress cronico sulla fisiologia fasciale. L’attivazione prolungata dei sistemi di stress può determinare modificazioni strutturali e funzionali del tessuto fasciale, tra cui aumento della rigidità, alterazioni viscoelastiche e processi infiammatori. Questi cambiamenti risultano associati a una disregolazione del sistema nervoso autonomo e possono contribuire al mantenimento di stati di iperattivazione fisiologica, frequentemente riscontrati nei disturbi d’ansia e depressivi. Ne emerge un modello bidirezionale in cui la dimensione psicologica e quella somatica si influenzano reciprocamente, configurando un circuito di mantenimento del disagio (Shah et al., 2026).
In questo quadro teorico, la Psicologia Clinica e della Salute trova un ambito di applicazione particolarmente rilevante. I costrutti di consapevolezza corporea, regolazione emotiva e somatizzazione, già centrali nei modelli clinici contemporanei, possono essere ulteriormente approfonditi considerando il ruolo della fascia come possibile mediatore biologico dell’esperienza emotiva. Tale prospettiva si integra coerentemente con approcci embodied e con i modelli della psicosomatica e della PNEI.
Parallelamente, l’Osteopatia si configura come un ambito applicativo coerente con questo paradigma emergente. Gli interventi manuali orientati alla modulazione della tensione e della mobilità fasciale potrebbero influenzare indirettamente i processi di regolazione autonomica e interocettiva, contribuendo al miglioramento del benessere psicofisico. Tuttavia, è necessario sottolineare come tali implicazioni, pur teoricamente fondate, richiedano ulteriori conferme attraverso studi clinici controllati e metodologicamente rigorosi.
Ulteriore supporto a questa integrazione proviene dall’elevata comorbidità tra dolore cronico, in particolare di origine miofasciale, e disturbi psicopatologici quali depressione e ansia. Tale associazione suggerisce la presenza di meccanismi condivisi, nei quali la fascia potrebbe rappresentare un nodo di interconnessione tra dimensione somatica ed emotiva (Pirri et al., 2025).
L’inclusione della fascia nei modelli esplicativi della salute mentale rappresenta un’evoluzione significativa verso una prospettiva autenticamente biopsicosociale. L’integrazione tra psichiatria, psicologia clinica e approcci corporei, come l’osteopatia, apre scenari clinici innovativi orientati a una comprensione più complessa e a interventi terapeutici multimodali, centrati sull’unità funzionale dell’individuo.
Bibliografia
Shah, S. M., Jahangir, M., Alhudaithi, G. S., Taneja, C., Alharbi, F. S., & Lin, X. (2026). Fascia’s role in the mind-body continuum: A novel target for integrative treatments in psychiatry. Frontiers in Psychiatry, 17, 1687288.
Pirri, C., et al. (2025). Fascia and neuroinflammation in complex disorders. International Journal of Molecular Sciences, 26(6), 2826.
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