02/07/2022
Riportiamo la lettera del presidente Lazzari al direttore de Il Foglio.
"Al direttore - Se il medico fin troppo intraprendente di "Knock, ovvero il trionfo della medicina" di Jules Romains, riesce a far sentire ammalati gli abitanti di un'intera cittadina prima in ottima salute è perché la medicina, nel suo sostituire stregoni e guaritori di vario genere, ha imposto le sue chiavi di lettura. Un romanzo al quale riporta la lettura dell'articolo di Corbellini e Mingardi "Ma non basta un'ansia per chiedere un bonus psicologico" pubblicato sul vostro giornale. Miscelando considerazioni valide e interessanti con altre approssimative o del tutto fuorvianti gli autori hanno mancato, a mio avviso, alcuni aspetti fondamentali. La tesi dell'articolo è che la società di oggi sia generatrice di grande complessità, di un vivere complicato e difficile dal punto di vista psicologico e relazionale. E che però lo smarrimento e il malessere che questo può determinare non siano patologia e non possano pretendere attenzione o l'investimento di soldi pubblici come nel caso del "bonus psicologico". Vengono riportati dei dati attribuiti al CNOP, secondo i quali otto italiani su 10 hanno un "malessere psicologico strutturato" e i restanti due una malattia mentale in senso stretto. Si tratta di una citazione sbagliata perché otto più due fa dieci. Dieci su dieci, ovvero il 100 per cento della popolazione. Corretto invece è il rapporto percentuale tra le diverse forme di disagio psicologico e le malattie mentali in senso stretto: otto a due. Nel corso del tempo, la scienza ci ha mostrato come processi psichici, circuiti cerebrali, attività genica e regolazione fisiologica siano aspetti di una realtà profondamente integrata. Non si difendono i confini tra bene e male o tra verità e falsità ancorandoci a visioni riduzionistiche o parziali delle cose, ma accettando la complessità del reale e la relatività di ciò che la scienza ci aiuta, progressivamente, a capire.
Altrimenti rischiamo di finire come il cardinale Bellarmino, che si rifiutò di guardare dentro il cannocchiale che Galileo gli mostrava. Qualcuno, invece, nel cannocchiale ci guarda ormai da anni.
Il World Economic Forum nel suo Global Risk Report del 2019, quindi prima della pandemia, metteva il malessere psicologico tra i maggiori rischi per l'umanità, non solo per le sue ricadute sulla salute ma per l'impatto sulla convivenza sociale, sull'economia e sullo sviluppo del potenziale umano. La pandemia non ha creato un problema: ne ha amplificato uno già esistente e ha reso le persone più consapevoli. Quando nel 1994 l'OMS e l'Unicef raccomandavano di usare la psicologia nella scuola per sviluppare le competenze per la vita (life skills) di giovani imbottiti di informazioni ma sempre più disorientati dalla complessità del reale, cercava di usare la leva della prevenzione e della promozione delle risorse per rispondere a nuovi bisogni. Non possiamo, e non è l'ambizione di nessuno, considerare "malati" decine di milioni di persone che non stanno più bene psicologicamente, ma neanche ignorare il ruolo di un disagio psicologico sempre più accentuato in attesa che la situazione si aggravi per "meritare" un'attenzione pubblica. Ecco quindi che l'idea che sia tutto un falso problema, un capriccio, una operazione di marketing assomiglia tanto a quella di chi sostiene che la sedentarietà sia solo un problema di pigrizia dilagante, l'obesità una mancanza di controllo, i cambiamenti climatici il frutto delle previsioni del tempo e così via. Viviamo in una società che sfrutta i nostri bisogni psicologici in tanti modi ma non investe nella promozione della psiche. Ci si occupa solo di cura e delle malattie mentali più gravi e lo si fa purtroppo in maniera quasi esclusivamente farmacologica. Niente prevenzione, promozione, ascolto e sostegno delle forme meno gravi: se i servizi psichiatrici sono insufficienti, quelli psicologici e psicoterapici sono semplicemente inesistenti. Se vuoi lo psicologo o lo psicoterapeuta te lo paghi, se hai i soldi per farlo. Servono iniziative strutturali. Il "bonus" è una risposta, un tassello, modesto sul piano del finanziamento, ma di immenso valore simbolico e culturale."