17/06/2026
Ci sono ferite che non lasciano lividi.
Ferite che nessuno vede.
Che non compaiono nelle fotografie.
Che non richiedono punti di sutura.
Sono le ferite della violenza psicologica.
Inizia spesso in modo silenzioso: una critica dopo l'altra, una svalutazione mascherata da consiglio, una colpa che ti viene restituita ogni volta che provi a esprimere un bisogno.
Piano piano smetti di fidarti di ciò che senti.
Ti chiedi se stai esagerando.
Se sei troppo sensibile.
Se il problema sei tu.
E mentre cerchi di aggiustarti, perdi pezzi di te.
La violenza psicologica non è solo ciò che viene detto.
È anche ciò che ti viene tolto:
la serenità,
la fiducia in te stessa,
la libertà di essere chi sei.
È sentirsi costantemente in difetto.
Camminare sulle uova.
Avere paura delle reazioni dell'altro.
Arrivare a non riconoscere più la propria voce in mezzo a quella di chi ti ha convinta di non valere abbastanza.
Ma c'è una verità che voglio lasciare a chi sta leggendo queste parole:
Non sei nata per sopravvivere.
Sei nata per vivere.
E vivere significa poter respirare senza paura.
Parlare senza sentirsi sbagliata.
Piangere senza essere umiliata.
Esistere senza dover chiedere il permesso.
Se oggi ti senti intrappolata, confusa, svuotata, sappi che la tua sofferenza ha un nome.
E quando qualcosa ha un nome, può essere riconosciuto.
E quando viene riconosciuto, può iniziare a guarire.
Si può tornare a respirare.
Si può tornare a sentire il proprio valore.
Si può tornare a scegliere sé stessi.
Un passo alla volta.
Un respiro alla volta.
Una rinascita alla volta.
Dott.ssa Danila Bardi , Psicologa in formazione Sistemico-relazionale e familiare