Giulia Averaimo Psicologa Clinica

Giulia Averaimo Psicologa Clinica Psicologa Clinica e Counselor

A volte basta un gesto minuscolo per sentirsi raggiunti nel punto esatto in cui la giornata sembrava scorrere senza farc...
11/06/2026

A volte basta un gesto minuscolo per sentirsi raggiunti nel punto esatto in cui la giornata sembrava scorrere senza farci troppo caso. Un contenuto inoltrato per messaggio, una frase trovata per caso, una scena che ci resta addosso e che d’istinto associamo a una persona. Eppure, dentro quei gesti, spesso passa una delle forme più tenere della presenza. Non stiamo solo condividendo qualcosa: stiamo dicendo che, mentre il mondo continuava a muoversi, qualcuno ha occupato per un attimo il nostro pensiero. È una forma di attenzione discreta, quasi domestica, che non chiede grandi dichiarazioni e non pretende una reazione perfetta. Chiede solo di essere riconosciuta per quello che è: un piccolo segnale di legame, un modo per far entrare l’altro nella nostra giornata, anche quando non abbiamo parole solenni da usare.

Forse ci commuovono tanto queste cose perché rispondono a un bisogno antico: sapere di esistere nella mente di qualcuno anche fuori dai momenti importanti, anche senza un motivo preciso, anche dentro la leggerezza. Essere ricordati così, nelle pieghe normali del giorno, dà una forma particolare di conforto. Non serve sempre essere capiti fino in fondo, né condividere gli stessi gusti, né reagire nello stesso modo. A volte basta sentire che l’altro ha lasciato una piccola traccia per noi, come chi passa davanti a una finestra accesa e pensa: questa luce vorrei mostrargliela. In fondo, molte relazioni si riconoscono proprio da qui: dalla capacità di trasformare una cosa qualunque in un messaggio silenzioso, e una giornata qualsiasi in un posto dove qualcuno, per un momento, ci ha tenuti con sé.

Offro percorsi di sostegno psicologico e counseling rivolti ad adolescenti, adulti e coppie.Uno spazio di ascolto, orien...
06/05/2026

Offro percorsi di sostegno psicologico e counseling rivolti ad adolescenti, adulti e coppie.

Uno spazio di ascolto, orientamento e chiarificazione per attraversare momenti di difficoltà emotiva, relazionale, scolastica o professionale; comprendere meglio ciò che si sta vivendo; riconoscere risorse, blocchi e possibilità di cambiamento.

Il counseling psicologico può essere utile nei momenti in cui si avverte il bisogno di ritrovare direzione, prendere decisioni, affrontare una fase di passaggio o lavorare su aspetti specifici della propria vita quotidiana.

Ricevo online e in presenza.
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Questo carosello nasce da una tesi che sostengo da tempo e che un reel di Alessandro Ciacci, attore e autore, mi ha spin...
02/05/2026

Questo carosello nasce da una tesi che sostengo da tempo e che un reel di Alessandro Ciacci, attore e autore, mi ha spinta finalmente a portare fuori dal privato delle conversazioni: ‘Il piccolo principe’ non è soltanto il libro tenero, poetico e universale che ci è stato consegnato come una piccola Bibbia sentimentale. La sua forza simbolica esiste, ed è proprio quella forza a spiegare perché abbia attraversato generazioni, citazioni, diari, magliette, tazze e post motivazionali. Ma un’opera può essere potente e insieme problematica. Può commuovere e nello stesso tempo trasmettere una grammatica affettiva che merita di essere interrogata.

La questione, qui, non è “odiare” Il piccolo principe né demolirlo per il gusto di rovesciare un classico. È provare a leggerlo senza devozione, soprattutto nella parte dell’addomesticamento, dove il legame viene raccontato come attesa, rito, unicità, responsabilità eterna. Da una prospettiva psicologica e femminista contemporanea, quel cuore relazionale appare molto meno innocente: la Rosa diventa il femminile fragile, capricciosa, da custodire e interpretare; la volpe trasforma l’amore in una forma di dipendenza ritualizzata; l’altro diventa speciale perché ormai necessario. Forse è proprio qui che il libro rivela la sua zona grigia: non nella mancanza di poesia, ma nel modo in cui la poesia può rendere più accettabile un immaginario affettivo in cui l’amore si confonde con l’attesa, il possesso simbolico, l’idealizzazione del legame e una responsabilità che somiglia più a un destino che a una scelta.

Il lessico emotivo è l’insieme delle parole con cui riconosciamo, distinguiamo e descriviamo ciò che proviamo, e incide ...
25/04/2026

Il lessico emotivo è l’insieme delle parole con cui riconosciamo, distinguiamo e descriviamo ciò che proviamo, e incide sul modo in cui una persona attraversa ciò che sente. Quando il vocabolario si restringe, anche l’esperienza interna perde definizione: comincia a pesare di più, modifica l’umore, si riflette nel corpo e si riversa nelle relazioni. In quella zona indistinta confluiscono spesso stati molto diversi tra loro, e ciò che avrebbe bisogno di essere riconosciuto con precisione finisce invece dentro formule generiche, troppo ampie per restituirne davvero il significato.

Per questo una parola più esatta può cambiare molto più di quanto sembri. Cambia la qualità con cui ci leggiamo, il modo in cui raccontiamo una ferita, la possibilità di chiedere aiuto senza sentirci traditi da ciò che non riusciamo ancora a riconoscere. Il sollievo non nasce dal linguaggio in sé, nasce da ciò che il linguaggio rende finalmente distinguibile: un vissuto che fino a un momento prima gravava come massa opaca e che, appena trova contorni più chiari, comincia a diventare più comprensibile anche a chi lo porta.

Esiste una narrativa molto diffusa sulla guarigione che la racconta come un percorso di acquisizioni progressive - strum...
14/04/2026

Esiste una narrativa molto diffusa sulla guarigione che la racconta come un percorso di acquisizioni progressive - strumenti che si aggiungono, consapevolezze che si accumulano, giorni che diventano via via più leggeri. È una storia rassicurante, e per questo continua a circolare. Ma chi ha attraversato davvero un processo terapeutico profondo sa che quella storia lascia fuori la parte più importante: i momenti in cui il lavoro scava piuttosto che allegerire. In cui capire qualcosa su di sé non porta sollievo, ma apre una forma di dolore più nitida di quella che c’era prima. La terapia non funziona perché ti insegna a stare meglio. Funziona perché ti avvicina a ciò che evitavi — e quella vicinanza, almeno all’inizio, spesso fa più male.

A mio discapito, quello che provo a dire in questo carosello forse è meno vendibile, ma sicuramente più onesto: la guarigione reale assomiglia meno a una salita e più a un territorio irregolare, con zone di luce e zone di ombre in cui si torna a inciampare sulle stesse pietre. Non perché abbiamo sbagliato strada, ma perché toccare i punti vivi produce esattamente questo - instabilità, regressioni apparenti, reazioni che credevamo superate. Il cambiamento profondo non avviene quando impariamo a gestire meglio le cose. Avviene quando smettiamo di aver bisogno di gestirle nel modo in cui lo facevamo prima. E quella transizione, quasi sempre, passa attraverso un periodo in cui nessuno dei due modi funziona ancora del tutto. E chiaramente non è un segnale che sia andato storto qualcosa, ma il momento in cui il processo di guarigione sta diventando possibile e quindi reale.

Nelle relazioni, uno dei momenti più faticosi non coincide sempre con il litigio. Spesso arriva subito dopo, quando uno ...
11/04/2026

Nelle relazioni, uno dei momenti più faticosi non coincide sempre con il litigio. Spesso arriva subito dopo, quando uno dei due si ritira e l’altro resta davanti a una conversazione interrotta, a un messaggio visto, a una distanza che non sa leggere. È lì che pausa emotiva e silenzio punitivo possono sembrare simili. In entrambi i casi il contatto si ferma. Sul piano psicologico, però, la funzione è diversa. La pausa emotiva nasce quando una persona capisce di non riuscire più a parlare senza peggiorare lo scambio. Si allontana per contenere il danno e, in qualche forma, lascia ancora percepire che il legame non è stato revocato.

Il silenzio punitivo segue un’altra logica. Il ritiro non serve a ritrovare lucidità: serve a far ricadere sull’altro il peso dell’interruzione. Chi resta fuori non riceve un limite leggibile, riceve un vuoto. Comincia allora il lavoro mentale che questo tipo di silenzio produce quasi sempre: rileggere, dubitare, attribuirsi una colpa, chiedersi se il rapporto sia ancora al suo posto. La differenza decisiva sta qui. Nella pausa emotiva una persona prende distanza dal conflitto. Nel silenzio punitivo prende distanza dall’altro e usa quella distanza per incidere sulla sua stabilità emotiva.

Per questo non basta osservare che qualcuno tace. Bisogna guardare che cosa quel silenzio fa dentro la relazione. Una pausa sana può ferire, può innervosire, può lasciare disagio, però conserva la possibilità di tornare a parlarsi. Il silenzio punitivo sposta invece il baricentro del rapporto: uno resta in attesa, l’altro decide tempi e accesso. Quando accade, il problema iniziale passa quasi in secondo piano. Al centro non c’è più ciò che è successo tra due persone, ma l’insicurezza prodotta da chi ha trasformato l’assenza di risposta in una leva relazionale.

In fondo, sia pause che silenzi, attecchiscono più facilmente nei legami che non hanno imparato a stare dentro la fatica del conflitto. E questo parla anche della nostra educazione affettiva: di come entriamo nei rapporti, di quanto sappiamo sostenerli quando si complicano, di quale posto diamo ai legami nel momento in cui chiedono maturità.

Spesso non è solo ciò che accade a lasciare il segno, ma l’ordine con cui accade: un comportamento che mette in difficol...
08/04/2026

Spesso non è solo ciò che accade a lasciare il segno, ma l’ordine con cui accade: un comportamento che mette in difficoltà, seguito da una gentilezza che abbassa subito la tensione. Questo passaggio non cancella ciò che è accaduto, però ne modifica la percezione. L’attenzione si sposta sul momento in cui la relazione, o anche un rapporto di contatto quotidiano, sembra rientrare. Così la parte che ha ferito resta, ma viene coperta da ciò che arriva dopo, e diventa più facile dare valore alla disponibilità dell’altro anche quando non coincide con ciò che è successo prima.

Dentro questo meccanismo si attiva una regolazione sottile: si risponde con educazione, si riduce la propria reazione, si prova a mantenere una continuità che non esponga troppo. Chiaramente non si tratta di ingenuità, ma serve a rendere la situazione più gestibile. Il problema è che, così facendo, si finisce per normalizzare un comportamento che continua a pesare, mentre la gentilezza successiva assume un valore che non le appartiene del tutto.

Quando inizi a non lasciarti orientare solo da ciò che arriva dopo, cambia la lettura. Quello che è accaduto prima torna visibile e recupera il suo significato. Da lì diventa possibile rispondere in modo più aderente a ciò che hai sentito, senza dover compensare o ammorbidire per forza. È un passaggio discreto, ma segna un confine: non tutto ciò che appare gentile ripara davvero.

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10/02/2026

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Il problema non e' (solo) quanto scrolli. E' quello che ti manca mentre scrolli. Dietro c'è dell'altro...

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Nel colloquio psicologico l’ascolto resta il centro: uno spazio in cui la tua storia può emergere con i suoi tempi, senz...
05/02/2026

Nel colloquio psicologico l’ascolto resta il centro: uno spazio in cui la tua storia può emergere con i suoi tempi, senza essere corretta.
Ma a volte raccontare non basta a orientare: senti tutto, eppure non è chiaro cosa stia succedendo dentro. E quando manca una cornice, il vissuto diventa confuso.

Per questo, in seduta, può essere utile inserire piccole “pillole” di divulgazione: spiegazioni brevi e concrete su come funzionano alcuni meccanismi (evitamento, ipercontrollo, compiacenza, ruminazione) e su cosa accade quando l’allerta sale. Non per etichettare, ma per fare chiarezza.

Quando dai un nome a quello che ti succede, il volume del caos si abbassa. Passi dal “c’è qualcosa che non va” al “sta succedendo questo”. E da lì si lavora meglio: con meno giudizio, meno interpretazioni, più lucidità e più scelta.

Se ti va, dimmi: ti aiuta di più capire i meccanismi o capire le reazioni del corpo?

Indirizzo

Naples

Orario di apertura

Giovedì 19:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 13:00

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