Giulia Averaimo Psicologa Clinica

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Giulia Averaimo Psicologa Clinica Psicologa Clinica e Counselor

L’amore non rende automaticamente una relazione capace di salvarci. Può diventare il luogo in cui cerchiamo riparo dalla...
07/09/2026

L’amore non rende automaticamente una relazione capace di salvarci. Può diventare il luogo in cui cerchiamo riparo dalla solitudine e, nello stesso movimento, ciò che ci impedisce di uscirne. Alcuni legami continuano anche quando fanno male: ripetono il dolore, lo confondono con la vicinanza e affidano alla tenerezza il compito di giustificare persino il controllo.

È questa la zona emotiva attraversata da 𝗧𝗵𝗲 𝗘𝗰𝗵𝗼 𝗖𝗵𝗮𝗺𝗯𝗲𝗿. Luca Marinelli le dà un corpo inquieto, sospeso tra il bisogno dell’altro e l’impossibilità di liberarsene davvero. Quanto può deformarsi un sentimento prima che chi lo vive riesca a riconoscerlo per quello che è? Questo il dubbio più radicale che lascia la pellicola: tra Leo e Anne esiste ancora un incontro, oppure ne sopravvive soltanto il meccanismo? I due si cercano, si trattengono, fanno dell’altro un riparo contro la solitudine; eppure la loro vicinanza non riesce a trasformare il dolore che ciascuno porta con sé.

È qui che la distanza da 𝘐𝘰 𝘦 𝘵𝘦 diventa eloquente. Nel film di Bertolucci, due esistenze isolate trovavano ancora, nello spazio chiuso di una cantina, una fragile possibilità di raggiungersi. Pallaoro eredita un tempo diverso: quello in cui si può condividere una stanza, un corpo, perfino una dipendenza, e restare comunque irraggiungibili. Forse The Echo Chamber racconta proprio questo presente: relazioni che esistono, ma non riescono più a diventare incontro.

Settembre ha qualcosa delle soglie: non ci domanda chi vogliamo lasciare indietro, ma chi siamo pronti a diventare da qu...
01/09/2026

Settembre ha qualcosa delle soglie: non ci domanda chi vogliamo lasciare indietro, ma chi siamo pronti a diventare da qui in avanti. Ogni passaggio porta con sé una piccola discontinuità, anche quando fuori sembra non essere cambiato quasi nulla. Cambiano i ritmi, la luce, le abitudini; e a volte basta questo perché emergano domande che durante l’estate erano rimaste in sottofondo. Cosa voglio continuare a portare con me? Cosa merita ancora energia? Dove sto vivendo per scelta e dove, invece, per automatismo? I nuovi inizi spesso cominciano molto prima delle decisioni visibili: iniziano quando smettiamo di considerarci immobili dentro la vita che abbiamo costruito.

Crescere significa anche tollerare quella breve incertezza che nasce quando il vecchio non ci contiene più e il nuovo non ha ancora una forma precisa. La mente preferisce ciò che conosce, cerca continuità, gratificazione, percorsi già battuti; eppure una parte importante della nostra libertà nasce proprio dalla capacità di non rispondere sempre nello stesso modo. Possiamo conservare ciò che ci appartiene, trasformare ciò che è ancora vivo e lasciare spazio a possibilità che prima non riuscivamo nemmeno a vedere. Forse un nuovo inizio è questo: non una vita completamente diversa, ma una presenza più consapevole dentro quella che stiamo scegliendo.

Abbiamo imparato a chiamare “evitante” chi si ritrae, chi non risponde, chi sembra interrompere un percorso proprio nel ...
31/07/2026

Abbiamo imparato a chiamare “evitante” chi si ritrae, chi non risponde, chi sembra interrompere un percorso proprio nel momento in cui dovrebbe attraversare qualcosa di difficile. Il termine è uscito dagli studi clinici, ha attraversato le teorie dell’attaccamento ed è diventato una delle parole più utilizzate sui social per spiegare relazioni discontinue, silenzi improvvisi e persone che si avvicinano fino a quando la vicinanza comincia a chiedere una presenza più autentica.

Ma questa nuova etichetta rischia di trasformare l’indisponibilità emotiva in una profondità ferita da interpretare, attendere e possibilmente guarire. Non tutte le persone che si allontanano hanno paura dell’intimità. Non ogni silenzio contiene un trauma. Qualche volta una persona non resta perché non desidera restare, o perché desidera ricevere più di quanto sia disposta a restituire.

Esiste, però, anche un errore di segno contrario. Accade quando ogni difficoltà a iniziare un compito, mantenere un impegno, sostenere una conversazione o seguire un’indicazione terapeutica viene letta come una difesa psicologica. È il punto sollevato da Jennifer Cork in un recente articolo pubblicato su Psychology Today: ciò che appare come evitamento può dipendere da un funzionamento neurodivergente che il contesto terapeutico non ha riconosciuto e al quale non ha saputo adattarsi.

Occorre poi distinguere l’evitamento come strategia di protezione dalla manipolazione relazionale. Una persona può ritirarsi perché il conflitto, l’intimità, la paura del giudizio o il sovraccarico emotivo eccedono momentaneamente le sue capacità di regolazione. Il suo allontanamento può ferire chi le sta accanto e produrre conseguenze reali, senza essere necessariamente costruito per controllare l’altro.

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Ogni vuoto educativo viene occupato da qualcuno. Quando la scuola arretra, entrano in campo il gruppo dei pari, la porno...
27/07/2026

Ogni vuoto educativo viene occupato da qualcuno. Quando la scuola arretra, entrano in campo il gruppo dei pari, la pornografia, gli stereotipi e gli algoritmi, con linguaggi progettati per catturare attenzione, non per accompagnare la crescita.

Nel titolo, la parola “educa” è volutamente tra virgolette. La rete non educa nel senso pedagogico del termine: non accompagna, non tutela e non rispetta i tempi dello sviluppo. Eppure esercita una potente funzione formativa, perché propone modelli, normalizza comportamenti, orienta aspettative e suggerisce ai ragazzi che cosa sia desiderabile, accettabile o degno di approvazione.

L’educazione sessuo-affettiva parte molto prima dei rapporti sessuali: comincia dal corpo, dai confini, dal consenso, dalla possibilità di riconoscere ciò che si prova senza vergogna. Un percorso serio dovrebbe procedere per stadi, assegnando a ogni fase dello sviluppo contenuti specifici: nell’infanzia, ciò che serve a conoscere il proprio corpo, riconoscere i confini, proteggersi e attribuire un significato alle esperienze; nella preadolescenza e nell’adolescenza, conoscenze progressivamente più complesse, adeguate ai cambiamenti e alle domande che emergono.

La legge nata dal ddl Valditara sceglie invece una formula ampia e poco definita, con il rischio di rendere sospetto anche ciò che dovrebbe proteggere. Così la responsabilità educativa viene trasferita alle famiglie, mentre le piattaforme continuano a esercitare la propria influenza ogni giorno, senza trasparenza, senza competenza pedagogica e senza chiedere consenso.

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Per anni abbiamo riconosciuto il futuro dal bagliore di uno schermo. Un tablet sul banco sembrava la prova che la scuola...
25/07/2026

Per anni abbiamo riconosciuto il futuro dal bagliore di uno schermo. Un tablet sul banco sembrava la prova che la scuola fosse finalmente entrata nel proprio tempo; un quaderno, una matita, un libro consumato conservavano invece qualcosa di vecchio, quasi un difetto da correggere. La modernità aveva già scelto i suoi oggetti e alla scuola restava soltanto il compito di acquistarli.
La Svezia, tra i Paesi che avevano spinto maggiormente sulla digitalizzazione dell’istruzione, ha fatto qualcosa che le istituzioni raramente sanno fare: si è fermata. Ha osservato ciò che stava accadendo nelle aule e ha cominciato a modificare la direzione intrapresa perché in realtà attenzione e apprendimento ne stavano risentendo.

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LA SCONFITTA DELLA TECNOLOGIA? Nì!

La svolta svedese mette in discussione un’idea più insidiosa: che introdurre uno strumento nuovo significhi, di per sé, migliorare l’apprendimento. Un computer può ampliare una lezione, rendere accessibili contenuti altrimenti irraggiungibili, sostenere gli studenti con disabilità e permettere esperienze impossibili sulla sola pagina stampata. Il problema nasce quando smette di essere uno strumento scelto dall’insegnante e diventa l’ambiente obbligatorio dentro il quale ogni attività deve essere trasferita. A quel punto, la domanda su ciò che aiuta davvero il bambino a imparare lascia spazio alla necessità di adattarlo alla tecnologia già acquistata.

La scuola digitale è stata spesso raccontata attraverso il linguaggio inevitabile delle transizioni: innovazione, competenze future, ambienti intelligenti. Parole capaci di rendere antiquata qualsiasi obiezione prima ancora che venga formulata. Chi chiedeva cautela rischiava di apparire ostile al progresso, come se la possibilità di digitalizzare un’attività costituisse già una ragione sufficiente per farlo. Eppure l’apprendimento non è un semplice trasferimento di informazioni. Un bambino non acquisisce una lettera soltanto perché la vede. La traccia con la mano, ne misura la forma, sbaglia la direzione, torna indietro. La conoscenza attraversa anche il corpo.

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Molto di ciò che facciamo ogni giorno nasce da apprendimenti, adattamenti, aspettative interiorizzate e strategie che ne...
21/07/2026

Molto di ciò che facciamo ogni giorno nasce da apprendimenti, adattamenti, aspettative interiorizzate e strategie che nel tempo sono diventate così familiari da sembrare semplicemente “il nostro modo di essere”. Guardarsi con maggiore attenzione può aiutare a distinguere ciò che continuiamo a fare per abitudine da ciò che sentiamo ancora davvero nostro, facendo emergere bisogni, risorse e possibilità che fino a quel momento avevano avuto poco spazio.

Un percorso di counseling può offrire l’occasione per iniziare a comprendersi meglio, mettere a fuoco ciò che oggi conta davvero e trasformare una sensazione ancora confusa in una direzione più chiara. Non serve sapere già dove arrivare: a volte è proprio conoscendosi un po’ di più che diventano visibili nuovi obiettivi, possibilità concrete e scelte che prima non riuscivamo nemmeno a considerare.

A volte crediamo di aiutare quando cerchiamo di rendere il dolore più piccolo, più ragionevole, più proporzionato ai nos...
20/07/2026

A volte crediamo di aiutare quando cerchiamo di rendere il dolore più piccolo, più ragionevole, più proporzionato ai nostri occhi. Lo confrontiamo, lo spieghiamo troppo in fretta, gli assegniamo una scadenza. Eppure una persona non soffre dentro una graduatoria: soffre con la propria storia, con ciò che quella perdita ha toccato, con le memorie che ha riaperto e con le risorse che in quel momento riesce ad avere. Per questo la cura comincia spesso da una forma di umiltà: accettare che non possiamo sapere fino in fondo quanto pesa qualcosa che non stiamo portando noi. Sentirsi accolti non cancella ciò che è accaduto, ma può togliere al dolore una delle sue solitudini più dure: quella di dover continuamente dimostrare di avere il diritto di esistere.

Accogliere, però, non significa trasformare la sofferenza in un luogo senza uscita. L’essere umano ha bisogno di sentirsi compreso e, a un certo punto, anche di poter intravedere un movimento possibile: qualcuno che resti abbastanza vicino da non trascinarlo fuori con la forza e abbastanza lucido da ricordargli che la sua vita è più grande di ciò che gli è successo. A volte la speranza nasce proprio così, vedendo che un’altra persona ha attraversato qualcosa che sembrava insuperabile e ha ricominciato a desiderare, scegliere, fidarsi. È forse questo il solo paragone che vale la pena fare: non quello che dice «il tuo dolore è meno grave», ma quello che lascia intravedere un futuro e, per un momento, fa sognare che possa esistere anche per noi.

Quando ciò che stai vivendo comincia a condizionare le tue giornate, chiedere un sostegno psicologico può aiutarti a com...
22/06/2026

Quando ciò che stai vivendo comincia a condizionare le tue giornate, chiedere un sostegno psicologico può aiutarti a comprendere cosa sta accadendo e a ritrovare una direzione.

𝗢𝗳𝗳𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗼𝘀𝘁𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝘂𝗻𝘀𝗲𝗹𝗶𝗻𝗴 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 rivolti a bambini, adolescenti, adulti e coppie, online e in presenza.

🧠 ❤️ Il percorso può essere utile per affrontare 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗲𝗺𝗼𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗲 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶, 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼, 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗹𝗮𝘀𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶, scelte complesse, difficoltà legate all’ansia, al tono dell’umore o al rapporto con il cibo.

🎓 Con adolescenti e giovani adulti è 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝗲𝗹𝘁𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 e sul futuro percorso di studi, esplorando interessi, capacità e aspettative personali.

Ogni situazione richiede un ascolto specifico. Il primo colloquio serve a comprendere il bisogno della persona e a valutare il percorso più adeguato, anche attraverso l’eventuale coinvolgimento di altri professionisti.

💻 𝗥𝗶𝗰𝗲𝘃𝗼 𝗼𝗻𝗹𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗶𝗻 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮.

📩 Per informazioni o per prenotare un primo colloquio, puoi contattarmi in privato o attraverso i recapiti indicati:

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A volte basta un gesto minuscolo per sentirsi raggiunti nel punto esatto in cui la giornata sembrava scorrere senza farc...
11/06/2026

A volte basta un gesto minuscolo per sentirsi raggiunti nel punto esatto in cui la giornata sembrava scorrere senza farci troppo caso. Un contenuto inoltrato per messaggio, una frase trovata per caso, una scena che ci resta addosso e che d’istinto associamo a una persona. Eppure, dentro quei gesti, spesso passa una delle forme più tenere della presenza. Non stiamo solo condividendo qualcosa: stiamo dicendo che, mentre il mondo continuava a muoversi, qualcuno ha occupato per un attimo il nostro pensiero. È una forma di attenzione discreta, quasi domestica, che non chiede grandi dichiarazioni e non pretende una reazione perfetta. Chiede solo di essere riconosciuta per quello che è: un piccolo segnale di legame, un modo per far entrare l’altro nella nostra giornata, anche quando non abbiamo parole solenni da usare.

Forse ci commuovono tanto queste cose perché rispondono a un bisogno antico: sapere di esistere nella mente di qualcuno anche fuori dai momenti importanti, anche senza un motivo preciso, anche dentro la leggerezza. Essere ricordati così, nelle pieghe normali del giorno, dà una forma particolare di conforto. Non serve sempre essere capiti fino in fondo, né condividere gli stessi gusti, né reagire nello stesso modo. A volte basta sentire che l’altro ha lasciato una piccola traccia per noi, come chi passa davanti a una finestra accesa e pensa: questa luce vorrei mostrargliela. In fondo, molte relazioni si riconoscono proprio da qui: dalla capacità di trasformare una cosa qualunque in un messaggio silenzioso, e una giornata qualsiasi in un posto dove qualcuno, per un momento, ci ha tenuti con sé.

Offro percorsi di sostegno psicologico e counseling rivolti ad adolescenti, adulti e coppie.Uno spazio di ascolto, orien...
06/05/2026

Offro percorsi di sostegno psicologico e counseling rivolti ad adolescenti, adulti e coppie.

Uno spazio di ascolto, orientamento e chiarificazione per attraversare momenti di difficoltà emotiva, relazionale, scolastica o professionale; comprendere meglio ciò che si sta vivendo; riconoscere risorse, blocchi e possibilità di cambiamento.

Il counseling psicologico può essere utile nei momenti in cui si avverte il bisogno di ritrovare direzione, prendere decisioni, affrontare una fase di passaggio o lavorare su aspetti specifici della propria vita quotidiana.

Ricevo online e in presenza.
Per informazioni o per prenotare una consulenza, puoi contattarmi ai recapiti indicati

Indirizzo

Naples

Orario di apertura

Giovedì 19:00 - 20:00
Sabato 10:00 - 13:00

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