19/07/2026
Appartengo a quegli psicologi che si sono formati all’inizio degli anni 2000, c’era ancora il vecchio ordinamento! Si andava a lezione in posti diversi perché le aule non bastavano. Mi ricordo ancora il professor Colombo che imitava i vari disturbi di personalità all’interno del Cinema Altino, era davvero uno spettacolo vedere il suo essere istrionico.
Appartengo a quegli psicologi che erano innamorati di Freud o lo odiavano, che si interrogavano sui dilemmi etici dello psicoterapeuta col professor Gius, mancato da poco. Quando dovevo contattare il mio analista, facevo il numero dello studio e immancabilmente partiva la segreteria; mi avrà risposto (forse per sbaglio) una volta su 100. Si dava del lei al paziente e si stava attenti al setting, alla giusta distanza.
Molte cose sono cambiate da allora, alcune sicuramente in meglio. Lo studio dei vari disturbi è progredito, anche se poi sono emerse nuove patologie. Oggi bisogna chiedere le recensioni al paziente, rispondere via whatsapp a qualsiasi ora, fare siti internet e comunicazione sui social… Cerco di adeguarmi, a volte è pure divertente, ma il mio imprinting resta quello di una psicologia elegante, forse un po’ borghese, ma che si chiede il perché delle cose prima di fare un intervento solo perché “adesso si fa così”. Le piattaforme per psicologi e i vari surrogati degli interventi psicoterapeutici che vanno di moda adesso rovinano sicuramente l’immagine dello psicologo. Ma restiamo sempre una professione di aiuto che va in profondità e incontra l’anima delle persone, anche se al giorno d’oggi dobbiamo imparare a stare al passo coi tempi.
Dott.ssa Elena Agio