27/08/2026
Quando una lussazione di spalla lascia un danno anche all’osso
Questa immagine mostra una lesione ossea di Bankart, detta anche Bony Bankart.
In seguito a un trauma, la testa dell’omero è uscita anteriormente, cioè davanti alla sua sede naturale. Durante la lussazione non si sono lesionati soltanto capsula e legamenti: è stata coinvolta anche la parte anteriore-inferiore della glena, la superficie della scapola sulla quale normalmente appoggia la testa dell’omero.
Le linee rosse evidenziano il profilo della glena: si può osservare come la superficie non sia più perfettamente continua, ma presenti uno scalino, perché una parte dell’osso è stata fratturata e si è infossata.
A questo punto, però, non significa automaticamente dover operare.
Il paziente ha avuto una sola lussazione. Sarà quindi importante osservare nel tempo due elementi molto semplici: se la spalla continuerà a fare male e, soprattutto, se rimarrà stabile.
Dopo una prima lussazione molti pazienti possono essere trattati senza intervento. Oggi, però, le indicazioni vengono personalizzate: nei pazienti giovani, negli sportivi, nelle persone con importanti lesioni ossee o con elevato rischio di nuova lussazione si può prendere in considerazione una stabilizzazione anche dopo il primo episodio.
Ma quanto osso è stato perso?
Qui entra in gioco il metodo PICO.
Con una TAC, preferibilmente con ricostruzione tridimensionale, possiamo ricostruire idealmente la forma originaria della glena e calcolare in percentuale quanta superficie ossea manca.
In parole semplici: se immaginiamo la glena come un piccolo piatto, il metodo PICO ci permette di capire quanto grande è il “pezzo di piatto” che è venuto a mancare.
È un metodo sviluppato proprio per quantificare il difetto osseo della glena e aiutare il chirurgo a scegliere il tipo di trattamento più appropriato.
E se la spalla dovesse continuare a essere instabile?
La quantità di osso perso diventa fondamentale.
Se il difetto è limitato, la stabilità può spesso essere ricostruita per via artroscopica, riparando i tessuti che normalmente trattengono la testa dell’omero all’interno della glena, eventualmente associando altre procedure in base alle lesioni presenti.
Se invece la perdita ossea è importante, una semplice riparazione dei tessuti può non essere sufficiente: può essere necessario ricostruire anche la parte ossea della glena, ad esempio mediante una procedura di bone-block/Latarjet.
Tradizionalmente si è considerata “critica” una perdita superiore al 20–25%, anche se gli studi più recenti mostrano che già difetti inferiori, nell’ordine del 13,5–20%, possono avere importanza in alcuni pazienti. Per questo oggi non si guarda più soltanto a un singolo numero, ma all’intero quadro clinico e anatomico.
La risonanza ci mostra la lesione. La TAC e la misurazione PICO ci dicono quanto è importante. La storia del paziente e la stabilità della spalla ci diranno se e come sarà necessario intervenire.
Fonti scientifiche: Baudi et al., Chir Organi Mov, 2005; Itoi et al., Curr Rev Musculoskelet Med, 2013; Shaha et al., Am J Sports Med, 2015; Khan et al., J Shoulder Elbow Surg, 2024; ESSKA–ESA Formal Consensus, KSSTA, 2026.