06/08/2026
Ci sono due momenti della giornata che mi fanno riflettere.
Il primo è questo della foto. 🌾 🌄
Quando esco dallo studio, salgo in macchina e, tornando a casa, provo a lasciare andare tutto quello che la giornata mi ha affidato.
Le storie che ho ascoltato.
Le responsabilità.
I pensieri.
Le decisioni.
Le liste infinite di cose da fare.
Cerco di non portarle con me, perché quando apro la porta di casa voglio essere la mamma. Non la Psicologa. Non la professionista ancora con la testa al lavoro.
E poi c'è il mattino.
La sveglia.
La scuola/centro estivo.
Gli orari.
Gli zaini.
Le colazioni.
Le scarpe da trovare all'ultimo minuto.
Ed eccola lì, la fretta.
Quella che vorrei con tutto il cuore che non abitasse le nostre mattine e che invece entra spesso senza chiedere permesso.
Per me è questa la differenza più grande che sento rispetto alla mia infanzia.
Ricordo mattine che, nella mia memoria, avevano decisamente più respiro. I pomeriggi lunghi.
Ricordo il tempo che sembrava aspettare noi.
Oggi, invece, ho la sensazione che siamo noi a rincorrere il tempo.
Mi domando quanto di questa corsa appartenga davvero ai nostri bambini e quanto, invece, sia il mondo degli adulti ad avergliela consegnata...
Probabilmente è anche per questo che amo così tanto lo yoga!
Perché ogni volta mi ricorda qualcosa che, da adulta, dimentico troppo spesso: rallentare non significa perdere tempo.
Significa tornare a sentire.
Sentire il corpo.
Sentire il respiro.
Sentire chi abbiamo accanto.
Forse è proprio questo il regalo più grande che vorrei fare ai miei figli.
Non una vita perfetta.
Ma un'infanzia in cui, nonostante tutto, ci sia spazio per respirare.
E tu? Qual è la differenza più grande che senti tra la tua infanzia e quella dei tuoi/e figli/e?
MM🌱