Dott.ssa Francesca Michelucci

Dott.ssa Francesca Michelucci Visite in studio e Online. Applico protocolli d’avanguardia per ripristinare l’equilibrio ormonale, restituendo alle persone la libertà di godersi la vita.

FIBROMIALGIA E SINDROME DA FATICA CRONICA NON SONO SINONIMI.Possono condividere molti sintomi: dolore diffuso, stanchezz...
01/09/2026

FIBROMIALGIA E SINDROME DA FATICA CRONICA NON SONO SINONIMI.

Possono condividere molti sintomi: dolore diffuso, stanchezza, sonno non ristoratore, difficoltà di concentrazione, ridotta tolleranza allo sforzo.

Ma nella ME/CFS c’è un elemento particolarmente importante: il 𝐦𝐚𝐥𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐭-𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐨, 𝐨 𝐏𝐄𝐌.

Significa che anche un’attività apparentemente normale — fisica, mentale o emotiva — può provocare un peggioramento significativo dei sintomi nelle ore o nei giorni successivi.

Ed è proprio per questo che l’approccio non può essere identico in tutti i pazienti.

Nella fibromialgia, per esempio, l’attività fisica adattata rappresenta uno degli interventi più utili.

Nella ME/CFS, invece, spingere oltre il proprio limite energetico può peggiorare il quadro.

Ma c’è un altro punto che considero fondamentale: una diagnosi non dovrebbe chiudere il ragionamento clinico.

In una persona con fibromialgia o ME/CFS può essere importante valutare anche:

• qualità del sonno
• eventuali alterazioni tiroidee o ormonali concomitanti
• sintomi di disautonomia
• stato nutrizionale e possibili carenze
• metabolismo
• capacità individuale di recupero dopo lo sforzo

Questo non significa cercare a tutti i costi una “causa nascosta”.

Significa capire quali fattori, in quella specifica persona, possono contribuire maggiormente a dolore, fatica e perdita della qualità di vita.

Perché due pazienti con la stessa diagnosi possono avere quadri molto diversi e aver bisogno di strategie altrettanto diverse.

Nel nuovo articolo del blog approfondisco proprio questo tema: 𝐟𝐢𝐛𝐫𝐨𝐦𝐢𝐚𝐥𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐫𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐚 𝐟𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞, 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐭𝐢𝐧𝐠𝐮𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨.

Trovi il link all'articolo nel primo commento.

"𝐂𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐞.”In questo periodo è una frase che sentiamo spesso.Ed è vero: il caldo può provoca...
26/08/2026

"𝐂𝐨𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐞.”

In questo periodo è una frase che sentiamo spesso.

Ed è vero: il caldo può provocare stanchezza. Per disperdere calore il nostro organismo aumenta la vasodilatazione e la sudorazione, con una maggiore richiesta di adattamento cardiovascolare e perdita di acqua ed elettroliti.

Ma c’è un aspetto interessante: 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐫𝐞𝐚𝐠𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨.

Per alcune persone l’estate sembra semplicemente accentuare una stanchezza che era già presente.

E nelle donne in perimenopausa o menopausa il fenomeno può essere ancora più evidente.

Gli estrogeni, infatti, interagiscono con i sistemi cerebrali che regolano la temperatura corporea. Quando questi equilibri cambiano possono comparire vampate e sudorazioni notturne, ma anche un sonno più frammentato e quindi una minore capacità di recuperare.

A questo possono aggiungersi altri fattori: mestruazioni abbondanti e carenza di ferro, pressione più bassa, alimentazione insufficiente, problemi tiroidei o metabolici, farmaci e molte altre condizioni.

Questo non significa che dietro ogni stanchezza estiva ci sia una malattia.

Significa che, quando la stanchezza è 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐧𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐨𝐥𝐢𝐭𝐨, 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐟𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐨𝐩𝐩𝐮𝐫𝐞 𝐬𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐚𝐝 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢, può valere la pena non archiviarla semplicemente con un “è agosto”.

Nel nuovo articolo del blog spiego cosa succede al nostro organismo con il caldo e perché, qualche volta, l’estate rende più evidente un equilibrio già fragile.

👉 “𝐒𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐬𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐮𝐧 𝐞𝐪𝐮𝐢𝐥𝐢𝐛𝐫𝐢𝐨 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞” . Trovi il link nel primo commento

DOPO I 40 ANNI PERDIAMO PIU' FACILMENTE MASSA MUSCOLARE: ECCO PERCHE' CONTA Dopo i 40 anni molte persone si accorgono ch...
18/08/2026

DOPO I 40 ANNI PERDIAMO PIU' FACILMENTE MASSA MUSCOLARE: ECCO PERCHE' CONTA

Dopo i 40 anni molte persone si accorgono che il corpo cambia: si perde tono, aumenta più facilmente il grasso addominale e mantenere la stessa forma fisica diventa più difficile.

Ma non è solo una questione estetica.

Il muscolo è un vero organo metabolico: contribuisce alla sensibilità insulinica, utilizza una parte importante del glucosio circolante, sostiene il metabolismo e lavora in stretta relazione con l’osso.

Con l’età la massa e la forza muscolare possono diminuire progressivamente. Nella donna, inoltre, la transizione menopausale si accompagna a modificazioni della composizione corporea e dell’assetto ormonale.

Estrogeni e testosterone partecipano alla fisiologia muscolare, insieme ad attività fisica, apporto proteico, metabolismo, sonno e stato generale di salute.

Per questo preservare il muscolo significa fare prevenzione: non solo per mantenere forza e autonomia, ma anche per sostenere metabolismo, osso e salute nel tempo.

Nel nuovo articolo del blog approfondisco:
• perché dopo i 40 anni diventa più facile perdere muscolo
• perché la bilancia non racconta tutta la storia
• quale ruolo hanno ormoni, insulina e metabolismo
• perché l’allenamento contro resistenza diventa sempre più importante con l’età

👉 Leggi l’articolo completo sul blog: trovi il link nel primo commento.

"DOTTORESSA, SONO SEMPRE STANCA. MA HO FATTO GLI ESAMI ED E' TUTTO NORMALE"È una frase che sento molto spesso.Il problem...
12/08/2026

"DOTTORESSA, SONO SEMPRE STANCA. MA HO FATTO GLI ESAMI ED E' TUTTO NORMALE"

È una frase che sento molto spesso.

Il problema è che “𝐞𝐬𝐚𝐦𝐢 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢” 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐞𝐬𝐩𝐥𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚.

Pensiamo al ferro: si possono avere valori di emoglobina normali ma riserve di ferro ridotte, e la carenza marziale senza anemia può associarsi a stanchezza.

Ma non c'è solo il ferro.

La nostra energia dipende dall'interazione di molti fattori:

• funzione tiroidea
• ferro, vitamina B12, folati e altri micronutrienti
• qualità del sonno
• metabolismo e sensibilità insulinica
• attività fisica e capacità di recupero
• equilibrio ormonale, soprattutto negli anni della perimenopausa
• funzione surrenalica

Ed è proprio qui che spesso nasce l'equivoco.

Quando tutti i singoli valori sono dentro un intervallo di riferimento, si può essere portati a concludere che “va tutto bene”.

𝐌𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐢.

Una donna di 45 anni che ha iniziato a dormire male, ha cicli più abbondanti, riserve di ferro che si stanno riducendo e sta attraversando le prime oscillazioni ormonali della perimenopausa può sentirsi profondamente stanca senza che un singolo esame, preso isolatamente, dia da solo tutta la spiegazione.

Questo non significa cercare necessariamente una malattia nascosta.

Significa fare medicina: partire dal sintomo, ascoltare la storia della persona e decidere quali elementi meritino davvero di essere approfonditi.

𝐆𝐥𝐢 𝐞𝐬𝐚𝐦𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. 𝐌𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚, 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐥𝐢𝐧𝐢𝐜𝐚.

Nel nuovo articolo del blog approfondisco proprio questo tema: “𝐒𝐭𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐧𝐭𝐞: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐚𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞 "𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐬𝐚𝐦𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢". 👉 Trovi il link all'articolo nel primo commento

TI SVEGLI CON DOLORI DIFFUSI E IL CORPO RIGIDO? NON E' SEMPRE SOLTANTO UN PROBLEMA MUSCOLARE.Ti alzi dal letto e senti l...
04/08/2026

TI SVEGLI CON DOLORI DIFFUSI E IL CORPO RIGIDO? NON E' SEMPRE SOLTANTO UN PROBLEMA MUSCOLARE.

Ti alzi dal letto e senti la schiena bloccata, le articolazioni arrugginite e i muscoli doloranti, anche se il giorno prima non hai fatto particolari sforzi?

Spesso questi sintomi vengono attribuiti alla postura, alla sedentarietà, allo stress o semplicemente all’età.

Ma il sistema muscolo-scheletrico non lavora in modo isolato.

Anche gli ormoni possono influenzare:
– la produzione di energia nei muscoli
– la forza e la massa muscolare
– la sensibilità al dolore
– la qualità del sonno
– la risposta allo stress
– i processi infiammatori e il recupero

Gli ormoni tiroidei, per esempio, partecipano alla regolazione del metabolismo muscolare. Quando la funzione tiroidea è ridotta possono comparire rigidità, crampi, debolezza e dolori.

Durante la perimenopausa e la menopausa, invece, le oscillazioni e la progressiva riduzione degli estrogeni possono accompagnarsi a dolori articolari, perdita di forza, sonno meno ristoratore e maggiore sensibilità al dolore. Studi recenti confermano che i disturbi muscolo-scheletrici sono frequenti in questa fase della vita.

Anche il sistema dello stress è coinvolto. Alcune alterazioni del normale ritmo giornaliero del cortisolo sono state associate allo sviluppo di dolore cronico in più zone del corpo.

Questo non significa che tutti i dolori siano causati dagli ormoni.

E non significa neppure che basti assumere un ormone per risolverli.

Il dolore cronico è quasi sempre il risultato dell’interazione tra più fattori:

* sistema nervoso
* muscoli e articolazioni
* metabolismo
* sonno
* stress
* infiammazione
* equilibrio ormonale

Per questo, quando il dolore persiste, non è sufficiente occuparsi soltanto della zona che fa male.

È necessario chiedersi:
𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉𝒆́ 𝒊𝒍 𝒄𝒐𝒓𝒑𝒐 𝒏𝒐𝒏 𝒓𝒊𝒆𝒔𝒄𝒆 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒂 𝒓𝒆𝒄𝒖𝒑𝒆𝒓𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒆𝒕𝒕𝒂𝒎𝒆𝒏𝒕𝒆?

La fibromialgia, le patologie reumatologiche, i disturbi tiroidei, le carenze nutrizionali, la menopausa e i problemi del sonno possono inoltre coesistere. Trovare un fattore non significa avere spiegato automaticamente tutto il quadro.

Il dolore non è “tutto nella testa” e non deve essere considerato inevitabile soltanto perché gli esami di base risultano normali.

Occorre ricostruire le connessioni e individuare, per ogni persona, i fattori che mantengono il corpo in una condizione di dolore e mancato recupero.

👉 Nel nuovo articolo del blog spiego quali collegamenti possono esistere tra dolore diffuso, rigidità, tiroide, menopausa, cortisolo e sonno.

𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨 (trovi il link nel primo commento)

TI ADDORMENTI SENZA DIFFICOLTA' MA ALLE 3 O ALLE 4 DEL MATTINO APRI GLI OCCHI E NON RIESCI PIU' A RIPRENDERE SONNO?Dopo ...
29/07/2026

TI ADDORMENTI SENZA DIFFICOLTA' MA ALLE 3 O ALLE 4 DEL MATTINO APRI GLI OCCHI E NON RIESCI PIU' A RIPRENDERE SONNO?

Dopo i 40 anni accade a moltissime donne.

Spesso la spiegazione è sempre la stessa:
“È lo stress.”

Lo stress può certamente avere un ruolo. Ma non è l’unica possibilità.

Durante la perimenopausa, il sonno può cambiare anche anni prima della scomparsa del ciclo.

Le ovulazioni possono diventare meno regolari, la produzione di progesterone più instabile e gli estrogeni possono oscillare.

Questi cambiamenti possono influenzare il sistema nervoso, la temperatura corporea, l’umore e la continuità del sonno.

Alcune donne iniziano a sperimentare:
• sonno più leggero
• risvegli frequenti
• ansia o agitazione notturna
• palpitazioni
• vampate o sudorazioni
• difficoltà a “spegnere” la mente
• stanchezza al mattino, anche dopo molte ore trascorse a letto

Non sempre la vampata viene riconosciuta.

A volte non ci si sveglia completamente sudate: si avverte soltanto un’improvvisa sensazione di calore, si spostano le coperte e il sonno si interrompe.

Anche il cortisolo, il dolore, il reflusso, le oscillazioni glicemiche, la tiroide, la carenza di ferro, alcuni farmaci o un disturbo respiratorio come l’apnea notturna possono contribuire.

Per questo non è corretto concludere automaticamente:
“È colpa degli ormoni.”

Ma non è corretto neppure ignorare la perimenopausa solo perché il ciclo è ancora presente o gli esami risultano apparentemente normali.

Durante questa fase gli ormoni possono variare molto da un giorno all’altro. Un singolo prelievo non sempre riesce a raccontare ciò che sta accadendo.

La domanda più utile non è soltanto:
“Come posso dormire?”
Ma:
“Che cosa sta interrompendo il mio sonno?”

Quando i risvegli diventano frequenti e compromettono energia, memoria, umore e qualità della vita, è importante ricercarne le cause attraverso una valutazione complessiva.

Perché dormire male dopo i 40 anni non è inevitabile.

E non è sempre soltanto stress.

Nel nuovo articolo del blog approfondisco il ruolo di progesterone, estrogeni, cortisolo, metabolismo e delle altre condizioni che possono disturbare il sonno, trovi il link nel primo commento.

HAI ANCORA IL CICLO MA NON TI SENTI PIU' COME PRIMA? POTREBBE ESSERE PERIMENOPAUSAMolte donne pensano che i sintomi dell...
21/07/2026

HAI ANCORA IL CICLO MA NON TI SENTI PIU' COME PRIMA? POTREBBE ESSERE PERIMENOPAUSA

Molte donne pensano che i sintomi della menopausa inizino soltanto quando le mestruazioni diventano irregolari o scompaiono.

In realtà, il cambiamento ormonale può cominciare anni prima.

Il ciclo può essere ancora presente, persino apparentemente regolare, mentre l’ovulazione diventa meno costante e la produzione di progesterone inizia a ridursi o a oscillare.

Anche gli estrogeni non diminuiscono necessariamente in modo graduale: nelle prime fasi della perimenopausa possono variare molto da un ciclo all’altro e, in alcuni momenti, raggiungere livelli elevati.

È questa instabilità ormonale che può favorire sintomi come:

▪️ risvegli notturni e sonno poco ristoratore
▪️ sudorazioni notturne o vampate
▪️ irritabilità, ansia o maggiore emotività
▪️ tensione mammaria
▪️ cicli più brevi, abbondanti o dolorosi
▪️ peggioramento dell’emicrania
▪️ stanchezza e difficoltà di concentrazione
▪️ aumento di peso o cambiamento della composizione corporea

Per questo sentirsi dire:

“Non può essere perimenopausa, perché hai ancora il ciclo”

non è sempre corretto.

Avere una mestruazione, infatti, non significa necessariamente avere avuto un’ovulazione regolare e una produzione adeguata di progesterone.

Anche gli esami ormonali possono risultare nella norma, perché un singolo prelievo fotografa soltanto un momento di una situazione che, in questa fase, può essere estremamente variabile.

La perimenopausa si riconosce soprattutto ascoltando la storia della donna, osservando come sono cambiati il ciclo, il sonno, l’umore, l’energia e il metabolismo, senza dimenticare di escludere altre possibili cause, come disfunzioni tiroidee, anemia o alterazioni metaboliche.

𝐋𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐫𝐬𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐥’𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐨𝐫𝐦𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞: 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚.

Nel nuovo articolo del blog spiego perché i sintomi possono comparire quando le mestruazioni sono ancora presenti e quale ruolo possono avere le oscillazioni di estradiolo e progesterone.

👉 𝐋𝐞𝐠𝐠𝐢 𝐥’𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐢𝐨 𝐬𝐢𝐭𝐨: 𝐥𝐢𝐧𝐤 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨

Il post riprende anche i concetti fisiologici descritti dalla prof.ssa Jerilynn Prior sulla prima perimenopausa e sulla progressiva irregolarità dell’ovulazione.

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Dott.ssa Francesca Michelucci
Visite online e in studio a Pisa - Centro Analisi Pratale 16, Pisa
Si effettuano visite per:
- Applicazione Protocollo Coimbra
- Terapia con Ormoni Bioidentici
- Terapia LDN
- Fitoterapia

QUANDO IL CORPO RESTA IN MODALITA' SOPRAVVIVENZAA volte i sintomi persistono anche dopo che l’evento iniziale sembra sup...
15/07/2026

QUANDO IL CORPO RESTA IN MODALITA' SOPRAVVIVENZA

A volte i sintomi persistono anche dopo che l’evento iniziale sembra superato.

Dopo un’infezione, un periodo di forte stress, un’esposizione ambientale o un trauma, alcune persone continuano a sperimentare stanchezza, sonno non ristoratore, nebbia mentale, dolori diffusi, disturbi intestinali o ridotta tolleranza allo sforzo.

In questi casi non sempre il problema riguarda un singolo organo.

Secondo il modello della 𝐂𝐞𝐥𝐥 𝐃𝐚𝐧𝐠𝐞𝐫 𝐑𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐞, le cellule possono entrare in una modalità di difesa quando percepiscono una minaccia. È una risposta fisiologica e protettiva.

Il problema nasce quando questa risposta non si spegne completamente.

Il corpo può continuare a comportarsi come se fosse ancora in pericolo, con conseguenze su metabolismo, infiammazione, funzione mitocondriale e comunicazione cellulare.

𝑄𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑛𝑢𝑜𝑣𝑎 𝑑𝑖𝑎𝑔𝑛𝑜𝑠𝑖, 𝑚𝑎 𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑖 𝑠𝑖𝑛𝑡𝑜𝑚𝑖 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑎𝑚𝑝𝑖𝑎.

In medicina integrata non ci limitiamo a chiederci quale sintomo eliminare, ma cerchiamo di capire quali fattori possono mantenere l’organismo in uno stato di allerta.

Ne parlo nel nuovo articolo del blog:
“Quando il corpo resta in modalità sopravvivenza: comprendere la Cell Danger Response”

👉 Lo trovi sul mio sito.

SE LA TERAPIA ORMONALE TI FA ANCORA PAURA PERCHE' HAI SENTITO DIRE CHE "AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO", FORSE VALE LA PE...
08/07/2026

SE LA TERAPIA ORMONALE TI FA ANCORA PAURA PERCHE' HAI SENTITO DIRE CHE "AUMENTA IL RISCHIO DI INFARTO", FORSE VALE LA PENA FARE CHIAREZZA.

“La terapia ormonale fa male al cuore.”

È una delle convinzioni che incontro più spesso durante le visite.

Ed è comprensibile.

Per oltre vent’anni questa paura è stata alimentata anche dai risultati del famoso studio WHI del 2002.

Ma c’è un dettaglio fondamentale che spesso viene dimenticato:

👉𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐚 𝐨𝐫𝐦𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐛𝐢𝐨𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚.

Nel WHI furono utilizzati estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato: molecole molto diverse dall’estradiolo bioidentico e dal progesterone micronizzato che oggi possiamo utilizzare quando indicati.

Un importante studio pubblicato nel 2025 su *Climacteric* ha confrontato oltre 35.000 donne trattate con queste due diverse combinazioni terapeutiche.

Il risultato?

𝐋𝐞 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐭𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝟏𝟕β-𝐞𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐢𝐨𝐥𝐨 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐢𝐜𝐫𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐜𝐚𝐫𝐝𝐢𝐨𝐯𝐚𝐬𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐢 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐢 — infarto, ictus e scompenso cardiaco — rispetto alle donne trattate con estrogeni equini coniugati e medrossiprogesterone acetato.

Questo significa che la terapia ormonale bioidentica è priva di rischi?

No.

Significa qualcosa di ancora più importante:

𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐢𝐞 𝐨𝐫𝐦𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐠𝐮𝐚𝐥𝐢.

La scelta delle molecole, della via di somministrazione, del dosaggio, del momento in cui si inizia la terapia e soprattutto della paziente fa la differenza.

Nella mia pratica clinica vedo ancora molte donne rinunciare a una terapia che potrebbe migliorare profondamente la loro qualità di vita perché spaventate da informazioni che non distinguono tra farmaci molto diversi tra loro.

La medicina è cambiata.

Le evidenze scientifiche sono cambiate.

E anche il modo di parlare di terapia ormonale dovrebbe cambiare.

La domanda oggi non dovrebbe essere:

❌ “La terapia ormonale fa male?”

Ma piuttosto:

✅ “Quale terapia ormonale è più adatta per questa donna, in questo momento della sua vita?”

𝐄̀ 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐚.

💬 Conoscevi questa differenza tra la terapia ormonale “storica” e la terapia ormonale bioidentica?

Trovi l'articolo completo sul mio sito, link nel primo commento.

Indirizzo

Via Di Pratale 16
Pisa
56127

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