03/09/2026
Questa mattina mi trovavo presso una cooperativa della nostra Reggio.
Accanto a me una ragazza stringeva tra le mani un plico di fogli con il logo dell'Università Mediterranea. La ragazza, che chiamerò Arianna, ha iniziato a parlare con me. Sarà stata la noia dell'attesa, seppur breve, o il desiderio di essere ascoltata e validata, ma ha esordito in questo modo: «Sai... io sono qui perché sto proponendo un progetto sperimentale per la mia tesi: musica ed età evolutiva».
Parliamo del progetto e scopro che Arianna è una giovanissima studentessa che sta mettendo tutte le sue energie per promuovere la sua idea.
«È da maggio che ricevo no, perché il progetto non piace abbastanza o perché non c'è molto interesse a promuoverlo... Sai, vengo da un liceo musicale e sto cercando di unire le mie due passioni perché... mi devo laureare».
Arianna trema, la sua voce si fa più bassa e il suo viso cambia espressione. La osservo in silenzio mentre mi dice: «Ho paura. Paura di ricevere l'ennesimo no, di deludere la mia docente con cui ho concordato questa tesi sperimentale».
Avrei voluto abbracciarla forte, ma in quel momento ho provato a darle dei consigli pratici: rendersi disponibile a rivedere il progetto insieme agli specialisti che lo accetteranno, proporlo a strutture specifiche del territorio e continuare a credere nel suo sogno. E se non sarà per la triennale, magari avrà la possibilità di svilupparlo per la magistrale, muovendosi con tempi più ampi.
Arianna sorride, annuisce e nel suo sguardo ora colgo una nuova emozione: è determinata. Ci salutiamo e le auguro il meglio.
Perché questa riflessione?
Perché ho rivisto parti di me: i miei dubbi, le mie insicurezze, la mia curiosità, ma anche i miei timori. Ho un fratello della stessa età di Arianna e so cosa significhi tracciare la propria rotta anche quando la bussola sembra girare a vuoto.
Eppure voglio lanciare un messaggio di speranza a chi si sta affacciando al mondo del lavoro barcamenandosi tra incertezze: siate curiosi, siate determinati e non abbiate fretta di definirvi. Mettetevi in discussione e coltivate lo spirito critico — non quello distruttivo, ma quello che consiglia, motiva e spinge a migliorarsi.
Fidatevi delle vostre sensazioni e del vostro corpo che vi parla costantemente. Non piegatevi ai giudizi. A volte ci saranno porte chiuse in faccia, altre volte opportunità da cogliere; giorni in cui vi sentirete sconfitti, ma anche giorni in cui assaporerete il gusto della conquista.
Non cercate il consenso o l'approvazione sociale, ma fate quello che vi consente di sentirvi in pace con voi stessi. Abbiate il coraggio di uscire dai binari prestabiliti, perché è da lì che passa l'innovazione. Rimanete fedeli a voi stessi e scegliete relazioni salde, di quelle che nutrono l'anima.
Non voglio fare la guru, né mi sento una professionista "arrivata", ma sicuramente una persona in continua crescita, che ascolta più di quanto parli e che ha ricevuto tanti no e tante delusioni.
Il più delle volte perché non si è piegata, ma ha sempre fatto sentire la sua voce, anche quando le veniva detto di stare zitta e buona.
Ad oggi posso dire di essere fiera della professionista che sono e so che sto facendo del mio meglio con gli strumenti che ho. Perché, come mi ha detto una cara collega: per fare questo lavoro ci vuole Amore per l'umanità.
È questo che mi dà la forza di insistere e di continuare a camminare «in direzione ostinata e contraria».
A voi ragazzi va il mio pensiero di oggi.
Ad Arianna, a Daniele e a chiunque navighi alla scoperta di se stesso con curiosità e speranza.
Possano i vostri passi guidarvi fino ai vostri sogni.