Lucia Bianchini Counselor

Lucia Bianchini Counselor Il trauma non è ciò che sei, è ciò che hai attraversato. La destinazione non è riparare, ma risvegliare.
➡️ www.luciabianchini.it

Ti accompagno verso la tua essenza, a connetterti con il tuo potere personale e a stare bene dentro di te. Sedute individuali di Counseling, Sessioni di rilascio tensioni, stress e traumi, Costellazioni Familiari individuali, Percorsi di crescita personale, Consulenza per la coppia, Incontri evolutivi di gruppo, Gruppi di Metodo T.R.E. Integro le sessioni di Counseling (Umanistico Rogersiano, Gest

alt, Analisi Transazionale, Cognitivismo, Copione psicosomatico) a due potenti tecniche (Somatic Experiencing e Metodo T.R.E.) che stimolano l'autoregolazione del Sistema Nervoso Autonomo e permettono di aumentare la propria resilienza, radicarsi ed espandersi, rilasciando tensioni, stress e traumi e ripristinando uno stato interiore, fisico, emotivo e psicologico di benessere e serenità.

𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗧𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗧𝗨𝗔 𝗘𝗡𝗘𝗥𝗚𝗜𝗔Ho un pensiero (forse) scomodo da condividere.Leggo consigli su come "proteggere l'energia...
31/07/2026

𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗧𝗘𝗚𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗧𝗨𝗔 𝗘𝗡𝗘𝗥𝗚𝗜𝗔

Ho un pensiero (forse) scomodo da condividere.
Leggo consigli su come "proteggere l'energia" con cristalli, visualizzazioni di bolle di luce, pregherie, santini e quant'altro.
Sono dei palliativi.
Attenzione, non sto dicendo che non funzionino.
Dico che sono una conseguenza, non la causa.
Possono aiutare, ma da soli non bastano.

Se siamo sbilanciati, possiamo metterci addosso tutta l'ametista del mondo, ma la nostra energia resterà vulnerabile.
Perché l'unica vera protezione non arriva dall'esterno ma da un posto molto più semplice e molto più difficile da raggiungere: 𝗘𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗘𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔

Se non riconosci quando un tuo confine viene superato...
Se continui a spiegarti a chi non vuole capire...
Se resti dove non sei rispettato...
Se rincorri chi non ti apprezza...
La tua energia continuerà a disperdersi.

Quando sei veramente qui, ora, in ascolto di ciò che senti, senza temere ciò che senti, senza fuggirne, non hai bisogno di scudi.
Perché non sei in balia delle emozioni tue o di altri: le osservi, punto.

Proteggere la propria energia non significa chiudersi al mondo ma smettere di investire energie dove i propri bisogni, confini e valori vengono ignorati.

Ho creato questa checklist. Spero possa esserti utile.

Accade che un figlio che non si è sentito pienamente figlio porti con sé, da adulto, un attaccamento dipendente verso ch...
28/07/2026

Accade che un figlio che non si è sentito pienamente figlio porti con sé, da adulto, un attaccamento dipendente verso chi ama di più.

Quando non ci si sente pienamente figli?

Quando ci si è ritrovati a fare da genitore al proprio genitore.
Quando si è imparato a comprendere ciò che non poteva essere compreso.
Quando si è stati il testimone muto di un dolore che non poteva essere nominato.

Quando il genitore, per i suoi limiti e la sua storia, non è riuscito a essere quel porto sicuro che avrebbe dovuto essere.
E per questo ha spostato il figlio dal posto del piccolo e lo ha messo in un posto troppo grande per lui.
Quando aveva bisogno che il figlio fosse in un certo modo.
Quando lo ha trascurato, non l'ha visto.

Nessuna colpa, nessun giudizio. Solo ferite che hanno preso una direzione e una strategia di sopravvivenza.

In questi anni ho incontrato persone convinte di essere dipendenti affettive solo perché amavano tanto.E ne ho incontrat...
23/07/2026

In questi anni ho incontrato persone convinte di essere dipendenti affettive solo perché amavano tanto.
E ne ho incontrate altre che, se glielo avessi detto, mi avrebbero risposto: "Io? Assolutamente no."

Donne che hanno cresciuto figli da sole.
Che hanno affrontato separazioni.
Che hanno gestito casa, lavoro e problemi economici senza poter contare su nessuno.

Eppure erano profondamente dipendenti dal partner.

In realtà la dipendenza affettiva non si misura da quanto sei autonoma nella vita quotidiana, è qualcosa di ben più complesso.
Si riconosce da ciò che accade dentro di te quando un legame vacilla.
Da quanto sei disposta a rinunciare a te stessa pur di non perderlo.
Da quanto ti perdi per non perdere l'altro...

Ma ridurre tutto a un problema di autostima, secondo me, è una lettura incompleta.
Si può essere estremamente competenti nel gestire la propria vita e sentirsi, allo stesso tempo, incapaci di affrontare la possibilità che una relazione finisca.

La dipendenza affettiva ha radici più profonde.
Per questo ho raccolto in un articolo i 10 passaggi che considero fondamentali per comprenderla e affrontarla.

(Nel primo commento trovi il link.)

Ci hanno insegnato che a tutto c'è una soluzione.Che se ti impegni abbastanza, se insisti, se giri la questione da tutte...
16/07/2026

Ci hanno insegnato che a tutto c'è una soluzione.
Che se ti impegni abbastanza, se insisti, se giri la questione da tutte le angolazioni, prima o poi la risposta arriva.

E finché c'è una soluzione, finché puoi fare qualcosa, tieni a bada il senso di impotenza.
Tieni a bada la vulnerabilità.
Quel vuoto che si apre quando non puoi più agire.

Il problem solving è stato il nostro rifugio.
L'arte di aggiustarsi, di non darsi per vinti, di resistere.
Perché resistere significa che ancora hai il controllo, che puoi cambiare la situazione.

Ma a volte non c'è una soluzione, c'è un prima e un dopo.
C'è da prendere atto che la situazione è così com'è.

Accettare è la resa.
E la resa non è arrendersi alla vita.
È mollare la presa, lasciar andare, fare spazio interiore per accogliere che una situazione, o una persona, sia così com'è, punto.

Non devi fartela andare bene per forza.
Ma puoi smettere di chiedere a quella situazione ciò che non può darti.
Smettere di chiedere a una persona di essere quella che non è.
Smettere di chiedere al passato di riscrivere il finale.

Non è che trovi subito la pace.
Ma puoi ritrovare te stessa, te stesso.
E ricominciare a guardare avanti senza portarti dietro il peso di ciò che non potevi cambiare.

Non è lui che piangi.Piangi la promessa di ciò che sarebbe potuto essere. Tutto ciò che avreste potuto diventare, e che ...
13/07/2026

Non è lui che piangi.
Piangi la promessa di ciò che sarebbe potuto essere.
Tutto ciò che avreste potuto diventare, e che non siete diventati.
Tutto ciò che sarebbe potuto essere stato, e che non è stato.

Quando una relazione finisce, il dolore più grande non sempre è la perdita dell'altro.
Spesso ci troviamo ad elaborare il lutto per la versione di un "noi" che non esisterà mai.

Perché chi resta impigliato in una relazione che fa male, spesso non è attaccato alla persona reale.
È attaccato a un oggetto interno: un'immagine idealizzata che ha costruito nella propria mente.
Quella immagine è fatta di proiezioni, di promesse, di potenziale, di "cosa sarebbe potuto succedere se solo...".

È un meccanismo psicologico profondo: più la realtà delude, più ci aggrappiamo all'illusione.
Perché l'illusione è nostra. Nessuno può togliercela.
E lasciarla andare significa fare i conti con il vuoto che c'era in noi, già prima di lui.

Ma quel vuoto non si riempie con le promesse degli altri.
Si colma con la presenza a te stessa.

Forse non è lui che piangi.
Forse piangi la parte di te che hai messo in lui.
Quella che non hai ancora imparato a riconoscere, accogliere, amare da sola.

Non passare altro tempo a chiederti "perché lui è così?".
Prova a chiederti: perché resto? Cosa sto cercando davvero?
Cosa temo di trovare se resto sola con me?

La risposta è il primo passo per uscire dalla trappola.

💬 Scrivimi nei commenti se qualcosa ti risuona e se vuoi ricevere l'approfondimento in privato.

Liberandomi dei miei attaccamenti mi concedo alle infinite possibilità che l'Universo ha in serbo per me.Sostituisco gli...
12/07/2026

Liberandomi dei miei attaccamenti mi concedo alle infinite possibilità che l'Universo ha in serbo per me.

Sostituisco gli schemi limitanti con altri edificanti e forti.

Se una porta non si apre, confido che sia per una ragione Divina e che sono guidata e protetta.

Ho fiducia nella mia capacità di creare una realtà abbondante e stabilisco intenti per attirare dinamiche positive, amorevoli e soddisfacenti in tutti gli aspetti della vita.

Radicata a terra, sguardo al cielo, cosi sia.

Preghiera del mattino 🙏

Accade spesso di confondere l'innamoramento con la dipendenza da una sensazione: come la sua presenza ti faceva sentire....
10/07/2026

Accade spesso di confondere l'innamoramento con la dipendenza da una sensazione: come la sua presenza ti faceva sentire.
Chi diventavi insieme a lui.

Ti guardava e per un istante ti sentivi completa.
Come se il suo sguardo ti desse un valore che da sola non riuscivi a vederti. Ti sentivi importante, leggera, scelta.

Poi, col tempo, lui è cambiato. O forse hai iniziato a vederlo per com'era sempre stato.
Hai messo in dubbio te stessa o hai attribuito il cambiamento al suo stress o ad altri motivi. Ti sei aggrappata a quello che di bello era rimasto e sei rimasta, convinta che potesse tornare quello di prima.

Ma se guardi bene... forse non è lui che ti manca.
È come ti sentivi quando c'era lui. Quella sensazione di essere finalmente abbastanza.
Di non essere sola. Di esistere.

Ecco, quella sensazione non l'ha data lui.
L'hai creata tu, dentro di te, in risposta a lui.
Puoi riaverla.

Anche senza di lui. Anzi, soprattutto senza di lui.
Non perché lui sia il problema, ma perché il problema è far dipendere il tuo stato interiore da qualcuno che sta fuori da te.

In certi casi ha a che fare con uno stile di attaccamento dipendente. Il tuo benessere dipende da lui. Il tuo umore, la tua pace, dipendono da come si muove lui.

È difficile ammetterlo, ma potrebbe essere utile approfondire.
Lascio nel primo commento due articoli sulla dipendenza affettiva, che cos'è e come attraversarla in 10 passi.

Scrivi DIPENDENZA nei commenti se vuoi ricevere l'approfondimento in privato e parlare con me.

Perché resti dove non ti senti amata (o amato)?Ci hanno insegnato a cercare un colpevole.Il narcisista, l'evitante, il m...
09/07/2026

Perché resti dove non ti senti amata (o amato)?

Ci hanno insegnato a cercare un colpevole.
Il narcisista, l'evitante, il manipolatore.

E certo, queste persone esistono e fanno male.
Ma se continui ad attirare relazioni in cui ti annulli, rincorri, giustifichi, aspetti di essere scelta o fai di tutto pur di non essere lasciata… forse il problema non è solo "chi" trovi.

È il bisogno disperato di sentirti amata (o amato) attraverso qualcun altro. Un bisogno che trasforma l'amore in una dipendenza, dove il tuo valore dipende dallo sguardo e dalla presenza dell'altro .

Quando questo bisogno è così forte, la relazione non è più un incontro tra due persone libere.
Diventa una "trappola relazionale": l'ansia di essere abbandonati si scontra con la paura dell'evitante di essere "soffocato", innescando un ciclo di inseguimento e fuga che logora entrambi .

Finché il tuo valore dipenderà dall'amore che ricevi, sarà difficile vivere relazioni sane.

La soluzione non è cercare il colpevole, ma tornare a guardare dentro di te.

Uscire dalla posizione della vittima è possibile quando smetti di usare la relazione come un anestetico per le tue ferite e inizi a costruire la tua autostima su basi più solide .

Nei commenti lascio gli approfondimenti sul narcisista, sul partner evitante e sulla dinamica evitante-ansioso.

⚠️ Premessa: "Resistenza" in italiano ha tanti significati (fisica, politica, biologica, psicologica…).In questo post in...
10/06/2026

⚠️ Premessa: "Resistenza" in italiano ha tanti significati (fisica, politica, biologica, psicologica…).

In questo post intendo quella sensazione di freno interiore che senti quando hai detto "sì" a qualcosa ma, avvicinandoti al momento di farlo, qualcosa ti blocca.

In breve: è un segnale.
Né buono né cattivo.
Solo un'informazione.

Ecco il punto.
Hai detto "sì" a qualcosa (un invito, un cambiamento, una scelta…).
Poi, quando il momento si avvicina, senti una resistenza.
E sorgono i dubbi: mi sto sabotando o proteggendo?
Devo superarla o ascoltarla?

La risposta dipende da che tipo di resistenza è.

La resistenza che nasce dalla paura dice più o meno:
"Vorrei… ma mi spaventa."

La resistenza che deriva da un desiderio spento dice:
"Potrei farlo… ma non lo desidero veramente."

Esempio: hai accettato un aperitivo di gruppo.
Poi arrivano i ripensamenti.

Ipotesi 1: Vorresti andare ma temi di sentirti in imbarazzo, non conosci nessuno, non hai nulla da indossare e questi pensieri ti fanno sentire tensione e disagio ma anche curiosità
→ allora la resistenza potrebbe nascere dalla paura.

Ipotesi 2: Pensi che dovresti andarci perché hai dato la parola, perché non esci mai, perché forse ti farebbe bene stare in mezzo alla gente ma avverti una sensazione di carico, pesantezza, svuotamento
→ allora forse non lo desideri veramente.
La resistenza in questo caso nasce perchè il tuo Si non era autentico.
La tua testa ti sta dicendo cose, ma quelle cose non sono ciò che vuoi per davvero.

La differenza – e la verità – la senti grazie al corpo.

ESERCIZIO DI 10 SECONDI
Immagina di fare quella cosa.

👉Noti tensione ma anche interesse, curiosità, energia?
La paura e il desiderio di fare quella cosa possono convivere.
La paura crea resistenza ma il desiderio rimane.
Se superi quella resistenza, potresti sentirti più leggera, più aperta, più fiduciosa e fiera.

👉Oppure senti chiusura, pesantezza, stanchezza, mancanza di vitalità?
Quando il desiderio non c'è più, invece, la resistenza cerca di dirti altro.
Puoi ascoltarla senza forzarti, perché ignorare un "no" (e quindi seguire un "sì" non autentico) lascia stanchezza, irritazione, svuotamento, frustrazione.

Più che chiedersi se sia bene uscire dalla comfort zone, è interessante chiedersi:
Sto evitando qualcosa che mi farebbe bene?
O mi sto convincendo a fare qualcosa che non voglio?

Non tutte le resistenze vanno superate. Alcune vanno ascoltate.

Il corpo non processa le intenzioni.Processa stimoli: input sensoriali e attivazioni fisiologiche (intensità, velocità, ...
13/05/2026

Il corpo non processa le intenzioni.
Processa stimoli: input sensoriali e attivazioni fisiologiche (intensità, velocità, prossimità, volume, pressione, temperatura…).

Una persona cara ti abbraccia molto molto forte?
Nel cervello non c'è un'area che dice "ah, questa stretta era amorevole, quindi non attivare l'allarme".

Al tuo sistema nervoso non interessa se chi ti ha svegliato voleva starti vicino.
Registra il risveglio brusco.
Non interessa se l'urlo era per proteggerti da un pericolo.
Registra il volume e il tono.

Sei in coppia, stai condividendo qualcosa di importante e il partner ti interrompe.
Il tuo corpo registra che il tuo spazio di parola è stato invaso.
Non gli interessa se il partner voleva farti una foto perché in quel momento eri bellissima.

Ecco il paradosso.
Puoi sapere razionalmente che l'altro non voleva farti del male.
Puoi voler bene a quella persona.
Eppure sentirti comunque a disagio. Contratta. In allarme.

Va tutto bene. Ed è normale.
Perché è importante capirlo?
Primo: per smettere di svalutare la tua reazione.
Secondo: per smettere di giustificare l'altro a scapito di te.

Possiamo capire le intenzioni di qualcuno e allo stesso tempo riconoscere che il suo gesto ci ha ferito.
Le due cose possono coesistere.

Insieme, possiamo esplorare questa tematica, partendo dal corpo che sente, prima ancora che la mente capisca.

Se senti che questo contenuto ti risuona, puoi scrivermi nei commenti o privatamente.

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