11/10/2026
Questa mattina il mio gatto si è fermato davanti allo specchio.
Non so cosa abbia visto. Forse un altro gatto, forse niente di particolare. Però è rimasto lì, fermo, a guardare. Senza fretta e senza giudicare.
Mi ha fatto pensare a quanto noi, invece, ci guardiamo di corsa. Uno sguardo veloce per controllare che tutto sia a posto, per correggere ciò che non ci piace, per capire se siamo come dovremmo essere.
L'immagine di sé raramente nasce da uno sguardo solo nostro. Si costruisce negli anni con le parole di chi ci ha cresciuti, con i confronti, con le aspettative, con i "sei fatto così" detti una volta e rimasti per sempre. Così, davanti allo specchio, non incontriamo soltanto noi: incontriamo anche tutte le voci che abbiamo imparato a ripeterci.
Capita anche a me. Anche a chi, per lavoro, passa le giornate ad ascoltare le fragilità degli altri. Ci sono giorni in cui l'immagine che ho di me è più gentile e giorni in cui lo è meno. Non sempre coincide con quello che sono, né con quello che vedono le persone che ho di fronte.
Forse l'immagine di sé non è una fotografia da correggere finché non viene bene, ma qualcosa che si muove con noi. Cambia con le stagioni, con le fatiche, con le persone che incontriamo. Può essere più ampia di quello che ci siamo abituatә a credere.
Non c'è un modo giusto di guardarsi. Si può iniziare con poco: restare un momento in più. Con curiosità, anche con un po' di disagio. Notare cosa si vede e, soprattutto, di chi è la voce che lo commenta.