23/08/2026
C'è un momento, verso la fine dell'estate, in cui il corpo lo sente prima della mente. Un cambio di luce, un'aria diversa alla sera, anche se il calendario dice ancora agosto.
È lo stesso gesto di queste mani tra i rami: cercare, senza strappare, qualcosa che è ancora acerbo ma che presto sarà pronto.
Si parla spesso di "ripartenza" come se fosse un interruttore, un giorno preciso in cui tutto riprende. Ma la fine dell'estate non funziona così. È un tempo sospeso, in cui una parte di noi è ancora ferma nel tempo lento delle vacanze, e un'altra comincia già, quasi controvoglia, a pensare a ciò che verrà.
Non c'è bisogno di avere già le idee chiare. C'è solo bisogno di restare vicini a se stessi mentre le cose, dentro, cambiano forma — un po' alla volta, come frutti ancora da cogliere.