Liberezza con Fede

Liberezza con Fede 𖦹Psicologa dell’età evolutiva e della famiglia 𖦹Operatrice Reiki 3 livello 𖦹Insegnante Massaggio neonatale 𖦹Operatrice floriterapia
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Oggi, in occasione della Giornata Mondiale delle Emozioni, vorrei condividere con voi una riflessione sull’esperienza em...
10/07/2026

Oggi, in occasione della Giornata Mondiale delle Emozioni, vorrei condividere con voi una riflessione sull’esperienza emotiva.
Le emozioni rappresentano il primo modo in cui entriamo in relazione con noi stessi e con il mondo.
I bambini ce lo mostrano con naturalezza: vivono le emozioni nella loro autenticità, senza attribuire loro un valore morale. Hanno bisogno, però, di un adulto capace di accoglierle, contenerle e restituire loro un significato.

La prospettiva psicoanalitica ci insegna che è proprio all’interno della relazione che l’esperienza emotiva può essere trasformata e integrata.
Per Winnicott, un ambiente sufficientemente buono offre al bambino la possibilità di sperimentare i propri stati affettivi senza esserne sopraffatto; per Bion, la funzione di contenimento consente agli elementi emotivi più primitivi, vale a dire più intensi e difficili da capire, di diventare pensabili, favorendo la costruzione della capacità di pensare le proprie emozioni.
Anche Jung sottolineava come l’esperienza emotiva costituisca la matrice della coscienza: è attraverso ciò che sentiamo che la vita psichica si mette in movimento e si apre alla possibilità di trasformazione.

Con la crescita sviluppiamo risorse cognitive e strategie di adattamento, ma talvolta anche difese che ci allontanano dal contatto con il nostro mondo affettivo. Eppure, sotto queste organizzazioni difensive, continuiamo a essere gli stessi esseri emotivi che siamo stati da bambini.
E quindi, forse, abbiamo molto più in comune con quel bambino di quanto possiamo rendercene conto.

Vale la pena quindi fermarsi, e provare ad ascoltare. Le emozioni non chiedono di essere negate, né semplicemente regolate: chiedono di essere attraversate, mentalizzate e integrate.
Anche le esperienze emotive più dolorose custodiscono aspetti della nostra storia, dei nostri legami e della nostra identità.
Quando trovano uno spazio e un ascolto in cui essere riconosciute e pensate, solitamente nello spazio di psicoterapia, smettono di essere qualcosa da cui difendersi e diventano un’opportunità di integrazione del Sé, di autentica trasformazione e di riscoperta delle parti più vitali e autentiche di noi stessi.

Negli ultimi decenni sono cambiate molte cose.Sono cambiate le famiglie, i ritmi di vita e il modo in cui pensiamo ai ba...
29/05/2026

Negli ultimi decenni sono cambiate molte cose.
Sono cambiate le famiglie, i ritmi di vita e il modo in cui pensiamo ai bambini.

Con questo post inizio una serie di riflessioni dedicate ai bisogni emotivi dei neonati e dei bambini, ma anche all’esperienza dei loro genitori.

Oggi sappiamo molto più di prima sullo sviluppo infantile, sull’attaccamento e sull’importanza delle prime relazioni.
Eppure molti genitori si sentono più soli, più insicuri, confusi e sotto pressione.

Forse uno dei paradossi della genitorialità contemporanea è questo: conosciamo meglio i bisogni dei bambini, ma facciamo più fatica a tollerare la dipendenza e il tempo necessari perché quei bisogni possano essere accolti.
Ma non sempre la parte più difficile è comprendere il bambino. A volte ciò che è davvero difficile è accogliere ciò che il bambino risveglia in noi.

Molti messaggi rivolti ai genitori ruotano attorno a una domanda:
“Come posso insegnare al mio bambino a essere autonomo?”
Ma forse, soprattutto all’inizio della vita, la domanda potrebbe essere un’altra:

“Di che cosa ha bisogno il mio bambino per sentirsi al sicuro nella relazione con me?”

Come scriveva Winnicott:
“Non esiste il bambino da solo.”
L’autonomia non nasce dall’assenza della dipendenza.
Nasce da una dipendenza sufficientemente accolta.

Nei prossimi post proverò a esplorare alcuni temi molto discussi della prima infanzia — sonno, separazioni, regolazione emotiva, autonomia e bisogni affettivi — con l’obiettivo di offrire non soltanto informazioni, ma anche uno spazio di riflessione e fiducia per chi accompagna un bambino nei suoi primi anni di vita.

Comprendere lo sviluppo non significa insegnare ai bambini a fare prima. Significa aiutarli a diventare se stessi, rispettando i tempi della loro maturazione e trovando, come adulti, uno spazio per accogliere ciò che questo percorso risveglia dentro di noi.

Non sono una professionista che punta particolarmente sui social.  Probabilmente perché continuo a pensare che il lavoro...
19/05/2026

Non sono una professionista che punta particolarmente sui social.
Probabilmente perché continuo a pensare che il lavoro terapeutico si costruisca soprattutto nella qualità dell’incontro reale tra le persone.

Allo stesso tempo, però, negli anni mi sono chiesta se il mio modo di lavorare fosse davvero comprensibile all’esterno.
E forse questo post può aiutare a raccontarlo un po’.

Molte richieste arrivano a partire da difficoltà concrete:

un bambino che si arrabbia continuamente o sfida gli adulti,
un adolescente che si chiude o sembra sempre “contro”,
oppure un adulto che vive ansia, fatica nelle relazioni o una stanchezza emotiva difficile da spiegare.

Naturalmente il sintomo ha un peso reale nella vita delle persone e non va mai minimizzato.
Ma nel mio lavoro clinico cerco anche di mantenere aperta una domanda ulteriore:
che cosa sta cercando di comunicare quella sofferenza?

Perché molto spesso il comportamento o il sintomo non raccontano tutto ciò che una persona sente davvero.

A volte dietro un bambino che attacca o si oppone continuamente c’è una fatica emotiva che non riesce ancora a trovare parole.
Dietro la rabbia può esserci frustrazione, vulnerabilità o il bisogno profondo di sentirsi compresi.

Allo stesso modo, dietro certi stati d’ansia o rigidità negli adulti troviamo spesso emozioni trattenute troppo a lungo, oppure persone che hanno imparato ad adattarsi senza sentirsi davvero ascoltate.

Per questo il mio modo di lavorare non si concentra esclusivamente sull’eliminazione del sintomo, ma anche sulla possibilità di comprenderne il significato emotivo e relazionale.

Questo non significa complicare ciò che è semplice.
Significa provare a costruire uno spazio in cui la persona possa sentirsi ascoltata, pensata e più in contatto con la propria esperienza emotiva.

Nel mio lavoro con bambini, adolescenti, genitori e adulti, ciò che cerco di offrire è proprio questo:
uno spazio di comprensione autentica, in cui il disagio non venga ridotto soltanto a un’etichetta o a qualcosa da correggere.





In questa Festa della Mamma, forse il regalo più bello è riconoscere davvero ciò che una madre rappresenta.Non solo per ...
10/05/2026

In questa Festa della Mamma, forse il regalo più bello è riconoscere davvero ciò che una madre rappresenta.
Non solo per ciò che fa, ma per ciò che tiene, contiene, attraversa.

Essere madre significa diventare, per qualcuno, una casa emotiva. Uno spazio in cui sentirsi accolti, guardati, pensati. Winnicott parlava della “madre sufficientemente buona”: non perfetta, ma presente. Ed è forse proprio questa presenza imperfetta e autentica a lasciare le tracce più profonde nell’anima di un figlio.

Le madri di oggi, soprattutto nelle grandi città, sono cambiate. Non abitano più soltanto il sacrificio silenzioso di un tempo: cercano di conciliare cura, lavoro, desideri personali, autonomia e identità. Portano addosso aspettative enormi e spesso una fatica invisibile, fatta di corse, sensi di colpa, solitudini e continua ricerca di equilibrio.

Eppure, dentro tutto questo, continuano ogni giorno a creare legami, dare sicurezza, trasformare il caos in possibilità di crescita. Con una forza nuova: quella di non annullarsi completamente nel ruolo, ma di provare a restare vive anche come donne, persone, individui.

Essere madre oggi significa forse proprio questo: amare senza sparire.
E in questo c’è qualcosa di profondamente prezioso.

Auguri a tutte le mamme. Per ciò che fate, per ciò che siete e per tutto ciò che, spesso in silenzio, continuate a generare ogni giorno. 💛.

In età evolutiva, la diagnosi assolve frequentemente a una funzione di contenimento dell’angoscia: consente di nominare,...
02/05/2026

In età evolutiva, la diagnosi assolve frequentemente a una funzione di contenimento dell’angoscia: consente di nominare, circoscrivere e rendere pensabile ciò che appare inizialmente caotico e incomprensibile.
Dare senso alle difficoltà dei propri figli è fondamentale per un genitore.

Diagnosi come ADHD, disturbo oppositivo-provocatorio o disturbi dell’apprendimento offrono un inquadramento utile sul piano descrittivo e operativo. Tuttavia, se assunte come punto di arrivo, rischiano di ridurre la complessità del funzionamento psichico del bambino a una classificazione sintomatica.

In una prospettiva psicoanalitica, il sintomo non è mai un semplice “errore” da correggere, ma un’organizzazione dotata di senso: il bambino esprime un disagio, una tensione interna, un tentativo di regolazione affettiva.

Il comportamento disfunzionale, in questa ottica, è anche un messaggio.
Un messaggio che segnala una sofferenza emotiva, spesso non ancora simbolizzabile, che trova espressione attraverso l’agire, l’opposizione, l’irrequietezza o il ritiro.

La diagnosi, quindi, dovrebbe essere intesa come uno strumento di orientamento e non come una chiusura del processo conoscitivo.

Il lavoro clinico che si svolge nella stanza di psicoterapia si colloca precisamente nello spazio che si apre oltre la diagnosi: quello dell’ascolto, della comprensione e della costruzione di senso.

Ogni bambino, prima di essere portatore di un disturbo, è portatore di un’esperienza emotiva che chiede di essere riconosciuta e pensata.

Essere papà è molto più di un ruolo: è una presenza unica e inimitabile, che prende forma nella relazione, giorno dopo g...
19/03/2026

Essere papà è molto più di un ruolo: è una presenza unica e inimitabile, che prende forma nella relazione, giorno dopo giorno.

In una prospettiva psicoanalitica e psicodinamica, il padre non è solo una figura biologica, ma una funzione: è colui che introduce il limite, la separazione, la possibilità di esistere come individui distinti. È la presenza che aiuta a costruire il confine tra sé e l’altro, tra desiderio e realtà, offrendo al tempo stesso sostegno e direzione.

Ma oggi i papà non sono più solo questo. Non sono più confinati nel ruolo distante e normativo di un tempo. I padri contemporanei abitano uno spazio nuovo: più emotivo, più presente, più umano. Sanno stare, ascoltare, accogliere. Sanno anche mostrarsi imperfetti, e proprio per questo profondamente autentici.

E forse è proprio qui la trasformazione più importante: la funzione paterna oggi si intreccia sempre più con quella materna. I papà non solo pongono limiti, ma sanno anche contenere, rassicurare, nutrire affettivamente. Non si tratta di sostituire, ma di integrare.

Essere padre, oggi, significa saper oscillare tra guida e cura, tra regola e accoglienza. Significa esserci davvero, con presenza, sensibilità e amore, andando oltre i vecchi stereotipi.

A tutti i papà che ogni giorno si mettono in gioco, che imparano, che sbagliano, che ci sono: buona festa del papà 🤍


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Grazie dell’invito e dell’opportunità di parlare della floriterapia così come la pratico e la vivo: uno spazio di ascolt...
30/01/2026

Grazie dell’invito e dell’opportunità di parlare della floriterapia così come la pratico e la vivo: uno spazio di ascolto profondo, che unisce psicologia, emozioni ed energia. .
Per chi fosse curioso di esplorare nuovi modi di intendere il benessere andate a curiosare sul profilo .

23/12/2025

✨ NUOVO CORSO DI YOGA DOLCE ✨

Sono felice di annunciare l’inizio della collaborazione con ASD Kairos Gym, dove terrò un corso di Yoga Dolce ispirato al Kundalini yoga, adatto a tutte le età e a ogni condizione fisica.

La pratica unisce movimenti dolci, posizioni semplici e respirazione guidata, specificamente pensati e adattati alle esigenze fisiche e mentali di ogni persona.
Non è uno yoga generalizzato, ma un percorso consapevole e mirato, volto a favorire:
🧘‍♀️ maggiore mobilità e fluidità articolare
🌬 miglioramento della respirazione e della circolazione
🌿 benessere fisiologico e riequilibrio del sistema nervoso
✨ riduzione di stress, tensioni, mal di testa e cervicali
💫 maggiore ascolto del corpo e delle emozioni

Questo stesso metodo viene utilizzato anche nel mio studio privato, in collaborazione con osteopatia e fisioterapia, come supporto in percorsi riabilitativi e di recupero funzionale, a conferma di un approccio serio, sicuro e strutturato.

📅 Tutti i giovedì
📍 ASD Kairos Gym

🎁 È possibile partecipare a una lezione di prova gratuita

ℹ️ Per maggiori informazioni e iscrizioni puoi contattare me direttamente oppure rivolgerti alla palestra tramite il profilo .

Respira, muoviti con dolcezza e prenditi cura di te 🤍

Indirizzo

Rome
00138

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

Telefono

+393477156985

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