10/07/2026
Oggi, in occasione della Giornata Mondiale delle Emozioni, vorrei condividere con voi una riflessione sull’esperienza emotiva.
Le emozioni rappresentano il primo modo in cui entriamo in relazione con noi stessi e con il mondo.
I bambini ce lo mostrano con naturalezza: vivono le emozioni nella loro autenticità, senza attribuire loro un valore morale. Hanno bisogno, però, di un adulto capace di accoglierle, contenerle e restituire loro un significato.
La prospettiva psicoanalitica ci insegna che è proprio all’interno della relazione che l’esperienza emotiva può essere trasformata e integrata.
Per Winnicott, un ambiente sufficientemente buono offre al bambino la possibilità di sperimentare i propri stati affettivi senza esserne sopraffatto; per Bion, la funzione di contenimento consente agli elementi emotivi più primitivi, vale a dire più intensi e difficili da capire, di diventare pensabili, favorendo la costruzione della capacità di pensare le proprie emozioni.
Anche Jung sottolineava come l’esperienza emotiva costituisca la matrice della coscienza: è attraverso ciò che sentiamo che la vita psichica si mette in movimento e si apre alla possibilità di trasformazione.
Con la crescita sviluppiamo risorse cognitive e strategie di adattamento, ma talvolta anche difese che ci allontanano dal contatto con il nostro mondo affettivo. Eppure, sotto queste organizzazioni difensive, continuiamo a essere gli stessi esseri emotivi che siamo stati da bambini.
E quindi, forse, abbiamo molto più in comune con quel bambino di quanto possiamo rendercene conto.
Vale la pena quindi fermarsi, e provare ad ascoltare. Le emozioni non chiedono di essere negate, né semplicemente regolate: chiedono di essere attraversate, mentalizzate e integrate.
Anche le esperienze emotive più dolorose custodiscono aspetti della nostra storia, dei nostri legami e della nostra identità.
Quando trovano uno spazio e un ascolto in cui essere riconosciute e pensate, solitamente nello spazio di psicoterapia, smettono di essere qualcosa da cui difendersi e diventano un’opportunità di integrazione del Sé, di autentica trasformazione e di riscoperta delle parti più vitali e autentiche di noi stessi.