15/09/2026
Post lungo, abbiate pazienza!
PARLIAMO DI COMUNICAZIONE.
«Il tuo atteggiamento non mi piace.»
È la frase che oggi mi sono sentita rivolgere da una persona che mi aveva telefonato per farmi una proposta commerciale.
E siccome le parole, e soprattutto il modo in cui le usiamo nelle relazioni, sono parte del mio lavoro, la cosa merita una piccola riflessione.
Qualche giorno fa ho fatto un ordine su un sito dal quale ho già acquistato diverse volte e con i cui prodotti, peraltro, mi sono sempre trovata molto bene.
Oggi, mentre ero fuori per un appuntamento, ricevo una telefonata. Non avevo il telefono con me, ma posso rispondere tramite il mio apparecchio acustico. Avendo una madre di una certa età, quando non posso vedere chi mi sta chiamando tendo comunque a rispondere: potrebbe esserci un’urgenza.
Era un addetto del sito, che voleva parlarmi del mio ordine.
Gli dico subito:
«In questo momento non posso parlare.»
Prima risposta:
«Scusa, ma se non puoi parlare perché hai risposto?»
Ora, già qui potremmo aprire un interessante capitolo sul concetto di confine. Perché, in realtà, il motivo per cui una persona decide di rispondere al proprio telefono non deve necessariamente essere sottoposto all’approvazione dell’interlocutore.
Gli rispondo che non è una cosa che sono tenuta a spiegare.
A quel punto parte una proposta commerciale.
Gli ripeto:
«Come ti ho detto, adesso non posso stare al telefono. Posso richiamarti più tardi?»
Niente.
Continua a farmi la sua proposta e mi dice che posso pagare tramite un link che mi invierà, ma che scadrà entro 30 minuti.
Terza volta:
«Non posso farlo adesso. Se fossi interessata potrei eventualmente farlo più tardi o domani.»
Ed è qui che arriva la perla:
«Senti, dimmi se ti interessa oppure no, perché IL TUO ATTEGGIAMENTO NON MI PIACE.»
Ecco.
Da counselor, più ancora che da cliente, trovo questo piccolo episodio interessante.
Perché rispondere a una telefonata non significa rendersi disponibili a una conversazione.
Dire «in questo momento non posso parlare» non è un invito a convincermi che invece posso.
Dire «ti richiamo più tardi» non significa «continua finché non cedo».
E soprattutto, quando una persona esprime chiaramente un limite, non è tenuta a fornire una motivazione sufficientemente valida perché l’altro decida di rispettarlo.
Questo vale in una telefonata commerciale, ma vale soprattutto nelle relazioni.
Un confine non diventa legittimo solo quando l’altro lo comprende, lo condivide o lo ritiene ragionevole.
«Adesso non posso» è una frase completa.
Continuare a insistere dopo che quel limite è stato espresso non è comunicazione efficace.
È ignorare ciò che l’altro ci sta comunicando.
E arrivare addirittura a giudicare il suo “atteggiamento” perché non si adegua alle nostre richieste è un piccolo ma perfetto ribaltamento: chi non sta rispettando il confine finisce per rimproverare chi sta cercando di mantenerlo.
Per la cronaca, a quel punto il mio linguaggio da counselor ha temporaneamente lasciato spazio a un italianissimo:
«Ah! Dopo averti ripetuto che non posso stare al telefono per quattro volte, tu mi dici che il mio atteggiamento non ti piace. Sai che c’è? Non mi interessa più nulla. Puoi tranquillamente andare a quel paese.»
Non sarà stato rogersiano. 😂
Ma il confine, finalmente, è arrivato forte e chiaro.
Peccato, perché fino a quella telefonata ero una cliente soddisfatta.
La comunicazione non è soltanto saper parlare.
È soprattutto accorgersi quando l’altro ci sta dicendo di fermarci.