27/03/2026
Nei primi anni di vita, soprattutto sotto i tre anni, la qualità della relazione con l’adulto di riferimento ha un impatto profondo sul benessere emotivo del bambino, per questo quando, nel nido, il numero di bambini per educatore è troppo elevato, diventa difficile garantire quella continuità affettiva e quella presenza empatica di cui ogni bambino ha bisogno per sentirsi al sicuro.
Quando un adulto si occupa di troppi bambini contemporaneamente, aumenta il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, soprattutto nei più piccoli. Questo non significa che il nido faccia male, ma che la qualità della relazione educativa è ciò che fa davvero la differenza.
Nei primi tre anni di vita, il bisogno principale non è la socializzazione ma la connessione. È attraverso la relazione stabile e sintonizzata con un adulto che il bambino costruisce le sue basi emotive, impara a fidarsi, a calmarsi, a esplorare, per questo un rapporto ideale dovrebbe avvicinarsi a uno a due o uno a tre nei gruppi dei più piccoli, per poter rispondere ai loro bisogni con presenza e sensibilità.
Non sto dicendo che i bambini non debbano andare al nido. So bene che per molte famiglie è un aiuto prezioso per conciliare lavoro e vita quotidiana.
Non è funzionale sentirsi in colpa, ma comprendere cosa accade dentro di lui e cercare piccole “compensazioni” che lo aiutino a stare meglio: più connessione, più tempo lento insieme, più ascolto autentico. Così, invece di giudicarlo come “maleducato” quando morde, spinge o piange, possiamo riconoscere che sta solo comunicando un bisogno di comprensione.
Buona educazione rispettosa ✨