Pamela Pompa Psicologa

Pamela Pompa Psicologa Psicologa, Psicoterapeuta in formazione e CTP. ✨ Ricevo Online 💻

Tu sei qualcosa di più delle tue emozioni.È importante che te lo ricordi. ✨
23/04/2026

Tu sei qualcosa di più delle tue emozioni.
È importante che te lo ricordi. ✨

Credi nei tuoi sogni!Non ti arrendere.Sei l'unico che ha il potere di realizzarli.Credi in te stesso e agisci!
22/04/2026

Credi nei tuoi sogni!
Non ti arrendere.
Sei l'unico che ha il potere di realizzarli.
Credi in te stesso e agisci!

21/04/2026

Essere figli non significa essere copie.
Possiamo portare avanti ciò che ci ha fatto bene, ciò che ci ha ispirato, e lasciare indietro il resto.
Il nostro carattere può avere radici genetiche, ma le nostre azioni sono scelte.
La storia che abbiamo ricevuto non è la sceneggiatura della nostra vita. Abbiamo il diritto e la responsabilità di riscriverla ogni giorno, con gesti nuovi, pensieri diversi, orizzonti più larghi.
Perché l’impronta del passato può guidarci, ma non deve definirci. ✨

14/04/2026

Sentirsi necessaria in amore spesso deriva dalla convinzione che il valore personale sia legato all'essere indispensabili per il partner. Questa dinamica psicologica affonda le radici in ferite passate, dove l'amore veniva percepito come condizionato. Invece di una connessione autentica basata sull'essere, si rischia di creare una dipendenza affettiva dove il bisogno di salvare l'altro sostituisce la reciprocità e la libertà individuale.

13/04/2026

Ogni dipendenza è un
tentativo di auto cura.
Solo che non è la soluzione.

12/04/2026

Non tutti ne sono consapevoli ma è vero: il legame instaurato con la madre, da bambini, gioca un ruolo cruciale sulle aspettative di vita in età adulta.
Le nostre aspettative, su come dovrebbe essere un rapporto di coppia, su come dovrebbe andare la nostra vita lavorativa e su quanto siano affidabili gli altri, sono legate inevitabilmente al nostro primo modello di riferimento: nostra madre.

Il nostro modo di reagire ai fallimenti della vita, il nostro stile di attaccamento nella coppia, le nostre ambizioni.
Tutto parla di noi e soprattutto, tutto parla della nostra infanzia.

I bambini approcciano al mondo esterno mediante il rapporto con la mamma.
Ciò che il bambino sperimenta in casa, attraverso il legame con la mamma, si aspetterà di trovare anche nel mondo esterno.
Il rapporto che il bambino instaura con la madre sarà la chiave di lettura che il bambino userà fino all’età adulta per interpretare e comprender il mondo.

In pratica, oggi, guardiamo il mondo con un filtro che il rapporto con nostra madre ha lasciato sui nostri occhi e sul nostro cuore.
Interpretiamo e leggiamo la realtà filtrandola con un codice appreso durante l’infanzia, purtroppo questo codice non sempre è costruttivo.
Quando i bisogni del bambino non sono in linea con i comportamenti della madre, si originano una serie di problemi.

10/04/2026
01/04/2026

Il cervello non sceglie cosa è giusto.
Sceglie ciò che conosce.
E allora la domanda non è:
"Sto pensando bene o male?"
Ma:"Cosa sto allenando ogni giorno?"
Le neuroscienze ci insegnano una cosa semplice e potente: il cervello rafforza i percorsi che utilizziamo di più.
È un principio chiaro, quasi spietato nella sua verità: più ripeti un pensiero, più diventa casa.
Se ti alleni allo stress, diventerai bravissima/o a stressarti.
Se ti alleni all'autocritica, diventerai impeccabile nel giudicarti.
Ma esiste anche l'altra possibilità.
Ed è quella che cambia tutto.
Allenare la calma.
Allenare la fiducia.
Allenare la gentilezza verso sé stessi.
Non è filosofia.
È neuroplasticità.
Il cervello impara. Sempre.
E diventa ciò che ripeti.
E allora scegli con cura cosa allenare.
Perché, in fondo, stai costruendo te stessa/o.

28/03/2026

Nei rapporti umani, molti conflitti nascono proprio perché 𝐜𝐢𝐚𝐬𝐜𝐮𝐧𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥’𝐮𝐧𝐢𝐜𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚̀, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨.

Questa dinamica si manifesta in tanti contesti:
nelle relazioni di coppia, nei rapporti tra genitori e figli, nelle amicizie e persino nei dibattiti sociali e politici.

𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞, 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢:
- Chiuderci al dialogo, alimentando incomprensioni e distanza.
- Sminuire le emozioni dell’altro, rendendo difficile una vera connessione.
- Trasformare il confronto in uno scontro, dove l’obiettivo diventa "vincere" invece che capire.

𝐏𝐞𝐫 𝐬𝐮𝐩𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐢𝐭𝐚̀, 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐞:
- Ascoltare attivamente, cercando di capire davvero cosa l’altro sta cercando di esprimere.
- Mettersi nei panni dell’altro, chiedendosi: "E se fosse vero anche per lui/lei?"
- Accettare che esistono più punti di vista validi, senza necessariamente rinunciare al proprio.
- Coltivare il dubbio, perché ammettere di non sapere tutto è segno di intelligenza, non di debolezza.

In fondo, se tutti possediamo solo un frammento della verità, l’unico modo per avvicinarci a una comprensione più ampia è confrontarci e unire i pezzi. ✨

27/03/2026

Nei primi anni di vita, soprattutto sotto i tre anni, la qualità della relazione con l’adulto di riferimento ha un impatto profondo sul benessere emotivo del bambino, per questo quando, nel nido, il numero di bambini per educatore è troppo elevato, diventa difficile garantire quella continuità affettiva e quella presenza empatica di cui ogni bambino ha bisogno per sentirsi al sicuro.
Quando un adulto si occupa di troppi bambini contemporaneamente, aumenta il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, soprattutto nei più piccoli. Questo non significa che il nido faccia male, ma che la qualità della relazione educativa è ciò che fa davvero la differenza.

Nei primi tre anni di vita, il bisogno principale non è la socializzazione ma la connessione. È attraverso la relazione stabile e sintonizzata con un adulto che il bambino costruisce le sue basi emotive, impara a fidarsi, a calmarsi, a esplorare, per questo un rapporto ideale dovrebbe avvicinarsi a uno a due o uno a tre nei gruppi dei più piccoli, per poter rispondere ai loro bisogni con presenza e sensibilità.

Non sto dicendo che i bambini non debbano andare al nido. So bene che per molte famiglie è un aiuto prezioso per conciliare lavoro e vita quotidiana.
Non è funzionale sentirsi in colpa, ma comprendere cosa accade dentro di lui e cercare piccole “compensazioni” che lo aiutino a stare meglio: più connessione, più tempo lento insieme, più ascolto autentico. Così, invece di giudicarlo come “maleducato” quando morde, spinge o piange, possiamo riconoscere che sta solo comunicando un bisogno di comprensione.

Buona educazione rispettosa ✨

Un nuovo piccolo dettaglio a studio ✨
26/03/2026

Un nuovo piccolo dettaglio a studio ✨

26/03/2026

IN UNA RELAZIONE TOSSICA, LA PERSONA SANA È LA "PROBLEMATICA".

In una relazione tossica succede qualcosa di molto confuso:
la persona sana è quella che apparentemente genera più conflitti
non perché cerco una rissa,
ma perché non si adatta a ciò che è sbagliato.

La persona sana chiede.
La persona sana chiede coerenza.
La persona sana vuole stabilità, presenza, attenzione, tempo e verità.
E questo per qualcuno tossico o manipolatore è insopportabile.

Perché quando qualcuno pretende le basi:
- rispetto
- chiarezza
- impegno
- congruenza tra parole e azioni
obbliga l'altro a prendersi la responsabilità.

E la responsabilità è proprio ciò che la persona tossica evita.

Poi succede qualcosa di molto comune:
chiedere comunicazione diventa "dramma".

- Mettere dei limiti diventa "controllo".
- Volere chiarezza diventa "esagerato".
- Avere bisogno di presenza diventa "troppa richiesta".

Non perché lo sia, ma perché disarma la dinamica del potere.

La persona tossica si sente a suo agio nel caos
nella confusione,
nell'ambiguità,
nel "Non so cosa siamo",
Oggi sì, domani no.
La persona sana non c'entra lì.

E per questo è imbarazzante.
Non perché sia sbagliato,
ma perché non tollera più le briciole.

E attenzione a questo: quando chiedere il minimo genera continue discussioni,
quando spiegare come ti senti provoca scherno o invalidamento,
quando mettere dei limiti ti trasforma in "il problema".
Non c'è amore sano lì.

C'è resistenza a crescere.
La persona sana non distrugge le relazioni.
Distrugge dinamiche malate.

E molte volte uscire da una relazione tossica
non fa male perché ami troppo,
Fa male perché ti hanno fatto credere che chiedere amore fosse chiedere troppo.

Non sei pazza.
Non stai esagerando.
Non sei un conflitto.
Semplicemente non accetti meno di quanto meriti.
E questo, anche se a qualcuno dà fastidio,
si chiama amor proprio ✨

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Rome

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