- Costruire con il più basso impatto ambientale possibile prima, durante, e dopo l’ uso dell’ edificato; dopo l’ uso, possibilmente non lasciar tracce.
- Progettare il metabolismo dell’ edificio, nella misura in cui, a fronte del minimizzare i consumi, corrisponda una massimizzazione dell’ autonomia energetica.
- Pensare in modo semplice, per diffondere la funzionalità delle idee, prima di quella
delle tecnologie.
- Rendere la manutenzione facile, alla portata di molti non specialisti.
- Dal connubio di funzionalità e struttura far scaturire l’ estetica ad esse naturalmente organica. Ci sono molti modi di ottenere questi risultati dal fare Architettura, ma nessuno di essi prescinde da un pur inedito buon senso e dal rispetto del genius loci;
Immaginiamo un fiume di pianura, a lento corso, centinaia o migliaia di metri cubi d’ acqua che scivolano dinnanzi a noi e la cui energia può essere carpita. Il terreno delle sponde molto probabilmente è cedevole, per essere meno invasivi ancora rinunciamo a profonde fondazioni: l’ acqua è lì, e ci permette di galleggiare! Un mulino galleggiante potrebbe venire bene incontro a queste esigenze, essendo un tipo architettonico nato proprio per far fronte a situazioni simili. Il legno galleggia meglio del calcestruzzo, cosa che ci permette di fare subito una prima considerazione sui materiali. Riflettendoci meglio, è anche un miglior isolante, e, dopo l’uso, torna all’ ambiente naturale come hanno sempre fatto tutti i vegetali. I legamenti tra le strutture lignee saranno invece metallici, o in fibra tessile (naturale ad esempio, corda di canapa) così che anche gli altri materiali impiegati nella costruzione siano di facile impiego e di facile riciclaggio/compostaggio in natura. Infine la copertura, che funge anche da ulteriore strato isolante, sarà in paglia, o segale, o canna palustre, a seconda delle disponibilità del luogo in cui si costruisce , e com’è tradizione in molte architetture fluviali e lagunari come i casoni. Ricapitolando: sinora abbiamo un mulino galleggiante, in legno, metallo, canapa e paglia/canna/segale. L’ energia generata dal movimento delle pale, oltre poter essere direttamente impiegata come meccanica (ad esempio, per far funzionare un piccolo impianto di ventilazione interno agli scafi onde mantenerli asciutti), verrà trasformata da un alternatore ed andrà ad alimentare le varie utenze elettriche; eventuali surplus di energia potranno essere immagazzinati in appositi accumulatori, sotto forma di aria compressa, in bombole. Così si eviteranno i materiali di difficile gestione necessarie alle tradizionali batterie e di contro si impiegherà solamente acciaio, di facilissimo riciclaggio. Il tipo di tecnologia usata per ricavare, trasformare e stoccare l’ energia è quasi primitivo rispetto ai canoni attuali, ma è vantaggioso ai fini della manutenzione (bastano un elettromeccanico ed un carpentiere) e della commercializzazione di questo modello produttivo in molte zone del Mondo, senza il bisogno di creare una fitta rete di servizi destinati ad esso, in luoghi remotissimi da dov’ è stato pensato e senza creare forme di dipendenza in chi lo acquistasse. Un buon isolamento ottimizza l’ impiego di questa energia, tanto più considerando che il tipo insediativo di un mulino galleggiante, anche se destinato ad una precisa ragione geografica, non ha necessariamente una precisa orientazione cardinale e, quindi, rispetto al sole ed ai venti prevalenti. E’ quindi utile premunirsi efficacemente a fronte di questa incertezza, considerando con cura la sezione del pacchetto e la geometria generale dell’ edificio, sì da ridurre al minimo gli scambi termici. Quindi, su una volta a botte (che espone una superficie ridotta a coprire un grande volume interno), si applica un generoso strato di isolante in fibra di legno, ed, oltre a questo, la copertura vegetale. In conclusione possiamo suddividere in tre parti, collaboranti e scindibili, l’ edificio così immaginato: “la fondazione”, ossia gli scafi, su cui si appoggiano le ruote e l’ impianto di produzione, trasformazione e stoccaggio dell’ energia, e l’ unità abitativa. E’ possibile infine separare l’ unità abitativa dagli scafi e dalle ruote, mantenendo questi ultimi nell’ alveo del fiume, e destinando la prima ad una più ortodossa sistemazione in terra ferma.