15/09/2026
Ricordi la matrigna di Biancaneve?
Ogni mattina si alzava e chiedeva allo specchio:
"Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?"
Ecco. In fondo, molte persone vivono la stessa cosa.
Tutti abbiamo bisogno di vederci riflessi nello sguardo di chi amiamo. È anche attraverso quello sguardo che costruiamo la nostra identità: scopriamo chi siamo, ma anche chi possiamo diventare.
Quando ami qualcuno, è naturale vedere in lui non soltanto ciò che è, ma anche ciò che potrebbe essere. Vederne le potenzialità, incoraggiarlo, restituirgli un'immagine positiva di sé: non c'è niente di sbagliato in questo.
Anzi, è forse una delle cose più belle che ci si possa aspettare da chi ama davvero.
Vedere l'altro. E, insieme, vedere anche la persona che potrebbe diventare.
Ma c'è un confine sottile.
Tu sai, meglio di chiunque altro, se lo sguardo che offri all'altro lo aiuta a crescere oppure, senza che tu te ne accorga, lo autorizza a diventare sempre più viziato, egoista, centrato su un io autoreferenziale.
Perché il tuo sguardo amorevole può diventare anche uno specchio troppo indulgente.
E allora l'altro può imparare che, qualunque cosa faccia, troverà sempre qualcuno pronto a giustificarlo.
Che potrà sbagliare senza pagare il prezzo dei suoi errori.
Che potrà ferire, manipolare, pretendere, perché tanto arriverà sempre il tuo perdono.
A quel punto non stai più aiutando l'altro a diventare la persona che potrebbe essere.
Stai contribuendo a impedirglielo.
Amare non significa smettere di vedere il bello nell'altro.
Significa anche avere il coraggio di non mentirgli attraverso il proprio sguardo.
Perché chi ama davvero non è soltanto uno specchio che dice:
"Sei perfetto così."
A volte è quello che, con amore, sa dire:
"Io vedo chi puoi diventare. E proprio per questo non posso giustificare chi stai scegliendo di essere."
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