04/10/2026
Quando la vittima comincia a ferire....
Nella prospettiva di Alice Miller, diventare vittima non significa necessariamente rimanere vittima per tutta la vita.
Ma neppure significa che chi è stato ferito diventerà automaticamente una persona consapevole e innocua, purtroppo.
A volte accade qualcosa di molto più sottile....
(Siamo esseri complicati.....🤷🏼♀️)
Il bambino che non ha potuto protestare contro ciò che gli faceva male, che ha dovuto reprimere la rabbia, il bisogno, la paura e il desiderio di essere visto, può crescere portandosi dentro una fame affettiva che non sa riconoscere.
E allora, da adulto, può cominciare a chiedere agli altri ciò che non ha ricevuto. Ma non in modo diretto e lineare.
Non semplicemente amore, ma rassicurazioni continue.
Non semplicemente attenzione, ma disponibilità totale.
Non semplicemente comprensione, ma la rinuncia dell'altro ai propri bisogni.
E quando l'altro dice “no”, può accadere qualcosa di doloroso: quella persona non viene più percepita come un essere umano con i propri limiti, ma come qualcuno che sta nuovamente abbandonando, trascurando o rifiutando.
Ed è qui che può avvenire il passaggio dalla vittima al carnefice.
Non al carnefice crudele, perverso o distruttivo.
Al carnefice inconsapevole.😔
✅️Quello che, per paura di essere trascurato, trascura i bisogni dell'altro.
✅️Quello che, per paura di essere abbandonato, soffoca l'altro.
✅️Quello che, perché da bambino è stato colpevolizzato, oggi colpevolizza.
✅️Quello che, perché non gli è stato consentito di avere una voce, pretende che l'altro ascolti soltanto la sua.
✅️Quello che, per paura di perdere ancora la propria liberta', oggi non si assume le sue responsabilità e si fa egoista.
La ferita rimane reale. Ma la ferita non autorizza a ferire.
Perché a un certo punto bisogna smettere di chiedere agli altri di pagare il conto di ciò che ci è stato fatto nell'infanzia.
Altrimenti si rischia una trasformazione paradossale:
la vittima, pur continuando a sentirsi vittima, comincia a produrre negli altri esattamente quella sofferenza che tanto teme di ricevere.
Insomma, la persona arriva inconsapevolmente e involontariamente, a costruirsi una personalità difensiva che lede i bisogni e i desideri dell'altro senza MA e senza SE.
In modo puerile.
Ed è forse questo uno dei passaggi più difficili da vedere: non basta sapere di essere stati feriti.
Ne' basta conoscere per filo e per segno ogni aspetto del proprio trauma.
Bisogna anche accorgersi di quando, senza volerlo, si comincia a ferire.
E bisogna ri-trasformarsi.