Marta Petrucci- Psicoterapeuta ad orientamento psicanalitico e Milleriano

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Marta Petrucci- Psicoterapeuta ad orientamento psicanalitico e Milleriano Psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico e psicosomatico individuale e di gruppo. Autrice: https://amzn.eu/d/0apIaUGO

Terapeuta Milleriana
Educatrice in Mindfulness (MBSR), iscritta al Global Registry of Certified Mindfulness Educators®.

05/10/2026

Oggi SESTO incontro del nostro Gruppo di Auto-Mutuo-Aiuto dedicato alle relazioni, ai legami e al modo in cui impariamo ad amarci. 🤍

Oggi è stato uno di quegli incontri che rimangono dentro.
Ci sono state parole, emozioni, pensieri condivisi e, ancora una volta, quella bellissima sensazione di poter essere se stesse senza doversi difendere, senza dover dimostrare nulla.

Stasera il concetto di Autenticità ha fatto da padrone. 🤍

"Sono autentica/o e non voglio più vergognarmi di me".

Il nostro percorso continua e, incontro dopo incontro, si arricchisce di qualcosa di nuovo: una consapevolezza, una scoperta, una domanda, a volte anche una piccola ferita che finalmente trova il coraggio di mostrarsi.

Io e Assunta ( Dr.ssa Dott.ssa Assunta Salvatore Psicoterapeuta) guardiamo a questo gruppo con grande soddisfazione e, lo ammetto, anche con tanta emozione.
Perché quando delle persone scelgono di incontrarsi così profondamente, qualcosa accade.

E forse il senso più bello di questo percorso è proprio questo: imparare, insieme, che si può desiderare l’amore senza perdersi dentro l’amore. 🌷

05/10/2026
04/10/2026

Quando la vittima comincia a ferire....

Nella prospettiva di Alice Miller, diventare vittima non significa necessariamente rimanere vittima per tutta la vita.

Ma neppure significa che chi è stato ferito diventerà automaticamente una persona consapevole e innocua, purtroppo.

A volte accade qualcosa di molto più sottile....
(Siamo esseri complicati.....🤷🏼‍♀️)

Il bambino che non ha potuto protestare contro ciò che gli faceva male, che ha dovuto reprimere la rabbia, il bisogno, la paura e il desiderio di essere visto, può crescere portandosi dentro una fame affettiva che non sa riconoscere.

E allora, da adulto, può cominciare a chiedere agli altri ciò che non ha ricevuto. Ma non in modo diretto e lineare.

Non semplicemente amore, ma rassicurazioni continue.
Non semplicemente attenzione, ma disponibilità totale.
Non semplicemente comprensione, ma la rinuncia dell'altro ai propri bisogni.

E quando l'altro dice “no”, può accadere qualcosa di doloroso: quella persona non viene più percepita come un essere umano con i propri limiti, ma come qualcuno che sta nuovamente abbandonando, trascurando o rifiutando.

Ed è qui che può avvenire il passaggio dalla vittima al carnefice.

Non al carnefice crudele, perverso o distruttivo.

Al carnefice inconsapevole.😔

✅️Quello che, per paura di essere trascurato, trascura i bisogni dell'altro.
✅️Quello che, per paura di essere abbandonato, soffoca l'altro.
✅️Quello che, perché da bambino è stato colpevolizzato, oggi colpevolizza.
✅️Quello che, perché non gli è stato consentito di avere una voce, pretende che l'altro ascolti soltanto la sua.
✅️Quello che, per paura di perdere ancora la propria liberta', oggi non si assume le sue responsabilità e si fa egoista.

La ferita rimane reale. Ma la ferita non autorizza a ferire.

Perché a un certo punto bisogna smettere di chiedere agli altri di pagare il conto di ciò che ci è stato fatto nell'infanzia.

Altrimenti si rischia una trasformazione paradossale:

la vittima, pur continuando a sentirsi vittima, comincia a produrre negli altri esattamente quella sofferenza che tanto teme di ricevere.

Insomma, la persona arriva inconsapevolmente e involontariamente, a costruirsi una personalità difensiva che lede i bisogni e i desideri dell'altro senza MA e senza SE.
In modo puerile.

Ed è forse questo uno dei passaggi più difficili da vedere: non basta sapere di essere stati feriti.
Ne' basta conoscere per filo e per segno ogni aspetto del proprio trauma.

Bisogna anche accorgersi di quando, senza volerlo, si comincia a ferire.
E bisogna ri-trasformarsi.

IL VITTIMISMO: QUANDO LA FERITA DIVENTA UN ALIBIAlla luce del pensiero di Alice Miller, il vittimismo adulto può essere ...
04/10/2026

IL VITTIMISMO: QUANDO LA FERITA DIVENTA UN ALIBI

Alla luce del pensiero di Alice Miller, il vittimismo adulto può essere letto come una delle possibili conseguenze di un’infanzia nella quale il bambino ha imparato molto presto che il proprio dolore non aveva Diritto di cittadinanza.

Un bambino che non può protestare, arrabbiarsi, contraddire, sottrarsi o dire «mi hai fatto male», spesso impara un’altra cosa: a sentirsi impotente. Non perché lo sia per natura, ma perché lo è stato davvero nella relazione con gli adulti da cui dipendeva.

Il problema è che, nell’adulto, quella posizione può trasformarsi.

La persona non dice più soltanto: «Sono stato ferito». Comincia, talvolta inconsapevolmente, a costruire la propria identità intorno a: «Io sono quello a cui gli altri fanno sempre qualcosa».

Ed è qui che il dolore rischia di diventare un’identità e l’Identità un alibi.

Il vittimismo cronico non consiste semplicemente nell’avere subito delle ingiustizie. Consiste nel vivere continuamente dentro una narrazione nella quale la responsabilità è sempre altrove: negli altri, nelle circostanze, nel destino, nella cattiveria altrui.
Il mondo diventa il tribunale permanente nel quale il soggetto è eternamente imputato innocente e qualcun altro deve necessariamente sedere sul banco degli accusati.

È una posizione psicologicamente seducente perché libera da un compito molto più difficile: guardare ciò che si fa della propria ferita.

Perché essere stati vittime non significa necessariamente diventare vittimisti.

La differenza è enorme.

La vittima ha subito qualcosa che non avrebbe dovuto subire.
Il vittimista può arrivare a utilizzare ciò che ha subito come una sorta di passaporto permanente per non interrogarsi più su se stesso.

E allora la sofferenza diventa una moneta relazionale: «Dopo tutto quello che ho passato, come puoi chiedermi questo?»
La fragilità diventa uno strumento di controllo: «Se mi contraddici, mi fai stare male.»
La colpa diventa una strategia: «Guarda cosa mi hai costretto a diventare.»

A quel punto non siamo più soltanto davanti a una persona ferita. Siamo davanti a una persona che può aver imparato a far ruotare le relazioni intorno alla propria ferita.

Ed è qui che la lettura di Alice Miller diventa particolarmente scomoda.

Comprendere da dove nasce una modalità relazionale non significa santificarla.

Un adulto può essere stato profondamente trascurato, umiliato, non ascoltato, manipolato o costretto a reprimere la propria rabbia.

Può aver imparato da bambino a sentirsi impotente. Ma, diventato adulto, resta responsabile di ciò che fa agli altri con quella impotenza.

La ferita spiega.

Non assolve.

E soprattutto non autorizza.

Il vittimista cronico può diventare Egocentrico senza percepirsi affatto come tale!

Può pretendere attenzione continua proprio mentre denuncia l'egoismo degli altri.

Può chiedere comprensione infinita senza essere disposto a comprendere nessuno.

Può esigere che gli altri rispettino i suoi limiti mentre invade sistematicamente quelli altrui.

È uno dei paradossi più inquietanti del vittimismo: può trasformare una persona che un tempo non aveva voce in una persona che, da adulta, pretende di avere sempre l'ultima parola.

E così il bambino che non fu ascoltato può diventare l'adulto che non ascolta.

Il bambino a cui nessuno lasciava spazio può diventare l'adulto che occupa tutto lo spazio emotivo della relazione.

Il bambino che veniva colpevolizzato può diventare l'adulto che distribuisce continuamente colpe.

Non perché lo faccia necessariamente con piena consapevolezza o con intenzione manipolatoria.

Spesso è proprio questo il punto: la persona può essere sinceramente convinta della propria innocenza mentre riproduce sugli altri una parte di ciò che ha subito.

Il lavoro psicologico, allora, non consiste nel togliere alla persona il diritto di sentirsi ferita. Consiste nel restituirle qualcosa di molto più difficile: la possibilità di uscire dalla posizione di impotenza.

Perché finché «sono stato ferito» significa «quindi non posso farci niente», la ferita continua a governare la vita.

Quando invece diventa «sono stato ferito, e ora posso decidere che cosa farne», comincia la trasformazione.♥️

La vera emancipazione dal passato non consiste nel convincersi di non essere mai stati vittime.

Consiste nel non avere più bisogno di esserlo per sapere Chi siamo.

Gli strumenti di manipolazione più diffusi nati da Ferite Infantili Traumatiche:1) La colpevolizzazione: far sentire la ...
04/10/2026

Gli strumenti di manipolazione più diffusi nati da Ferite Infantili Traumatiche:

1) La colpevolizzazione: far sentire la vittima in colpa è un modo per ottenere quello che si vuole.

2) Non prendere mai una posizione definita: sottrarsi alle discussioni gli permette di non prendere decisioni, di non mettersi in gioco e di non risolvere il problema. Per sfuggire alle situazioni che lo disturbano si serve di pretesti che a volte lo valorizzano, altre volte si mette nei panni della vittima.

3) Predicare il falso per sapere il vero: porre domande includendo degli elementi erronei, attraverso a costruzione di una finta complicità con l’interlocutore che serve solo a fargli abbassare le difese. Così, quando il manipolatore imbroglia le carte in tavola, l’interlocutore non sospetterebbe mai la menzogna e gli fornisce le informazioni di cui ha bisogno.

4) Seminare zizzania facendo nascere sospetti. Il suo potere è nell’arte di insinuare dubbi, instillare veleno.

5) Mostrare gentilezza senza un vero affetto: un modo per accaparrarsi la simpatia e la fiducia dell’altro e poter entrare senza barriere nel suo mondo, è quello della gentilezza. Ma si tratta di una gentilezza sganciata dall’affetto e da un sentimento genuino.

6) La denigrazione: quando l’obiettivo è umiliare gli altri per illuderli della propria superiorità, ogni mezzo è buono. Dalla critica più diretta all’ironia più sottile passando per il sarcasmo o anche atteggiamenti di indifferenza per la vostra presenza. Tutto va bene per mettere in dubbio la qualità, la competenza e la personalità degli altri, minandone l’autostima alle basi.

7) Il Gaslighting è il termine usato per descrivere il comportamento manipolatorio messo in atto da una persona che vuole confondere le idee ad un’altra, una sorta di vero e proprio lavaggio del cervello.

Questo tipo di violenza psicologica è molto invasiva e pericolosa, molto spesso le stesse vittime tendono a giustificare il comportamento del proprio manipolatore ed è per questo motivo che non lo denunciano: non sono più in grado di distinguere la loro volontà da quella del soggetto che li sta manipolando.

8) La collera è una rabbia intensa e furiosa che viene fuori dal nulla e può anche essere scatenata da inezie, quindi immotivata. Il comportamento collerico in genere zittisce la vittima o la spinge ad essere accondiscendente.

9)Il trattamento del silenzio: in questo caso il narcisista agisce ignorando la vittima, quasi a volerla far “cuocere nel suo stesso brodo”. Lo scopo è quello di aumentare il livello di frustrazione nell’altro, spingendolo a chiedere scusa anche quando non ha compiuto alcun comportamento scorretto. Chi è incline a mettere in pratica questa strategia spesso in passato ha tagliato i ponti con amici o conoscenti per motivi molto futili.

10) Proiezione: tramite la proiezione il narcisista attribuisce all’altro sentimenti o comportamenti che in realtà appartengono a lui. Ad esempio, il narcisista può dare del bugiardo al proprio partner, quando in realtà è lui a mentire, oppure può far sentire colpevole l’altro quando in realtà il colpevole è lui.

11) Giocare la carta della vittima: quando tutte queste strategie falliscono, il narcisista si gioca l’ultima carta: quella della vittima. Non riuscendo a dominare la relazione ponendosi in posizione di superiorità, è costretto a provarci in posizione “down”. In questo modo cerca di incutere compassione e comprensione nel partner. Il risultato finale, in linea con lo scopo fondamentale del narcisista, sarà sempre lo stesso: ottenere il controllo della vittima.

Essere consapevoli di non avere fiducia in sé stessi, di tendere a non fidarsi molto delle proprie percezioni, il fatto stesso di delegare agli altri le decisioni sulla propria vita sono tutti tratti che rendono un soggetto molto appetibile per questo tipo di manipolatore.

04/10/2026

La Rabbia Narcisistica è una reazione emotiva intensa che si manifesta quando una persona con tratti narcisistici percepisce un’offesa, una critica o un fallimento che mette in discussione la sua immagine grandiosa di sé.

Questo tipo di rabbia può essere estremamente potente e spesso sproporzionata rispetto alla causa scatenante, poiché il narcisista vede minacciata la propria autostima e il proprio senso di superiorità.

La reazione rabbiosa alla ferita narcisistica è una reazione comune.

Quando il Falso Sé del narcisista viene minacciato o leso, può reagire in vari modi, di solito con grande collera.

La rabbia può essere diretta contro il soggetto che ha procurato la ferita immaginaria o contro se stesso, per non essere stato sufficientemente impeccabile da prevenirla.

Le persone con Disturbo Narcisistico della Personalità tendono a costruire un’immagine idealizzata di se stesse, caratterizzata da un forte bisogno di ammirazione e da una mancanza di empatia verso gli altri.

Quando questa immagine viene incrinata, ad esempio tramite una critica o un rifiuto, la reazione emotiva può essere violenta e colma di risentimento.

La rabbia narcisistica non è soltanto una reazione momentanea, ma può perdurare nel tempo, portando a comportamenti vendicativi o manipolatori.

Inoltre, la Rabbia Narcisistica si manifesta in modi diversi a seconda delle circostanze e della personalità del soggetto.
Può tradursi in esplosioni di collera evidenti e dirette oppure in comportamenti passivo-aggressivi più subdoli.
In alcuni casi, il narcisista potrebbe cercare di sminuire l’altro per ristabilire il proprio senso di superiorità.

La comprensione delle dinamiche della rabbia narcisistica è fondamentale per chi si trova a interagire con persone affette da questo disturbo.

[ Dr. Massimo Franco]

Il Bugiardo Patologico è una persona che mente in modo compulsivo e sistematico, spesso confondendo la realtà con la fan...
04/10/2026

Il Bugiardo Patologico è una persona che mente in modo compulsivo e sistematico, spesso confondendo la realtà con la fantasia.

La bugia non è per trarre vantaggio dagli altri, ma per costruire e difendere una narrazione di sé grandiosa ma fragile, alimentando un senso di Ego ipertrofico e colmando un senso di vuoto interiore.

Il comportamento di mentire è pervasivo e può essere così esagerato che il bugiardo finisce per credere alle proprie invenzioni, come nel caso del "Barone di Münchhausen".
Della serie "se la canta e se la suona".

La bugia è uno strumento per proiettare un'immagine idealizzata di sé, soprattutto quando la persona ha una bassa autostima e una grande vulnerabilità alla critica.

Si crea un mondo fittizio in cui la realtà viene distorta per alimentare il proprio Ego, creando un circolo vizioso in cui la menzogna diventa l'unica strada per darsi un "valore".

I bugiardi patologici possono aver paura di essere rifiutati o giudicati per la loro vera personalità e, quindi, utilizzano le bugie come un mezzo per proteggersi da questa vulnerabilità.

Quando, dopo essere stati scoperti, la loro vulnerabilità emerge, possono sentirsi messi a n**o e quindi alterarsi.

04/10/2026

Le ferite infantili non “passano”.
Si trasformano in "Personalità".

Un bambino cresciuto nel caos non sviluppa libertà: sviluppa strategie di sopravvivenza.

La mente si deforma per non crollare.

⚙️Chi è stato ignorato impara a sparire.
⚙️Chi è stato umiliato costruisce un falso Sé grandioso.
⚙️Chi è stato amato a intermittenza vive nella dipendenza e nel terrore dell’abbandono.
⚙️Chi è cresciuto nell’imprevedibilità sviluppa il bisogno ossessivo di controllare tutto.
⚙️Chi non si è mai sentito al sicuro smette di sentire, smette di fidarsi, smette di essere spontaneo.

La Personalità adulta è spesso una sorta di "cicatrice organizzata".

✅️Lo schizoide si rifugia nella mente perché il mondo umano gli è sembrato troppo invasivo.

✅️Il narcisista crea grandezza artificiale per coprire un nucleo di vergogna e impotenza.

✅️Il borderline vive tra fame d’amore e paura della distruzione e del vuoto.

✅️Il dipendente annulla se stesso pur di non essere lasciato solo.

✅️L’ipercontrollante trasforma la vita in una prigione pur di non rivivere il dolore.

Queste non sono “stranezze caratteriali”.

Sono adattamenti estremi a un passato che ha costretto la psiche a scegliere tra autenticità e sopravvivenza: Meccanismi di Difesa.

Il problema è che ciò che, da piccolo, ti ha salvato, da adulto può distruggerti:
relazioni, lavoro, identità, capacità di amare, pace mentale.

Molte persone non stanno vivendo davvero.
Stanno solo ripetendo inconsciamente il modo in cui hanno imparato a difendersi dal dolore. 🤎

N. B.
Le parole-etichette adoperate servono solo a COMPRENDERE il discorso. A nient'altro.

Secondo una lettura alla luce del pensiero di Alice Miller, l’opportunismo può nascere da un bambino che ha imparato mol...
03/10/2026

Secondo una lettura alla luce del pensiero di Alice Miller, l’opportunismo può nascere da un bambino che ha imparato molto presto a leggere gli altri in funzione della propria sopravvivenza: capire cosa desiderano, adattarsi, ottenere ciò di cui ha bisogno.

Ma quella ferita, crescendo, può trasformarsi in una modalità di relazione profondamente egoistica: l’altro non viene più visto per ciò che è, ma per ciò che può offrire. Per i vantaggi che si possono avere.

E così l’opportunista diventa una persona che usa, prende e si adatta finché gli conviene.

Spesso, nelle personalità più disfunzionali, l'opportunismo comporta anche una certa dose di manipolazione.

L'opportunista può mostrare scarsa riconoscenza, poco rispetto e nessuna reale reciprocità.

La mancanza di Reciprocità del Rapporto è un elemento sempre presente. Cruciale.
Il rapporto è sbilanciato da una sola parte.

Altro aspetto abbastanza caratteristico è il Vittimismo.

Comprendere da dove nasce un comportamento non significa assolvere chi lo mette in atto.

La ferita può spiegare l’opportunismo. Non lo rende meno opportunistico.

Indirizzo

Rome

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 22:00
Mercoledì 10:00 - 22:00
Giovedì 10:00 - 22:00
Venerdì 10:00 - 22:00
Sabato 10:00 - 22:00

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