Roberto Postacchini - Chirurgo ortopedico

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Roberto Postacchini - Chirurgo ortopedico Il Dott. Postacchini, specializzato in Ortopedia e Traumatologia è tra i chirurghi che negli ulti

10/10/2026

Ho ereditato un paziente di circa 60 anni con una frattura-lussazione della spalla mai trattata: nessun pronto soccorso, nessuna visita ortopedica. Arriva dopo sei mesi.
Nel frattempo la testa dell'omero è rimasta lussata, si è fratturata, è andata in necrosi e l'osso non si è consolidato (pseudoartrosi). Abbiamo impiantato una protesi, ma si lussa.
Ora la stiamo revisionando. Il problema non è solo la protesi, è quello che c'è intorno.
Dopo sei mesi di lussazione i gruppi muscolari si sono retratti, in questo caso davanti, e la protesi tende a lussarsi di nuovo in avanti. Lo ripeto sempre ai colleghi più giovani: nell'instabilità protesica i tessuti molli contano più della biomeccanica della protesi stessa. Per questo prima liberiamo i tessuti, poi proviamo a ridurla.
Se ti riconosci in questa situazione: dopo un trauma alla spalla la valutazione ortopedica non va rimandata.

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08/10/2026

Falso mito: "Una protesi di spalla vale l'altra."

No. Le spalle non hanno tutte le stesse dimensioni né la stessa conformazione, e alcune sono deformate. Un esempio è la retroversione, cioè la glenoide (la parte della scapola che accoglie la testa dell'omero) inclinata all'indietro. Per una spalla serve un tipo di protesi, per un'altra ne serve un altro.

Non ragiono solo sull'impianto. Ragiono su quel tipo di protesi per quel paziente, sulle sue richieste funzionali e sulle sue esigenze.

La lezione: la protesi giusta è quella scelta sulla spalla e sulla vita del paziente che hai davanti.

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06/10/2026

Paziente di 22 anni, gioca a rugby. Abbiamo appena concluso un intervento di Latarjet per instabilità di spalla.

Il rugby è tra gli sport più a rischio per la spalla. Nella mia esperienza i traumi sono spesso ad alta energia e le lussazioni frequenti.

A volte la capsuloplastica, cioè la ricostruzione dei legamenti dopo la lussazione, non basta e serve stabilizzare di più. Con la Latarjet si trasferisce un piccolo frammento osseo, il coracoide, sul margine inferiore della glena, la porzione di scapola su cui poggia la testa dell'omero. Così la spalla viene stabilizzata sul piano osseo, legamentoso e tendineo.

Non azzera ogni rischio, ma riduce in modo importante la possibilità di una nuova lussazione.

Se ti riconosci in questa situazione, una valutazione specialistica chiarisce quale strada è corretta per te.

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03/10/2026

Una frattura scomposta della testa dell'omero, letta sulle immagini. La testa, che normalmente ha un'inclinazione di circa 130 gradi, si è fratturata ed è rimasta incassata in valgo. Si è scomposta anche la grande tuberosità (il trochite), cioè la zona in cui si inseriscono i tendini che muovono e stabilizzano la spalla.

L'obiettivo è ricomporre e riallineare sia la testa sia il trochite con un chiodo o con una placca. Io preferisco il chiodo, ma la placca è una scelta valida.

Dopo l'intervento servono circa 2-3 settimane di immobilizzazione, spesso anche meno, poi inizia la fisioterapia.

In alcuni casi, sopra i 70-75 anni, questo tipo di frattura si tratta in modo conservativo oppure si può valutare una protesi di spalla.

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01/10/2026

"La protesi di spalla è tutta uguale."

Non lo è. Protesi anatomica e protesi inversa hanno indicazioni diverse, e la scelta dipende da come stanno la cuffia dei rotatori (i tendini che stabilizzano la spalla) e l'osso.

L'anatomica si impianta quando la cuffia è integra e non ci sono deformità ossee marcate. Nella mia esperienza riguarda spesso pazienti più giovani, con richieste funzionali più alte, e in questi casi performa ancora meglio. Ma non tutti i pazienti sono adatti. Se la cuffia non è funzionante, l'anatomica può andare incontro a revisione.

L'inversa si usa quando la cuffia è rotta, spesso con alterazioni o usura ossea importante, di solito tra i 70 e gli 85 anni, raramente intorno ai 40. L'articolarità è lievemente inferiore, ma protegge la stabilità e il movimento della spalla anche senza cuffia.

L'età è un indicatore, ma la scelta dipende da cuffia e qualità dell'osso.

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Cosa succede davvero in sala operatoria durante un intervento alla spalla? Non è mai una decisione presa alla leggera: p...
26/09/2026

Cosa succede davvero in sala operatoria durante un intervento alla spalla? Non è mai una decisione presa alla leggera: prima si valutano imaging, anamnesi e l'esito del trattamento conservativo. Si arriva in sala solo quando i benefici superano chiaramente i rischi.

Ogni fase è protocollata, dal posizionamento del paziente al controllo strumentale in tempo reale fino alla chiusura. Nulla è improvvisato: è proprio questo che riduce le complicanze e accorcia il recupero.

Se ti riconosci in questa situazione, il primo passo non è una promessa ma una valutazione clinica seria.

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La spalla è l'articolazione con la maggiore libertà di movimento del corpo umano: capsula, cuffia dei rotatori e labbro ...
24/09/2026

La spalla è l'articolazione con la maggiore libertà di movimento del corpo umano: capsula, cuffia dei rotatori e labbro glenoideo lavorano insieme, e un errore di valutazione su uno solo di questi elementi può portare a una diagnosi sbagliata o a un trattamento non necessario.

Mi occupo esclusivamente di chirurgia della spalla. Significa vedere ogni giorno gli stessi pattern di lesione, riconoscere subito cosa serve davvero e, altrettanto spesso, spiegare a un paziente perché l'intervento non è la strada giusta.

Specializzarsi non è una scelta di marketing: è l'unico modo per essere affidabile su un'articolazione così delicata.

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23/09/2026

In sala operatoria non si scherza😂💪

22/09/2026

Studiavo come un pazzo. Lavoro come un pazzo. Ma non lo sento come un peso.

Quando fai qualcosa che ti appassiona davvero, non stai contando le ore. Stai risolvendo problemi, stai cercando la soluzione migliore per ogni paziente, stai migliorando.

La chirurgia della spalla per me è esattamente questo. Non è solo il mio lavoro. È quello che sceglierei di fare anche se potessi ricominciare da zero.

E questa passione la sente chi si affida a me. Perché un medico che ama quello che fa non si accontenta mai del risultato sufficiente.

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19/09/2026

Mio padre era medico, professore universitario. Non mi ha mai spinto a seguire la sua strada. Anzi, più di una volta mi ha fatto capire che era un lavoro di sacrifici enormi, e che forse non faceva per me.

Eppure eccomi qui.

A volte la medicina non la scegli tu. Ti ci ritrovi dentro perché qualcosa ti chiama, anche quando chi la vive ogni giorno ti avverte di quanto sia dura.

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