Dott.ssa Ilaria Romana Elia - Psicologa Psicoterapeuta

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Dott.ssa Ilaria Romana Elia - Psicologa Psicoterapeuta Trasformiamo la crisi in crescita. 🌿
📍 In studio e online.

Psicologa Psicoterapeuta | Approccio Sistemico-Relazionale ed EMDR
Supporto persone, coppie e famiglie nelle crisi relazionali, nelle transizioni critiche e nella gestione del trauma. Offro servizi specialistici di valutazione, consulenza e intervento per individui, coppie e famiglie che attraversano difficoltà evolutive e relazionali: difficoltà nella relazione tra genitori e figli; problematiche

nella sfera affettiva e della sessualità; conflittualità nei rapporti, separazioni; esperienze di malattia o lutto che si incontrano nelle diverse fasi del ciclo di vita. L'obiettivo del lavoro terapeutico mira a promuovere la salute e lo sviluppo delle persone attraverso l'attivazione, il potenziamento e l'integrazione delle risorse interne, cognitive, affettive e relazionali in rapporto alle diverse fasi di vita e differenti contesti di appartenenza, al fine di supportare percorsi evolutivi consapevoli, rafforzare diverse modalità di comunicazione, migliorare la sintonizzazione con le proprie emozioni, acquisire consapevolezza di sé e sviluppare nuovi modi di sentirsi e percepirsi con l’altro. Spesso si vengono a creare tensioni emotive, frutto di molteplici fattori come i conflitti latenti, dinamiche relazionali complicate, difficoltà di comunicazione all'interno della famiglia e/o della coppia; ciò può causare una condizione di malessere in uno o più membri del nucleo familiare. Chiedere aiuto, fin dai primi segnali di malessere, può diminuire il carico di tensione e prevenire l’insorgenza di comportamenti sintomatici. L'orientamento relazionale - sistemico, considera i sintomi non solo come l’espressione di problematiche personali interne all’individuo, ma come metafora delle difficoltà e delle problematiche esistenti nelle relazioni in un determinato momento del ciclo vitale. Il sintomo è letto nella sua funzione comunicativa e nella sua opportunità trasformativa sia del singolo che delle persone che partecipano al suo sistema relazionale. Nel mio lavoro l'attenzione alla dimensione relazionale si integra con la comprensione della domanda individuale, di coppia e familiare da cui parte la richiesta di cura e di cambiamento.

Chi ha cominciato?È la domanda che affiora sempre, quando in una coppia si ripete lo stesso schema: chi insegue e chi si...
20/07/2026

Chi ha cominciato?

È la domanda che affiora sempre, quando in una coppia si ripete lo stesso schema: chi insegue e chi si allontana, chi resta e chi vorrebbe andarsene, chi si prende cura fino a scomparire e chi si lascia curare senza mai reggersi da solo.

Ma è la domanda sbagliata. In una coppia il sintomo non appartiene mai a uno solo: nasce da un incastro inconsapevole tra due storie che si incontrano, un incastro che spesso protegge entrambi i partner da qualcosa di più difficile da attraversare, anche quando li fa soffrire.

Ciò che si costruisce insieme, insieme si può anche trasformare.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia
Psicologa e Psicoterapeuta

18/07/2026

Possiamo voler bene a qualcuno e per molto tempo continuare a cercare una spiegazione capace di rendere meno doloroso ciò che fa. Pensiamo alla sua storia, alle sue paure, alle ferite che lo hanno reso diffidente. Costruiamo attenuanti sempre più elaborate, perché riconoscere la realtà significherebbe accettare che l’affetto che proviamo non basta a rendere quella relazione un luogo sicuro.

Tuttavia, arriva anche il momento bisogna imparare a distinguere i comportamenti che nascono dalla fragilità da quelli messi in atto deliberatamente, con piena consapevolezza dell’effetto che avranno sull’altro.

La mente tenta naturalmente di ridurre il conflitto tra ciò che desideriamo credere e ciò che stiamo vivendo. Quando una persona ci dice di amarci e poi ci lascia nel dubbio, ci ferisce o scompare, le parole e i comportamenti producono due versioni incompatibili della stessa storia.

Per continuare a sperare, spesso scegliamo quella che fa meno male nell’immediato: ricordiamo i momenti buoni, attribuiamo quelli dolorosi alla paura, allo stress o a un periodo difficile. Intanto, la realtà continua a presentarsi attraverso gli stessi gesti.

Un errore isolato appartiene alla fragilità umana. La ripetizione racconta già qualcosa del modo in cui una persona sceglie di stare nella relazione, della cura che riesce a offrire e della responsabilità che è disposta ad assumersi. Anche una sofferenza autentica può spiegare un comportamento, ma non cancella l’effetto che quel comportamento produce nella vita altrui. Comprendere la storia di qualcuno non ci obbliga a diventarne il luogo di espiazione.

L’incertezza, inoltre, può rendere il legame ancora più difficile da lasciare. La vicinanza che compare e scompare, le parole rassicuranti seguite dal silenzio, un gesto affettuoso dopo giorni di distanza creano un’alternanza capace di tenere l’attenzione agganciata. Il cervello cerca di prevedere quando tornerà la gratificazione e continua a investire energie nella sua attesa.

È così che, alcune volte, iniziamo a desiderare con maggiore intensità proprio ciò che riceviamo con minore continuità. Quell’intensità può sembrare la misura dell’amore, mentre racconta anche la fatica di vivere dentro una relazione imprevedibile.

Le ferite relazionali hanno una consistenza reale. Essere esclusi, ignorati o respinti attiva sistemi cerebrali coinvolti nell’elaborazione del dolore e mette in allarme il nostro bisogno di appartenenza. Per questo il silenzio di chi amiamo può occupare i pensieri, alterare il sonno e spingerci a controllare continuamente il telefono. Il corpo registra l’incertezza mentre la mente continua a produrre spiegazioni.

L’amore, il saper amare, non è solo un sentimento, ma una capacità che richiede cura, responsabilità e rispetto. In questa prospettiva, amare riguarda anche la disponibilità a osservare l’effetto delle proprie azioni e a correggerle quando feriscono. Le dichiarazioni acquistano valore attraverso la coerenza. Una promessa ripetuta senza alcun cambiamento finisce per chiedere all’altro di sopportare, più che di affidarsi.

Arriva allora un momento in cui proteggersi diventa necessario. Il limite interrompe il processo attraverso cui continuiamo a sacrificare la nostra serenità per custodire l’immagine migliore di qualcuno. Può assumere la forma di una richiesta chiara, di una distanza o di una scelta definitiva. Nasce dall’ascolto di ciò che quella relazione produce ogni giorno, oltre le intenzioni che le vengono attribuite.

La cura di sé comincia anche qui: credere alla propria esperienza. Riconoscere che qualcosa ci ferisce senza sottoporlo ancora a un processo infinito, senza cercare l’ultima attenuante che ci permetta di restare.


Bisogna assomigliare
alle parole che si dicono.

- Stefano Benni

Possiamo comprendere una persona e lasciarla andare. Possiamo volerle bene e sottrarci a ciò che ci consuma. A volte la dignità ricomincia nel momento preciso in cui smettiamo di chiedere alle parole di smentire i fatti.

Anche le pause hanno un loro significato.
15/07/2026

Anche le pause hanno un loro significato.

09/07/2026

Il trauma non appartiene solo al passato.

Bessel van der Kolk, psichiatra e autore di "The Body Keeps the Score", ha contribuito a rendere più chiaro quanto le esperienze traumatiche possano lasciare tracce nel corpo, nella mente e nel senso di sicurezza.

È un passaggio importante per parlare di PTSD senza stigma: i sintomi non sono debolezza.
Sono segnali di un sistema rimasto in allarme e che può essere curato.

🩵 Condividi questo post e raccontaci di questo legame nella tua esperienza come terapeuta.

Il legame diventa autentico nel momento in cui qualcuno attraversa la parte di noi che teniamo in ombra e non si ritrae....
15/06/2026

Il legame diventa autentico nel momento in cui qualcuno attraversa la parte di noi che teniamo in ombra e non si ritrae.

Resta. Si fa presenza. E in quel restare, qualcosa in noi impara che essere visti non è pericoloso, che la vulnerabilità non è debolezza, che essere accolti è possibile.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia
Psicologa • Psicoterapeuta

Ci sono persone che restano in relazioni dolorose perché quel dolore ha la forma familiare dell'amore. Lo riconoscono. L...
11/06/2026

Ci sono persone che restano in relazioni dolorose perché quel dolore ha la forma familiare dell'amore. Lo riconoscono. Lo sanno abitare. È l'unico amore che hanno imparato a leggere.
Spesso portano dentro credenze antiche: "non sono amabile", "non merito di essere amato", "non ho valore", "devo guadagnarmi l'amore", "se resto, forse cambierà", "è normale che faccia così".
Cambiare non significa tradire la propria storia, significa finalmente sceglierla.

Dott.ssa Ilaria Romana Elia
Psicologa • Psicoterapeuta

04/06/2026
24/05/2026

"E impiegai anni per capire che quello era un regalo."

Prenditi il tempo che ci vuole.


Dott.ssa Ilaria Romana Elia
Psicologa e Psicoterapeuta

20/05/2026

Ci sono dinamiche che per essere comprese hanno bisogno di ritmo, di pause e di ascolto.

Questo video è nato per questo: un minuto per rallentare, guardare il loop dall'esterno e lasciare che le parole risuonino.

Cosa provi guardando questo incastro muoversi davanti ai tuoi occhi?

Riconoscere lo schema di coppia in cui ci si sente intrappolati è il primo, fondamentale atto di cura. Tuttavia, la consapevolezza da sola non basta. Per interrompere questo automatismo occorre una ristrutturazione profonda che passi attraverso la relazione terapeutica.

Se senti che queste dinamiche ti appartengono e vuoi disinnescarle, puoi scrivermi in privato per iniziare un percorso di psicoterapia, individuale o di coppia, in presenza oppure online.

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In questo video i ruoli sono declinati al femminile e al maschile per esigenze narrative, ma le dinamiche descritte riguardano la persona e il legame, indipendentemente dal genere o dall'orientamento.

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Dott.ssa Ilaria Romana Elia
Psicologa - Psicoterapeuta
Cell: (+39) 389 62 96 961
E-mail: [email protected]

Da qualche parte, lungo il percorso, la domanda si capovolge.Non è più perché non mi vede. Diventa cosa sbaglio io.Quel ...
20/05/2026

Da qualche parte, lungo il percorso, la domanda si capovolge.Non è più perché non mi vede. Diventa cosa sbaglio io.

Quel capovolgimento ha una storia.

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