16/08/2026
Donald Meltzer (1922-2004), psicoanalista britannico di formazione kleiniana, sviluppò in "Claustrum" (1992) una particolare elaborazione del concetto di identificazione proiettiva, descrivendo alcune forme di organizzazione psichica fondate sulla fantasia di vivere all’interno dell’oggetto.
Nel claustrum il soggetto non si limita a proiettare parti di sé nell’oggetto, ma fantastica di penetrarvi e di stabilirvisi. Meltzer descrive questo spazio interno come organizzato dalla parte più intrusiva, onnipotente e antagonista della personalità. Il rapporto con l’oggetto viene così trasformato: non è più vissuto come relazione con qualcosa di separato da sé, ma come occupazione del suo interno.
Questa organizzazione può offrire una difesa dalle angosce legate alla separazione, alla dipendenza e alla perdita. Allo stesso tempo, però, comporta una limitazione dello sviluppo psichico: la curiosità verso l’altro si riduce, la differenza viene difficilmente tollerata e le relazioni tendono a essere organizzate secondo modalità di controllo, intrusione o possesso.
Meltzer attribuisce quindi particolare importanza al riconoscimento della posizione psichica nella quale il paziente si trova. Il lavoro analitico non consiste semplicemente nel contrastare le difese o nel persuadere il paziente ad abbandonarle, ma nel permettergli di riconoscere dall’interno il funzionamento di questa organizzazione e le conseguenze che produce nel rapporto con sé e con gli altri.
Il "claustrum" descrive così una condizione nella quale ciò che protegge dall’angoscia finisce anche per restringere la possibilità di conoscere, dipendere, separarsi e stabilire relazioni con oggetti riconosciuti come realmente esterni.
Meltzer D. (1993). Claustrum. Uno studio dei fenomeni claustrofobici. Raffaello Cortina Editore.