22/05/2025
Nella clinica contemporanea si parla molto — e con buone ragioni — degli effetti del trauma come evento che irrompe, che lascia un segno per la sua intensità, la sua violenza, la sua visibilità. È il trauma che accade, che si impone nella vita psichica con forza.
Ruth Cohn, invece, ci invita a spostare lo sguardo altrove: verso ciò che non è accaduto. Al cuore di Teoria e clinica del neglect c’è un’idea radicale e necessaria: che esista un’altra forma di trauma, più silenziosa ma non meno devastante — quella dell’assenza. Non l’evento traumatico, ma il non-evento: l’assenza di sintonizzazione, la mancata risposta affettiva, la presenza che non ha avuto luogo.
Cohn descrive questa dimensione come transclinica, perché attraversa molte forme di sofferenza psicologica, al di là delle categorie diagnostiche. Non riguarda solo “alcuni” pazienti: riguarda molti, spesso quelli che arrivano in terapia senza sapere bene cosa non va, ma con una sensazione di vuoto, di estraneità, di non essersi mai sentiti davvero visti.
È un libro che insegna a leggere il silenzio, a riconoscere il dolore che nasce non da ciò che è successo, ma da ciò che è stato ripetutamente negato.
C’é un trauma che non esplode ma si deposita silenziosamente… radicalmente.