20/05/2026
Ironia a parte, ogni professionista della salute ha una grossa responsabilità quando sceglie di fare divulgazione o comunque di utilizzare i canali social come strumento di comunicazione del proprio lavoro.
Quando parliamo sui social non sappiamo esattamente a chi ci rivolgiamo, e tra le persone che ci seguono o a cui arrivano i nostri contenuti possono essere anche soggetti a rischio di sviluppo di un disturbo alimentare. Anche contenuti pensati per essere educativi possono in realtà risultare dannosi per una fetta di persone, figuriamoci contenuti che hanno volutamente un focus sulla perdita di peso e sulla restrizione alimentare.
È importante tenere conto quanto più è possibile della prevenzione a 360° gradi (che, anche con angoli diversi da quello giro, non passa mai dall’allarmismo, dal complottismo e dall’inflessibilità), altrimenti non ci stiamo davvero occupando di salute. La prevenzione e il lavoro sulla salute non può e non deve tralasciare mai quella mentale.