Psicoterapeuta Cecilia Bertolaso

Psicoterapeuta Cecilia Bertolaso Dott.ssa in Filosofia e Psicologa Psicoterapeuta. Ricevo a Venezia (Cannaregio), a Verona (zona fiera) e on line.

Agosto per molti di noi significa vacanze.Sia che partiate sia che restiate a casa, spero che possiate trascorrere momen...
05/08/2026

Agosto per molti di noi significa vacanze.
Sia che partiate sia che restiate a casa, spero che possiate trascorrere momenti di allegria, leggerezza e lentezza.
Riposarsi, staccare e concedersi un po' di relax e svago con la famiglia e gli amici serve a tutti noi, soprattutto con queste temperature così torride.

Vi auguro di godetevi ogni istante.
Buone cose belle…

Le persone affette da disturbo narcisistico di personalità non ti amano realmente. Amano la versione di te che soddisfa ...
03/08/2026

Le persone affette da disturbo narcisistico di personalità non ti amano realmente. Amano la versione di te che soddisfa i loro desideri e bisogni. Quella obbediente. Quella che li fa sentire speciali. Quella che non crea troppi problemi. Quella che pensa e sistema tutto. Nel momento in cui passa la fase dell’innamoramento ed esci da quel ruolo, il loro umore si rabbuia e ile attenzioni svaniscono, perché ciò che valorizzavano non eri tu, ma la funzione che svolgevi nella loro vita.

Una persona con dipendenza affettiva è il/la sua partner ideale poiché è dominata da un terrore pervasivo della svalutazione e ansia da separazione. Pertanto può illudersi che attraverso l’adattamento, il sacrificio e un amore compiacente riuscirà finalmente a sentirsi scelta e cambierà l’asimmetria del rapporto. Questa convinzione nasce spesso da proiezioni di bisogni irrisolti, pertanto tende a mantenere il legame anche quando la relazione diventa fiacca e devitalizzata. Il/la partner con funzionamento narcisistico, invece, legge quella continua disponibilità come conferma della propria identità, del proprio controllo e del proprio valore. La sottomissione mentale diventa pertanto il suo rifornimento narcisistico.

Alla base della loro attrazione c’è un’insicurezza che li aggancia: entrambi sono dominati da una sensazione di “non andare bene”, come se la loro sopravvivenza psichica dipendesse dalla presenza e dal riconoscimento altrui.

Spesso la vera indole delle persone narcisistiche viene fuori quando non ottengono dal partner ciò che vogliono. La tolleranza alla frustrazione, infatti, a causa della loro fragilità psicologica è impossibile da sostenere. Da questo stato di disorientamento emotivo essi iniziano ad attivare strategie manipolatorie, forme intimidatorie di controllo, ricatti, silenzi punitivi etc…

Inoltre nel momento in cui diventano genitori essi manifestano frequentemente evidenti difficoltà di leggere e sintonizzarsi con i bisogni dei figli.

Molti di noi hanno paura dello “straniero”, di chi non conoscono, tuttavia accettano che il loro sistema nervoso possa e...
02/08/2026

Molti di noi hanno paura dello “straniero”, di chi non conoscono, tuttavia accettano che il loro sistema nervoso possa essere costantemente attivato e allertato da comportamenti immaturi e disfunzionali da parte di coloro con cui hanno una relazione affettiva, familiare, amicale o lavorativa.

Crediamo che il dolore sia riconducibile ad una perdita sconvolgente, una separazione, un divorzio, un evento critico di salute o problemi economici. Di fatti si associano le ferite psicologiche a grossi traumi, mentre invece il più delle volte le sperimentiamo - più o meno consapevolmente - con atteggiamenti svalutanti e controllanti in famiglia, nei rapporti coniugali e sociali.

Stentiamo a renderci conto che in alcune relazioni stabili autorizziamo e normalizziamo dinamiche malsane, improvvisi distacchi emotivi, noncuranza, carenze affettive ed atteggiamenti ambivalenti portatori di ansia che si reiterano nel tempo.

Occorre prestare attenzione a ciò che accade nel quotidiano, ovvero a quelle manipolazioni e accadimenti, meno rilevanti ma ripetitivi e sottilmente dolorosi, che creano dei lividi psichici difficili da ammettere, dismettere e dimenticare.

Siamo bravissimi, infatti, a creare microtraumi e condizionamenti nelle persone vicine a noi; altrettanto maestri ad incassarli, spesso negando, ubbidendo e facendo finta di nulla.

La cosa che dobbiamo temere di più è la persistenza di un problema dentro di noi.Un sogno che non si realizza, un posto ...
31/07/2026

La cosa che dobbiamo temere di più è la persistenza di un problema dentro di noi.
Un sogno che non si realizza, un posto di lavoro che non riusciamo a cambiare, un rapporto che vorremmo diverso, un’avventura che desidereremo cominciasse, una casa o un viaggio che non abbiamo ancora fatto.. etc.

E nel mentre pensiamo che saremo contenti solo quando avremo risolto quel dilemma, o fatto quell’esperienza, dimenticandoci di apprezzare e godere ciò che abbiamo già.

Spesso non ci accorgiamo che diventiamo ancora più nevrotici perché ci fossilizziamo sull’idea di come dovrebbero andare le cose e ci incaponiamo nell’analizzare preoccupazioni e problemi. E di pari passo ci lamentiamo continuamente degli atteggiamenti e comportamenti che le persone hanno con noi.

Proviamo invece a riflettere su quanto siamo consapevoli dei nostri attaccamenti, delle azioni ed emozioni che guidano i nostri ragionamenti e giudizi, e sul fatto che tendiamo ad attribuire agli altri la responsabilità del nostro umore e malessere.

Un’altra illusione su cui possiamo lavorare è quella di credere che staremo bene solo quando avremo risolto le nostre questioni, dimenticando che la vita sarà sempre costellata di altri imprevisti e difficoltà.

Quando una persona inizia a lavorare su di sé gradualmente apre e gli occhi e comincia a vedere e vedersi con chiarezza....
29/07/2026

Quando una persona inizia a lavorare su di sé gradualmente apre e gli occhi e comincia a vedere e vedersi con chiarezza.
Quelle stesse persone, ambienti e questioni per cui hai lottato, per cui hai abbassato i tuoi bisogni e ignorato i segnali, ti appaiono finalmente per ciò che sono: non più ideali, ma reali, con tutti i loro pregi e i loro limiti.
E in quel momento provi un misto di sollievo ed amarezza.
Sollievo perché, finalmente, smetti di dire “sì” per mantenere la pace e di rincorrere chi non ti raggiunge (emotivamente), anche se ti è accanto.
Amarezza perché ti rendi conto di quanto ti sei messa/o da parte, ti sei ridotta/o o sbilanciata/o per amore, per paura, per bisogno, per senso del dovere e sicurezza.

È normale sentirsi delusi, perfino arrabbiati con se stessi; hai custodito parole belle, gesti sinceri, attenzioni profonde per alcuni che forse non erano in grado di ricambiare o di comprenderli.
Ma non è stato tempo perso: è stato tempo di apprendimento.
La consapevolezza arriva quando lo sguardo si posa soprattutto su di sé.

Ecco allora che inizi a riconoscere quanto ti controlli, quanto ti impegni e ti sforzi; in che modo ti poni, ti illudi e ti tradisci per far quadrare i conti, per ottenere un minimo di riconoscimento, per farti carico di problemi che infondo nessuno ti ha chiesto davvero di risolvere.

E da lì, piano piano, si comincia a manifestare la propria autenticità. Pensiamoci.

Sbagliare è una parte normale ed umana della vita; soprattutto all’interno delle relazioni capita a tutti di combinare o...
27/07/2026

Sbagliare è una parte normale ed umana della vita; soprattutto all’interno delle relazioni capita a tutti di combinare o dire qualche cosa di spiacevole.

La prima reazione dopo uno sbaglio è spesso negativa: senso di colpa, frustrazione, paura del giudizio. Pertanto, quando qualcosa va storto, è normale sentirsi giù.
Stare insieme a quella parte di noi che sente di aver sbagliato, ferito o di non essere stata particolarmente all’altezza può suscitare ansia e dispiacere, ma soffermarsi troppo sulla colpa non aiuta.

Quello che conta è prendere consapevolezza dei propri limiti, accettarli, per poi affrontare costruttivamente le opinioni esterne ci che vengono date sul nostro comportamento e infine scusarsi in modo chiaro per rimediare al danno o conflitto creato.

Le persone mature, con buona autostima, sono coloro che dimostrano di sapersi mettere in discussione, ossia che esaminano le proprie convinzioni, idee ed atteggiamenti con apertura, rivedendo le proprie posizioni al fine di riparare e migliorare i rapporti e sviluppare maggior autocritica e flessibilità mentale.

C’è una domanda che ritorna in parecchie storie d’amore di lungo corso, soprattutto nelle relazioni sbilanciate.“Che cos...
25/07/2026

C’è una domanda che ritorna in parecchie storie d’amore di lungo corso, soprattutto nelle relazioni sbilanciate.
“Che cosa posso fare per lui/lei?”.

All’inizio appare come la forma più amorevole della cura. È generosa, disponibile, piena di dedizione. Ma, molto spesso, questa domanda nasce dalla propria ferita. Perché, se la ascoltiamo fino in fondo, scopriamo che porta con sé altre domande:
“Se faccio abbastanza, cambierà?”
“Se trovo le parole giuste, si metterà anche lui/lei in gioco e in discussione?”
“Se metto in atto una modalità nuova stimolerà anche lui/lei?”
“Se lo amo meglio, riuscirà finalmente a darmi delle dimostrazioni?” E ancora più in profondità:
“Se lo perdo, significa che non sono stata all’altezza?”
“Se lo lascio lo ferirò a morte?”

Qui l’amore smette di essere incontro e diventa una missione, un compito, delle prove di accudimento. Una continua ricerca del gesto capace di “risvegliare” o energizzare l’altro/a.

Forse il punto di svolta arriva quando abbiamo il coraggio di cambiare domanda. Non più:
“Che cosa posso fare per lei/lui?” Ma:
“Che cosa sto facendo a me stesso/a mentre continuo a pormi così?” Oppure:
“Perché sento di dover sbloccare chi non sta scegliendo di muoversi?” Che cosa posso fare perché il mio amore non diventi il luogo in cui smetto di esistere? Sono in grado di amare senza prendermi in carico nulla? Queste domande fanno paura perché spostano lo sguardo non più sull’altro, ma su di noi. Ed è proprio questo il passaggio più difficile.

Nessuno cresce al posto di un altro. Le persone non cambiano perché le amiamo ed apprezziamo tanto. L’amore può offrire una presenza attenta, sicura e sostenerci emotivamente in ogni momento. Ma nessuno può attivare la guarigione per chi continua a sottrarsi alla propria.

Ogni volta che proviamo a farlo, trasformiamo l’amore in controllo, la cura in sacrificio, la presenza in dipendenza.

La crescita dell’altro/a non ci appartiene, ma è vero anche che spesso molte crisi di coppia sopraggiungono perché uno dei due si rifiuta di prendersi cura di sé e del propri problemi, finendo per appesantire e affossare coniuge e figli.

Esistono debiti che non si misurano con il denaro, ma con il cuore.Sono i debiti emotivi: quei conti rimasti aperti dent...
23/07/2026

Esistono debiti che non si misurano con il denaro, ma con il cuore.
Sono i debiti emotivi: quei conti rimasti aperti dentro di noi perché, in un tempo della nostra vita, qualcosa di essenziale è mancato.
Riguardano l’affetto che non abbiamo ricevuto, la protezione che è venuta meno, il riconoscimento che abbiamo atteso, l’ascolto distratto ottenuto, la dolcezza che avrebbe dovuto custodirci.

Quando tali cure rimangono incompiute, nasce non soltanto una mancanza, ma un debito.
Un debito invisibile che continua a chiedere inconsapevolmente ciò che gli è stato negato o dato ad intermittenza.
Pertanto iniziamo a cercare e richiedere a chiunque di soddisfare quelle carenze.
Domandiamo al partner di accudirci come un genitore. Ai figli di dare un senso alla nostra idea di famiglia. Agli amici di non deluderci mai. Al lavoro di restituirci la stima che non abbiamo sentito.

Il problema è che raramente riconosciamo questo movimento interiore. Ecco perché le relazioni diventano così infantili, pesanti e disfunzionali: l’incontro diventa pretesa. L’affetto si trasforma in dipendenza. La vicinanza diventa paura della separazione. Il confronto in vergogna del giudizio.

Molte sofferenze affettive, infatti, nascono perché non vediamo più l’altro/a per ciò che è, ma lo guardiamo attraverso ciò che speriamo possa finalmente colmare dentro di noi. E anziché occuparci ognuno delle proprie questioni o ci specializziamo nelle problematiche di chi ci sta cuore, o esigiamo che sia solo l’altro/a a cambiare per adattarsi a noi.

Forse la maturità affettiva comincia nel momento in cui comprendiamo che il debito emotivo esiste e continuerà a far parte della nostra storia. A volte lo avvertiremo come una sensazione di vuoto, ma non sarà più chiamato a decidere il nostro presente né il nostro destino.

La coppia genitoriale dura tutta la vita.
21/07/2026

La coppia genitoriale dura tutta la vita.

Non è sempre quello che succede a far male o a infastidirci. È dove ci tocca.I punti esatti dove alcune cose si sono irr...
20/07/2026

Non è sempre quello che succede a far male o a infastidirci.
È dove ci tocca.
I punti esatti dove alcune cose si sono irrisolte, dentro di noi, molto tempo fa.

Spesso reagiamo nel presente, ma stiamo rispondendo ad un evento traumatico, a delle vicissitudini passate.
A una richiesta affettiva od emotiva rimasta lì, non vista, non sentita, non accolta, trascurata - che in qualche modo è cresciuta con i nostri atteggiamenti.

Quando veniamo feriti - o feriamo - sentiamo che è come se buttassero benzina su quei focolai problematici. Il più delle volte non ricordiamo, né conosciamo come mai si riattualizzi quel dolore. Di conseguenza affrontiamo ed interpretiamo i fatti odierni con una mentalità e postura totalmente identificata in un copione familiare già accaduto.

E così basta un silenzio, uno sguardo, un gesto, una critica, una battuta, una mancanza, un distacco da parte di coloro che amiamo per riacutizzare quel vissuto che manifestiamo come ansia, timore di non essere all’altezza o riconosciuti, paura del tradimento, della separazione, gelosia, giudizio, ipocondria etc…

Fino a quando crederai di essere rotto sarai succube di chiunque ti prometta una cura e ti sollevi dal bisogno; ma nel momento esatto in cui accetti la tua originaria completezza, scopri che il tuo solo compito è conoscere te stesso e tutti i condizionamenti, i risentiti emotivi e le difese che ti controllano ed impediscono di stare e vivere pienamente il tempo presente. Pensiamoci

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