20/07/2026
Non è sempre quello che succede a far male o a infastidirci.
È dove ci tocca.
I punti esatti dove alcune cose si sono irrisolte, dentro di noi, molto tempo fa.
Spesso reagiamo nel presente, ma stiamo rispondendo ad un evento traumatico, a delle vicissitudini passate.
A una richiesta affettiva od emotiva rimasta lì, non vista, non sentita, non accolta, trascurata - che in qualche modo è cresciuta con i nostri atteggiamenti.
Quando veniamo feriti - o feriamo - sentiamo che è come se buttassero benzina su quei focolai problematici. Il più delle volte non ricordiamo, né conosciamo come mai si riattualizzi quel dolore. Di conseguenza affrontiamo ed interpretiamo i fatti odierni con una mentalità e postura totalmente identificata in un copione familiare già accaduto.
E così basta un silenzio, uno sguardo, un gesto, una critica, una battuta, una mancanza, un distacco da parte di coloro che amiamo per riacutizzare quel vissuto che manifestiamo come ansia, timore di non essere all’altezza o riconosciuti, paura del tradimento, della separazione, gelosia, giudizio, ipocondria etc…
Fino a quando crederai di essere rotto sarai succube di chiunque ti prometta una cura e ti sollevi dal bisogno; ma nel momento esatto in cui accetti la tua originaria completezza, scopri che il tuo solo compito è conoscere te stesso e tutti i condizionamenti, i risentiti emotivi e le difese che ti controllano ed impediscono di stare e vivere pienamente il tempo presente. Pensiamoci