Dott. Paolo Quagliarella - Psicologo

Dott. Paolo Quagliarella - Psicologo Dialoghiamo di psicologia, astrologia, archetipi, simboli e dei miti a loro collegati con C. G. Jung e J. Hillman

Sono Filosofo, Psicologo e docente di Epistemologia II presso la Scuola di Psicoterapia ad indirizzo Analitico Archetipico Atanor (Scoppito – AQ). Ho studiato e continuo a farlo, la psicologia analitica (junghiana) e archetipica (hillmaniana) cercando di mettere in relazione i loro costrutti con la metafore astrologica. Collaboro, in qualità di esperto di mitologia zodiacale con diversi psicologi

e psicoterapeuti nell’utilizzo della metafora astrologica, di cui mi occupo dal 1989. La mia prima laurea in Filosofia è stata su Carl Gustav Jung e la sua storia in cui ho approfondito l’interesse dello psichiatra svizzero per l’Astrologia. La seconda laurea che ho conseguito è stata in Psicologia Comportamentale e cognitiva applicata con una tesi su Psicologia, Mitologia, Astrologia, un approccio narrativo con i pazienti: gli attacchi di panico in cui ho affrontato il tema dell’utilizzo dell’astrologia come strumento di counseling utile per gli psicologi fornendo le basi scientifiche e le fonti di letteratura che avallano l’efficacia delle terapie narrative, fra cui l’astrologia. Ho tenuto corsi, conferenze, partecipato a convegni in Italia e all’estero. Tra questi, sempre in ambito junghiano:

Scuola Li.S.T.A. (Libera Scuola di Psicoterapia Analitica) di Milano: Jung e l’Astrologia
Assisi Institute – THE INTERNATIONAL CENTER FOR THE STUDY OF ARCHETYPAL PATTERNS -2023
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Cattedra di Teologia II – L’antropologia teologica in dialogo con la psicologia analitica e l’astrologia – 2023
Università di Bari dipartimento di Ricerca e innovazione umanistica (Dirium) approfondimento su: i Grandi Modelli di Linguaggio e Chatbot nella Psicoterapia. – 2025
Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – Cattedra di Teologia II – La confessione e la narrazione come strumenti psicologici – 2025

L’astrologia non è uno strumento scientificamente validato, e non sostituisce l’intervento psicologico o psicoterapeutico. Gli articoli e gli argomenti proposti intendono solo esplorare il valore simbolico, metaforico e narrativo che alcune persone attribuiscono a questa pratica e come possa essere di supporto così come altri strumenti che mettono al centro il paziente e la sua storia, senza nessun riferimento a modalità predittive.

URANO PRIMA DELLA RIVOLUZIONEMito di Ouranos, Psicologia, Tema NataleLibro in fase di revisione, quasi pronto per la pub...
12/08/2026

URANO PRIMA DELLA RIVOLUZIONE
Mito di Ouranos, Psicologia, Tema Natale

Libro in fase di revisione, quasi pronto per la pubblicazione. Ecco l'indice.

Introduzione — Prima della rivoluzione

Parte I — Il mito prima dell'astrologia
1. Prima del cielo
2. Il figlio che diventa compagno
3. I figli che non possono nascere
4. Il taglio del cielo

Parte II — Dalla diade al triangolo
5. Edipo prima del complesso
6. Dalla coppia al triangolo
7. Crono, il terzo che taglia
8. Edipo senza complesso? Il limite dell'analogia

Parte III — Psicologia della separazione
9. La madre più grande della madre
10. Differenziarsi non significa isolarsi
11. Separare i Genitori del Mondo
12. Verso un complesso simbolico di Urano

Parte IV — Il paradosso di Saturno
13. Il figlio che diventa padre
14. Crono, Saturno e il tempo che divora
15. Senex e puer: il vecchio e il nuovo
16. Il Puer diventa Senex: da Crono a Zeus, da Zeus a Hermes
17. Ricordare, ripetere, trasformare

Parte V — Come Urano divenne rivoluzionario
18. Oltre Saturno: il cielo si apre nel 1781
19. Inventare Urano: dalla scoperta al significato astrologico
20. Tarnas e Prometeo: la grande correzione
21. La lacuna prometeica: Tarnas arriva alla soglia di Ouranos
22. Dopo Tarnas: reintegrare Ouranos senza perdere Prometeo

Parte VI — Urano nel tema natale: dalla parola chiave al processo
23. Dal significato al processo
24. Sole e Luna: identità e appartenenza
25. Mercurio, Venere e Marte: passaggio, legame, azione
26. Giove e Saturno: il Puer, il Senex e la forma del futuro
27. Nettuno e Plutone: dissoluzione e potenza della differenza
28. Urano nelle case: dodici campi di differenziazione
29. I transiti di Urano: il tempo della forma che cambia
30. Un protocollo interpretativo uraniano

Parte VII — La rivoluzione necessaria
31. Il nuovo che non può nascere
32. La rivoluzione come fallimento della riforma
33. Separarsi senza distruggere

Conclusione — Abitare lo spazio tra cielo e terra

𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗟 𝗚𝗨𝗦𝗧𝗔𝗩 𝗝𝗨𝗡𝗚𝗨𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗴𝗮 𝗝𝘂𝗻𝗴 𝘀𝘂𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮𝟭. 𝗣𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗴𝗶...
09/08/2026

𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗠𝗣𝗢𝗦𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗟 𝗚𝗨𝗦𝗧𝗔𝗩 𝗝𝗨𝗡𝗚

𝗨𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗿𝗼𝗴𝗮 𝗝𝘂𝗻𝗴 𝘀𝘂𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮

𝟭. 𝗣𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗴𝗶𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗲: 𝗹𝗲𝗶 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Lei è uno psichiatra, un medico, uno studioso della psiche. Eppure per decenni si è interessato all'astrologia. Vorrei evitare risposte evasive: lei crede oppure no che l'oroscopo descriva realmente una persona?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
La parola “credere” introduce già un equivoco. Io non partirei dalla domanda: “L'astrologia è vera?”. Partirei da un fatto storico e psicologico: per millenni gli uomini hanno organizzato una parte della loro esperienza attraverso immagini astrologiche. Questo fenomeno esiste, indipendentemente dal giudizio che se ne dà.

Personalmente me ne sono occupato molto a lungo. Nel 1947 scrissi a B. V. Raman che studiavo l'astrologia da oltre trent'anni e che, nei casi psicologicamente difficili, talvolta facevo preparare un oroscopo per ottenere un ulteriore punto di vista. Nella stessa lettera, però, osservavo che ciò che mancava all'astrologia era precisamente una seria fondazione statistica.

Quindi non le risponderei: “Credo che gli astri governino l'uomo”.

Direi piuttosto: 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗼 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝘂𝗻 𝗳𝗲𝗻𝗼𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼, 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗲𝗱 𝗲𝗺𝗽𝗶𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗶𝗼𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝗺𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗮.

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𝟮. 𝗠𝗮 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗲 𝗦𝗮𝘁𝘂𝗿𝗻𝗼 𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗻𝗼 𝘂𝗻'𝗶𝗻𝗳𝗹𝘂𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Perché altrimenti tutto diventa molto semplice. L'astrologo dice che Marte rappresenta l'aggressività. Io gli chiedo attraverso quale forza fisica Marte provochi l'aggressività. Se non sa rispondere, il discorso finisce lì.

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Finirebbe lì soltanto se l'astrologia affermasse necessariamente una causalità fisica.

Io stesso ho considerato, in alcune fasi della mia ricerca, l'eventualità che fenomeni fisici — per esempio legati alla radiazione solare — potessero avere qualche ruolo. Non mi ritenevo però competente a stabilirlo e non ne feci mai una spiegazione definitiva. Nel 1954 dissi chiaramente a Barbault che l'astrologia occupava una posizione particolare e che vi erano ragioni per dubitare tanto di una spiegazione esclusivamente causale quanto di una spiegazione esclusivamente sincronistica.

Il punto essenziale è questo: 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗶𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗱𝘂𝗲 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗰𝗮 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼.

Se Marte e una determinata condizione psichica coincidono, restano logicamente differenti almeno tre possibilità: causalità, casualità, oppure una relazione non causale.

È quest'ultima possibilità che ho cercato di pensare attraverso il concetto di sincronicità.

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𝟯. “𝗦𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀” 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗮 𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗿𝗲: “𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗽𝗽𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮”?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Mi sembra un espediente. Quando non sa spiegare causalmente una coincidenza, la chiama “sincronistica”. Ma aver dato un nome al problema non significa averlo spiegato.

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Su questo sarei molto meno in disaccordo con lei di quanto pensa.

La sincronicità non dovrebbe essere concepita come una forza invisibile che sostituisce la causalità. Non è una specie di etere magico attraverso cui i pianeti trasmetterebbero informazioni alla psiche.

Con quel termine cerco di 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗳𝗲𝗻𝗼𝗺𝗲𝗻𝗶: eventi tra i quali non riusciamo a stabilire una relazione causale, ma che risultano collegati da una corrispondenza di significato.

Nel mio saggio sulla sincronicità distinguevo proprio la connessione causale dalla coincidenza nella quale due eventi condividono un significato pur non essendo dimostrabile un rapporto di causa-effetto.

Dunque la sua obiezione è legittima se qualcuno usa la sincronicità come spiegazione universale.

Dire “è sincronicità” non dovrebbe voler dire: “Adesso sappiamo perché è successo”.

Vuol dire: “𝗖𝗶 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗶𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗴𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲.”

È una formulazione del problema, non la sua soluzione definitiva.

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𝟰. 𝗔𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗰𝗮𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Ogni giorno accadono miliardi di eventi. Statisticamente alcuni finiranno inevitabilmente per apparirci sorprendentemente collegati. Perché introdurre un altro principio?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
È precisamente questa la difficoltà.

La maggior parte delle coincidenze è certamente irrilevante. Se incontro un uomo con una cravatta rossa e contemporaneamente passa un'automobile rossa, non vi è alcun motivo per costruirvi sopra una teoria.

La questione nasce quando l'evento esterno coincide in modo impressionante con una situazione psichica interna e acquista per il soggetto un significato particolare.

Ma proprio qui è necessario essere prudenti: il significato introduce inevitabilmente il soggetto nell'osservazione.

Perciò la sincronicità non può essere trasformata ingenuamente in una legge statistica del tipo: “Ogni volta che accade A accadrà B”.

Nel mio stesso lavoro sottolineavo quanto fosse difficile dimostrare una regolarità della sincronicità.

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𝟱. 𝗣𝗮𝗿𝗹𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗾𝘂𝗶𝗻𝗼𝘇𝗶. 𝗜𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗔𝗿𝗶𝗲𝘁𝗲 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗿𝗶𝗲𝘁𝗲. 𝗡𝗼𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗮 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗹𝗶𝗿𝗲 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
L'astronomia ci dice che le costellazioni si sono spostate rispetto allo zodiaco utilizzato dall'astrologia occidentale. Quindi quando un astrologo dice “Sole in Ariete”, il Sole può trovarsi astronomicamente altrove. Non è una contraddizione fatale?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Conoscevo perfettamente questo problema.

Nel mio scritto in memoria di Richard Wilhelm osservai esplicitamente che, a causa della precessione degli equinozi, il punto vernale si era spostato dall'Ariete verso i Pesci e che lo zodiaco astrologico non coincideva più semplicemente con quello delle costellazioni astronomiche.

Per me, però, questo costituiva soprattutto una difficoltà per la spiegazione 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 dell'astrologia.

Se l'astrologia funziona soltanto perché una particolare costellazione fisica irradia una particolare qualità, la precessione costituisce un grave problema.

Se invece lo zodiaco opera anche come sistema simbolico attraverso il quale vengono rappresentate determinate strutture psichiche, la questione cambia completamente.

Non dico con questo che la precessione dimostri l'astrologia. Dico precisamente il contrario: 𝗶𝗺𝗽𝗲𝗱𝗶𝘀𝗰𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗻𝗴𝗲𝗻𝘂𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮.

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𝟲. 𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮? 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗲𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Questa mi sembra un'assunzione arbitraria. Perché l'istante in cui esco dal corpo di mia madre dovrebbe descrivere la mia psiche più del concepimento, della formazione del cervello o di qualsiasi altro momento?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
È una delle domande più difficili.

In una fase precedente del mio pensiero avevo parlato della “qualità del tempo”: l'idea che ciò che nasce in un determinato momento partecipi in qualche modo della qualità di quel momento.

Successivamente abbandonai questa formula come spiegazione. Nel 1954 dissi a Barbault che parlare di “tempo qualitativo” finiva per essere tautologico: non spiegava realmente la corrispondenza. Preferii allora parlare di sincronicità.

Quindi non possiedo una dimostrazione fisica per cui il primo respiro imprima causalmente un carattere.

L'oroscopo di nascita deve essere considerato, nel mio quadro teorico, piuttosto come la 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗮𝘀𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗮 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗻𝗼𝗺𝗮.

Se mi domanda perché quel momento debba essere privilegiato dalla natura, non posso offrirle una legge fisica dimostrata.

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𝟳. 𝗘 𝗶 𝗴𝗲𝗺𝗲𝗹𝗹𝗶? 𝗛𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗶𝗲𝗹𝗼 𝗺𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Se due gemelli nascono a pochi minuti di distanza, gli oroscopi sono quasi identici. Eppure possono avere personalità, matrimoni, professioni e destini molto diversi. Come risponde?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Risponderei che questa obiezione sarebbe decisiva contro un'astrologia rigidamente deterministica.

Se l'oroscopo fosse una macchina capace di produrre necessariamente gli eventi della vita, due oroscopi identici dovrebbero produrre due vite identiche.

Ma io non concepisco il simbolo in questo modo.

Già rispondendo a Barbault distinguevo la predisposizione psichica dalle influenze ambientali. Una situazione umana concreta deriva dall'incontro fra molte condizioni, non dall'oroscopo isolato.

Due individui possono costellare la medesima struttura archetipica in modi differenti.

Il medesimo problema simbolico può essere vissuto come professione, relazione, conflitto interiore, sintomo, creazione artistica.

Perciò un tema natale, ammesso che possieda valore psicologico, non può essere concepito come un copione contenente anticipatamente la biografia.

𝗡𝗼𝘁𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮: Jung non elaborò, nelle fonti qui utilizzate, una teoria sistematica dei “gemelli astrologici”. Questa risposta è una ricostruzione coerente con la sua distinzione tra predisposizione, ambiente e manifestazione simbolica.

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𝟴. 𝗡𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹'𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝘂𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗴𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗮𝗱𝗮𝘁𝘁𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
“Lei è sensibile ma a volte determinato.” “Ha bisogno degli altri ma anche di indipendenza.” Naturalmente mi riconosco: sono affermazioni elastiche. Come sappiamo che l'astrologia non funziona semplicemente così?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Non lo sappiamo sulla base del riconoscimento soggettivo.

Ed è un punto essenziale.

Nel progettare il mio esperimento astrologico mi resi conto precisamente che il giudizio sul carattere era troppo soggettivo. Scrissi che non disponiamo di segni caratterologici infallibili o facilmente misurabili e che questo rende problematica una verifica fondata sul semplice confronto tra oroscopo e personalità.

Per questa ragione decisi di utilizzare un fatto molto più semplice e verificabile: il matrimonio.

Un individuo può discutere infinitamente se sia “saturnino” oppure “venusiano”. È molto più difficile discutere sul fatto che due persone siano oppure non siano sposate.

Quindi concorderei con lei: “𝗠𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲” 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮.

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𝟵. 𝗘𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗹𝗲𝗶 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘃𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗼𝘀𝗰𝗼𝗽𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗶 𝗽𝗮𝘇𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶. 𝗡𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗶𝗮̀ 𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗮?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Se conosco il paziente e poi guardo il suo oroscopo, posso reinterpretare ogni simbolo per farlo coincidere con ciò che conosco già. Non è un enorme bias di conferma?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Certamente il rischio esiste.

Nella lettera a Raman spiegai che nei casi psicologicamente difficili talvolta ricorrevo all'oroscopo per ottenere un punto di vista differente e che in alcuni casi mi sembrava illuminasse elementi che non avevo compreso. Ma nella stessa lettera chiedevo precisamente un metodo statistico che permettesse di stabilire più solidamente i fatti fondamentali dell'astrologia.

L'esperienza clinica produce osservazioni e ipotesi.

Non costituisce automaticamente una dimostrazione.

Se un medico dice: “Ho avuto spesso questa impressione”, ciò merita attenzione; ma la scienza deve poi chiedere se l'impressione resiste a procedure indipendenti dall'osservatore.

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𝟭𝟬. 𝗩𝗲𝗻𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗮𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗮𝗺𝗼𝘀𝗼. 𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗳𝗲𝗰𝗲 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗼𝘀𝗰𝗼𝗽𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗽𝗽𝗶𝗲 𝘀𝗽𝗼𝘀𝗮𝘁𝗲?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Molti astrologi raccontano che Jung effettuò un esperimento statistico e dimostrò la compatibilità astrologica nel matrimonio. È quello che accadde?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
No.

L'indagine arrivò complessivamente a 𝟰𝟴𝟯 𝗰𝗼𝗽𝗽𝗶𝗲 𝘀𝗽𝗼𝘀𝗮𝘁𝗲. Furono analizzati gruppi successivi e comparvero alcune configurazioni tradizionalmente associate dall'astrologia al matrimonio.

Ma quando i dati furono considerati complessivamente, l'effetto tendeva ad appiattirsi.

Chiesi inoltre a Markus Fierz di controllare matematicamente i risultati. Dopo una correzione dei calcoli, le probabilità apparvero assai meno eccezionali di quanto inizialmente sembrasse. Nel testo riconobbi che, dal punto di vista scientifico, vi era poca giustificazione per considerare i risultati immediati qualcosa di diverso dal caso.

Quindi chi afferma che “Jung dimostrò statisticamente l'astrologia” non sta riportando correttamente il mio esperimento.

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𝟭𝟭. 𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶̀.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Diciamolo chiaramente: lei cercò una regolarità astrologica e non la trovò.

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Se l'obiettivo era dimostrare una 𝗹𝗲𝗴𝗴𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲, il risultato non fornì ciò che sarebbe stato necessario.

Nel testo scrissi infatti che, aumentando il numero dei casi, le differenze fra le frequenze nei matrimoni reali e nelle combinazioni casuali tendevano a scomparire. Arrivai a dire che, dal punto di vista scientifico, il risultato non era incoraggiante per l'astrologia.

Questo punto non dovrebbe essere nascosto.

Ma accadde qualcosa che trovai psicologicamente curioso: nei diversi campioni emersero successivamente come massimi proprio alcune configurazioni lunari tradizionalmente considerate pertinenti al matrimonio. Non costituivano una legge statistica riproducibile, e proprio per questo interpretai la sequenza non come prova astrologica, bensì come possibile fenomeno sincronistico.

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𝟭𝟮. 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮 𝗲𝘀𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗶𝗿𝗮𝘁𝗮 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗰𝗮. 𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮, 𝗹𝗲𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
È il problema fondamentale: testa l'astrologia, non funziona come legge, ma invece di abbandonarla sposta la questione sul significato dell'esperimento. Non sta semplicemente spostando i pali della porta?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
L'obiezione è seria.

Sarebbe certamente illegittimo dire: “Se il risultato è significativo, l'astrologia è vera; se non lo è, è vera per sincronicità”.

Una teoria costruita così non potrebbe mai perdere.

Ma nel mio testo non dissi che la mancata significatività provasse l'astrologia. Al contrario riconobbi esplicitamente la precarietà statistica delle affermazioni astrologiche. Arrivai persino a osservare che astrologi maggiormente interessati alla statistica avrebbero scoperto prima quanto fossero fragili certe loro affermazioni.

Quello che interpretai come sincronistico fu qualcosa di diverso: la coincidenza, all'interno dell'esperimento, tra determinate configurazioni simboliche emerse casualmente e le aspettative archetipiche dell'osservatore.

Può contestare questa interpretazione.

Ma non dovrebbe trasformarla nell'affermazione che avrei ottenuto una conferma statistica dell'astrologia.

Non la ottenni.

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𝟭𝟯. 𝗠𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Se una relazione sincronistica può comparire una volta e scomparire la volta successiva, come possiamo sottoporla a controllo? Una proposizione che non può essere smentita appartiene alla scienza?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Qui tocchiamo il limite epistemologico più serio della questione.

La sincronicità, per come l'ho formulata, riguarda proprio eventi che non presentano la ripetitività tipica della causalità statistica. Nel saggio sottolineavo che non era semplice dimostrarne una regolarità.

Per questo non proporrei la sincronicità come sostituto universale delle leggi scientifiche.

Essa descrive piuttosto un problema di frontiera: l'esistenza possibile di corrispondenze significative individuali che non si lasciano ridurre facilmente al modello della ripetizione.

Se lei mi domanda: “Questo soddisfa i criteri della scienza sperimentale ordinaria?”, devo riconoscere che la risposta è problematica.

La psicologia del profondo si muove spesso fra due piani: quello della spiegazione causale e quello della comprensione del significato.

Il pericolo nasce quando confondiamo i due.

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𝟭𝟰. 𝗟'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝘀𝗽𝗶𝗲𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝘂𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮. 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗳𝗮𝗹𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Segni, case, pianeti, aspetti, dignità, transiti, progressioni. Se un'indicazione non funziona, se ne trova sempre un'altra. Non è un sistema capace di spiegare retroattivamente qualsiasi evento?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Questo pericolo esiste realmente.

Nel mio saggio sulla sincronicità osservavo che l'astrologia dispone di una tale profusione di commentari da rendere evidente quanto l'interpretazione sia tutt'altro che semplice o certa.

Ed è una delle ragioni per cui fui critico nei confronti degli astrologi.

A Barbault dissi che l'astrologo tende talvolta a dimenticare che le proprie affermazioni sono 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀, interpretandole in maniera troppo letterale e troppo personale. Aggiunsi che nell'interpretazione delle case occorre considerare differenti livelli di significato.

La pluralità simbolica è una ricchezza ermeneutica.

Ma può diventare anche una scappatoia epistemologica.

Se ogni risultato possibile conferma il simbolo, allora il simbolo non sta più prevedendo nulla: viene adattato retrospettivamente al risultato.

Un'astrologia psicologicamente seria dovrebbe essere consapevole di questo rischio.

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𝟭𝟱. 𝗘𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗹𝗲𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗼̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗶𝘁𝗶. 𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
In una lettera a Barbault lei sembra concedere che alcuni transiti possano accompagnarsi a determinate fasi psicologiche. Quindi alla fine ammette la previsione.

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Con estrema prudenza.

Scrissi a Barbault che avevo osservato casi nei quali determinate fasi psicologiche erano accompagnate da transiti e che si poteva talvolta formulare una probabilità circa un corrispondente effetto psichico.

Ma questo non equivale a dire:

“Saturno entra qui, dunque perderà il lavoro il 17 ottobre.”

La distinzione è fondamentale.

Una configurazione simbolica può essere associata a una certa qualità psicologica senza predeterminare l'evento concreto attraverso il quale quella qualità si manifesterà.

Nella stessa lettera feci un esempio volutamente provocatorio: una configurazione analoga potrebbe accompagnarsi una volta a un evento grave e un'altra a qualcosa di molto più modesto. L'analogia simbolica non stabilisce automaticamente la catena causale degli eventi.

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𝟭𝟲. 𝗤𝘂𝗶𝗻𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲, 𝗱𝗶𝘃𝗼𝗿𝘇𝗶𝗼, 𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗼 𝗿𝗶𝗰𝗰𝗵𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮 𝗝𝘂𝗻𝗴?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Questo è importante, perché molti utilizzano il suo nome proprio per legittimare la previsione astrologica.

𝗝𝗨𝗡𝗚:
In tal caso utilizzerebbero la mia autorità contro una mia affermazione esplicita.

Nel 1958, rispondendo al giornalista Robert L. Kroon, fui molto chiaro. Distinsi l'uso psicologico e intuitivo dell'astrologia dal suo uso superstizioso. Definii falsi la predizione del futuro e l'affermazione di fatti che oltrepassano le possibilità psicologiche.

Quindi:

un simbolo di morte non significa necessariamente morte fisica;

un simbolo di separazione non dimostra che avverrà un divorzio;

un simbolo saturnino non autorizza a predire una disgrazia;

un simbolo plutonico — utilizzando il linguaggio astrologico successivo — non autorizzerebbe a pronosticare una catastrofe concreta.

Trasformare un simbolo in un verdetto significa confondere livelli differenti della realtà.

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𝟭𝟳. 𝗠𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗲̀ 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Più la sua spiegazione procede, più sembra che il pianeta diventi secondario e che tutto dipenda dalla mente dell'interprete. A quel punto perché dovrei fidarmi dell'astrologo?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Non dovrebbe fidarsi automaticamente.

Ho scritto cose piuttosto dure proprio su questo.

Nella lettera a Kroon del 1958 osservai che questi metodi intuitivi possono dare risultati suggestivi quando sono utilizzati intelligentemente, ma diventano inaffidabili o persino pericolosi nelle mani di chi interpreta letteralmente o superstiziosamente.

Questo significa che 𝗹'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗲 𝗳𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼.

È esattamente ciò che avviene anche nell'interpretazione dei sogni.

Due persone possono ascoltare lo stesso sogno e una cogliere qualcosa di essenziale mentre l'altra vi proietta le proprie teorie.

L'esistenza dell'interpretazione non rende automaticamente falso il simbolo; rende indispensabile una disciplina dell'interprete.

Per questo ritenevo che l'astrologia avesse molto da apprendere dalla psicologia della personalità e dalla psicologia dell'inconscio.

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𝟭𝟴. 𝗟𝗲𝗶 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗲𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲̀𝗶 𝗲 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶. 𝗠𝗮 𝘂𝗻 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗲𝘁𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮. 𝗦𝗮𝘁𝘂𝗿𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗖𝗿𝗼𝗻𝗼.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Qui mi sembra che confondiate astronomia e mitologia. Saturno è un pianeta. Crono è una figura mitologica. Perché identificarli?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Astronomicamente non li identifico affatto.

Il Saturno dell'astronomo e il Saturno dell'immaginazione astrologica appartengono a differenti livelli di discorso.

Quando nel 1958 definii l'astrologia una “𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗴𝗲𝗻𝘂𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗶𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗮”, intendevo precisamente questo: gli uomini hanno rappresentato atteggiamenti e temperamenti attraverso dèi, pianeti e costellazioni.

A Barbault dissi analogamente che, dal punto di vista psicologico, i pianeti astrologici sono dèi, cioè simboli delle potenze dell'inconscio.

Saturno astronomico non è l'archetipo.

Il pianeta è diventato, nella storia dell'immaginazione occidentale, il 𝘀𝘂𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 sul quale sono state proiettate determinate immagini: limite, vecchiaia, tempo, necessità, privazione, struttura e così via.

Lo psicologo studia questa stratificazione simbolica.

La domanda diventa quindi non soltanto:

“Saturno causa qualcosa?”

ma anche:

“Perché l'immaginazione umana ha riconosciuto in Saturno questa determinata figura?”

Questa seconda domanda appartiene pienamente alla psicologia.

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𝟭𝟵. 𝗦𝗲 𝗲̀ 𝗰𝗼𝘀𝗶̀, 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘂𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮? 𝗣𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗶𝘁𝗶, 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗶, 𝘁𝗮𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗼 𝗜 𝗖𝗵𝗶𝗻𝗴?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Se ciò che conta è l'emergere di configurazioni archetipiche, possiamo aprire un libro di miti, ti**re una carta o interpretare un sogno. Che cosa avrebbe di privilegiato l'oroscopo?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Non sostengo necessariamente che possieda un privilegio assoluto.

Nel 1958 collocai l'astrologia fra i metodi intuitivi insieme all'I Ching e alla geomanzia.

Essa possiede però una peculiarità: prende come punto di partenza una configurazione astronomicamente calcolabile e la collega a un complesso sistema simbolico elaborato storicamente.

L'I Ching utilizza un'altra struttura.

Il sogno nasce direttamente dalla psiche individuale.

Il mito appartiene al patrimonio collettivo.

L'astrologia combina un dato temporale esterno con un linguaggio simbolico tradizionale.

Non ne deriva che sia scientificamente più vera.

Deriva soltanto che costituisce 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼.

Quanto all'alchimia, la consideravo molto più ricca filosoficamente. Nella lettera a Kroon osservai che la letteratura astrologica consiste soprattutto di metodi di calcolo e interpretazione, mentre l'alchimia possiede un corpo filosofico e simbolico assai più sviluppato.

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𝟮𝟬. 𝗔𝗿𝗿𝗶𝘃𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗮: 𝗹'𝗮𝘀𝘁𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮?

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Dopo tutto questo, vorrei una risposta senza ambiguità. Possiamo chiamare l'astrologia una scienza?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Non sulla base delle prove che possedevo.

Nel 1958 scrissi che le cosiddette verità astrologiche considerate come risultati statistici erano “𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗮𝗯𝗹𝗲 𝗼𝗿 𝗲𝘃𝗲𝗻 𝘂𝗻𝗹𝗶𝗸𝗲𝗹𝘆”. Nella stessa lettera riconobbi che il fondamento empirico necessario per una psicologia scientifica dell'astrologia non era ancora stato posto.

Il mio esperimento matrimoniale non produsse una legge statistica stabile; con l'aumento dei casi, le differenze tendevano invece ad attenuarsi.

Perciò non utilizzerei la parola “scienza” come se l'astrologia possedesse lo stesso statuto di una disciplina sperimentale capace di produrre effetti ripetibili e predizioni controllate.

Ma sarebbe altrettanto semplicistico concludere:

“Poiché non è dimostrata come scienza naturale, non contiene nulla di psicologicamente interessante.”

Il mito non è astronomia.

Il sogno non è neurologia.

Un'opera d'arte non è un esperimento di laboratorio.

E tuttavia mito, sogno e arte possono rivelare qualcosa sulla psiche.

Il valore più solido che riconosco all'astrologia è dunque quello di 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗱𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗼𝘀𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗲 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝘁𝗶𝗽𝗶𝗰𝗵𝗲.

Se poi esistano oltre a questo autentiche corrispondenze sincronistiche tra configurazioni psichiche e configurazioni astrologiche, questa rimane una domanda aperta, non una verità dimostrata.

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𝗘𝗣𝗜𝗟𝗢𝗚𝗢

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
Dunque, se dovesse rivolgersi oggi agli astrologi, che cosa direbbe loro?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Direi:

non trasformate il simbolo in un fatto.

Non trasformate una possibilità in una certezza.

Non trasformate un'analogia in una causa.

Non trasformate l'oroscopo in una condanna.

Non dite all'uomo ciò che necessariamente gli accadrà quando possedete soltanto un'immagine attraverso la quale interrogare ciò che potrebbe stare accadendo nella sua psiche.

L'astrologia diventa psicologicamente interessante quando smette di pretendere di conoscere in anticipo il destino dell'uomo.

𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗧𝗔:
E agli scettici?

𝗝𝗨𝗡𝗚:
Direi di non commettere l'errore opposto.

Dimostrare che Marte non provoca causalmente l'aggressività non esaurisce il problema psicologico rappresentato da Marte.

Resta da comprendere perché per millenni l'uomo abbia visto nel cielo guerrieri, madri, padri, amanti, vecchi, messaggeri, morti e rinascite.

Lo scettico domanda:

“È realmente nel cielo?”

Lo psicologo dovrebbe aggiungere:

“Perché l'uomo ha avuto bisogno di metterlo nel cielo?”

Tra queste due domande si trova il territorio che mi interessa.

Non la credulità.

Non il materialismo ingenuo.

Ma il rapporto enigmatico fra 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗼 𝗲 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼.

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𝗖𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗝𝘂𝗻𝗴 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 — 𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲

Alla fine di questa intervista immaginaria possiamo tracciare un confine abbastanza preciso.

Jung potrebbe difendere l'idea che l'astrologia costituisca un patrimonio storico di simboli psicologici; potrebbe sostenere di aver osservato personalmente corrispondenze che giudicava sorprendenti; potrebbe riferire di aver utilizzato occasionalmente l'oroscopo come strumento ausiliario davanti a situazioni psicologiche difficili; potrebbe proporre la sincronicità come ipotesi concettuale per pensare alcune coincidenze significative. Tutto questo è documentato nelle sue lettere e nelle sue opere.

Non potrebbe invece sostenere, sulla base dei propri risultati, di avere dimostrato scientificamente che il tema natale determina la personalità, che i transiti producono causalmente gli avvenimenti, che il suo esperimento sulle coppie abbia provato statisticamente l'astrologia o che attraverso l'oroscopo sia possibile prevedere con certezza gli eventi futuri. I suoi stessi testi pongono limiti espliciti a queste interpretazioni.

Ed è qui che emerge forse il Jung più interessante.

Tra lo scettico che dice “𝗲̀ 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗳𝗮𝗹𝘀𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗲𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶” e l'astrologo che dice “𝗲̀ 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗼𝗿𝗼𝘀𝗰𝗼𝗽𝗼 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮”, Jung introduce una terza posizione.

La domanda non è più soltanto:

𝗚𝗹𝗶 𝗮𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝗻𝗼 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗮𝗹𝗹'𝘂𝗼𝗺𝗼?

Diventa:

𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗳𝗿𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮, 𝗹'𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘀𝗶𝗰𝗵𝗶𝗰𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗰𝘂𝗶 𝗹'𝘂𝗼𝗺𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝗲𝘀𝗽𝗲𝗿𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮?

Ed è precisamente nel passaggio dalla 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮 𝗮𝗹 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 che nasce la possibilità di un'astrologia autenticamente junghiana.

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𝗙𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶

𝗖. 𝗚. 𝗝𝘂𝗻𝗴, “𝗦𝘆𝗻𝗰𝗵𝗿𝗼𝗻𝗶𝗰𝗶𝘁𝘆: 𝗔𝗻 𝗔𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝗹 𝗖𝗼𝗻𝗻𝗲𝗰𝘁𝗶𝗻𝗴 𝗣𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗹𝗲”, originariamente pubblicato con Wolfgang Pauli in 𝘛𝘩𝘦 𝘐𝘯𝘵𝘦𝘳𝘱𝘳𝘦𝘵𝘢𝘵𝘪𝘰𝘯 𝘰𝘧 𝘕𝘢𝘵𝘶𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘥 𝘵𝘩𝘦 𝘗𝘴𝘺𝘤𝘩𝘦 (1952), poi in 𝘊𝘰𝘭𝘭𝘦𝘤𝘵𝘦𝘥 𝘞𝘰𝘳𝘬𝘴, vol. 8, 𝘛𝘩𝘦 𝘚𝘵𝘳𝘶𝘤𝘵𝘶𝘳𝘦 𝘢𝘯𝘥 𝘋𝘺𝘯𝘢𝘮𝘪𝘤𝘴 𝘰𝘧 𝘵𝘩𝘦 𝘗𝘴𝘺𝘤𝘩𝘦. È la fonte fondamentale per l'esperimento astrologico sulle coppie, la discussione statistica e il concetto di sincronicità. Il testo documenta sia le 483 coppie sia la progressiva attenuazione dei risultati con l'aumento del campione.

𝗖. 𝗚. 𝗝𝘂𝗻𝗴, “𝗥𝗶𝗰𝗵𝗮𝗿𝗱 𝗪𝗶𝗹𝗵𝗲𝗹𝗺: 𝗜𝗻 𝗠𝗲𝗺𝗼𝗿𝗶𝗮𝗺” (𝟭𝟵𝟯𝟬), successivamente raccolto nei 𝘊𝘰𝘭𝘭𝘦𝘤𝘵𝘦𝘥 𝘞𝘰𝘳𝘬𝘴, vol. 15. È importante per la prima concezione junghiana del carattere qualitativo del momento e per la discussione della precessione degli equinozi.

𝗖. 𝗚. 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝗕. 𝗩. 𝗥𝗮𝗺𝗮𝗻, 𝟲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟰𝟳, in 𝘊. 𝘎. 𝘑𝘶𝘯𝘨 𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴, vol. I, pp. 475–476. È il documento fondamentale sull'interesse trentennale di Jung per l'astrologia, sul suo uso occasionale dell'oroscopo nei casi psicologicamente difficili e sulla richiesta di una fondazione statistica.

𝗖. 𝗚. 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗮𝗱 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲́ 𝗕𝗮𝗿𝗯𝗮𝘂𝗹𝘁, 𝟮𝟲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝟭𝟵𝟱𝟰, in 𝘊. 𝘎. 𝘑𝘶𝘯𝘨 𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴, vol. II, pp. 175–177. È una delle fonti più importanti per comprendere la posizione matura di Jung: pianeti come simboli delle potenze inconsce, transiti, critica della causalità, abbandono della “qualità del tempo”, interpretazione simbolica e critica agli astrologi troppo letterali.

𝗖. 𝗚. 𝗝𝘂𝗻𝗴, 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗮 𝗥𝗼𝗯𝗲𝗿𝘁 𝗟. 𝗞𝗿𝗼𝗼𝗻, 𝟭𝟱 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟱𝟴, in 𝘊. 𝘎. 𝘑𝘶𝘯𝘨 𝘓𝘦𝘵𝘵𝘦𝘳𝘴, vol. II, pp. 463–464. È probabilmente il documento più netto sulla posizione tarda di Jung: astrologia come psicologia proiettata e metodo intuitivo, dubbi sulle pretese statistiche, rifiuto della previsione superstiziosa e riconoscimento dell'assenza di una sufficiente fondazione scientifica.

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