Dott.ssa Laura Biasci Psicologa e Psicoterapeuta

Dott.ssa Laura Biasci Psicologa e Psicoterapeuta Psicologa e Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia breve strategica
Terapeuta Emdr
Ipnosi
TBC

Riceve su appuntamento in studio a : Rosignano Solvay Cecina
Livorno
Cenaia
Saline di Volterra

Visite al domicilio del paziente nelle provincia di Pisa, Livorno.

21/08/2026
18/08/2026
16/08/2026

Sei ancora in spiaggia o stai già guardando con terrore la sveglia per domattina? 🏖️⏰👇

Questa, negli Usa, è forse una delle più famose sul rientro, apparsa per la prima volta su una rivista a fine '800 come detto popolare, e resa celebre dal saggista Elbert Hubbard che la rilanciò qualche anno dopo nei suoi scritti.

Un'intuizione al tempo stesso ironica e scientificamente impeccabile. La psicologia moderna la definisce Post-Vacation Syndrome: un mix di stanchezza, calo di concentrazione e ansia da rientro. Non si tratta di pigrizia, ma del netto contrasto cognitivo tra la libertà totale e il ritorno alle solite abitudini. Il nostro cervello odia i passaggi troppo bruscamente drastici, e il tentativo di riadattarsi ai ritmi di sempre finisce per prosciugare rapidamente le energie accumulate in ferie.

👉 A che punto sei questa domenica?
1️⃣ In ferie e me le godo fino all'ultimo secondo
2️⃣ Ho appena chiuso la valigia con il magone
3️⃣ Lavoro già domani e sto cercando di elaborare il lutto

Scrivilo nei commenti!

🌞
14/08/2026

🌞

L'estate è anche un tempo per rallentare, ritrovare equilibrio, dedicare spazio a sé stessi e alle persone che amiamo.

Buon Ferragosto a tutte le psicologhe e gli psicologi, e a tutte le persone che ci seguono, dal Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.

GASLIGHTING : quando la manipolazione ci fa dubitare di noi stessi Ti è mai capitato di uscire da una conversazione chie...
13/08/2026

GASLIGHTING : quando la manipolazione ci fa dubitare di noi stessi

Ti è mai capitato di uscire da una conversazione chiedendoti: “Forse ho capito male?”, “Forse sono io troppo sensibile?” oppure “Magari sto esagerando”?

Quando questi dubbi diventano frequenti all’interno di una relazione, può essere utile conoscere il fenomeno del gaslighting.

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica nella quale una persona porta progressivamente l’altra a mettere in discussione le proprie percezioni, i propri ricordi, le proprie emozioni e, in alcuni casi, persino il proprio senso della realtà.

Come si manifesta?

Il gaslighting non si presenta sempre in modo evidente. Può essere sottile e ripetersi nel tempo.

Frasi come:

* “Non è mai successo.”
* “Te lo sei inventato.”
* “Sei troppo sensibile.”
* “Stai facendo un dramma per niente.”
* “Hai sempre problemi con tutto.”
* “Sei tu che ricordi male.”
* “Nessun altro avrebbe reagito così.”

possono diventare parte di una dinamica nella quale la persona smette gradualmente di fidarsi del proprio punto di vista.

Il problema non è una singola frase pronunciata durante un litigio. In una relazione possono esserci incomprensioni, ricordi diversi e conflitti senza che questo significhi necessariamente gaslighting. Ciò che conta è la presenza di un modello ripetuto di svalutazione e distorsione della realtà, soprattutto quando viene utilizzato per controllare l’altra persona.

Cosa succede a chi lo subisce?

Nel tempo, la persona può iniziare a dubitare sistematicamente di se stessa.

Può chiedere continuamente conferme agli altri, rileggere messaggi e conversazioni per capire “che cosa sia davvero successo”, avere paura di esprimere il proprio punto di vista oppure chiedere scusa anche quando non comprende di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Possono comparire anche sentimenti di confusione, insicurezza, colpa e vergogna.

La domanda iniziale “Abbiamo avuto un problema?” può trasformarsi lentamente in “Il problema sono io?”.

Ed è proprio questo uno degli aspetti più dolorosi di questa dinamica: non viene messa in discussione soltanto una singola esperienza, ma può essere compromessa la fiducia che una persona ha nelle proprie capacità di percepire, ricordare e valutare ciò che accade.

Gaslighting e conflitto non sono la stessa cosa.

È importante non utilizzare questa parola per descrivere qualsiasi comportamento spiacevole o qualsiasi discussione di coppia.

Due persone possono ricordare diversamente un episodio. Possono avere percezioni opposte, arrabbiarsi, sbagliare o non comprendere immediatamente il vissuto dell’altro.

Nel gaslighting, invece, la negazione o la svalutazione tendono a inserirsi in una dinamica relazionale persistente, nella quale la persona viene portata a dubitare sempre più della propria esperienza.

Per questo è importante osservare il pattern nel tempo, non soltanto il singolo episodio.

Come riconoscere i primi segnali?

Un campanello d’allarme può essere il cambiamento del modo in cui ci percepiamo.

Se ci ritroviamo frequentemente a pensare:

“Forse sono io il problema.”
“Non posso fidarmi dei miei ricordi.”
“Devo stare attenta a come parlo, altrimenti si arrabbia.”
“Forse le mie emozioni sono sempre sbagliate.”

può essere utile fermarsi e osservare cosa sta accadendo nella relazione.

Non significa necessariamente che siamo vittime di gaslighting, ma significa che il nostro disagio merita ascolto.

Recuperare fiducia in se stessi

Uscire da una dinamica di questo tipo può richiedere tempo. Un primo passo può essere tornare a dare valore alle proprie emozioni e alle proprie percezioni, senza pretendere che siano sempre infallibili.

Può essere utile annotare gli episodi che ci hanno fatto stare male, parlarne con una persona di fiducia e, quando la situazione lo richiede, rivolgersi a uno psicologo.

Chiedere aiuto non significa essere deboli. Significa concedersi uno spazio nel quale poter fare chiarezza senza sentirsi giudicati.

In conclusione

Il gaslighting può essere difficile da riconoscere proprio perché agisce sulla nostra capacità di fidarci di noi stessi.

Imparare a riconoscerne i segnali non significa trovare un’etichetta per ogni conflitto, ma sviluppare una maggiore consapevolezza delle dinamiche relazionali.

Le proprie emozioni possono essere messe in discussione, comprese e anche rielaborate. Ma nessuno dovrebbe essere sistematicamente portato a dubitare di se stesso per sentirsi al sicuro all’interno di una relazione.

Se ti riconosci in queste dinamiche, parlarne con un professionista può aiutarti a comprendere meglio ciò che stai vivendo e a ritrovare fiducia nelle tue risorse.

COME UN GENITORE NARCISISTA ESERCITA POTERE SUI FIGLI : comprendere le dinamiche di controlloQuando un genitore presenta...
12/08/2026

COME UN GENITORE NARCISISTA ESERCITA POTERE SUI FIGLI : comprendere le dinamiche di controllo

Quando un genitore presenta marcati tratti narcisistici, la relazione con il figlio può diventare profondamente asimmetrica. Il bisogno del genitore di sentirsi importante, riconosciuto, obbedito o indispensabile può entrare in conflitto con un bisogno fondamentale del bambino o dell’adolescente: poter crescere sviluppando una propria identità, autonomia e libertà emotiva.

È importante precisare che parlare di “genitore narcisista” non significa formulare una diagnosi a distanza. In ambito clinico è necessario distinguere i comuni tratti narcisistici da un vero disturbo narcisistico di personalità. Tuttavia, alcune modalità relazionali possono essere riconoscibili e avere conseguenze significative sullo sviluppo del figlio.

Il potere come strumento di controllo

In una relazione sana, l’autorità genitoriale serve a proteggere, educare e accompagnare il figlio verso l’autonomia. Quando invece l’autorità viene utilizzata principalmente per soddisfare i bisogni psicologici dell’adulto, può trasformarsi in uno strumento di controllo.

Il genitore può avere difficoltà ad accettare che il figlio abbia pensieri, desideri, amicizie e scelte differenti dalle proprie. Il dissenso può essere vissuto non come una normale fase dello sviluppo, ma come una minaccia personale.

In questi casi il messaggio implicito può diventare:

“Se mi ami, devi essere dalla mia parte.”

Il bambino si trova così nella difficile posizione di dover scegliere tra l’espressione autentica di sé e la conservazione del legame con il genitore.

Quando l’amore diventa condizionato:

Uno degli aspetti più dolorosi può essere la percezione che l’affetto dipenda dall’obbedienza, dalla gratitudine o dalla capacità del figlio di soddisfare le aspettative genitoriali.

Il bambino può imparare che essere amato significa essere bravo, compiacente, riconoscente o conforme.

Con il tempo può sviluppare una particolare attenzione agli stati emotivi del genitore, cercando continuamente di anticiparne le reazioni. È ciò che in psicologia può essere osservato come una forma di iperadattamento relazionale.

Il figlio non si chiede più soltanto:

“Che cosa provo?”

ma soprattutto:

“Che cosa devo fare affinché mio padre o mia madre non si arrabbi?”

Il senso di colpa come strumento di potere

La colpevolizzazione può diventare un potente mezzo di controllo.

Frasi come “dopo tutto quello che ho fatto per te”, “mi hai deluso”, “sei ingrato” o “mi fai stare male” “ me lo lego al dito “ “ se non vieni a trovarmi niente soldi !” possono spostare sul figlio la responsabilità delle emozioni dell’adulto.

Un bambino, soprattutto se piccolo, non possiede ancora gli strumenti psicologici per comprendere che non è responsabile della regolazione emotiva del genitore.

Può quindi interiorizzare l’idea di essere egoista quando esprime un bisogno, di essere cattivo quando pone un limite o di ferire gli altri quando semplicemente cerca di diventare autonomo.

Il figlio come estensione del genitore

In alcune dinamiche narcisistiche il figlio non viene percepito pienamente come individuo separato, con una propria soggettività.

Può diventare il mezzo attraverso cui il genitore cerca conferme, prestigio o riconoscimento.

Il rendimento scolastico, l’aspetto fisico, le amicizie, la carriera o le scelte personali possono essere vissuti come una sorta di “biglietto da visita” del genitore.

Questo può rendere particolarmente difficile per il figlio sperimentare il diritto di sbagliare, cambiare idea o scegliere una strada diversa.

Le possibili conseguenze sul figlio

Non tutti i figli reagiscono allo stesso modo e non è possibile prevedere automaticamente quali saranno le conseguenze. Tuttavia, una relazione caratterizzata a lungo da controllo, svalutazione e imprevedibilità emotiva può contribuire a difficoltà come:

* bassa autostima;
* senso di colpa eccessivo;
* difficoltà a stabilire confini;
* bisogno costante di approvazione;
* paura del conflitto o del rifiuto;
* difficoltà a riconoscere i propri bisogni;
* forte autocritica;
* difficoltà nelle relazioni affettive.

Queste conseguenze non sono inevitabili. La presenza di altre figure adulte significative, relazioni sicure, capacità personali e soprattutto la possibilità di elaborare l’esperienza possono rappresentare importanti fattori protettivi.

Il compito fondamentale dell’adulto

Un figlio non ha il compito di curare le ferite narcisistiche del proprio genitore.

Il compito dell’adulto è, al contrario, creare uno spazio nel quale il figlio possa progressivamente rispondere a domande fondamentali:

Chi sono? Cosa desidero? Cosa provo? Posso dire di no? Posso essere diverso da te e continuare a essere amato?

La crescita psicologica richiede proprio questo passaggio: dalla dipendenza alla progressiva autonomia, senza che l’autonomia venga vissuta come un tradimento.

Recuperare il diritto alla propria identità

Quando un figlio cresce in una relazione fortemente controllante, uno degli obiettivi del percorso psicologico può essere quello di distinguere ciò che appartiene realmente a sé da ciò che è stato interiorizzato per mantenere il legame con il genitore.

Imparare a riconoscere i propri bisogni, tollerare il senso di colpa che può accompagnare l’affermazione di un confine e comprendere che dire “no” non equivale a non amare sono passaggi importanti.

La relazione genitore-figlio non dovrebbe essere una relazione di possesso.

Un genitore sufficientemente sicuro non ha bisogno che il figlio sia una copia di sé. Può accompagnarlo nel diventare una persona diversa, anche quando questa diversità mette in discussione le aspettative dell’adulto.

Il vero obiettivo della genitorialità non è avere un figlio che obbedisce per paura di perdere l’amore, ma crescere una persona capace di scegliere, pensare e amare senza rinunciare a se stessa.

02/08/2026

Love Bombing: l’arte tossica della seduzione manipolatoria

Rispondo qui alle numerose domande che ricevo su questo tema.

Spesso chi entra in contatto con un manipolatore affettivo ricorda l’inizio della relazione come una tempesta di attenzioni, parole, gesti e promesse. Tutto sembra incredibilmente intenso, travolgente, quasi “troppo bello per essere vero”.
Ed è proprio così: non è vero.

Quella che molti scambiano per “passione autentica” o “connessione immediata” è in realtà una tecnica di condizionamento emotivo, nota in psicologia come love bombing o ipervalidazione fittizia.

Si tratta del primo atto di una strategia manipolatoria mirata a disarmare il giudizio critico, creare dipendenza emotiva e generare un forte legame di sottomissione affettiva.

Come funziona il meccanismo psicologico del love bombing

Il love bombing è una forma sofisticata di adescamento emotivo, basata sulla combinazione di stimolazioni dopaminiche e rinforzi intermittenti.
Nel dettaglio:
1. Fase dell’ipervalidazione
Il manipolatore inonda la vittima di attenzioni, messaggi, complimenti e gesti plateali.
• “Sei la persona che ho sempre cercato.”
• “Non ho mai provato nulla di simile.”
• “Siamo anime gemelle.”
Tutto è studiato per creare un senso di unicità e fusione totale, attivando nel cervello della vittima un potente rilascio di dopamina, serotonina e ossitocina: il cocktail neurochimico dell’innamoramento e della dipendenza.
2. Fase della cattura emotiva
Una volta generato l’aggancio, il manipolatore ottiene accesso privilegiato al mondo interiore della vittima.
Ne studia debolezze, paure, desideri e ferite, per poi utilizzarle come leve di controllo nelle fasi successive.
3. Fase della svalutazione e del controllo
Quando la vittima è ormai dipendente dalla validazione del manipolatore, ecco il cambio di registro: silenzi, freddezza, critiche improvvise, sparizioni strategiche.
Questi comportamenti generano confusione, ansia e senso di colpa, inducendo la vittima a cercare disperatamente di “riconquistare” l’amore iniziale, diventando così emotivamente sottomessa.

I segnali per riconoscere un love bomber

Ecco alcuni campanelli d’allarme che devono far accendere le antenne fin dai primi contatti:
• Tutto accade troppo in fretta: dichiarazioni d’amore, progetti di vita, convivenze, promesse solenni dopo pochissimi giorni o settimane.
• Il soggetto mostra una presenza pervasiva e totalizzante: messaggi continui, richieste di contatto costante, pretese di esclusività.
• Ti mette su un piedistallo: sei “perfetta”, “diversa da tutte le altre”, “finalmente qualcuno che mi capisce davvero”.
• Evita di mostrarsi davvero: parla molto di sé in termini idealizzati, ma resta vago su aspetti concreti della propria vita.
• Mostra una sensibilità esibita ma non empatica: sa cosa dire, non cosa sentire.
• Quando percepisce che ha conquistato la tua fiducia, inizia a sottrarsi, creando la prima crisi emotiva che ti lega ancora di più.

Come difendersi da questo tipo di manipolazione
1. Diffida dell’intensità immediata.
L’amore autentico ha tempi di costruzione, non di conquista. Se qualcuno vuole “bruciare le tappe”, probabilmente vuole occupare spazio, non condividerlo.
2. Mantieni la tua autonomia.
Non interrompere le tue abitudini, le tue amicizie o i tuoi interessi personali.
L’isolamento è la base del controllo.
3. Ascolta i fatti, non le parole.
I manipolatori promettono molto ma agiscono poco.
Coerenza e continuità nel tempo sono i veri indicatori di affidabilità.
4. Non giustificare gli sbalzi emotivi.
Se dopo un periodo di euforia improvvisa segue il silenzio, la colpa non è tua.
È la tecnica del rinforzo intermittente, creata per destabilizzarti e farti dipendere.
5. Fai attenzione alla “narrazione vittimistica”.
I love bomber spesso si presentano come persone ferite, incomprese, tradite da tutti.
È un modo per suscitare empatia e protezione, e ridurre le tue difese.
6. Parlane con qualcuno di esterno.
Quando sei dentro questo tipo di dinamica, la percezione della realtà si altera.
Un punto di vista neutro può aiutarti a rimettere le cose nella giusta prospettiva.

Il love bombing è una trappola emotiva travestita da amore assoluto.
Dietro l’apparente dedizione si cela una mente che studia, calibra, conquista e poi distrugge per esercitare potere psicologico.
Difendersi significa imparare a riconoscere la differenza tra amore e manipolazione, tra attenzione autentica e strategia di controllo.
Perché chi ti ama davvero non ti travolge: ti rispetta, ti ascolta e ti lascia spazio per respirare.

✨✨✨🙏👏👏👏
31/07/2026

✨✨✨🙏👏👏👏

Ciao Don Mazzi. Ci hai insegnato che nessuno è perduto per sempre e che ogni vita merita una possibilità. ❤️

Si è spento oggi Don Antonio Mazzi, sacerdote, educatore e fondatore della Comunità Exodus, nata nel 1984 per accompagnare giovani e famiglie nei percorsi di rinascita dal disagio, dalle dipendenze e dall’emarginazione. Per oltre quarant’anni ha dedicato la sua vita ad ascoltare, accogliere e restituire speranza a migliaia di persone.

Il suo messaggio è sempre stato semplice e profondo: nessuno deve essere definito dai propri errori e ogni persona merita fiducia, tempo e una nuova occasione.

Oggi salutiamo un uomo che ha scelto di stare accanto agli ultimi, trasformando la solidarietà in gesti concreti.

Grazie, Don Mazzi, per aver ricordato a tutti noi che il bene può davvero cambiare una vita.

🕊️

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