Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA

Satia Riva- Analista Del Comportamento ABA Analista del Comportamento certificata IBAO e IACABAI, Dottoressa in Psicologia Magistrale, Educatrice Professionale Sanitaria e laureata in Economia.

Responsabile della traduzione italiana degli esami IBA e IBT di IBAO. Contatti: [email protected]

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08/06/2026

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Questo lavoro di Newcomb e Hagopian รจ una revisione della letteratura dedicata ai comportamenti problema severi nei bambini con disturbo dello spettro autistico e disabilitร  intellettiva.
Gli autori prendono in esame soprattutto aggressivitร , autolesionismo, pica, distruzione e fuga.

Un primo punto importante dellโ€™articolo รจ che i comportamenti problema vengono descritti come fenomeni molto eterogenei. Non tutti i bambini presentano lo stesso profilo: alcuni mostrano una sola topografia, altri piรน forme insieme; in alcuni casi il problema รจ episodico, in altri รจ cronico, molto frequente e richiede un livello elevato di supervisione. Gli autori sottolineano anche che aggressivitร , autolesionismo e fuga sono particolarmente rilevanti per rischio, gravitร  e impatto sulla vita quotidiana.

La review insiste molto sul fatto che questi comportamenti non vadano letti in modo semplicistico. Non esiste una causa unica. Gli autori propongono invece una lettura neurocomportamentale: i comportamenti problema emergono e si mantengono dallโ€™interazione tra fattori biologici, deficit associati allโ€™autismo e alla disabilitร  intellettiva, variabili ambientali e processi di apprendimento. In altre parole, vulnerabilitร  del bambino e risposte dellโ€™ambiente finiscono spesso per intrecciarsi e stabilizzare il problema nel tempo.

Un passaggio molto interessante riguarda proprio il ruolo dei caregiver. Gli autori spiegano che, quando il comportamento problema esplode, genitori e operatori reagiscono comprensibilmente cercando di calmare il bambino, rimuovere la richiesta, interrompere la situazione o concedere ciรฒ che sta cercando di ottenere. Nel breve termine questo puรฒ far cessare lโ€™episodio, ma nel tempo rischia anche di rinforzare involontariamente il comportamento problema e di costruire pattern di interazione disfunzionali, in cui il bambino impara che quel comportamento produce una conseguenza utile e il caregiver impara che cedere o interrompere la situazione dร  sollievo immediato.

Il cuore della review รจ lโ€™idea che il trattamento debba partire da una valutazione funzionale del comportamento. Gli autori presentano il Functional Behavior Assessment come il passaggio fondamentale per identificare gli antecedenti che evocano il comportamento problema, le conseguenze che lo mantengono e gli altri fattori ambientali che lo influenzano. Distinguono tra metodi indiretti, metodi descrittivi e analisi funzionale sperimentale e considerano questโ€™ultima il metodo piรน valido e rigoroso, perchรฉ permette di testare direttamente quali contingenze di rinforzo mantengano il comportamento.

La review spiega poi che i comportamenti problema possono essere mantenuti da rinforzo sociale, come attenzione, fuga dalle richieste o accesso a tangibili, oppure da rinforzo automatico, cioรจ da conseguenze prodotte direttamente dal comportamento stesso e non mediate socialmente. Questa distinzione orienta tutta la costruzione del trattamento. Gli autori ribadiscono che i risultati dellโ€™assessment funzionale sono la base per progettare interventi individualizzati davvero function-based.

Unโ€™altra parte importante della review riguarda le valutazioni che si svolgono prima di costruire il trattamento. Oltre allโ€™analisi funzionale, gli autori richiamano due procedure.

La prima รจ il preference assessment, che serve a individuare quali oggetti, attivitร  o stimoli risultino piรน graditi al bambino e possano quindi essere usati come rinforzatori per aumentare comportamenti appropriati.

La seconda รจ il competing stimulus assessment, una procedura che consente di individuare quali stimoli, quando vengono resi disponibili, riescano anche a ridurre il comportamento problema. In pratica si osserva se, con libero accesso a uno stimolo, il bambino ci si impegna e, nello stesso tempo, il comportamento problema diminuisce. Se succede, quello stimolo viene considerato โ€œcompetitivoโ€ rispetto al comportamento problema, perchรฉ ne ostacola o ne riduce la comparsa.

Queste valutazioni pre-trattamento sono importanti perchรฉ aiutano a progettare interventi piรน efficaci: da un lato permettono di scegliere rinforzatori validi per insegnare nuove abilitร , dallโ€™altro aiutano a individuare stimoli che possano fare concorrenza al comportamento problema e quindi ridurne la probabilitร  di emissione.

Sul piano del trattamento, la review passa in rassegna le principali procedure ABA basate sulla funzione del comportamento.
La prima รจ lโ€™estinzione, cioรจ la sospensione del rinforzatore che mantiene il comportamento problema. Gli autori ricordano, perรฒ, che lโ€™estinzione raramente viene usata da sola, perchรฉ puรฒ produrre effetti collaterali come scoppio pre-estinzione, recupero spontaneo o reazioni emotive intense. Per questo, nella pratica, viene di solito combinata con procedure che insegnano o rinforzano comportamenti alternativi.

Tra queste procedure, la review richiama il non-contingent reinforcement. In questo caso, il rinforzatore che in passato veniva ottenuto attraverso il comportamento problema viene fornito a intervalli programmati, indipendentemente da ciรฒ che il bambino fa. La logica รจ ridurre il valore motivazionale di quel rinforzatore: se, per esempio, attenzione, pausa o accesso a un oggetto preferito vengono giร  forniti con una certa frequenza, il bambino ha meno motivo di ricorrere al comportamento problema per ottenerli. In questo modo diminuisce la probabilitร  che quel comportamento venga emesso. Questa procedura viene in genere accompagnata da assottigliamento progressivo del programma di rinforzo, cosรฌ da avvicinare gradualmente il trattamento alle condizioni naturali di vita del bambino.

La parte probabilmente piรน rilevante della review riguarda il rinforzo differenziale e, in particolare, il DRA, cioรจ il rinforzo differenziale di comportamenti alternativi, e il Functional Communication Training. In questi approcci lโ€™obiettivo non รจ solo ridurre il comportamento problema, ma sostituirlo con una risposta piรน appropriata che permetta al bambino di ottenere la stessa conseguenza in modo socialmente accettabile.

Nel caso del Functional Communication Training, al bambino viene insegnata una risposta comunicativa che produce la stessa conseguenza che in passato otteneva tramite il comportamento problema. Se, per esempio, lโ€™aggressivitร  era mantenuta dallโ€™attenzione dellโ€™adulto, si insegna una richiesta piรน appropriata che permetta di ottenere attenzione. Anche in questo caso, il trattamento non si ferma allโ€™acquisizione iniziale: bisogna insegnare ad aspettare, tollerare ritardi e discriminare quando il rinforzo รจ disponibile e quando no.

Gli autori ricordano anche che, in alcuni casi, possono essere necessari altri interventi complementari: insegnamento della compliance, tolleranza al ritardo, nuove abilitร  di gioco e di tempo libero, blocco della risposta, uso di equipaggiamenti protettivi e, in casi selezionati, procedure basate su punizione come time-out o response cost.

La review perรฒ insiste sul fatto che il trattamento piรน forte resta quello costruito sulla funzione del comportamento e sulla sostituzione con repertori piรน adattivi.

Un altro messaggio importante dellโ€™articolo รจ che il trattamento non puรฒ considerarsi concluso quando il comportamento diminuisce solo nella stanza di trattamento. Gli effetti devono generalizzare ai contesti naturali e, per questo, gli autori insistono su assottigliamento dei programmi di rinforzo, insegnamento con persone diverse, training alla discriminazione e parent training.

Il parent training viene descritto come una parte essenziale del trattamento. Se il bambino impara una nuova modalitร  di comunicare o di tollerare una richiesta, ma i genitori non sanno come rispondere, come rinforzare il comportamento appropriato o come gestire il comportamento problema, รจ piรน difficile che il cambiamento si mantenga e si generalizzi nella vita quotidiana. Per questo la review sottolinea lโ€™importanza di insegnare anche ai caregiver le procedure di intervento. Spesso questo avviene attraverso il behavioral skills training, cioรจ una modalitร  di insegnamento in cui prima si spiegano le procedure, poi si mostrano concretamente, quindi il caregiver le prova in prima persona e infine riceve feedback su ciรฒ che ha fatto bene e su ciรฒ che va corretto.

Il parent training non consiste, quindi, solo nel โ€œdare consigliโ€, ma nel mettere i genitori in condizione di applicare davvero il trattamento in modo coerente nei contesti quotidiani.

Nelle conclusioni, la review propone quindi una visione integrata.

Nella maggior parte dei casi, i comportamenti problema severi nei bambini con autismo e disabilitร  intellettiva possono essere compresi e trattati efficacemente attraverso assessment funzionale e interventi ABA basati sulla funzione. Quando, perรฒ, entrano in gioco anche variabili biologiche o mediche gli autori ritengono utile un approccio neurocomportamentale piรน ampio, in cui gli interventi comportamentali e quelli medici possano essere combinati in modo mirato.

Da questa review emerge con forza la necessitร  di una valutazione individualizzata, precisa e guidata dai dati, perchรฉ non esiste un trattamento standard valido per tutti.

๐—™๐—ผ๐—ป๐˜๐—ฒ: Newcomb, E. T., & Hagopian, L. P. (2018). Treatment of severe problem behaviour in children with autism spectrum disorder and intellectual disabilities. International Review of Psychiatry, 30(1), 96-109.

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08/06/2026

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Questo studio ha esaminato come insegnare abilitร  di saluto e conversazione a tre persone con autismo in modo che risultassero utili anche fuori dalla seduta, durante interazioni con adulti nuovi.

Gli autori non volevano insegnare conversazioni rigide o scriptate, ma un insieme di abilitร  piรน flessibili, da usare dentro scambi reali.

Hanno quindi lavorato su competenze come iniziare un saluto, fare una breve auto-presentazione, dire โ€œgrazieโ€ dopo un complimento, seguire il tema della conversazione, cambiarlo quando lโ€™altro mostrava noia, chiarire un messaggio poco comprensibile, non interrompere e ridurre comportamenti motori distraenti.

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Hanno partecipato due adolescenti e un bambino: Mike,16 anni, Maggie, 15 anni, e Chris, 8 anni.

Tutti comunicavano tramite frasi complete, frequentavano contesti scolastici ordinari e non presentavano disabilitร  intellettiva associata.

Mike e Maggie riferivano particolare difficoltร  nelle interazioni con adulti sconosciuti e riportavano anche difficoltร  nel costruire relazioni amicali.

Chris aveva giร  alcuni amici tra pari, ma mostrava comunque deficit in diverse abilitร  di conversazione.

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Gli autori non hanno usato un curriculum standard uguale per tutti.

Hanno prima condotto una valutazione indiretta tramite colloquio con i genitori, per raccogliere informazioni sulle difficoltร  osservate nella vita quotidiana e sugli interessi del ragazzo.

Successivamente hanno svolto una valutazione diretta semi strutturata: due sperimentatori salutavano e conversavano con il partecipante per circa 45-60 minuti, creando appositamente occasioni in cui certe abilitร  sarebbero state appropriate. Per esempio, facevano un complimento per vedere se il partecipante diceva โ€œgrazieโ€, cambiavano argomento per osservare se riuscisse a seguirlo, si mostravano annoiati per vedere se il partecipante cambiasse tema, oppure pronunciavano una frase poco chiara per verificare se chiedesse chiarimento.

Dopo questa osservazione, gli autori hanno selezionato solo le abilitร  che risultavano davvero carenti e clinicamente rilevanti per quel partecipante.

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Tutte le sessioni si svolgevano in una stanza della clinica universitaria e venivano videoregistrate.

Le sessioni si svolgevano una o due volte a settimana. Le sedute di Mike e Maggie duravano circa unโ€™ora e mezza o due ore; Chris, in genere, faceva due sedute settimanali piรน brevi.

Le conversazioni duravano circa 10 minuti per Mike e Maggie e 5 minuti per Chris.

I saluti duravano circa 2 minuti e venivano inseriti dentro le conversazioni, in modo che il partecipante dovesse gestire anche lโ€™ingresso di una persona nuova durante uno scambio giร  in corso.
I partner di conversazione potevano essere il tutor, adulti nuovi oppure, nel caso di Chris, anche due pari selezionate per etร , abilitร  comunicative e interessi compatibili.

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Ogni volta che il partner creava una situazione evocativa, quella costituiva una prova distinta. Gli osservatori registravano se il partecipante emetteva la risposta corretta entro 5 secondi, se rispondeva in modo scorretto, se la risposta corretta compariva dopo un prompt oppure se anche dopo il prompt la risposta restava errata.

I dati venivano riportati come percentuale di situazioni evocative in cui compariva la risposta corretta.

Oltre a questo, venivano registrati anche alcuni comportamenti motori, come toccarsi ripetutamente il viso, manipolare oggetti non pertinenti o assumere posture poco adeguate, riportandoli come percentuale del tempo di sessione.

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Nella conversazione, tra le abilitร  osservate cโ€™erano: cambiare argomento quando lโ€™altro mostrava noia, seguire il nuovo tema introdotto dal partner, dire โ€œgrazieโ€ dopo un complimento, sorridere, rispondere alle domande, chiedere chiarimento, fare domande, evitare commenti offensivi, usare gesti adeguati, dare segnali di ascolto, mantenere lo sguardo verso il volto del partner mentre ascoltava e non interrompere.

Nei saluti, invece, gli autori osservavano stretta di mano, formula di saluto, sorriso, risposta a domande, auto-presentazione, fare domande e postura adeguata.

Gli autori non hanno, quindi, insegnato โ€œla conversazioneโ€ come blocco unico, ma un repertorio fatto di molte componenti osservabili e definibili con precisione.

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Gli autori hanno usato un multiple baseline design across responses.

In pratica, non hanno insegnato tutte le abilitร  insieme: hanno introdotto lโ€™insegnamento in momenti diversi per abilitร  diverse, cosรฌ da poter vedere se il miglioramento compariva proprio quando iniziava lโ€™intervento per quella specifica abilitร .

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La prima procedura impiegata era il behavioral skills training.

Gli autori spiegavano al partecipante qual era la situazione sociale, quale risposta fosse appropriata e perchรฉ fosse importante.

Successivamente, il tutor e un altro adulto mettevano in scena brevi simulazioni di risposte corrette e scorrette (modeling), cosรฌ che il partecipante potesse osservare in modo concreto come comportarsi nelle diverse situazioni sociali.

Infine, il partecipante faceva pratica in sessioni brevi di role-play, in genere di 10 prove. Se rispondeva correttamente riceveva una lode; se rispondeva in modo scorretto, il tutor mostrava subito un prompt testuale con la risposta corretta.

Il behavioral skills training, quindi, non consisteva in una semplice spiegazione verbale, ma in una sequenza strutturata di istruzione, modeling, prova attiva e feedback correttivo.

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Nello studio sono stati impiegati prompt testuali, cioรจ cartoncini laminati con scritta la risposta corretta.

Questi cartoncini venivano mostrati dopo lโ€™errore, in modo che il partecipante potesse leggere cosa fare.

Gli autori hanno scelto questo tipo di prompt perchรฉ consentiva di correggere senza interrompere eccessivamente il flusso della conversazione.

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Dopo il behavioral skills training, i partecipanti passavano a vere conversazioni con il tutor.

Durante queste sessioni, il tutor continuava a programmare le situazioni evocative. Se il partecipante emetteva la risposta corretta, la conversazione proseguiva normalmente. Se la risposta era errata o non compariva, veniva mostrato il prompt testuale.

La abilitร  venivano quindi insegnate dentro la conversazione stessa, facendo in modo che il partecipante imparasse a discriminare quando quella risposta fosse richiesta.

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Per alcuni partecipanti, il solo behavioral skills training con prompt testuali non รจ stato sufficiente.

Per Maggie e Chris รจ stato necessario introdurre anche una contingenza di rinforzo differenziale.

Per Maggie il rinforzo consisteva soprattutto in minuti di pausa guadagnati in base alle risposte corrette. Per Chris si usavano token, poi scambiabili con tempo di accesso ai videogiochi.

Ciรฒ mostra che, almeno in alcuni casi, la semplice conseguenza sociale naturale della conversazione non basta a mantenere o consolidare lโ€™emissione delle abilitร  appena insegnate, ma รจ necessario aggiungere conseguenze piรน potenti e piรน chiaramente contingenti alla risposta corretta.

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Maggie mostrava ancora difficoltร  importanti soprattutto nel seguire il tema della conversazione e nel cambiarlo quando il partner mostrava indici di noia. Lei stessa riferiva di non sapere cosa dire in quei momenti.

Gli autori hanno quindi introdotto una modifica procedurale specifica: un continuous textual prompt, cioรจ un foglio lasciato sul tavolo durante la conversazione, con esempi di risposte possibili.
Per lโ€™abilitร  di seguire il tema, il prompt includeva piรน esempi sia di domande sia di commenti pertinenti; per lโ€™abilitร  di cambiare argomento, includeva esempi di domande o frasi utili a introdurre un tema nuovo.

Nelle sessioni di pratica, inoltre, gli autori hanno iniziato a presentare nello stesso blocco di prove situazioni relative a entrambe le abilitร , per aiutare Maggie a discriminare meglio quando fosse il momento di continuare il tema e quando invece fosse il momento di cambiarlo. Questa combinazione ha prodotto un netto miglioramento.

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Nel caso di Chris, con prompt e token immediati durante la conversazione si produceva un miglioramento, ma quando questi venivano tolti il comportamento peggiorava.

Per questo motivo, gli autori hanno introdotto una condizione di delayed-token differential reinforcement: Chris continuava a guadagnare token per le risposte corrette, ma non li riceveva piรน mentre stava conversando. I token gli venivano consegnati solo alla fine della conversazione.

In questo modo la situazione veniva resa piรน naturale, eliminando i segnali didattici piรน evidenti, ma mantenendo comunque una contingenza motivazionale. Questa modifica ha permesso una migliore generalizzazione e un miglior mantenimento.

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Gli autori hanno trattato anche ai comportamenti motori distraenti, come manipolare oggetti, toccarsi il viso, appoggiare la testa sul tavolo o impegnarsi in attivitร  non pertinenti.

Questi comportamenti possono interferire con lโ€™attenzione ai segnali sociali e quindi con la qualitร  della conversazione.

Per Chris รจ stata utilizzata una procedura di rinforzo differenziale di altri comportamenti, piรน precisamente un mDRO con intervalli di 30 secondi e finestra di osservazione di 5 secondi: se in quel momento il comportamento motorio distraente non era presente, riceveva un token, poi scambiabile con tempo al computer.

Per Maggie la logica era simile, ma la procedura veniva applicata in modo piรน discreto, per mantenere la conversazione il piรน naturale possibile: anche nel suo caso gli autori usavano un mDRO con intervalli di 30 secondi e finestra di osservazione di 5 secondi, ma senza consegnare token durante lo scambio; se compariva il comportamento motorio distraente, il trainer mostrava semplicemente un prompt testuale con scritto โ€œmani giรนโ€.

Nel caso di Maggie, i comportamenti motori distraenti sembravano interferire direttamente con lโ€™abilitร  di cambiare argomento in modo appropriato. Quando questi comportamenti diminuivano, migliorava anche la sua capacitร  di cogliere i segnali di noia dellโ€™interlocutore e di spostare il tema della conversazione al momento giusto. Gli autori hanno verificato questa relazione anche sperimentalmente: quando il prompt per i comportamenti distraenti veniva rimosso, tali comportamenti aumentavano e la performance nel cambiare argomento peggiorava; quando il prompt veniva reintrodotto, i comportamenti distraenti diminuivano di nuovo e il cambio di argomento tornava a migliorare.

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Dopo lโ€™insegnamento, gli autori hanno valutato se le abilitร  comparissero anche con adulti nuovi e, per Chris, con pari nuovi.
Hanno verificato, inoltre, se si mantenessero a distanza di tempo, da un mese fino a quattro mesi in alcuni casi.

Nelle sessioni di generalizzazione, i partner erano persone che non avevano preso parte allโ€™insegnamento.

Le stesse situazioni evocative continuavano a essere programmate, ma senza trasformare la conversazione in una sessione didattica evidente.

Per molte delle abilitร  insegnate, i partecipanti hanno mantenuto livelli elevati anche con partner nuovi o nel follow-up.

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Il messaggio piรน importante dello studio รจ che insegnare abilitร  di saluto e conversazione in modo davvero significativo richiede una combinazione di componenti ben integrate: una valutazione iniziale individualizzata, una definizione precisa delle abilitร  bersaglio, lโ€™insegnamento inserito dentro conversazioni reali, lโ€™uso di behavioral skills training, prompt testuali, rinforzo differenziale quando necessario e una verifica esplicita di generalizzazione e mantenimento.

Non basta insegnare una frase o una risposta isolata. Occorre costruire un repertorio piรน ampio, flessibile e sotto adeguato stimulus control, che la persona possa utilizzare anche con interlocutori nuovi e in contesti meno strutturati.

In questo senso, lโ€™articolo non mostra soltanto che alcune abilitร  sociali possono migliorare, ma soprattutto come possano essere insegnate: a partire dallโ€™osservazione diretta dei deficit reali, portando lโ€™insegnamento dentro interazioni non scriptate, adattando le procedure ai pattern di errore del singolo partecipante e verificando poi se il comportamento si mantenga anche al di fuori della situazione di insegnamento. รˆ proprio questo il punto centrale dello studio: un approccio alle abilitร  sociali meno standardizzato e piรน costruito sulle condizioni in cui quelle abilitร  dovranno effettivamente funzionare.

๐—™๐—ผ๐—ป๐˜๐—ฒ: Hood, S. A., Luczynski, K. C., & Mitteer, D. R. (2017). Toward meaningful outcomes in teaching conversation and greeting skills with individuals with autism spectrum disorder. Journal of Applied Behavior Analysis, 50(3), 459-486.

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31/05/2026

Ho riorganizzato tutti gli articoli pubblicati finora in cartelle tematiche. Li trovate nella sezione Foto (Album). In questo modo i contenuti non vanno persi e, nel tempo, contribuiscono a costruire una libreria di risorse scientifiche accessibili a tutti. Nella sezione Reels trovate invece i video.

30/05/2026

UMO e CMO: qual รจ la differenza?

In questo secondo video sulle operazioni motivazionali approfondiamo la differenza tra UMO e CMO.

Nel primo video abbiamo visto, in generale, cosa sono le MO e perchรฉ sono cosรฌ importanti per comprendere il comportamento.

Qui facciamo un passo in piรน.

Le UMO sono operazioni motivazionali incondizionate: il value altering effect รจ innato.

Le CMO, invece, sono operazioni motivazionali condizionate: il value altering effect รจ appreso.

In entrambi i casi, il behavior altering effect รจ tipicamente appreso.

Comprendere questa distinzione รจ fondamentale per leggere meglio il comportamento, progettare interventi piรน precisi e osservare non solo ciรฒ che la persona fa, ma anche cosa sta cambiando il valore dei rinforzatori in quel momento.

Se non hai visto il primo video introduttivo sulle MO, lo trovi qui: https://www.facebook.com/reel/2388634021624575

Nel prossimo video approfondiremo meglio CMO-S, CMO-R e CMO-T.

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30/05/2026

๐—Ÿโ€™๐—ฒ๐—ฐ๐—ผ๐—น๐—ฎ๐—น๐—ถ๐—ฎ ๐—ป๐—ผ๐—ป ๐˜€๐—ถ ๐—ถ๐—ป๐˜๐—ฒ๐—ฟ๐—ฟ๐—ผ๐—บ๐—ฝ๐—ฒ ๐˜€๐—ผ๐—น๐˜๐—ฎ๐—ป๐˜๐—ผ: ๐˜€๐—ถ ๐—ฝ๐˜‚๐—ผฬ€ ๐—ถ๐—ป๐˜€๐—ฒ๐—ด๐—ป๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฐ๐—ต๐—ฒ ๐—ฐ๐—ผ๐˜€๐—ฎ ๐—ณ๐—ฎ๐—ฟ๐—ฒ ๐—ฎ๐—น ๐˜€๐˜‚๐—ผ ๐—ฝ๐—ผ๐˜€๐˜๐—ผ

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Lโ€™articolo descrive una procedura comportamentale denominata cues-pause-point language training, progettata per ridurre lโ€™ecolalia immediata e favorire lโ€™emissione di risposte verbali piรน funzionali.

Lโ€™obiettivo principale dello studio non era semplicemente ridurre lโ€™ecolalia, ma sostituirla con una risposta comunicativa piรน appropriata e funzionale: ascoltare la domanda, attendere, orientarsi verso uno stimolo rilevante e utilizzare unโ€™etichetta verbale giร  presente nel repertorio della persona.

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Lo studio ha coinvolto due partecipanti, Dot ed Eva, entrambe con disabilitร  intellettiva grave e repertorio verbale spontaneo molto limitato.

Le partecipanti, invece di produrre una risposta coerente con il contesto, tendevano a ripetere una o piรน parole contenute nella domanda. Possedevano, tuttavia, alcune abilitร  di Tact: erano in grado di denominare oggetti o immagini quando veniva chiesto loro โ€œcosโ€™รจ questo?โ€.

Alcune parole, quindi, erano giร  presenti nel repertorio, ma non venivano ancora utilizzate sotto il corretto controllo dello stimolo. Le partecipanti sapevano dire il nome di alcuni oggetti, ma non usavano ancora quelle etichette verbali per rispondere in modo funzionale a domande specifiche.

La procedura mirava dunque a trasferire il controllo della risposta dalla ripetizione della domanda agli stimoli ambientali rilevanti e, progressivamente, alla domanda stessa.

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Prima di intervenire direttamente sullโ€™ecolalia, gli autori hanno verificato che le partecipanti sapessero denominare correttamente gli stimoli che sarebbero poi stati utilizzati nella procedura.
Il tutor presentava fotografie o oggetti reali e chiedeva alla partecipante di denominarli, utilizzando, per esempio, la domanda: โ€œcosโ€™รจ questo?โ€.

Se la risposta era corretta, venivano forniti lode e, in modo intermittente, anche rinforzatori edibili.

Se la risposta era errata, il tutor forniva feedback correttivo, modellava o suggeriva la risposta corretta e ripresentava lโ€™occasione di risposta.

Se compariva una risposta ecolalica, veniva dato un lieve โ€œnoโ€.
Questa fase proseguiva fino a quando la partecipante denominava correttamente ogni stimolo per tre prove consecutive.

Questa fase stabiliva un prerequisito fondamentale: la persona doveva possedere almeno un repertorio minimo di Tact da poter poi utilizzare come risposta funzionale alle domande.

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Nelle condizioni in cui erano presenti fotografie o oggetti, la sessione iniziava con il Tact degli stimoli disponibili; successivamente il tutor poneva le domande.

La procedura principale era composta da tre componenti: un segnale di attesa (cue), una breve pausa (pause) e un prompt tramite pointing (point).

Il tutor presentava una domanda e, prima, durante e per un breve momento dopo la sua formulazione, teneva lโ€™indice alzato davanti alla partecipante.

Questo gesto veniva usato come segnale di attesa, cioรจ come parte della procedura per interrompere la tendenza a rispondere subito in modo ecolalico. Se la partecipante iniziava a ripetere la domanda o a vocalizzare, il tutor interveniva con un โ€œnoโ€ o uno โ€œshhโ€. Il silenzio era quindi una risposta che veniva costruita progressivamente allโ€™interno della stessa procedura.

Dopo aver terminato la domanda, il tutor manteneva ancora il segnale di silenzio per circa un secondo. Questa breve pausa interrompeva la sequenza abituale domanda-ecolalia e creava lo spazio per una risposta alternativa.

Subito dopo, il tutor indicava lโ€™oggetto o la fotografia che rappresentava la risposta corretta.

Se la domanda era โ€œche cosa usi per lavarti i denti?โ€, il tutor indicava lo spazzolino.

A quel punto la partecipante doveva denominare lo stimolo indicato, dicendo per esempio โ€œspazzolinoโ€.

Il prompt tramite pointing, quindi, non serviva semplicemente ad aiutare la persona a โ€œindovinareโ€ la risposta, ma a orientare il comportamento verbale verso uno stimolo ambientale rilevante. In questo modo, la risposta iniziava a essere controllata da elementi funzionali del contesto, anzichรฉ dalla sola tendenza a ripetere lo stimolo verbale appena udito.

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Uno degli aspetti piรน importanti della procedura era il passaggio successivo: dopo che la partecipante aveva denominato correttamente lโ€™oggetto o la fotografia, il tutor copriva lo stimolo con un cartoncino o una cartella, poi ripresentava la stessa domanda e indicava il punto in cui lo stimolo era stato coperto.
La partecipante doveva quindi rispondere correttamente anche senza vedere direttamente lโ€™oggetto.

Questo passaggio aveva la funzione di impedire che la risposta rimanesse dipendente esclusivamente dalla presenza visiva dello stimolo. Lโ€™obiettivo era infatti promuovere un trasferimento graduale del controllo alla domanda: inizialmente la risposta veniva facilitata dallo stimolo visivo e dal pointing, poi veniva progressivamente portata sotto il controllo della domanda verbale.

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Dopo il training con fotografie o oggetti, gli autori hanno rimosso il pointing e gli stimoli visivi. Hanno inoltre eliminato anche il Tact preliminare degli stimoli che, nelle fasi precedenti, veniva richiesto prima delle domande.

Il tutor faceva la domanda, utilizzava ancora il gesto dellโ€™indice per segnalare di attendere, poi ritirava la mano, tenendola chiusa e appoggiata al petto, per indicare che era il momento di rispondere.
Questa fase serviva a valutare se la persona fosse in grado di rispondere senza il supporto diretto dellโ€™oggetto, della fotografia o del pointing. Feedback e conseguenze, perรฒ, restavano quelli giร  usati nelle fasi precedenti.

In alcuni momenti si รจ osservata una lieve diminuzione delle risposte corrette e la ricomparsa occasionale di risposte ecolaliche. Nel primo esperimento, per esempio, con Dot la rimozione degli stimoli visivi e del pointing ha inizialmente prodotto un calo delle risposte corrette e la ricomparsa di una risposta ecolalica, anche se poi la prestazione รจ tornata a livelli alti; con Eva, invece, questa fase non ha prodotto un peggioramento evidente. Nel secondo esperimento, la rimozione di oggetti e pointing nei contesti in cui la procedura era giร  stata insegnata ha prodotto, in alcuni casi, una lieve flessione della correttezza e qualche ricomparsa dellโ€™ecolalia, ma non un ritorno ai livelli di baseline.

Questa fase รจ importante perchรฉ rappresenta un passaggio verso condizioni meno artificiali e piรน vicine alla comunicazione naturale.

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Gli autori non si sono limitati a verificare lโ€™effetto della procedura sulle domande direttamente insegnate, ma hanno valutato anche la generalizzazione.

Hanno quindi osservato la prestazione con tutor nuovi, in ambienti diversi e in condizioni via via piรน vicine a quelle naturali, cioรจ senza fotografie o oggetti visibili, senza pointing, senza feedback e senza rinforzatori programmati.

Le domande erano distribuite in piรน contesti: un ambiente semplice con gli oggetti collocati sul tavolo, una condizione con gli oggetti appesi alla parete, un ambiente piรน ricco di stimoli non rilevanti e potenzialmente distraenti e, infine, una condizione senza oggetti disponibili, con domande piรน astratte.

Il training non veniva introdotto in tutti i contesti contemporaneamente, ma in sequenza, partendo da quelli piรน semplici e lasciando inizialmente altri set di domande in baseline. In questo modo, gli autori potevano osservare se, mentre la risposta corretta veniva insegnata in un contesto specifico, comparissero miglioramenti anche in altri contesti o con domande non ancora insegnate direttamente.

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La procedura ha prodotto una rapida riduzione dellโ€™ecolalia nelle domande direttamente insegnate e un aumento delle risposte corrette.

Un risultato particolarmente rilevante รจ stato la comparsa di miglioramenti anche con domande non direttamente insegnate.
Questo dato suggerisce che le partecipanti non stessero soltanto apprendendo risposte corrette sotto il controllo di specifiche domande. Piuttosto, stavano acquisendo una strategia di risposta piรน generale: sospendere lโ€™ecolalia immediata, orientarsi verso stimoli rilevanti e utilizzare in modo funzionale etichette verbali giร  presenti nel proprio repertorio.

รˆ interessante notare che, nelle domande non insegnate, la riduzione dellโ€™ecolalia non coincideva sempre immediatamente con risposte corrette. A volte le partecipanti smettevano di ripetere la domanda, ma producevano risposte non appropriate.

Dal punto di vista clinico, anche questo rappresenta un passaggio significativo: la risposta non era piรน una semplice ripetizione dello stimolo verbale, ma un tentativo di utilizzare il proprio repertorio linguistico in modo piรน attivo e funzionale.

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La procedura cues-pause-point insegna alla persona a fermarsi, attendere e utilizzare il proprio repertorio di Tact come base per una risposta funzionale alla domanda.

Si tratta quindi di un intervento centrato non solo sulla riduzione dellโ€™ecolalia, ma soprattutto sullโ€™insegnamento di una risposta alternativa piรน adattiva, comunicativa e generalizzabile.
In questa prospettiva, lโ€™ecolalia non viene semplicemente bloccata: viene sostituita attraverso lโ€™insegnamento sistematico di un comportamento verbale piรน funzionale.

๐—™๐—ผ๐—ป๐˜๐—ฒ: McMorrow, M. J., Foxx, R. M., Faw, G. D., & Bittle, R. G. (1987). Cuesโ€pauseโ€point language training: Teaching echolalics functional use of their verbal labeling repertoires. Journal of Applied Behavior Analysis, 20(1), 11-22.

๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘†๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘Ž ๐‘…๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž: dal punto di vista dellโ€™analisi del comportamento verbale, questa procedura puรฒ essere letta soprattutto come un trasferimento del controllo dello stimolo dal Tact allโ€™intraverbale, nella quale la riduzione dellโ€™ecolalia รจ il risultato dellโ€™insegnamento di una risposta alternativa piรน funzionale e meglio controllata dagli stimoli rilevanti.

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๐‘„๐‘ข๐‘’๐‘ ๐‘ก๐‘œ ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ก โ„Ž๐‘Ž ๐‘’๐‘ ๐‘๐‘™๐‘ข๐‘ ๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘’ ๐‘ ๐‘๐‘œ๐‘๐‘œ ๐‘ก๐‘’๐‘œ๐‘Ÿ๐‘–๐‘๐‘œ ๐‘’ ๐‘›๐‘œ๐‘› ๐‘๐‘œ๐‘ ๐‘ก๐‘–๐‘ก๐‘ข๐‘–๐‘ ๐‘๐‘’ ๐‘ข๐‘›โ€™๐‘–๐‘›๐‘‘๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘œ๐‘๐‘’๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘ฃ๐‘Ž. ๐ธฬ€ ๐‘ฃ๐‘œ๐‘™๐‘ก๐‘œ ๐‘Ž ๐‘–๐‘™๐‘™๐‘ข๐‘ ๐‘ก๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘™๐‘’ ๐‘๐‘œ๐‘ก๐‘’๐‘›๐‘ง๐‘–๐‘Ž๐‘™๐‘–๐‘ก๐‘Žฬ€ ๐‘‘๐‘– ๐‘–๐‘›๐‘ก๐‘’๐‘Ÿ๐‘ฃ๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ ๐‘‘๐‘’๐‘™๐‘™โ€™๐ด๐‘›๐‘Ž๐‘™๐‘–๐‘ ๐‘– ๐ถ๐‘œ๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘Ž๐‘™๐‘’. ๐‘ƒ๐‘’๐‘Ÿ ๐‘ž๐‘ข๐‘Ž๐‘™๐‘ ๐‘–๐‘Ž๐‘ ๐‘– ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘™๐‘–๐‘๐‘Ž๐‘ง๐‘–๐‘œ๐‘›๐‘’ ๐‘๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘ก๐‘–๐‘๐‘Ž ๐‘๐‘œ๐‘› ๐‘๐‘Ž๐‘š๐‘๐‘–๐‘›๐‘– ๐‘œ ๐‘ ๐‘ก๐‘ข๐‘‘๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘–, ๐‘ ๐‘– ๐‘Ÿ๐‘Ž๐‘๐‘๐‘œ๐‘š๐‘Ž๐‘›๐‘‘๐‘Ž ๐‘‘๐‘– ๐‘๐‘œ๐‘›๐‘ ๐‘ข๐‘™๐‘ก๐‘Ž๐‘Ÿ๐‘’ ๐‘–๐‘™ ๐‘๐‘Ÿ๐‘œ๐‘๐‘Ÿ๐‘–๐‘œ ๐ด๐‘›๐‘Ž๐‘™๐‘–๐‘ ๐‘ก๐‘Ž ๐‘‘๐‘’๐‘™ ๐ถ๐‘œ๐‘š๐‘๐‘œ๐‘Ÿ๐‘ก๐‘Ž๐‘š๐‘’๐‘›๐‘ก๐‘œ

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