23/07/2026
L'ipogonadismo funzionale dal punto di vista epidemiologico sta diventando una vera e propria emergenza.
E' una condizione reversibile in cui i livelli di testosterone diminuiscono in maniera sensibile con importanti ripercussioni sulla salute riproduttiva, metabolica e cardiovascolare.
Rappresenta circa il 30% della popolazione nella fascia 50-60 anni!
E' spesso secondario (legato) all'obesità maschile.
Il tessuto adiposo in eccesso, infatti, non è un semplice deposito inerte: è un driver attivo che sopprime l'asse ipotalamo-ipofisi-gonadico, innescando un declino androgenico che a sua volta alimenta l'ulteriore espansione della massa grassa e il deterioramento della sensibilità insulinica.
Un dato trasversale a tutti i modelli riguarda l'apporto proteico. Indipendentemente dalla tipologia di dieta, un consumo molto elevato di proteine (superiore a 3,4 g/kg/giorno o al 35% delle calorie totali) si associa a una riduzione marcata del testosterone (circa -5,23 nmol/L). L'ipotesi più accreditata è che si tratti di una risposta adattativa finalizzata a regolare il ciclo dell'urea e aumentare l'escrezione di azoto, limitando così i potenziali effetti tossici dell'iperammonemia. Un apporto proteico moderato, inferiore al 35% o compreso tra 1,25 e 3,4 g/kg/giorno, non sembra invece compromettere i livelli di testosterone e potrebbe persino favorire una risposta anabolica più efficiente dopo l'esercizio fisico.
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