Dott.ssa Sullig Tamara - Psicologa

Dott.ssa Sullig Tamara - Psicologa Psicologa e Psicoterapeuta Lo psicologo è una figura che ascolta e favorisce la riflessione!

Perchè andare dallo PSICOLOGO?...oggi chiedere aiuto ad uno psicologo è una pratica frequente, non è "matto" chi si sente in difficoltà nel superare da solo problemi o disagi personali quotidiani, anzi nella società in cui viviamo diventa sempre più difficile vedere le possibili vie di uscita dallo stress e dai blocchi che ci si costruisce da soli in un momento di particolare sforzo mentale.

14/09/2026

Quello che dai non sempre torna come ti aspetti. Ma ogni atto di gentilezza, compassione e amore plasma la persona che diventerai. Dona con il cuore, non per una ricompensa. Le tue azioni sono il riflesso di chi sei.

06/09/2026

In qualsiasi team, il vero progresso nasce quando siamo radicalmente onesti riguardo al valore che ogni persona apporta.

Trattare allo stesso modo chi si impegna e chi occupa solo uno spazio 💤 non è empatia: è un modo lento di distruggere l’eccellenza.✨

L’innovazione richiede standard elevati 🚀 e il coraggio di mantenerli.

“Quando riconosciamo il talento, lo proteggiamo ⭐; quando ignoriamo la mediocrità, la alimentiamo.”

Ed è in questo equilibrio — difficile ma necessario ⚖️ — che si definisce il futuro di qualsiasi progetto che aspiri a cambiare qualcosa nel mondo. 🌍

Riflessione…… sul cellulare!
22/08/2026

Riflessione…… sul cellulare!

C'è uno studio nuovo delle università lombarde: chi arriva ai social a undici anni si porta dietro un ritardo misurabile in italiano e in matematica.

Prima che il senso di colpa ti chiuda la pagina, due cose. Lo studio parla di chi ha undici anni: se tuo figlio ne ha quattordici, quel treno è passato e la tua domanda ormai è un'altra. E un dato misura le medie, non il tuo ragazzo: nessuna sentenza su di lui, né su di te che il telefono l'hai dato quando lo davano tutti.

So come finisce questa notizia stasera: nella solita discussione su "a che età glielo diamo". Che è una domanda sul divieto. E il divieto, da solo, non ha mai tenuto più di tre giorni: perché un telefono tolto lascia un vuoto, e nessuno ci ha mai detto cosa metterci dentro.

Una mamma della community me l'ha raccontata così. Ore 21:40, telefono consegnato senza discutere, lei quasi stupita. Poi il divano, il soffitto, la casa muta. Alle 22:05 il telefono era di nuovo in mano. «E la cosa che mi ha fatto più male non è la disobbedienza. È che mio figlio non sapeva cosa fare.»

Il telefono non vince perché è forte. Vince perché spesso è l'unica cosa in campo. Il divieto toglie, e basta. Ma un vuoto non resta vuoto: si riempie con l'unica cosa che c'era prima. E la noia è una competenza: si allena solo se il vuoto contiene qualcos'altro.

Allora stasera, prima dell'ennesima discussione sulla mezz'ora di limite, fatti la domanda vera: in casa nostra, cosa c'è che valga quanto quello schermo? Un mazzo di carte, due tiri sotto casa, il permesso di pasticciare in cucina. Poca roba. Ma all'inizio, quella poca roba, deve avere dentro anche te.

Nella community Infrangibile siamo mille genitori che ogni giorno si confrontano su queste cose. Se vuoi entrare, scrivi EQUILIBRIO nei commenti. 💛

Non serve essere genitori perfetti. Serve essere presenti.

27/07/2026

Meravigliosa

27/07/2026

LA GENERAZIONE SENZA INVERNO

Di Graciela Beattiz Oubiña

Nacquero in un'epoca in cui quasi tutto era già stato risolto prima ancora del loro arrivo. L'acqua sgorgava pulita dai rubinetti, il cibo riempiva gli scaffali dei supermercati, l'elettricità era una presenza silenziosa e lo Stato appariva come una mano invisibile capace di attutire ogni caduta. I loro genitori avevano conosciuto la scarsità, le crisi e il sacrificio; loro, invece, avevano ereditato il riposo.

Non erano forti. E nemmeno indipendenti. Faticavano a prendere decisioni senza consultare uno schermo o rivolgersi a uno specialista. Uno sforzo prolungato sembrava loro un'ingiustizia e ogni frustrazione un'aggressione. Non perché fossero cattive persone, ma perché erano cresciuti in un mondo che aveva trasformato la comodità in un diritto e il disagio in un fallimento.

Quando ebbe inizio la grande crisi, nessuno la riconobbe subito. Non ci furono bombe né invasioni. Soltanto brevi interruzioni di corrente, ospedali senza forniture, strade prive di manutenzione, raccolti perduti e uffici pubblici che chiudevano per una settimana, poi per un mese e, infine, per sempre.

La società dei consumi morì lentamente.

Prima scomparvero i marchi preferiti. Poi le applicazioni smisero di funzionare. In seguito il denaro p***e valore. Alla fine, la gente comprese che nessun algoritmo poteva seminare un campo, riparare un ponte o rimettere in funzione una centrale elettrica.

Quella generazione si ritrovò nuda davanti a una realtà per la quale non era mai stata preparata. Sapeva esprimere opinioni su tutto, ma sapeva fare ben poco. Aveva imparato a consumare, non a produrre; a pretendere, non a costruire.

Tra loro c'era Giuliano. Era un uomo fragile e impressionabile. Il lavoro duro gli provocava una stanchezza che sembrava appartenere più all'anima che al corpo. La prima volta che cercò di tagliare la legna si ritrovò con le mani coperte di vesciche e una vergogna silenziosa.

Gli anziani del paese, gli ultimi a ricordare un altro modo di vivere, non li disprezzarono. Insegnarono loro a coltivare la terra, a riparare gli attrezzi, a conservare gli alimenti e a costruire un tetto prima dell'arrivo di una tempesta. Ogni nuova abilità richiedeva settimane di errori, fatica e frustrazione.

Molti rinunciarono. Aspettavano che il vecchio Stato ritornasse, come un padre che avesse semplicemente tardato a rientrare.

Non tornò mai.

Quelli che resistettero scoprirono qualcosa di inatteso: il carattere non era un dono ricevuto alla nascita, ma il risultato dell'aver affrontato le difficoltà, una volta dopo l'altra. Neppure l'indipendenza consisteva nel non avere bisogno di nessuno, ma nell'essere capaci di offrire qualcosa agli altri.

Passarono gli anni. I figli di quella generazione crebbero vedendo i propri genitori lavorare con le mani indurite e le schiene affaticate. Non ereditarono più l'abbondanza, ma lo sforzo.

Quando veniva chiesto loro come fosse cominciato tutto, nessuno parlava del collasso economico né della caduta dello Stato. Dicevano semplicemente:
-Il giorno in cui abbiamo smesso di credere che qualcun altro avrebbe vissuto la vita al posto nostro.

Perché compresero troppo tardi che una società può trasmettere ricchezza per molte generazioni, ma, se smette di trasmettere forza, responsabilità e mestiere, prima o poi anche la ricchezza scompare.

Fonte: https://comedonchisciotte.org/la-generazione-senza-inverno/

21/07/2026

*Marc Cucurella è campione del mondo. Ma la partita più difficile l'ha giocata lontano dal campo*

L'autismo non legge i giornali, non guarda il conto in banca e non gliene importa nulla se sei una mamma di Corsico che fa le capriole per arrivare a fine mese o se sei Marc Cucurella, terzino della Nazionale sp****la e stella del Chelsea.

Un figlio con l'autismo non sceglie dove nascere. Arriva, e con lui arriva quella doccia fredda che spazza via certezze, progetti e aspettative.

In questi giorni molti hanno scoperto anche un'altra storia di Marc Cucurella. Non quella del calciatore, ma quella del padre di Mateo.

E sapete qual è la cosa che mi ha colpito di più?

Sentir raccontare da lui e dalla sua compagna Claudia lo smarrimento dei primi tempi. Le lacrime in macchina fuori da una scuola non adatta. Il senso di inadeguatezza. Le parole semplici e disarmanti: «Nessuno ti insegna come si fa. Piangevamo ogni giorno.»

Ecco. Leggere queste parole pronunciate da chi, agli occhi di molti, "ha tutto", fa un effetto particolare. Ma è anche incredibilmente utile.

Io da anni racconto di Patricio, delle nostre battaglie quotidiane, delle cadute, delle crisi, delle piccole conquiste che agli occhi degli altri sembrano minuscole e che invece, per noi, valgono il mondo.

E so benissimo cosa si prova all'inizio: la disperazione, la sensazione di essere finiti in un vicolo cieco, la paura che la vita della famiglia, compresa quella degli altri figli, venga travolta per sempre.

I soldi possono permetterti i migliori specialisti. Possono alleggerire tanti problemi pratici. Ma non possono comprare una diagnosi meno dolorosa, una notte senza paura o un manuale che ti insegni come essere il genitore che avresti voluto essere dal primo giorno.

Quando un personaggio pubblico rompe il silenzio e racconta senza vergogna le proprie fragilità su temi come la neurodivergenza, compie un gesto di enorme valore sociale. Dice a chi è ancora nel pieno della tempesta: "È normale sentirsi persi. È normale piangere. Ma non sei sbagliato tu. E la tua vita non è finita."

La sfida non è trovare una formula magica per rendere "normale" ciò che semplicemente segue un percorso diverso. La sfida è imparare a vivere quella quotidianità: trovare le scuole giuste, adattare i ritmi, rispettare i momenti di sovraccarico — sì, anche rinunciando ai riflettori di uno stadio, se serve alla serenità di un figlio — e capire che la felicità può avere una forma diversa da quella che avevamo immaginato.

Non abbiamo il manuale delle istruzioni, che tu viva a Londra o a Corsico.

Ma sapere che, in questo mare aperto, non siamo soli ci aiuta a remare un po' più forte.

L'autismo cambia i progetti. Non cancella l'amore.

Un abbraccio a chi, ogni giorno, trova la forza di costruire la propria strada.

Se vuoi ascoltare direttamente la sua testimonianza, Marc Cucurella ne parla con grande sincerità nell'intervista rilasciata al giovane creator Pau Brunet, sul canale YouTube "Mírame soy TEA", raccontando la propria esperienza di padre.

Stefania Capurso

28/06/2026

Pedagogia pratica: Manuale operativo di educazione basata sulle evidenze scientifiche

26/06/2026
…. E l’uomo????
11/03/2026

…. E l’uomo????

Secondo la psicologia, una donna si innamora di più quando prova queste 7 emozioni:

Non è manipolazione.
Non è un trucco.
È qualcosa di molto più profondo: reale connessione emotiva.

Perché, a differenza di ciò che molti credono, le donne raramente si innamorano solo per apparenza.
La maggior parte si innamora di come qualcuno la fa sentire dentro. 

E quando queste sensazioni appaiono insieme...
Una donna non solo si interessa.

Si apre emotivamente.

Ecco le 7 sensazioni che fanno innamorare davvero una donna — soprattutto una donna matura:

1️⃣ Sicurezza emotiva.
Una donna si innamora dove può abbassare le difese.
Dove non deve competere, né dimostrare sempre quanto vale.
Quando sente di poter essere se stessa senza paura... Qualcosa nel suo cuore si apre.

2️⃣ Ammirazione profonda.
Non si tratta di soldi o di apparenza.
Una donna si innamora quando ammira il carattere di un uomo:
il suo modo di pensare, di risolvere, di mantenere la sua parola.

3️⃣ Connessione emotiva.
Quando può parlarti di ciò che è importante...
ma anche dell'assurdo.
Quando sente che la ascolti davvero.
Perché per molte donne, la connessione emotiva è la base dell'amore. 

4️⃣ Tranquillità
L'amore maturo non sembra un dramma costante.
Sembra un posto sicuro.
Se con te la sua mente riposa... il suo cuore comincia a rimanere.

5️⃣ Sentirsi eletta.
Non perfetta...
scelta.
Quando un uomo dimostra con i fatti che la vuole nella sua vita, la donna smette di proteggere così tanto il suo cuore.

6️⃣ desiderio autentico.
Sì, è importante anche questo.
Sentirsi guardata, desiderata, ricercata.
Chimica e attrazione attivano nel cervello sostanze come dopamina e ossitocina che rafforzano il legame emotivo. 

7️⃣ Progetto di vita.
Una donna si innamora profondamente quando sente che non c'è solo passione...
ma indirizzo.
Quando vede qualcuno con cui costruire, non solo passare il tempo.

Quando una donna prova queste sette cose con un uomo...
qualcosa cambia.

Inizia a fidarti.
Inizia ad aprire il suo mondo.
Inizia a immaginare un futuro.

Perché una donna non si innamora solo di belle parole...

si innamora del luogo emotivo che un uomo le costruisce nella sua vita. ❤️

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